Italrugby, iniziata la marcia verso il mondiale

Italia Rugby

Cesena, 13 agosto 2011 di Fiorenzo Di Costanzo. Al “Dino Manuzzi” di Cesena gli azzurri guidati dal C.T. Mallet hanno la meglio sul Giappone, guidati dall’ex C.T. azzurro, Kirwan, nel Test Match con finalità benefiche che prevedeva una raccolta fondi per la popolazione colpita dai tragici eventi dello scorso marzo. Per l’Italia è il primo passo di avvicinamento all’appuntamento mondiale che vedrà la nostra nazionale impegnata con Australia, Irlanda, Russia e Stati Uniti ed è l’occasione giusta per mettere alla prova le cosiddette seconde linee. Nella formazione titolare sorprendono la presenza in mediana di Gori e Bocchino, 44 anni in due, e di Benvenuto e Toniolatti all’ala, affiancati dallo zoccolo duro della nazionale, rappresentata da Mauro Bergamasco e Bortolami. È una formazione molto interessante, con un bel mix di giovani vogliosi di mettersi in luce e di vecchi leoni con ancora la voglia di lottare sul campo.
Gli azzurri partono subito all’attacco e nei primi 20 minuti non danno respiro alla retroguardia nipponica che non riesce ad imbastire nessuna trama offensiva. Al 3° minuti, su azione da touche una buona combinazione tra Bocchino e Pratichetti porta quest’ultimo alla segnatura della meta del 5 a 0, poi arrotondato a 7 punti a 0 con la trasformazione di Bocchino. Nemmeno il tempo di gustarci il replay della buona giocata che ha portato alla prima meta ed ecco che Gori con un’azione di forza trova il pertugio giusto e mette a segno la sua prima meta in azzuro. Sono trascorsi appena 10 minuti dal calcio di inizio e l’Italia si trova in vantaggio per 14 a 0. Il match sembra decisamente in discesa, ma la grinta dei nipponici ben presto vien fuori ed iniziano ad affacciarsi nella nostra metà campo mettendo in luce le difficoltà della retroguardia azzurra mettendo a segno due mete, con Usuzuki e Taira. Al resto ci pensa il piede preciso di Alridge, che porta i suoi negli spogliatoi in vantaggio con il punteggio di 17 a 14. La ripresa inizia ancora con il monologo azzurro che mette a referto altre due mete, prima con Ghiraldini e poi con Lo Cicero. Nel finale il piede di Orquera fissa il punteggio sul 31 a 24, dopo l’assegnazione di una meta tecnica in favore del Giappone.

In vista dell’ultimo Test Match, contro la Scozia, si dovrà lavorare parecchio sulla fase difensiva, in netta difficoltà nel gestire le folate degli avanti giapponesi, mentre buone indicazioni giungono dal piede di Bocchino, buono il suo 3 su 4, che forse risolvono l’ormai datato problema dei calci piazzati.

Risultato finale: Italia 31 – Giappone 24

All’Italia la sfida dei campioni

 

