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Il Gallo canta ma non da solo

La presentazione del "Gallo"

Milano, 29 settembre 2011 di Stefano Daprile. Sto dormendo, sto sognando. Mi sveglio all’improvviso. C’è un Gallo che canta, ma stranamente non lo odio, anzi lo amo, perché il gallo in questione ha un nome e cognome ben preciso. Si chiama Danilo e di cognome fa Gallinari. Indossa le scarpette rosse, come qualche anno fa, e ciò mi rende talmente felice e incredulo che faccio fatica a distinguere la realtà dal sogno. Ma è tutto vero, Danilo è tornato, portando con se un carico di entusiasmo (e aspettative) troppo contagioso per essere ignorato.
L’assurda e torbida situazione della NBA non lascia sapere per quante partite il Gallo canterà ad Assago e dintorni, di certo c’è però che l’ala dei Denver Nuggets è solo il tassello finale di un progetto, l’ennesimo, che Re Giorgio, Proli e la società, hanno intrapreso per tornare a vincere, l’unico obiettivo che l’Olimpia ha quest’anno.

Procediamo però con ordine e ripercorriamo l’estate rovente dell’Olimpia, una delle più strane per la palla a spicchi degli ultimi anni.
Una buona casa per non crollare deve avere solide fondamenta. Le fondamenta nel basket sono sinonimo di coach, play maker e perché no pivot.
Non me ne voglia il traghettatore Peterson, e nemmeno il buon Piero Bucchi con le sue scelte dell’estate 2010, ma i signori Scariolo, Cook e Bourousis sono un impianto nemmeno lontanamente paragonabile alla triade di partenza dell’anno scorso formata appunto da Bucchi, Finley e Petravicius.
Quest’anno si è puntato a dare sin da subito a questa squadra un identità di gioco precisa, e si spera anche vincente, ingaggiando uno dei migliori allenatori d’Europa, nonché campione in carica con la Spagna, Sergio Scariolo, affidando la manovra a un play Vero ed esperto, l’ex Valencia Omar Cook, e piazzando sotto il tabellone un Pivot “pesante” da Eurolega come Ioannis Bourousis, la cui presenza sotto canestro è garantita, con l’aggiunta che non guasta di un buon tiro della distanza che rappresenta per Milano qualcosa di inedito rispetto agli ultimi anni.
Ricostruita l’asse Play-Pivot gli altri nuovi arrivati non sono certo comparse.
La crisi economica ellenica ha toccato anche le corazzate del basket. L’Olimpiakos e il Panathinaikos sono state costrette a un ridimensionamento di ingaggi. Al banchetto greco l’Olimpia ha saputo rimpinguarsi degnamente, oltre che con il già citato Bourousis, anche con 2 campioni d’Europa del Pana, l’ala grande Antonis Fotsis, grande rimbalzista e difensore nonchè fenomenale uomo squadra, e dal bombardiere Drew Nicholas, sulla carta l’uomo insieme al Gallo con più punti nelle mani per Milano.

Sontuosa anche la panchina. Affianco a Coach Scariolo partiranno infatti seduti, oltre ai confermatissimi Rocca e Mancinelli, i nuovi arrivati Malik Hairston, che l’anno scorso a Siena ha dimostrato che se sta bene fisicamente può essere un giocatore offensivamente devastante, e l’interessantissimo lungo Leon Radosevic, giovanissima promessa della pallacanestro europea che si è già mostrata al grande pubblico la stagione passata disputando un’ottima Eurolega con la maglia del Cibona Zagabria.

Completano il roster l’ex Roma Jacopo Giacchetti, che avrà il compito principale di dar fiato in cabina di regia a Cook, l’altro play Ariel Filloy, più per far numero che una vera risorsa, e i ritorni di Viggiano e Melli, lasciati maturare la passata stagione rispettivamente a Biella e a Pesaro; più pronto il primo, maggiore potenziale per il secondo, ma entrambi, almeno in partenza, destinati alle briciole.
Questa Olimpia sulla carta sembra avere pertanto un roster sontuoso, forse per trovarne un difetto un filo corto sui piccoli; starà a Coach Scariolo, e al suo secondo Fabrizio Frates, che di secondo ha ben poco, trovare la chimica per renderla una squadra vincente.
Scariolo e la società nella costruzione della squadra hanno dimostrato di avere le idee molto chiare.
Il coach campione d’Europa, nonostante l’incredibile situazione del basket oltre oceano, ha preferito puntare su atleti non di passaggio. Gallinari è un eccezione giusta e dovuta. Conosce l’ambiente ed è un simbolo per questa società che sta dimostrando grande impegno e serietà.
I giochi di prestigio, o le trovate di Marketing chiamate Kobe Bryant, a Milano non interessano.
All’ombra della madonnina si fa terribilmente sul serio, tutte le contrade del Palio sono avvertite.

Davide_Falco
Davide Falco

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