Gruppo Cap: Campagna assunzioni

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Gruppo CAP continua ad ampliare la squadra. Il gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano ha avviato un piano assunzioni 2020 che mira ad assumere 18 nuovi profili, da inserire nel settore relazioni esterne e comunicazione, in quello operativo (acquedotto, fognatura e depurazione), nelle risorse umane, nel settore amministrativo, in quello tecnico e nel customer care.

“Il nostro modello virtuoso di sviluppo mette al centro le persone e i comuni ed è un esempio concreto della nostra governance che ha nella definizione “sensibili, resilienti e innovatori”, il nostro approccio metodologico, afferma Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo CAP. Il capitale umano ha un ruolo fondamentale: è la chiave strategica per una gestione sempre più efficiente e innovativa del sistema idrico integrato”.

Le posizioni ricercate già attivate e ancora aperte riguardano:
• n.1 profilo per il ruolo di “Corporate Reputation & Stakeholder Management Junior” (scadenza 26/03/2020).
• n. 4 profili per “Ingegnere Junior” (scadenza 15/03/2020).
• n. 1 profilo “Coordinatore Operativo Impianto Depurazione” (scadenza 31/03/2020).
• n.3 profili “Operai Manutenzione Elettromeccanica” (scadenza 22/03/2020).
• n.1 profilo “Learning Specialist” (scadenza 17/03/2020).
• n.1 profilo “Specialist Controllo Di Gestione” (scadenza 17/03/2020).
• n.1 profilo “Tecnico Piani Urbanistici e Interferenze” (scadenza 16/03/2020).
• n.1 profilo “Addetto customer care categorie protette” (scadenza 15/03/2020).

Le posizioni ancora da attivare e presto online, mirano invece all’assunzione di:
• n.1 “Operaio Manutenzione elettrica”.
• n.1 “Tecnico Progettazione e DL”.
• n.1 “Tecnico qualità e ambiente”.
• n.1 “Analista Laboratorio Senior”.
• n.1 “tecnico amministrativo categorie protette”.

Tutti gli avvisi di ricerca di personale sono consultabili sul sito gruppocap.it nella sezione LAVORARE NEL GRUPPO – ENTRA NELLA SQUADRA, dov’è possibile candidarsi, secondo le procedure e le tempistiche descritte, allegando il proprio curriculum vitae. A seconda degli ambiti della ricerca, le sedi di lavoro previste comprendono quella di Assago, di Milano e di alcuni comuni del milanese.

L’attenzione di Gruppo CAP al processo di valorizzazione delle risorse umane si inserisce nella strategia di lungo termine definita nel piano di Sostenibilità che, ragionando su un orizzonte che guarda al 2033, mira a definire l’impegno della water utility lombarda a favore di un modello economico sostenibile nei confronti del territorio, dei cittadini e degli stakeholder.

Caratterizzata da una governance gestionale e industriale all’avanguardia, Gruppo CAP, che fornisce circa 200 milioni di metri cubi di acqua ai 132 Comuni della Città metropolitana di Milano, si è distinta in questi anni per una gestione del servizio idrico integrato innovativa e attenta alla cura e allo sviluppo del territorio in un’ottica di sostenibilità e di economia circolare.

Nell’azienda idrica milanese oggi lavorano quasi 900 persone. Gruppo CAP ritiene che la diversità di cultura, di genere, legata all’età o alla carriera, alimenti i valori aziendali. Per questo nella gestione e nella selezione del personale si impegna ad abbattere ogni barriera e pregiudizio, offrendo un ambiente di lavoro accessibile, accogliente e inclusivo nel rispetto degli obblighi di legge.

Nel 2020 Gruppo CAP ha ricevuto per il secondo anno consecutivo la Certificazione Top Employers Italia, l’ente indipendente che certifica in tutto il mondo le imprese eccellenti nell’ambito delle risorse umane e che seleziona le realtà aziendali che si distinguono per l’impegno a fornire le migliori condizioni di lavoro ai propri collaboratori.