Italia - Spagna, sfida tra campioni

Bari, 10 agosto 2011 di Fiorenzo Di Costanzo. Allo stadio San Nicola di Bari va in scena la super-sfida tra i campioni del Mondo in carica, la Spagna di Del Bosque, e gli azzurri di Prandelli, vincitori della penultima edizione della Coppa del Mondo. L’Italia scende in campo con il 4-3-1-2: Buffon in porta; la linea difensiva è composta da Maggio, Ranocchia, Chiellini e Criscito; la linea mediana ha Pirlo come vertice basso affiancato da De Rossi e Thiago Motta; sulla trequarti trova posto Montolivo, pronto a servire Rossi e Cassano, capitano per l’occasione. La Spagna risponde con il suo “classico” 4-3-3 anche se ci sono non poche novità nell’undici iniziale: Casillas in porta; in difesa troviamo Iraola, Pique, Albiol e Arbeloa; a centrocampo i muscoli di Martinez fanno da supporto alle geometrie di Xabi Alonso e di Iniesta; in attacco Torres è spalleggiato da Silva e Cazorla.
L’Italia parte subito molto bene, pressando i portatori di palla spagnoli e attaccando la profondità ogni volta che riesce a conquistare palla. Nasce così la prima occasione della partita: Montolivo fa ripartire l’azione azzurra appoggiandosi su un defilato Cassano che gli restituisce la palla con un tocco di tacco che apre una corsia centrale per la corsa del fiorentino che cede palla a Rossi; l’italo-americano sente l’arrivo di Criscito e lo serve sulla corsa permettendo all’ex genoano di concludere con il suo piede preferito, il sinistro. Una splendida azione che avrebbe meritato il gol, ma l’urlo dei tifosi è stroncato quando la conclusione del fluidificante mancino sbatte contro il palo. La pressione azzurra si fa sentire e la difesa spagnola nei minuti iniziale è davvero in confusione e su azione di calcio d’angolo Ranocchia si ritrova un pallone interessante sul suo piede destro ma la conclusione è da dimenticare. All’11° minuto finalmente arriva il gol dell’Italia: il centrocampo fa girare bene palla e Pirlo allarga ancora una volta su Criscito che con un lancio perfetto trova il taglio di Montolivo, abile a muoversi alle spalle della difesa spagnola e ad insaccare la rete dell’1 a 0 con un tocco molto delicato che scavalca Casillas in uscita e che va a baciare la traversa. Primi 20 minuti di marca azzurra e Cassano sfiora il raddoppio dopo una bella invenzione di Rossi, ma il barese è chiuso giusto in tempo da Pique che rischia anche il fallo da rigore. Appena il centrocampo italiano abbassa il ritmo del pressing ecco però che esce la maggior qualità tecnica degli spagnoli ed arrivano anche i primi pericoli per Buffon che prima vede andare a lato un tiro di Silva deviata da Chiellini, poi, sul calcio d’angolo successivo, blocca con sicurezza una conclusione ancora dell’attaccante del Manchester City. Alla mezz’ora del primo tempo l’Italia sfiora nuovamente il raddoppio: l’azione parte dalle retrovie con una serie di passaggi molto rischiosi ma che portano a liberare tutta la fascia sinistra dell’Italia che viene puntualmente attaccata da Criscito che, come nell’occasione del gol, serve una palla deliziosa in profondità. Questa volta il destinatario è Rossi che cerca di far passare il pallone sotto il corpo di Casillas, ma il portierone iberico è bravo a deviarlo e facilitare l’intervento di Pique. La Spagna pian piano inizia a creare gioco, soprattutto grazie ai due attaccanti laterali, Silva e Cazorla, e proprio quest’ultimo al 35° minuto mette in mezzo un cross interessante per Llorente, subentrato ad un acciaccato Torres, che viene trattenuto da Chiellini. L’arbitro vede tutto e fischia il calcio di rigore. Dal dischetto si presenta Xabi Alonso che calcia centrale, spiazzando Buffon. È la rete dell’1 pari. Il gol subito non demoralizza i nostri ragazzi che nei minuti finali sfiorano il gol con Cassano che prima si vede deviare una conclusione in diagonale da un ottimo Casillas dopo una buona azione individuale, poi non trova lo specchio della porta su ottimo cross di Maggio.
Nell’intervallo la Spagna cambia molto, inserendo Villa, Acantara e il portiere Valdez, mentre Prandelli butta nella mischia Marchisio al posto di Thiago Motta. I cambi iberici incidono di più sull’andamento della partita e nei primi minuti del secondo tempo gli azzurri fanno fatica a recuperare il controllo del pallone. Le azioni spagnole tuttavia sono molto confuse e solo al 60° si vede il primo tiro nello specchio della porta, peraltro a conclusione di un’azione molto fortuita che ha portato al tiro Llorente che non riesce ad imprimere la forza necessaria per insaccare. Verso la metà del secondo tempo la Spagna ha una buona occasione su calcio di punizione dal limite ma Villa non riesce a superare la barriera e Xabi Alonso, sulla ribattuta, tira dritto per dritto. Sul capovolgimento di fronte Balotelli, entrato pochi minuti prima per Cassano, si trova uno contro tre ma trova la forza di portarsi il pallone sul destro e tenta il colpo ad effetto verso l’incrocio dei pali più lontano. Buona l’idea ma la mira di MadMario non è delle migliori. L’Italia nonostante qualche sporadica azione d’attacco, soffre molto sulle fasce, dove Silva crea molte difficoltà andando prima alla conclusione dall’interno dell’area di rigore, quando è bravo e fortunato Buffon, poi mette una bella palla in mezzo che trova Mata che tenta la conclusione acrobatica ma sulla traiettoria del tiro si trova Llorente che vanifica gli sforzi dei suoi due compagni di squadra. Quando mancano otto minuti al triplice fischio l’Italia ha una buona opportunità con Pirlo che su calcio di punizione dal limite impegna Valdez; sul calcio d’angolo susseguente la difesa spagnola va in confusione e regala palla a Pazzini che è bravo ad appoggiare all’indietro per l’accorrente Aquilani che calcia in maniera secca verso la porta; la conclusione del romano viene deviata da un difensore spiazzando il portiere Valdez: Italia 2 – Spagna 1. Le emozioni però non finiscono qui: la Spagna nei minuti finali sfiora due volta la rete del nuovo pareggio, prima con Villa e poi con Silva; ma anche l’Italia ha ancora voglia di segnare e va vicino al terzo gol con Bonucci e soprattutto con Balotelli che al termine di una azione di prepotenza non riesce ad angolare abbastanza il tiro e centra in pieno Valdez.
Risultato finale. Italia 2 – Spagna 1. Marcatori: Montolivo 11’ p.t.; Xabi Alonso 37 p.t. (rig.); Aquilani 39’ s.t.

