Avamposti Festival: “La donna fatta a pezzi”

Antonio Fazzini_La donna fatta a pezzi
Antonio Fazzini_La donna fatta a pezzi

In un’Algeria devastata dalla guerra civile, una giovane insegnante viene giustiziata. La sua colpa? Avere insegnato in francese, lingua del colonialismo, storie oscene, ossia “Le mille e una notte”.

Il racconto “La donna fatta a pezzi” fa parte della raccolta “Nel cuore della notte algerina” di Assia Djebar, pubblicata in Italia nel 1998. La narrazione prende spunto dalla omonima novella delle “Mille e una notte” in cui Shahrazad racconta la storia di una giovane donna senza nome che sarà uccisa dal marito ebbro di una gelosia innescata da un equivoco.

Ma, nel perfetto stile delle “Mille e una notte”, l’oggetto della narrazione diviene a sua volta voce narrante, in un susseguirsi di scatole cinesi, un dipanarsi articolato e avvincente di racconto nel racconto.

La scrittrice algerina, attraverso la sua narrazione superba, travolgente, poetica, ci porta per mano dalla Baghdad del mito, pervasa di erotismo e di profumi, a un’Algeria dei giorni nostri dove, non solo l’ignoranza non riconosce il valore del testo per eccellenza emblematico del mondo islamico, “Le mille e una notte”, ma addirittura tradisce “un hadith, una raccomandazione del Profeta, che recita: Cerca il sapere, foss’anche in Cina!”.

L’attualità del pensiero di Assia Djebar, la sua ricchezza, ci fornisce ancora oggi spunti per riflettere, per cercare di capire, per non arrenderci all’ignoranza che è madre di ogni intolleranza, di ogni violenza e matrigna della tolleranza e della civiltà.

Venerdì 28 e sabato 29 settembre ore 21.30 – domenica 30 settembre ore 16,30
Teatro Manzoni – via Mascagni 18 – Calenzano (Firenze) – biglietti 13/10/7/5 euro

“Come un fiume – L’ultimo viaggio di Tiziano Terzani”

Tiziano Terzani 2
Tiziano Terzani 2

Nuova produzione del Teatro delle Donne, “Come un fiume – L’ultimo viaggio di Tiziano Terzani” va in scena in prima nazionale da venerdì 9 a domenica 10 febbraio 2018 al Teatro Manzoni di Calenzano (Firenze – orari: venerdì/sabato ore 21,15, domenica ore 16,30 – biglietti 13/7/5 euro – prevendite www.boxol.it – info tel. 055 8877213 – www.teatrodelledonne.com).

“Come un fiume” è un ricordo, per niente scontato, del grande scrittore e giornalista e dei suoi ultimi mesi di vita. Lo spettacolo non ha al centro un santone, o un uomo che ha trovato la chiave della vita, o qualche sorta di illuminazione. È la storia di una persona che ha fatto un viaggio, che ha già fatto un pezzo di strada e che a quelli che vengono dopo, con una malattia, con un acciacco, con un dolore, cerca di dire dove sono le buche lungo la strada.

Scritto da Eugenio Nocciolini e Francesco Nucci, e interpretato da Antonio Fazzini – con Costanza Guerrini, Andrea Quercioli, Rossella Menicacci, musiche dal vivo di Federico Patttume, regia di Eugenio Nocciolini – “Come un fiume” è il diario di sei mesi dell’anno 2003 vissuti sui monti dell’Himalaya. 180 giorni. Un’altra scadenza. Forse l’ultima. Forse l’ennesima. Un nuovo contratto a tempo determinato.

Quante cose si possono fare in sei mesi? Come si possono trascorrere 180 giorni? Sembrano tanti a pensarci. Non troppi, certo, ma nemmeno pochi. Un uomo decide di ritirarsi. In alto. Abbandonare tutto e tutti. Per sempre? Non si sa. Parte, senza una risposta, parte. Parte per sei mesi. Se ne va per 180 giorni. Un uomo da solo con tante domande. Una strada come tante altre in una vita fuori dalle righe. Una malattia all’improvviso e una scelta da dover prendere.

“I libri sacri, i maestri, i guru, le religioni servono ma come servono gli ascensori che ci portano in su facendoci risparmiare le scale. L’ultimo pezzo del cammino, quella scaletta che conduce sul tetto dal quale si vede il mondo o sul quale ci si può distendere; quell’ultimo pezzo va fatto da soli”.

Tiziano Terzani, uomo, giornalista, viaggiatore, ricercatore spirituale che non si è mai lasciato abbagliare dalle “illuminazioni” facili e che ha sempre mantenuto i piedi ben saldi a terra anche sulle vette dell’Himalaya. Quattordici anni fa ha lasciato questo mondo, ma il suo ricordo è vivo in tutti noi grazie alle sue parole e ai suoi scritti. I libri e gli insegnamenti di Terzani sarebbero da citare tutti parola per parola, da conoscere a memoria come le tabelline.