Ha preso il via “ParkinCammino”

parkinson
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È partito da tre giorni “ParkinCammino” un’esperienza sul Cammino di Santiago per pazienti affetti da malattia di Parkinson. Un’iniziativa terapeutica e di vita che permette, attraverso il “cammino in condivisione”, di offrire a chi soffre di Parkinson i benefici che provengono dallo svolgimento di un’attività fisica corretta e dalla possibilità, non meno importante di camminare insieme, comunicare con altri pazienti, familiari e sanitari e condividere un’esperienza di viaggio unica nel suo genere.

Dal 6 al 14 ottobre 28 viaggiatori: pazienti con Parkinson accompagnati da mariti, mogli, amici, assistiti dal Prof. Alessandro Padovani (Professore Ordinario di Neurologia dell’Università degli Studi di Brescia), dalla Dr.ssa Elisabetta Cottini e dal Dr. Andrea Pilotto (Specialisti Neurologi presso ASST Spedali Civili di Brescia), da infermieri e Fisioterapisti dell’Università di Brescia, con Federica Cottini, quale responsabile preparazione atletica, potranno vivere, in 9 giorni di spedizione, un progetto di viaggio, vacanza, terapia e ricerca.

Imperfezioni della pelle: sofferenza psicologica

LENTIGO TRATT
LENTIGO TRATT

Psiche e dermatologia non sono mai state così vicine. Secondo una tesi condivisa da molti psicologi, infatti, la pelle è lo specchio del nostro mondo interno e se presenta imperfezioni, soprattutto in punti ben visibili, rischia di compromettere seriamente i rapporti sociali e la nostra autostima. Un problema complesso, che coinvolge indistintamente sia uomini che donne e porta a pensare che, molto spesso, all’azione del dermatologo si debba associare quella dello psicologo.

Infatti l’80% dei pazienti dermatologici ha anche una sofferenza psicologica associata, mentre il 18%soffre di disturbi legati all’ansia e il 10%arriva perfino alla depressione. Dati, questi, confermati da una ricerca che ha coinvolto 13 paesi europei, tra i quali l’Italia, e da uno studio condotto dall’Università di Genova, in collaborazione con l’Universitàdi Torino.

Tale analisi ha dimostrato proprio che i pazienti con patologie croniche come psoriasi, dermatite atopica, alopecia e vitiligine sono incapaci di esprimere le proprie emozioni, oppure soffrono di ansia e depressione. Questo perchéla “qualità” della pelle è uno degli elementi su cui si basano l’autostima ed il benessere della persona.

Ne sanno qualcosa perfino i divi del cinema, costretti spesso a ricorrere a particolari trucchi o escamotage per nascondere le imperfezioni. Non sono poche, infatti, le star di Hollywood che inseriscono nei loro contratti una clausola che prevede l’utilizzo del beauty work, ovvero il ricorso alla tecnologia per ritoccare digitalmente i volti e riportare indietro le lancette dell’orologio.

Una sorta di chirurgia estetica fatta al computer, per non rivelare che nella vita reale anche i divi del grande schermo mostrano la loro età effettiva. C’è poi chi, al contrario, deve accentuare di proposito inestetismi e imperfezioni, per rendere ancora più spaventosi alcuni “cattivi” del cinema.

Come dimenticare, ad esempio, le profonde rughe e cicatrici di Darth Vader, mostrate nell’episodio VI di Star Wars? O le piaghe di Regan MacNeil, la bambina del film “L’Esorcista”? Entrambi presentano una pelle tutt’altro che invidiabile.

E infatti l’Università del Texas, che nel 2017 presentò un particolare studio sulla situazione dermatologica di una serie di famosi antagonisti della storia del cinema, dichiarò che “associare determinati disturbi a figure diaboliche può contribuire al diffondersi di pregiudizi verso le persone reali che ne soffrono”.

Ma se gli attori di Hollywood possono contare sull’aiuto degli effetti speciali, la stessa cosa non può accadere per tutti gli altri, costretti in molti casi ad affidarsi al make up. Una soluzione che, tuttavia, non risolve il problema, ma serve solo a coprirlo temporaneamente.

