Teatro alla Scala – Stagione Sinfonica 2018/19

ischer Adam cr Lukas Beck
ischer Adam cr Lukas Beck

Torna la grande musica sacra per l’inaugurazione della Stagione Sinfonica del Teatro alla Scala.

Mercoledì 10, venerdì 12 e lunedì 15 ottobre il Maestro Ádám Fischer, impegnato in queste settimane nella Stagione d’Opera con Ernani di Verdi, dirige Die Schöpfung, oratorio per soli, coro e orchestra di Franz Joseph Haydn con i solisti Genia Kühmeier, Peter Sonn, Günther Groissböck e Daria Cherniy, solista dell’Accademia di Perfezionamento per Cantanti Lirici del Teatro alla Scala; il Coro del Teatro alla Scala è diretto da Bruno Casoni. Lunedì 15 ottobre il concerto sarà trasmesso in diretta da RAI Radio Tre.

Il capolavoro sacro di Haydn manca dal Piermarini dal 2014, quando lo diresse Zubin Mehta; oggi apre una Stagione che include concerti diretti da Lorenzo Viotti (28, 30 e 31 ottobre), Riccardo Chailly (due programmi, il 17, 18 e 19 gennaio e il 28 febbraio e 1 e 2 marzo), Christoph von Dohnányi il 13, 14 e 17 febbraio), Gianandrea Noseda (16, 18 e 20 marzo), Zubin Mehta (3, 4 e 11 maggio) e Cornelius Meister (12, 13 e 20 giugno). Il Coro diretto da Bruno Casoni sarà presente anche nei concerti diretti dai Maestri von Dohnányi (Te Deum di Bruckner) e Meister (Sinfonia n°2 “Lobgesang” di Mendelssohn).

Fondatore nel 1989 del Festival Haydn Burgenland di Eisenstadt, Fischer è tra i maggiori esperti di questo repertorio: “Il motivo per cui io amo quest’opera – ha dichiarato – è la sua universalità: è per tutti. Per tutte le religioni, per i musulmani, per i cristiani, per gli ebrei, perché tutti credono nella stessa storia della Creazione. Allo stesso tempo è un oratorio diretto anche a chi non crede e non conosco nessun altro brano che parli all’umanità intera allo stesso modo”.

Mercoledì 10 ottobre 2018 ore 20 ~ turno A
Venerdì 12 ottobre 2018 ore 20 ~ turno B
Lunedì 15 ottobre 2018 ore 20 ~ turno C

CORO E ORCHESTRA DEL TEATRO ALLA SCALA

Direttore
ÁDÁM FISCHER

Franz Joseph Haydn
Die Schöpfung
Oratorio per soli, coro e orchestra

Genia Kühmeier, soprano
Peter Sonn, tenore
Günther Groissböck, basso
Daria Cherniy, mezzosoprano

Maestro del Coro
Bruno Casoni

Prezzi: da 85 a 6,50 euro più prevendita
Infotel 02 72 00 37 44
www.teatroallascala.org

Luisa Mandelli

Luisa 1957
Luisa 1957

Il Teatro alla Scala ricorda con immenso affetto Luisa Mandelli. Luisa ha accompagnato, prima in palcoscenico quindi in loggione e in innumerevoli iniziative anche in collaborazione con Casa Verdi, oltre 60 anni di vita scaligera.

Luisa Mandelli, soprano, nasce a Saronno il 16 ottobre 1922; il padre suonava il clarinetto nella banda. Dopo gli studi di canto negli anni della guerra partecipa a un’audizione alla Scala e nel 1953 debutta come paggio nel Rigoletto diretto da Nino Sanzogno con Leonard Warren, Rosanna Carteri e Giuseppe di Stefano. L’anno seguente l’incontro, in Alceste di Gluck, con due artisti che segneranno la sua esperienza artistica e umana: Maria Callas e Carlo Maria Giulini. Seguono Cirano di Bergerac e I quatro rusteghi con Votto, Giannetta ne L’elisir d’amore con Eugenia Ratti e Nicola Monti diretti da Giulini nello spettacolo di Zeffirelli, la prima assoluta del David di Milhaud diretta da Votto (lo inciderà con Di Stefano), La fiamma di Respighi diretta da Gavazzeni, La santa di Bleeker Street di Menotti con Schippers e la regia di Menotti.

Il 28 maggio 1955 Luisa Mandelli è in scena nella parte per cui sarà sempre ricordata: Annina a fianco di Maria Callas e Giuseppe di Stefano nell’allestimento de La traviata firmato da Luchino Visconti e diretto da Carlo Maria Giulini. Nel complesso sarà accanto a Maria Callas per 22 recite; per tutta la vita Luisa farà celebrare ogni anno per lei una messa in suffragio.

