I sogni da bambini e i conti con la realtà, la fretta e la disillusione che spesso accompagnano il passaggio all’età adulta… E cosa si fa con quei sogni? Si tengono in noi, in un angolo del cuore, o si tramutano in altro che appartiene alla realtà?
«Credo che i sogni non muoiano mai, ma cambino forma. Da bambino volevo diventare astronauta, e oggi, in un certo senso, continuo a guardare il cielo solo con altri occhi. Forse crescere significa proprio questo: imparare a portare quei sogni dentro la realtà, a trasformarli in qualcosa che ci appartiene, che ci somiglia. Himalaya nasce da questa consapevolezza: che ogni sogno che abbiamo avuto da bambini è ancora lì, solo che a volte parla con una voce diversa»
Quando si è pronti per scalare l’Himalaya?
«Quando smetti di avere paura di cadere. Per me “scalare l’Himalaya” è una metafora del mettersi a nudo, dell’avere il coraggio di affrontare se stessi, di guardare in faccia i propri limiti e provare comunque a superarli. Non credo esista un momento giusto: arriva quando senti che non puoi più restare fermo, quando qualcosa dentro di te ti spinge a muoverti, anche se fa paura»
Cosa ti ha “dato” questo singolo Himalaya e cosa credi possa “dare” agli ascoltatori?
«Himalaya mi ha dato la possibilità di riconciliarmi con la mia parte più fragile, quella che sogna ancora anche quando la vita sembra chiederti di smettere. È un brano che mi ha insegnato che la forza non è nell’essere invincibili, ma nell’ammettere di avere paura e andare avanti lo stesso. Spero che chi lo ascolta possa sentirsi meno solo, possa ritrovare la voglia di crederci, anche dopo le delusioni. Vorrei che fosse una carezza per chi si è sentito perso, e un promemoria per ricordare che ogni montagna può essere scalata, un passo alla volta»
Intervista a cura di Davide Falco
Giuseppe Cacciapuoti, classe 1997, in arte Revelè, è un artista, attore e autore partenopeo la cui ricerca abbraccia la musica, il teatro e la scrittura come forme complementari di una stessa tensione poetica. Il progetto mescola pop elettronico, sonorità urban, atmosfere cinematografiche e testi profondamente viscerali, in un dialogo costante tra fragilità e potenza.
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