“Quando la pelle è interessata da imperfezioni o da vere e proprie patologie – spiega Loris Pinzani, psicologo e psicoterapeuta – la persona può sentirsi colpita nella rappresentazione che ha di se stessa, con ricadute sul piano emotivo e la comparsa di un senso di frustrazione, rabbia e tristezza”.

Uno stato di malessere che colpisce giovani e adulti, dai 18 ai 50 anni, senza distinzione di genere, anche se tendenzialmente le donne accusano un maggior livello di stress e disagio, rispetto ai coetanei maschi. Un’altra categoria interessata da questo fenomeno è quella degli adolescenti, che già vivono un momento delicato perchè, spesso con conflittualità, scoprono un corpo “nuovo”.

La prima soluzione “a portata di mano”, per nascondere alcuni inestetismi è il make up che però ha il grosso limite di coprire momentaneamente il problema. Cosa si può fare, allora, per rimuovere questi inestetismi e riacquistare il benessere interiore?

“L’unica soluzione efficace e definitiva è il laser – commenta il dott. Davide Tonini, medico chirurgo specializzato in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica presso l’Università di Milano – Questi inestetismi, infatti, necessitano di tecniche molto specifiche, affinché si possa trattarli con risultati eccellenti. In questo senso uno dei sistemi più all’avanguardia è la tecnologia “Asset”, sviluppata da Renaissance. Si tratta di un particolare dispositivo laser che è in grado di rimuovere le lesioni pigmentate (macchie) in una singola applicazione, indipendentemente dalla loro estensione. Grazie a tre particolari manipoli, in grado di lavorare su varie estensioni di macchie, è possibile rimuoverle in pochi minuti, senza l’utilizzo di pomate anestetiche e senza dover tornare più volte dal medico, come invece richiedono altri trattamenti laser. Il paziente non prova alcun dolore”.

“Le lesioni che è possibile trattare con questa tecnologia – continua il dott. Tonini – sono varie e comprendono melasmi, macchie dell’età o macchie lentigo solari, ovvero quelle macchie causate da una scorretta esposizione al sole e che si sviluppano in particolari zone come volto, mani, décolleté, collo, e spalle. È per questo motivo che sempre più persone si rivolgono allo specialista: essendo le macchie il primo segno di invecchiamento di una persona, sono moltissime quelle che vogliono rimuoverle, per dare alla loro pelle un aspetto sempre sano e giovane”.

Selfie: Over più dei giovani

Mobile tech
Mobile tech

In Italia sono gli over 55 a preferire lo smartphone per i loro album di viaggio e non i giovanissimi. A confermarlo è una ricerca condotta da eDreams, l’agenzia di viaggi leader in Europa, coinvolgendo 10.000 persone da Italia, Spagna, Francia, Regno Unito, Portogallo e Svezia.

Per l’indagine siamo i primi (66%) tra i Paesi analizzati a preferire il cellulare alla macchina fotografica per immortalare i momenti più significativi dei nostri viaggi, soprattutto nella fascia di età sopra i 55 anni dove la percentuale di viaggiatori che scatta foto delle ferie principalmente con il proprio mobile phone arriva a 69%. Il risultato raggiunto dai nostri connazionali sulla sessantina supera di ben 7 punti percentuali la quota registrata per i giovani tra i 18 e i 24 anni.

L’Italia va così in controtendenza rispetto ad alcuni Paesi coinvolti dalla ricerca – come la Francia, la Germania e il Regno Unito – dove la maggioranza di chi scatta fotoricordi delle ferie dal cellulare è rappresentata dai giovanissimi. Queste evidenze appaiono ancor più significative se si nota che la maggioranza degli italiani (61%) porta con sé una macchina fotografica tradizionale quando parte per le vacanze.