Negli anni seguenti partecipa alle produzioni de La figlia di Jorio di Pizzetti con Gavazzeni, L’angelo di fuoco di Prokof’ev diretto da Sanzogno con la regia di Strehler, Il Signor Bruschino di Rossini alla Piccola Scala ancora con Gavazzeni, Luisa di Charpentier con Cluyrens e Strehler, Madama Butterfly con la Frazzoni e Gavazzeni, La volpe astuta di Janáček diretta da Sanzogno con la regia di Felsenstein e, nel 1958, Il cappello di paglia di Firenze di Rota con Sanzogno e la regia di Strehler. Luisa Mandelli ci ricordava come il valore delle produzioni scaligere sia storicamente legato anche all’eccellenza degli interpreti di ruoli che, ove ben cantati, non si ha diritto di chiamare secondari, e che contribuiscono in maniera determinante alla resa complessiva di un allestimento.

Al ritiro dal palcoscenico seguono gli anni di lavoro per Casa Ricordi e quindi la residenza presso Casa Verdi; e sempre il loggione della Scala, dove era presente ogni sera, testimone dai giudizi severi e inappellabili ma dalle passioni altrettanto incondizionate. Insofferente al ruolo della spettatrice, Luisa era un’infaticabile promotrice e organizzatrice di iniziative legate al mondo musicale. Ha calcato il palcoscenico della Scala per l’ultima volta il 14 settembre 2017, quando ha partecipato alla serata commemorativa organizzata dal Teatro in occasione del quarantennale della scomparsa di Maria Callas.

 

“Il Pirata” in scena al Teatro alla Scala

PROVE Il pirata
PROVE Il pirata

Dal 29 giugno al 19 luglio va in scena alla Scala con la direzione di Riccardo Frizza, la regia di Emilio Sagi e Sonya Yoncheva e Piero Pretti protagonisti Il pirata di Vincenzo Bellini, nuova tappa del processo di valorizzazione dei grandi titoli del Belcanto che negli ultimi anni ha visto riproporre importanti titoli di Rossini e Donizetti.

Una tappa particolarmente attesa perché l’ultima opera belliniana andata in scena alla Scala è stata una ripresa di Beatrice di Tenda agli Arcimboldi nel 2004 mentre Il pirata, opera nata per il nostro Teatro nel 1827, vi manca dalla leggendaria edizione diretta da Antonino Votto nel 1958 con la regia di Franco Enriquez e Maria Meneghini Callas, Franco Corelli ed Ettore Bastianini nelle parti principali.

Il successo della Callas aprì la strada alla riscoperta moderna dell’opera (da ricordare almeno il debutto italiano di Montserrat Caballé al Maggio nel 1967) e alla sua fortuna critica.

Oggi Il pirata torna alla Scala con alcune tra le migliori voci belliniane del nostro tempo: Sonya Yoncheva, dopo aver iniziato la carriera con il repertorio barocco, si è rivelata al mondo musicale interpretando magistralmente Norma al Covent Garden nel 2016.

Da allora è tra i soprano più ammirati nei principali teatri internazionali e il suo repertorio si è ampliato fino a includere Mimì (anche alla Scala), Elisabetta (recentemente con grande esito a Parigi), Tosca (altro successo recente per l’apertura del Metropolitan).

Teatro alla Scala – Recital di Anna Caterina Antonacci

ANTONACCI - cr Jason Daniel Shaw 2017 13
ANTONACCI – cr Jason Daniel Shaw 2017 13

Anna Caterina Antonacci in La voix humaine alla Scala

Il drammatico monologo di Poulenc su testo di Cocteau è al centro dell’atteso appuntamento per i Recital di canto che include anche pagine di Respighi, Fauré e Hahn.
Al pianoforte Donald Sulzen.

Grande attesa per il ritorno alla Scala di Anna Caterina Antonacci, in recital domenica 17 giugno alle ore 20. Artista molto stimata per le qualità vocali quanto per le doti espressive, interprete sensibile e intensa, ha un repertorio vasto e poliedrico che spazia dal Barocco al Novecento, da ruoli di mezzosoprano a ruoli sopranili.

In questo recital, accompagnata al pianoforte dall’americano Donald Sulzen con cui collabora regolarmente da alcuni anni, proporrà l’emozionante “La voix humaine”, tragédie lyrique in un atto composta da Francis Poulenc nel 1958 su testo di Jean Cocteau, toccante monologo di una donna devastata dalle sofferenze d’amore che, al telefono, si sta congedando dall’amante in modo definitivo.

