La morte di Kirk Douglas

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Si è spento all’età di 103 anni Kirk Douglas un’icona di Hollywood.
Issur Danielovitch, era il suo vero nome. Unico maschio di sette figli emigrati ebrei russi, è stato protagonista di circa 80 film in oltre 50 anni di carriera.

Il suo esordio nel cinema dopo l’apprendistato a Broadway si deve a Lauren Bacall. Fu infatti la moglie di Bogart a segnalarlo al produttore de ”Lo strano amore di Marta Ivers”, che segnò l’inizio della sua carriera nel 1946.
Nominato all’Oscar tre volte, Douglas ha ricevuto l’onorificenza più prestigiosa dell’Academy: l’Oscar alla carriera nel 1996. Di lui ricordiamo il fisico atletico, lo sguardo azzurrissimo e un inconfondibile fossetta in mezzo al mento.

La notizia della sua morte l’ha comunicata il figlio Michael Douglas, con un post su Facebook: “E’ con grandissima tristezza che io ed i miei fratelli annunciamo che Kirk Douglas Per il mondo era una leggenda, un attore dell’epoca d’oro del cinema un attivista umanitario la cui dedizione alla giustizia ha indicato uno standard al quale tutti noi possiamo aspirare. Ma per noi era solo un papà”.

“Sulla morte senza esagerare”

MaschereSullaMorteSenzaEsagerare
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Il Teatro dei Gordi torna a Roma il 21 aprile alle ore 21.00 al Teatro Biblioteca Quarticciolo con la sua ultima produzione, Sulla morte senza esagerare, omaggio alla poetessa polacca e Premio Nobel Wisława Szymborska, ideato e diretto da Riccardo Pippa.

Lo spettacolo (Vincitore all’unanimità del Premio alla produzione Scintille 2015; Selezione Visionari Kilowatt Festival e Artificio Como 2016, il Premio Speciale, Premio Giuria Allievi Nico Pepe e Premio del Pubblico all’interno del Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro 2015, indetto dall’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine) è il primo appuntamento di TBQunder35, rassegna delle giovani compagnie.

Uno spettacolo di teatro senza parole, capace però di comunicare in maniera efficace, suggestiva e poetica attraverso il movimento e il gesto. Uno spettacolo che affronta il tema della morte in chiave ironica e divertente attraverso un uso non convenzionale delle maschere. Quattro attori, dieci maschere, zero parole.

Sulla soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, dove le anime prendono definitivo congedo dai corpi, c’è la nostra Morte. I vivi la temono, la fuggono, la negano, la cercano, la sfidano, la invocano… L’unica certezza è la morte! Sì, d’accordo, ma non esageriamo.

In fondo quanti ritardi nel suo lavoro, quanti imprevisti, tentativi maldestri, colpi a vuoto e anime rispedite al mittente! E poi che ne sa la Morte di ponti, di navi e di torte? Che ne sa, lei, che è immortale, di che cosa significhi morire? Lei sta lì, sempre sulla soglia e col suo teschio dice alle anime: “Guarda che stai per morire”.

E aspetta, aspetta, paziente, quello lo sa fare bene, aspetta che l’anima dica: “D’accordo”, “Sono pronta” o al massimo “Non condivido ma mi adeguo” e imbocchi l’uscita. O l’entrata… Per dove? Non lo sa neanche lei. C’è persino chi trapassa senza neanche guardarla in faccia.

Maschere contemporanee di cartapesta, figure familiari raccontano, senza parole, i loro ultimi istanti, le occasioni mancate, gli addii. Storie semplici, per parlare della morte, sempre senza esagerare.

Spettacolo selezionato nell’ambito del progetto MIND THE GAP – Nuovo Teatro in Rete della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi

Teatro Biblioteca Quarticciolo
Via Ostuni 8

Info e prenotazioni
tel 06 69426222 – 0669426277
promozione@teatrobibliotecaquarticciolo.it

Botteghino
feriali ore 18-21.30, festivi ore 16-18.30

Biglietti
Intero 10 euro; Ridotto 8 euro (over 65, under 24, possessori Bibliocard)

Acquisto on line
http://www.biglietto.it/newacquisto/titoli.asp?ide=1802

www.teatrobibliotecaquarticciolo.it – www.teatriincomune.roma.it

La scomparsa di Valentino Vago

Valentino-Vago-
Valentino-Vago-

“Milano ricorda con affetto e rimpiange un grande artista protagonista dell’arte del Novecento, al quale ha dedicato negli oltre sessant’anni di carriera molte mostre personali e antologiche, tra cui quelle ospitate negli anni Ottanta a Palazzo Reale e al PAC Padiglione d’Arte Contemporanea e quella del 2011 al Museo Diocesano. Milanese fin dalla sua formazione – si è diplomato infatti all’Accademia di Brera – Vago ha spinto la sua ricerca verso nuove forme di rappresentazione della realtà e della luce, elaborando nel corso degli anni una poetica sempre più spirituale e religiosa. Siamo tuttavia lieti, in questo momento di tristezza, che siano ancora aperte le due mostre a lui dedicate nelle due storiche gallerie milanesi Il Milione e L’Annunciata e che i funerali si svolgano nella chiesa in cui Vago ha realizzato la sua ultima opera, ” Il mio paradiso”. Un’occasione in più per i milanesi di omaggiare un grande artista dei nostri tempi”.