Nato nel 1938 a Firenze, Terzani è stato un profondo conoscitore del continente asiatico e uno dei giornalisti italiani di maggior prestigio a livello internazionale. È stato inoltre autore di reportage e racconti tradotti in tutto il mondo. Da anni era uno dei collaboratori di punta del Corriere della Sera. Nel 1971 era diventato corrispondente dall’Asia per il settimanale tedesco Der Spiegel. È vissuto a Singapore, Hong Kong, Pechino, Tokyo e Bangkok. È scomparso il 28 luglio 2004. Un altro giro di giostra. Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo è il suo ultimo libro.

Info e prenotazioni tel. 055 8877213 – teatro.donne@libero.it. Prevendite nei punti www.boxofficetoscana.it/punti-vendita e online su www.boxol.it. Nell’ambito della stagione “Dolceforte” 2017/2018 del Teatro delle Donne/Teatro Manzoni di Calenzano.

INCONTRO – Sabato 10 febbraio alle ore 18 presso la Biblioteca Civica di Calenzano (via della Conoscenza, 11 – Calenzano/Firenze) incontro sullo spettacolo “Come un fiume”, con Angela Terzani, Eugenio Nocciolini, Francesco Nucci, Antonio Fazzini. Ingresso libero.

FILM – Venerdì 9 febbraio alle ore 21 presso la Biblioteca Civica di Calenzano (via della Conoscenza, 11 – Calenzano/Firenze) proiezione del film “La fine è il mio inizio” di J. Baier (GE/IT, 2011) tratto dall’omonimo libro postumo di Tiziano Terzani. Ingresso libero.

Programma completo www.teatrodelledonne.com

“Un piede in Paradiso”

un-piede-in-paradiso
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Tre donne. Tre sorelle. Tre solitudini. Tre anime in pena. Tre persone che hanno fame. Tre vecchie-giovani che hanno fame di vita.

Sabato 13 e domenica 14 gennaio al Teatro Manzoni di Calenzano (Firenze – sab 13 ore 21,15, dom 14 ore 16,30 – biglietti 13/10/5 euro) Monica Bauco, Marcella Ermini e Vania Rotondi portano in scena “Un piede in paradiso”, testo dell’autrice belga Virginie Thirion affidato alla regia di Dimitri Milopulos con musiche originali di Marco Baraldi.

Tra tragico e il comico, sentimenti profondi e cinismo, “Un piede in paradiso” trasmette con leggerezza il disagio di donne che non si arrendono. In cerca del prossimo pasto, tutt’altro che garantito; in cerca di compassione, di comprensione, di perdono. E in cerca d’amore. Di essere amate. Ancora una volta. Di essere desiderate e coccolate, di nuovo. E soprattutto di essere protette in questo mondo ingiusto che le ha private di tutto lasciandole sole.

Tre nostalgiche figure femminili in decadenza, un ricordo delle vite passate. Cosi diverse l’una dall’altra ma con un inizio comune, quello della famiglia con tutte le ingiustizie che contiene, e con un futuro incerto che le ritrova – dopo tante peripezie – di nuovo insieme a far fronte a questa macchina infernale che è la nostra società.

Ed è lì che si manifesta il profondo legame che le varie disavventure non riescono a spezzare. In quel momento di crisi totale le tre diventano una, pronte a far fronte a qualsiasi cosa, sorvolando le regole della società e della logica, arrivando all’inarrivabile.

Virginie Thirion è tra le più importanti autrici belghe. “Un piede in paradiso” ha debuttato in prima assoluta lo scorso ottobre a Intercity Festival del Teatro della Limonaia, che insieme al Teatro delle donne produce lo spettacolo.

Argot Studio: “Donna non rieducabile”

elena arvigo
elena arvigo

In occasione dei 10 anni dalla morte della giornalista russa Anna Politkovskaja, Elena Arvigo torna all’ Argot Studio di Roma, dal 3 al 15 maggio 2016, con Donna non rieducabile, memorandum teatrale su Anna Politkovskaja. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro delle Donne – centro nazionale di Drammaturgia  che mise in scena per la prima volta nel 2007, a solo sette mesi dalla morte della giornalista,  il testo “Donna non rieducabile dell’ autore e regista allora residente al teatro delle Donne, Stefano Massini.

Donna non rieducabile è un memorandum immaginario ispirato ai reportage di Anna Politkovskaja, nota per il suo impegno sul fronte dei diritti umani, per i suoi reportage dalla Cecenia e per la sue critiche al Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, assassinata Il 7 ottobre 2006, nell’ascensore del suo palazzo, mentre stava rincasando.
Il testo è composto da una serie di istantanee, “quadri”, che propongono esperienze, situazioni, atmosfere e stati d’animo e accompagnano il pubblico in un viaggio nelle terre russe e cecene.

Un percorso tra i racconti della giornalista russa che l’attrice ripropone con grande intensità e immedesimazione. Un monologo di forte impatto e attualità in grado di stimolare il pubblico e  far riflettere sul tema della libertà di stampa e la responsabilità del sapere.  Questo spettacolo fa parte del progetto Le imperdonabili, una serie di studi iniziato nel 2013 su figure di donne, mitiche e reali, legate dal filo rosso della guerra, donne imperdonabili perché testimoni scomode della realtà che le circonda.