Under 21: nel pomeriggio gli azzurrini di Ciro Ferrara hanno pareggiato a Varese contro la Svizzera, vice campione d’Europa, con il punteggio di 1 pari. Le reti sono state siglate da Drmic e Borini. Buona la prestazione dell’Italia che fa ben sperare in vista delle qualificazioni europee che prenderanno il via a settembre.

L’Italia si aggiudica il Trofeo Gianatti

Daniel Hackett

L’Italia batte la Bulgaria 80-74 e si aggiudica il Trofeo “Diego Gianatti”. La prova azzurra, però, va oltre la vittoria. Anche senza Andrea Bargnani, che da martedì prossimo, dal raduno di Roma, tornerà ad allenarsi con la squadra e le altre assenze importanti di Mordente, Cinciarini, Maestranzi e Cavaliero per l’Italia l’intero torneo è stato un test significativo: “ Per me è importante trovare un linguaggio comune in campo – ha dichiarato il ct Simone Pianigiani- e finché c’è stata brillantezza questo si è visto. Abbiamo letto bene le situazioni, giocando insieme. Forse siamo ancora teneri in difesa. Mi è piaciuto il fatto che anche quando c’è stato calo fisico c’era comunque il desiderio di portare via la vittoria per quanto sia simbolica.
“Anche quando eravamo stanchi infatti –spiega Pianigiani- abbiamo resistito e questo è buon segnale di carattere e mentalità. Nella zona siamo indietro, e le cose da aggiustare sono tante. Devo anche dire che le cose che volevamo provare in questo raduno più o meno le abbiamo fatte. Volevamo farle con tutti i giocatori ma ora che è risolta la situazione anche con Andrea possiamo farlo.
“Da martedì –continua Pianigiani- abbiamo un giocatore di talento in più. E’ la prima volta che le nostre tre prime punte possono giocare insieme e possiamo andare sui dettagli. Abbiamo delle caratteristiche, ci esponiamo a cercarle. Alcune cose sono quelle che ci devono permettere di stare in partita. Se noi non difendiamo non c’è attacco o rimbalzo che tiene. Stiamo lavorando nei recuperi per rimediare a quello che perdiamo sui rimbalzi. Noi non possiamo vendere fumo. Questo è un momento di ripartenza. Possiamo solo crescere.”
E’ stata una gara corale: Mancinelli si tuffa in difesa, recupera palloni, in attacco velocizza la manovra e distribuisce assist: non male per un ala forte.
Belinelli cava le castagne dal fuoco: rintuzza tutti i tentativi della Bulgaria di recuperare.
Gallinari spinge avanti la squadra, anche solo con i tiri liberi segnandone tredici in fila prima di sbagliarne uno. Chiuderà con 15/16 e 20 punti, suo record in Nazionale.
Ma poi c’è il grande lavoro sotto canestro di Cusin e Renzi, la difesa e il contropiede di Hackett, la capacità di tutti di recuperare alle crisi quando di presentano sotto forma di un scelte affrettate o di distrazioni difensive. E poi ci sono i cinque punti consecutivi di Luca Vitali che sono una buona notizia.
Datome spinge, lotta, difende, mette in difficoltà l’attacco Bulgaro. L’Italia prende cosi un primo vantaggio al 17’ (43-29), ma tre triple bulgare tra Videnov e Velikov rimettono in discussione tutto (45-38 al 20’ )
La Bulgaria è sostanzialmente una squadra tosta, coriacea, con giocatori dal fisico quadrato, come i gemelli Ivanov e il centro Banevv, lottatori al limiti del fallo, che non si lasciano intimorire facilmente. Non si lasciano staccare facilmente, sono sempre a ruota, sempre pericolosi.
L’Italia con le giocate di Belinelli e Mancinelli si mette a distanza di sicurezza (64-52 al 29’ ) e stringe in difesa provando con la zona 3- 2 a mettere ancora di più in difficoltà la Bulgaria.
Due tecnici alla panchina bulgara riscaldano l’ambiente: si lotta su ogni palla, la partita si fa nervosa, l’Italia diviene progressivamente meno lucida, cerca soluzioni individuali e la Bulgaria che si trova a proprio agio nella confusione, recupera fino a -5 (79-74) a 59 secondi dalla fine.
L’Italia stringe i denti, con Datome recupera un rimbalzo offensivo su tiro di Belinelli, gestisce la palla. Sul fallo sistematico bulgaro Belinelli va ai liberi. Uno fuori, uno dentro e l’Italia vince 80-74.

