“Il cielo non è un fondale”

un fondale Dietrich Steinmetz
un fondale Dietrich Steinmetz

Piccolo Teatro Studio Melato (Via Rivoli, 6 – M2 Lanza), dal 2 al 6 maggio 2018
Il cielo non è un fondale
di Daria Deflorian, Antonio Tagliarini

Una scena scarna e il cielo del titolo evocato da un dialogo tra sogno e realtà. Il duo Deflorian/Tagliarini, per la prima vola al Piccolo Teatro, sul palco con Francesco Alberici e Monica Demuru.

I sogni, dice il filosofo George Didi-Huberman, ci lasciano soli. Nella solitudine dei nostri sogni gli altri, come attori su un palcoscenico, sono e non sono sé stessi.

Il cielo non è un fondale parte da un sogno che è a sua volta generato da una canzone. È lì, tra il buio e il corpo della musica che inizia il vero, paradossale, lavoro del teatro: sognare gli altri assieme a loro, in uno spazio scenico vuoto che si ingrandisce e si restringe, come l’architettura, a un tempo contratta e smisurata, della nostra mente.

In questo luogo sospeso, Antonio racconta di aver sognato Daria nei panni di una barbona e, pur avendola riconosciuta, di essere passato oltre; quel gesto innesca una ritmica di incontri e di misconoscimenti, di cadute e di incidenti, di parole e di canzoni, scandita da due sentimenti contraddittori: la paura di essere noi stessi l’altro, l’escluso, “l’uomo che mentre tutti sono al riparo resta da solo sotto la pioggia” e il desiderio di metterci, per una volta, al suo posto.

Ma come conciliare la compassione e un’obesità dell’io che non resiste alla tentazione di sostituire a ogni storia la propria?

Federica Morrone: “Alice”

Federica_Morrone
Federica_Morrone

A partire da oggi è disponibile su YouTube il videoclip del nuovo brano della giovane cantautrice Federica Morrone, intitolato “Alice”, brano che ha convinto diverse giurie nell’ultimo anno, posizionandosi al primo posto del Premio Incanto e Bianca D’Aponte.

Il videoclip, presentato in anteprima alla nuova edizione del Premio Incanto presso l’Asino che vola di Roma, è stato affidato al regista e sceneggiatore di televisione e cinema Daniele Falleri, noto al grande pubblico per progetti televisivi come “Le tre rose di Eva” e “Il commissario Manara”, con la collaborazione di Gabriele Zagni.

In “Alice”, Federica Morrone s’impegna in una narrazione sonora che ripercorre la storia di una giovane ragazza, Alice, che vive costantemente tra sogno e realtà ricercando se stessa in ogni suo passo: “Questo brano nasce dopo aver visto il film ‘Il favoloso mondo di Amelie’, pellicola che in cui mi rispecchio molto, tanto da identificarmi nella famosa ‘sono tempi duri per i sognatori’, frase che racchiude la sintesi del mio pensiero da inguaribile sognatrice”.

“Il Ballo delle Illusioni” Su Real Time

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Il Cavalier Lanzafame, chiamato Don Carlos, discendente di Caterina d’Aragona e fondatore dell’Ordine dei Cavalieri di Santa Teresa d’Avila di Jesus ha una missione: mettere in scena l’ennesima edizione del Gran Ballo delle Debuttanti di Catania.

Nel documentario “IL BALLO DELLE ILLUSIONI”, in onda in Prima Tv martedì 19 dicembre alle ore 21.10 su Real Time (Canale 31), la storia di dodici ragazze, principesse per una sera, giusto il tempo di un giro di valzer, giusto il tempo di un’illusione!

Sfoderando le sue arti affabulatorie e con l’aiuto delle sue dame di carità, Don Carlos ogni anno cerca ragazze appena maggiorenni e di buona famiglia per proporgli un’indimenticabile serata da sogno: abiti su misura, lezioni di ballo e portamento e, incluso nel prezzo, anche un principe azzurro.

Don Carlos, coadiuvato dalla stilista Rosy e dalla maestra di danza Fia, raggiungeranno il loro scopo nonostante vari imprevisti: non importa se le ragazze non fanno parte della nobiltà, non sono rigorosamente diciottenni, i cadetti non sono proprio ufficiali d’alto rango, i gioielli sono di plastica, le stoffe di seconda scelta e i valzer non proprio impeccabili, il Cavalier Lanzafame regalerà alla città e alle 12 protagoniste un evento unico e da sogno.

L’importante è provare, anche se per pochi attimi, l’illusione di una serata da sogno…

Teatro Libero: “Ludovico secondo Ludovico”

Ludovico madre
Ludovico madre

Al Teatro Libero,

2 novembre – 7 novembre 2017 | Compagnia in residenza TLLT

LUDOVICO SECONDO LUDOVICO

Viaggio nella mente di Ludovico II di Baviera

Ludwig II di Baviera: il re pazzo. Un mito che si rinnova tra follia e grandezza, tra sogno e realtà, e costruisce castelli sempre più in alto, tra le aquile. O solo nella sua mente. Una storia di narcisismo, inquietudine, insoddisfazione e solitudine, ma soprattutto la storia di una visione delle cose, di un uomo nel mondo diverso dal mondo.