La ricerca sottolinea, inoltre, un dato sorprendente: in Italia non sono i giovanissimi a detenere la palma del maggior utilizzo dello smartphone in viaggio. Sono, infatti, i cinquantenni a utilizzare di più il telefono quando sono vacanza: il 69% dichiara di non usare il proprio cellulare quando è in viaggio meno di quanto fa a casa. Al contrario, la maggioranza dei giovanissimi, dai 18 ai 24 anni, (46%), lo usa più a casa che in vacanza.

Ma quali sono le caratteristiche tecniche dello smartphone a cui tengono di più gli italiani quando partono per le vacanze?
Secondo la survey i nostri connazionali considerano più importanti la durata della batteria e la resistenza del telefono all’acqua. Arrivano dopo optional come la fotocamera frontale e un audio qualitativamente elevato. Ecco una classifica delle prime cinque specifiche tecniche più apprezzate dagli italiani quando sono in viaggio:

1. Durata della batteria
2. Resistenza all’acqua
3. Durata dello smartphone
4. Caratteristiche tecniche della fotocamera posteriore
5. Fotocamera anteriore

In vacanza col telefono sempre dietro: sì, ma dove?
Secondo la ricerca, per i nostri connazionali, il mare resta la meta prediletta dai viaggiatori di tutte le età: percentuali dal 68% al 77% accertano il gradimento delle spiagge assolate e del mare cristallino dai 18 anni fino ad oltre i 55 anni.

La seconda tipologia di vacanza preferita dagli abitanti del Bel Paese sembra essere quella della fuga in un’altra città, in Italia o fuori dai nostri confini. A gradire i cosiddetti “city break” sono soprattutto i sessantenni (41%), i trentenni (37%) ma anche i più giovani (35%) apprezzano una breve vacanza in una metropoli fuori dalla routine quotidiana.

Un dato curioso riguarda, invece, i parchi a tema. Disneyland e altre strutture simili catturano l’interesse dei giovani tra i 18 e i 24 anni più dei festival musicali: i primi raccolgono il 25% delle preferenze mentre i music festival il 10%, per quella fascia di età.

Quando un semplice “ciao” non basta per conoscere qualcuno

Durex Phrase Generator
Durex Phrase Generator

Durex, in linea con la sua mission di aiutare i single di tutto il mondo a incontrarsi, annuncia i risultati di una ricerca globale che mostra i più comuni fallimenti e passi falsi commessi sulle app di appuntamento.
Ispirata da questa ricerca, Durex lancia oggi in Italia un’iniziativa per fornire consulenza e assistenza agli utenti delle dating app proprio nel momento in cui ne hanno maggior bisogno: l’inizio della chat.

Quello che si dice e il modo in cui lo si dice è essenziale per riuscire ad avere un appuntamento da qualcuno, sia che si cerchi un approccio tramite delle app sia durante una serata fuori.
L’obiettivo è di aiutare a migliorare le loro capacità di flirtare nei DM (messaggi diretti o privati) e trasformare più facilmente un match (cioè una reciproca volontà di conoscersi) in un incontro..e forse anche in qualcosa di più.

La ricerca di Durex sulle abitudini e le esperienze dei single in tutto il mondo rivela che le app di appuntamento sono ormai la normalità: lampante il dato italiano, il 100% degli intervistati (il 70% sono uomini e donne compresi tra i 25 e i 35 anni) ha dichiarato di aver utilizzato almeno una volta nella vita una app o un sito per cercare partner.

Tuttavia, quando si tratta di passare la conoscenza ad un livello superiore, scrivere messaggi privati diventa un problema serio. Quasi il 90% degli italiani intervistati ha ammesso di aver perso la speranza di trovare l’amore a causa dei pessimi messaggi ricevuti proprio nei DM, e quasi la metà (46%) ammette di avere serie difficoltà nel pensare a cosa scrivere per cominciare un nuovo match con qualcuno.

La ricerca ha messo in evidenza le 5 abitudini che più probabilmente dissuadono le persone dal concedere un appuntamento: i messaggi privati troppo espliciti sono probabilmente la causa maggiore di non risposta, seguiti dai messaggi di cattivo gusto, scontati e noiosi. D’altra parte l’umorismo è stato definito la chiave