La Nazionale di basket tornerà a radunarsi martedì 2 agosto a Roma. Al raduno è sarà presente anche Nicolò Melli, che la scorsa settimana con la Nazionale under 20 ha vinto la medaglia d’argento all’Europeo di categoria a Bilbao.

ITALIA-BULGARIA 80- 74 ( 28- 19, 45- 40, 66- 54, 80- 74)
ITALIA: Poeta 4 (0/0,0/1,4/6), Mancinelli 4 (2/5,0/2,0/0), Gallinari 20 (1/4,1/3,15/16), Vitali 5 (2/2,0/0,1/1), Cusin 11 (5/5,0/0,1/2), Datome 2 (0/3,0/0,2/2), Renzi 8 (4/5,0/0,0/0), Hackett 4 (2/4,0/0,0/2), Belinelli 19 (8/17,0/5,3/6), Carraretto 3 (1/2,0/3,1/2), ITALIA: T2:25/47, T3:1/14, TL:27/37, FF: 22, FS: 27, PP: 6, PR: 9, RD: 24, RA: 8, RT:32. Allenatore: Simone Pianigiani. Assistente: Luca Dalmonte.
BULGARIA: Ivanov 12 (4/6,1/3,1/1), Ivanov 10 (3/6,0/1,4/4), Avramov 7 (1/1,1/2,2/2), Kostov 11 (4/4,1/5,0/0), Videnov 18 (3/4,3/8,3/4), Marinov 3 (0/1,1/1,0/0), Georgiev 4 (0/1,0/0,4/4), Lilov, Georgiev 0 (0/1,0/2,0/0), Velikov 5 (0/0,1/3,2/4), Banev 2 (1/2,0/0,0/2), Varbanov 2 (1/2,0/0,0/0), BULGARIA: T2:17/28, T3:8/25, TL:16/21, FF: 27, FS: 22, PP: 18, PR: 3, RD: 28, RA: 7, RT:35. Allenatore: Rosen Barchovski. Assistente: Ivan Cholakov.
Arbitri: FACCHINI Fabio,MATTIOLI Gianluca,BEGNIS Roberto. Spettatori: 1200.
Note: 5 falli: Mancinelli (79-74, al 40’ ). Due falli tecnici alla panchina bulgara al 33’ (70-61) e al 34’ (72-63)