Questa pièce si allontana dall’oggettività storica e propone una visione interna di Ludwig, portando fuori dal corpo del re il teatro magico delle sue visioni, materializzando l’inferno dei rapporti umani. Un grezzo simbolismo da ragazzi di oggi di una periferia metropolitana, Los Angeles, banlieue di Marsiglia o Quarto Oggiaro, che improvvisano rituali crudeli di sesso, di vita e di morte, per sfuggire alla noia.

Quattro attori interpretano una dozzina di personaggi. Ludovico, capetto controverso di una microsocietà alla deriva, risponde anch’egli al carattere crudo della messinscena, una ricerca personale e artigianale fatta con quello che si ha a disposizione, perché una società ai margini utilizza ogni oggetto che ha, di recupero, riciclo, assemblato da materiale con funzioni originarie anche molto lontane.

La scarsezza decorativa, se non dove si tratta della personale e significativa ricerca estetica di Ludovico, non impedisce la presenza di oggetti puramente simbolici, fondamentali alla creazione dei piccoli e grandi miti di una comunità. Questi oggetti saranno maneggiati, goduti e malmenati più che in una società borghese, e con un piglio per così dire tribale. Il metallo domina.

I ragazzi del Beccaria portano in scena Shakespeare

Artigiani_bosco_calendario
Artigiani_bosco_calendario

Dall’1 febbraio al 5 febbraio 2017 al Teatro Studio Melato:
Sogno dal carcere
I ragazzi del Beccaria portano in scena Shakespeare

Creato dai giovani attori detenuti del carcere minorile Beccaria con alcuni coetanei, sotto la direzione di Giuseppe Scutellà, il Sogno di Shakespeare diventa per i suoi interpreti l’occasione per conoscere altri mondi e per viaggiare oltre la situazione contingente.

Puntozero è una compagnia anomala, composta per tre quarti da giovani attori detenuti. Le prove sono in carcere e carcere significa sbarre, ambienti angusti e ritmi vitali decisi da terzi.

“In questo contesto il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, dove fantastico e reale si intrecciano, ci è sembrato potesse offrire un utile esercizio di fantasia che ha permesso agli attori di conoscere nuovi mondi” spiega il regista, Giuseppe Scutellà “E’ in questo recitare nuovi ruoli e creare nuovi contesti che il teatro in carcere esprime tutta la sua forza dirompente; iniziare dalle tavole del palcoscenico per spostarsi nel più grande teatro della vita”.

Dietro le quattro mura chiamate prigione la rieducazione del detenuto passa anche e soprattutto attraverso l’acquisizione di nuove competenze che permettono e facilitano la rielaborazione del reato. Il teatro è uno di questi strumenti facilitatori.

Continua Scutellà “Come possiamo pensare di rinchiudere dei giovani e di chiedere loro di riflettere sul proprio agire senza dare gli strumenti utili e necessari per farlo? La nostra è una società complessa e poco trasparente, dove spesso l’eccesso di informazioni è confuso con la qualità delle stesse, dove diventa difficile dare le “giuste istruzioni” ai nostri figli per tenerli lontani dal rischio devianza ed è ingenuo pensare che il buon senso li tenga lontani dal reato. E una volta reclusi come si può pretendere che i giovani detenuti rielaborino il loro reato e si reinseriscano nella società senza indicar loro la strada? Strada che a volte neanche noi adulti sappiamo tracciare o prefigurarci. Allora dove cercare questi punti cardinali? Vent’anni di teatro e carcere avvallano quanto sopra. Fermamente convinti che la cultura possa essere chiave di volta per il cambiamento, noi proponiamo Shakespeare.

Per noi mettere in scena Sogno è una buona occasione per scoprirci e indagare su ciò che siamo e su come agiamo. Da questo vogliamo imparare ad agire e non essere agiti dalle circostanze.Abbiamo cercato di dare una nostra lettura del Sogno, ma siamo sicuri che il dramma ci legga meglio di quanto noi stessi possiamo fare.

Su questa strada ci siamo incamminati e ciò che ne è venuto fuori è uno spettacolo che si inserisce nel solco registico di scuola strehlerianadove la “tradizione” è di per sé sperimentalismo e dove la semplicità è il punto d’arrivo. Sotto l’egida di due mentori: Strehler e Bloom.”

In scena i giovani attori della compagnia Puntozero, attori detenuti e non, che con i loro vissuti danno forza e spessore ai personaggi e alle situazioni della commedia.

L’associazione Puntozero ha potuto realizzare questo progetto anche grazie al prezioso lavoro e  sostegno dell’Amministrazione della Giustizia Minorile.