Donne che scelgono di non tacere e resistere – resistere ed agire. L’atto giornalistico e l’atto poetico diventano così simbolo e testimonianza di una resistenza del pensiero.

“Appena ho letto Donna non rieducabile – spiega la Arvigo –  ho sentito che non si trattava di un testo semplicemente da mettere in scena ma piuttosto di  un progetto di studio, un viaggio per cercare di rimanere fedeli allo spirito sia di Anna P. e di Stefano Massini che ha scritto il testo ispirandosi a questi appunti disordinati ai margini della vita in Russia. Ho iniziato  raccogliendo quanto più materiale possibile su Anna P. e sugli argomenti di cui si occupava per cercare di capire meglio, di andare a toccare con mano.
Ed è proprio questo progetto di studio che vorrei portare  in scena, non commuovere ma muovere e stimolare nello spettatore la sua responsabilità di testimone, la necessità di informarsi, e cercare le proprie domande. La regia  di questo spettacolo non può mai considerarsi chiusa ma è in continua evoluzione poiché anche il mio viaggio continua e dunque muta la sua forma e si adatta alle nuove suggestioni”.

Accompagneranno lo spettacolo una serie di iniziative e eventi quali letture, dibattiti e presentazioni che si terranno presso il teatro nel corso delle due settimane di programmazione. Il tema che unirà tutti gli eventi sarà quello del Testimone scomodo. L’intento è quello di “aprire il palco” e attraverso la porta (unico elemento scenografico dello spettacolo) accogliere il racconto di altre storie e testimonianze di questo nostro tempo e offrire  cosi un’occasione di riflessione.

 

“Glory Hole” al Teatro Manzoni di Calenzano

Glory Hole3011 foto di Fedra Giuliani
Glory Hole3011 foto di Fedra Giuliani

In una ambigua sexy room, un professore di mezza età si mette a nudo, scegliendo di raccontarsi all’invisibile signorina che siede dall’altra parte del buco. “Scusa, scusa, ma oggi proprio non va”, dice, aprendo i rubinetti a uno scrosciare di pensieri, ricordi, immagini.

Inizia così “Glory Hole”, ultima produzione del Teatro delle Donne, in scena in prima nazionale al Teatro Manzoni di Calenzano (Firenze) da mercoledì 6 a domenica 10 aprile (feriali ore 21, domenica ore 16.30, prenotazione obbligatoria, biglietti 13/10 euro – in abbonamento PassTeatri).

Un monologo nato dalla penna di Ilaria Mavilla, che già nel suo primo romanzo, “Miradar” (Feltrinelli), giocava con ambientazioni a sfondo sessuale e che al Manzoni aveva già presentato “Senza Gioia”.

Ora ha creato un professore universitario che ha tutto – “un buono stipendio, due case, un’ex moglie e delle bellissime piante” – ma che sembra vedere dall’esterno la sua vita che scorre – “è un groviglio di immagini scialbe… non mi commuovono, non mi fanno ridere, non mi riguardano. Come se fossero immagini della vita di un altro”. Lui, è il fiorentino Roberto Andrioli, formatosi al Piccolo teatro di Milano e recentemente sul grande schermo per “Meraviglioso Boccaccio”, dei fratelli Taviani, dove interpretava l’esilarante amante di una Paola Cortellesi-Badessa.

Si muove in un cubicolo sexy dalle tinte rosse accese – la scenografia è di Fedra Giuliani – uno spazio chiuso ma rassicurante, con qualche rivista erotica, una ciotola piena d’acqua, e una originale chaise long.

A scandire i suoi movimenti in questo inconsueto ring sono le musiche originali composte da Tommaso Tarani, che evocano la tradizione classica ma anche sonorità elettroniche e contemporanee, mischiando pianoforte, chitarra e sintetizzatori.

Firma la regia Gherardo Vitali Rosati, al suo debutto in questo ruolo, dopo lavori come critico (Corriere Fiorentino, Tg3, etc.) e drammaturgo (il suo “Fumo Blu”, prodotto dal teatro Metastasio, è stato presentato al 58° Festival dei Due Mondi di Spoleto).
Nell’ambito della prima nazionale di “Glory Hole”, sabato 9 aprile alle 18,30 presso la Biblioteca Civica di Calenzano (via Sandro Pertini, 50 – Calenzano – Firenze) Ilaria Mavilla incontra il pubblico. Partecipano il regista Gherardo Vitali Rosati e l’attore Roberto Andrioli.

Biglietti
Intero 13 euro; ridotto 10 euro (over 60, under 25, Coop, Arci, ATC);
ridotti 5 euro (iscritti ai corsi di formazione)

Info e prenotazioni
Tel. 055.8876581 – 055.8877213
teatro.donne@libero.it – www.teatrodelledonne.com

Prevendite
Circuito Box Office, tel. 055 210804 – www.boxol.it
Orario biglietteria teatro: dalle ore 18.00

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IL TEATRO DELLE DONNE – Centro Nazionale di Drammaturgia
Sede operativa: TEATRO MANZONI
via Mascagni, 18 – 50041 Calenzano (FI)
055.8877213 – 055.8876581
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