Deltaplano: l’Italia e Ploner ancora campioni del mondo

Italia e Ploner campioni del mondo

Dopo quelli del 2009, sono ancora l’altoatesino Alex Ploner e la nazionale azzurra a conquistare i titoli mondiali di volo in deltaplano, superando 146 piloti provenienti da 35 nazioni.
A Christian Ciech, trentino trapiantato a Mornago (Varese), va la medaglia d’argento, davanti allo sloveno Primož Gričar ed al giapponese Koji Daimon. Elio Cataldi di Vittorio Veneto (Treviso) conclude con un eccellente quinto
posto.
Del team azzurro facevano parte anche Davide Guiducci di Villa Minozzo (Reggio Emilia), Filippo Oppici di Parma, Karl Reichegger di Falzes (Bolzano), Suan Selenati di Arta Terme (Udine), Vanni Accattoli di Recanati (Macerata), gli accompagnatori Andrea Bozzato di Verbania e Alba Tombollato di Padova, guidati dal CT Flavio Tebaldi di Venegono Inferiore (Varese).
Seguono l’Italia nella classifica a squadre Francia, Austria, Giappone e Gran Bretagna.
Ai vertici del mondo c’è anche la Icaro 2000, prima ditta di costruzione di deltaplani in Europa, compresi quelli di Ciech e Ploner. I deltaplani costruiti vicino Varese vantano una decina di titoli tra mondiali e
continentali e 9000 sono gli esemplari messi in cielo nel 2010. I campionati hanno vissuto due settimane difficili a causa del forte vento e delle perturbazioni, condizioni pericolose per la sicurezza dei piloti. Gli
organizzatori, uno staff di 32 persone, hanno cancellato o sospeso tutte le task, escluso due, rispettivamente di 118 e 111 chilometri.
Dal decollo sul Monte Cucco i piloti hanno sorvolato parte dell’Umbria e dei suoi borghi medievali, località ancora più affascinanti se viste dall’alto durante il volo silenzioso di un deltaplano. Atterraggio a Sigillo in località Villa Scirca. Questa vittoria conferma che in poche discipline sportive l’Italia ha vinto tanto quanto nel volo libero, cioè quello senza motore, soprattutto in deltaplano oltre che in parapendio.

Il Profeta

Regia di Jacques Audiard

Con Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Reda Kateb, Hichem Yacoubi

Drammatico – Francia, Italia – 2009

Elisa Zini Vincitore a Cannes del Gran Prix du Jury (Gran Premio della Giuria) e già premiato con 9 César, Il Profeta conquista anche il pubblico italiano. Il nuovo film di Jacques Audiard, interpretato magistralmente dall’esordiente e pluripremiato Tahar Rahim (Malik El Djebena), ha scandalizzato la Francia facendo molto discutere.

Malik El Djebena è un ragazzo di diciannove anni ed è analfabeta. Si ritrova a dover scontare sei anni di carcere per aver sparato a un poliziotto. Malik è un ragazzo mite, dall’ animo tranquillo. Fragile, solo, insicuro, senza genitori, allevato in orfanotrofio, non ha nulla con sè quando entra in prigione: vecchi vestiti buoni solo per fare stracci, una banconota ripiegata e ben nascosta, un paio di scarpe da ginnastica che gli saranno rubate dai compagni di prigionia nel giro di pochi minuti.                  La vita in prigione è violenta, cruda, corrotta: Malik deve imparare a sopravvivere se non vuol morire. Così il giovane, grazie alle capacità di adattamento, alla sua intelligenza e al suo coraggio, riuscirà ad entrare sotto la protezione di alcuni detenuti Corsi, tra cui spicca l’ergastolano César. Studia Malik, impara a scrivere e a parlare lingue diverse dalla sua. L’amicizia con un insegnante nord africano lo riavvicina in parte alla sua cultura d’origine: un respiro dalla stessa terra, un bisogno di appartenenza, forte tra le sbarre grigie di un carcere. La prigione diventa un microcosmo di rapporti di potere, dove solo il più forte può sopravvivere. Un gioco di forza a cui tutti devono sottostare. Malik, suo malgrado, capirà quali sono i meccanismi che regolano la vita dietro le sbarre e lentamente riuscirà a costruirsi la propria credibilità. Al termine della sua reclusione Malik è diventato un uomo temuto e rispettato, con un giro d’affari sporchi da gestire.

Il carcere come specchio della società. Metafora efficace, quella del regista Audiard, che analizza la trasformazione del giovane Malik, da vittima a criminale, a causa di una collettività incapace di sentire e rispondere al suo richiamo di aiuto. Malik entra in prigione a 19 anni senza famiglia, affetti, praticamente analfabeta e ne uscirà sei anni dopo colto, poliglotta, ricco e soprattutto potente. Il carcere educa con regole non scritte. La vita in prigione non è altro che un insieme di relazioni forzate, costrette, che sfociano in violenza: quella violenza che si ritrova anche fuori nella società moderna, tra gli uomini “per bene”: stessi meccanismi, stesse dinamiche, stessa violenza. Le diverse etnie all’interno del carcere fanno da sfondo al conflitto, ma non ne sono la causa scatenante. Il potere e il denaro vincono sopra a tutto, dominando le relazioni. Cinica visione per un film francese curato, attento, forse dallo sguardo troppo rassegnato.