Così l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno a seguito della notizia della morte di Valentino Vago.

Morte e Notre-Dame


Morte a Notre-Dame
Alexis Ragougneau
Guanda Editore
240 pag. 17.50 euro
17 marzo 2015, di Elisa Zini – Il comandante Landard della Polizia criminale dovrà indagare sulla misteriosa e prematura morte di una giovane fedele scomparsa mentre sedeva davanti alla Madonna del Pilastro nella cattedrale di
Notre-Dame, a Parigi.
Insieme al suo inseparabile collega Gombrowicz e alla supervisione di Claire Kauffmann, affascinante giovane procuratrice, Landard dovrà trovare risposte a molte domande: cosa ci faceva una giovane donna vestita di bianco, dagli indumenti succinti,
all’interno della cattedrale? Era o no assorta in preghiera? Chi era l’uomo dai capelli biondi che il giorno prima, durante la processione dell’Assunta, le si è avvicinato rivolgendole parole di fuoco? A intrecciare la trama ci penserà padre Kern, prete di provincia con l’incarico di reggenza della cattedrale nel periodo estivo. Padre Kern
non crede che il colpevole sia banalmente la persona più sospettata: molte voci dovranno essere ascoltate per risolvere questo caso.
Romanzo ben scritto, dal ritmo incalzante come i tamburi che risuonano in lontananza, nella penombra.

Mariani: «I tecnici sono come i politici»

Settecento giorni, cento settimane e un ordine del giorno del Consiglio comunale: da ormai quasi tre anni il Sindaco di Seregno Giacinto Mariani scrive una lettera a settimana al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro degli Esteri, all’Ambasciatore di Cuba in Italia e a quello italiano a Cuba per chiedere spiegazioni sulla morte di Carlo Anselmi, scomparso a Cuba nell’agosto del 2009.

«Con il cambio di Governo, speravo che almeno sulla sicurezza degli italiani all’estero i tecnici fossero meglio dei politici. Invece la risposta è sempre la stessa: il silenzio. Carlo è partito per una vacanza a Cuba ed è tornato in una bara. Questa è l’unica cosa che sappiamo», confessa amareggiato Giacinto Mariani.

Carlo Anselmi, 43 anni, imprenditore, è morto il 28 agosto nell’ospedale di Santa Clara, a duecento chilometri da L’Avana, per choc settico provocato da un batterio, l’acinetobacter, che si trova in sale di terapie intensiva sporche. Ma il papà di Carlo, Agostino Anselmi, non si è mai accontentato della motivazione ufficiale, che presenta diversi punti oscuri. A cominciare dalla sera del 18 agosto, quando Carlo, in un residence di Cayo Barcelo, sulla costa est dell’isola, si sente male dopo aver bevuto una lattina di «Cuba Cola». «Il medico dell’hotel non si rende conto che Carlo aveva lo stomaco perforato, racconta Agostino Anselmi. Così gli somministra due calmanti. In questo modo le condizioni di Carlo peggiorano subito». Il medico a questo punto decide di trasportarlo con un furgoncino privo di qualsiasi assistenza all’ospedale più vicino, quello di Santa Clara, a circa tre ore di distanza, dove è operato d’urgenza.

Dopo l’intervento Carlo è messo nel reparto di terapia intensiva. Il suo fisico è forte. Appassionato di sport, era alto più di un metro e 93, non beveva alcolici, non fumava, ma le condizioni igieniche dell’ospedale sono disastrose e il rischio di contrarre un’infezione è altissimo. Dall’Italia Agostino si attacca al fax, alla email e al telefono: chiama la Farnesina, l’Unità di Crisi, il Consolato a Cuba e l’assicurazione con cui Carlo aveva sottoscritto una polizza, che prevedeva una copertura in caso di ricovero con il rientro immediato in aereo. «Chiedevo solo un aiuto per organizzare il trasporto di mio figlio in Italia o in un ospedale più attrezzato, a Miami o a L’Avana.» Non succede nulla. Le ore passano, i giorni passano, la febbre sale e Carlo peggiora. La situazione diventa sempre più critica.

Così il 22 agosto, dopo quattro giorni dal ricovero, Anselmi arriva a Cuba, convinto che da lì sarebbe riuscito a portare via il figlio. Solo il 27 agosto i funzionari dell’ambasciata prendono contatto con l’ospedale per organizzare il trasferimento di Carlo, che morirà poche ore dopo.

Dopo i funerali, la Procura della Repubblica di Monza ordina la riesumazione della salma e, dopo aver aperto la bara, Agostino scopre che gli organi erano stati espiantati, «non solo gli occhi, ma anche quelli che solitamente non possono essere utilizzati per i trapianti, come la trachea. Ciò ha impedito di compiere in Italia un’autopsia in contraddittorio con quella effettuata a Cuba».

L’accusa di Anselmi è chiara: «Il Consolato e l’assicurazione hanno affermato che Carlo Anselmi non poteva essere trasferito e da qui il loro mancato intervento. Tutto ciò è stato smentito da un passaggio nella risposta alla richiesta di Rogatoria Internazionale della Procura di Monza indirizzata a Cuba in cui si afferma che per 4-5 giorni successivi all’intervento chirurgico Carlo poteva essere trasferito. Peraltro tra la documentazione del Consolato non è stata trovata nessuna telefonata da parte del Consolato all’ospedale prima del 27 agosto, cioè poco prima che Carlo morisse».