Nuova nursery all’Aeroporto di Milano Bergamo

Nursery BGY Airport ingresso orizz
Nursery BGY Airport ingresso orizz

L’Aeroporto di Milano Bergamo ha aperto, all’interno del terminal partenze, la nuova nursery dedicata alle famiglie con neonati e bambini in tenera età, collocata alla fine del percorso che si snoda attraverso l’area commerciale retail. Lo spazio è stato interpretato in modo più estensivo rispetto al tradizionale vano con fasciatoio, integrando i servizi che rispondono alle necessità delle persone che viaggiano con i piccoli.

In tale ottica è stato realizzato un ambiente accogliente e confortevole, con richiami al tema del viaggio attraverso i disegni di aerei dalla forma arrotondata con la loro simbolica scia sulle pareti d’ingresso, un grande specchio che amplifica la sensazione dello spazio interno, un planisfero stilizzato e retroilluminato con luci a led e incastonato nel legno che sormonta l’ampio fasciatoio, che può ospitare fino a tre neonati contemporaneamente e con annesso portapannolini, spazi sottostanti per le valigie, wc adatti all’uso da parte di bambini piccoli, due lavabo con ripiani in corian (detto anche “pietra acrilica”) di cui uno basso per consentire anche ai piccoli di praticare in modo autonomo l’igiene delle mani e del viso.

La nursery è stata progettata con l’intento di ricreare l’atmosfera casalinga,
mettendo a disposizione l’accessibilità e la praticità di cui le mamme hanno
bisogno e permettendo ai piccoli passeggeri di farsi catturare
dall’atmosfera dell’incanto e dell’immaginazione.

Una luce quando è ancora notte


Una luce quando è ancora notte
Valentine Goby
228 pag. 16 euro
Guanda Editore

7 marzo 2015, di Elisa Zini – Mila, militante politica nella Resistenza francese, incinta di quattro mesi giunge nel campo di concentramento di Ravensbruck, novanta chilometri a nord di Berlino, dopo circa cinque giorni di viaggio, in condizioni disumane, all’interno di un “carro bestiame”.
Valentine Goby, vincitrice del Prix des Libraires assegnato dalle librerie francesi, miscela storia e finzione in una cruda e magica alchimia.
“Si entra nelle baracche dalle finestre, impossibile individuare volti già visti, le vive e le morte si avvicendano senza interruzione e la tenda del Block 25, sul terreno fangoso dove pullulano i vermi, si riempie di prigioniere prima che siano portati via i cadaveri. E’ come un’enorme poltiglia, dice Teresa, i corpi, i visi conosciuti si alterano talmente che non riesci più a collegarli all’immagine che ne avevi il giorno prima, nel giro di qualche ora perdi letteralmente la faccia”.
Vent’anni, prigioniera politica per semplice senso del dovere, nessun eroismo. Non verrà fucilata e questo la rincuora. Ignora cosa sia Ravensbruck, la quarantena, l’inverno gelido che sembra non finire mai, il tempo perché non possiede più l’orologio e la Kinderzimmer, la camera dei neonati.
Il libro è dedicato a Jean-Claude Passerat, Guy Poirot, Sylvie Aylmer, bambini di Ravensbruck e a Marie-Jo Chombart de Lauwe, puericultrice della Kinderzimmer di Ravensbruck, militante infaticabile.
Un racconto umano, da respirare a pieni polmoni.
Una storia che penetra nelle ossa come il vento gelido d’inverno, senza dare tregua.
Un romanzo per non dimenticare.