Nella prima parte del programma Anna Caterina Antonacci canterà i cinque pezzi del ciclo Deità silvane (1917) di Ottorino Respighi su testi di Antonio Rubino che descrivono scene arcadiche sensuali e mediterranee, e ancora di Respighi la lirica “Sopra un’aria antica” (1920) su una poesia di Gabriele D’Annunzio, che descrive con delicatezza la fine di un amore e lo sbiadire della gioventù.

Seguono le quattro liriche del ciclo L’horizon chimérique, composto da Gabriel Fauré nel 1921 su testi tratti da una raccolta di Jean de La ville de Mirmont, un giovane poeta di Bordeaux morto al fronte nel 1914.

Si tratta di versi dal carattere semplice e diretto che evocano il mare, invitano a fantastici viaggi marini, e Fauré, a sua volta creatore di tante visioni marine, ne trae pagine musicali sinuose e suggestive.

L’esortazione al viaggio torna nel ciclo di liriche di Reynaldo Hahn, Venezia, sei pezzi composti su versi in veneziano, cartoline musicali che raccolgono con fine gusto le caratteristiche più pittoresche della musica popolare italiana.

Fidelio al Teatro alla Scala

fidelio
fidelio

Dal 18 giugno al 7 luglio il Maestro Myung-Whun Chung dirige per la prima volta in versione scenica Fidelio di Ludwig van Beethoven, dopo aver conquistato il pubblico scaligero con recenti letture delle Sinfonie.

L’inno beethoveniano all’amore e alla libertà torna nello stesso allestimento maestoso ed essenziale firmato da Deborah Warner per la regia e Chloé Obolensky per scene e costumi che nel 2014 segnò l’ultimo 7 dicembre di Daniel Barenboim come Direttore musicale.

La versione dell’opera prescelta, come nel 2014, è in massima parte l’ultima del 1814 con i dialoghi di Treitschke ma con una differenza nella scelta dell’Ouverture, che sarà Leonore n° 3 invece della n° 2 che era stata preferita da Barenboim.

Nell’ottantesimo anniversario delle leggi razziali del 1938, che colpirono tanti artisti ebrei in Italia, il Teatro alla Scala dedicherà la prima di Fidelio alla memoria di Vittore Veneziani ed Erich Kleiber.

Nel 1938 Veneziani, allora Direttore del Coro del Teatro, fu allontanato proprio in ragione della sua origine ebraica. Erich Kleiber, che avrebbe dovuto dirigere Fidelio quell’anno, rinunciò per solidarietà con il collega. Sarà poi Toscanini a imporre il reintegro di Veneziani dopo la guerra.

Nella parte di Leonore si alternano Ricarda Merbeth, già splendida Marie in Wozzeck alla Scala, e Simone Schneider, che dopo i primi passi come soprano lirico si sta affermando nei principali ruoli straussiani e beethoveniani: sarà infatti nuovamente Leonore a Berlino e Amburgo nei prossimi mesi.

Florestan è Stuart Skelton, tenore australiano che ha recentemente interpretato Tristan con Sir Simon Rattle e i Berliner Philharmoniker e presto sarà Otello a Baden Baden con Daniele Gatti. La parte del malvagio Don Pizarro è affidata a Luca Pisaroni, applaudito dal pubblico scaligero come Leporello nel 2017 e conteso dai grandi teatri tra cui il Metropolitan, dove sarà Don Giovanni.

Marzelline è Eva Liebau, ascoltata pochi mesi fa come Ännchen in Der Freischütz diretto da Chung, e il padre Rocco è interpretato da Stephen Milling il cui prossimo impegno è Hagen a Londra con Antonio Pappano. Infine Don Fernando è Martin Gantner, che sarà tra l’altro Beckmesser con Petrenko a Monaco.

Lo spettacolo è firmato dalla regista britannica Deborah Warner, che dopo essersi imposta nella prosa grazie alla sua collaborazione con la Royal Shakespeare Company si è dedicata con sempre maggiore assiduità all’opera realizzando tra l’altro una produzione di Death in Venice di Britten che aveva conquistato il pubblico del Piermarini nel 2011.

E ancora con Britten la Warner si è aggiudicata l’International Opera Award 2018 per Billy Budd come migliore produzione, allestimento del Teatro Real di Madrid recentemente ripreso anche dall’Opera di Roma. Scene e costumi sono di Chloe Obolensky, allieva di Lila De Nobili e storica collaboratrice di Peter Brook, le luci di Jean Kalman.