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lunedì, Giugno 27, 2022

La storia di Alessandro: ventitré anni, con una grave disabilità, vince l’oro nel salto in alto

Alessandro Brancale ha ventitré anni e da sette è uno dei ragazzi ospiti del Serafico di Assisi, Centro italiano tra i più rinomati per la riabilitazione e la cura di bambini e giovani adulti con disabilità gravi e gravissime. La sua passione per lo sport è forte, da sempre. E con le Special Olympics, i Giochi destinati a ragazzi con disabilità intellettiva, il suo sogno si è trasformato in realtà: Alessandro è diventato un campione. E a Torino, nel corso della XXXVII edizione in cui hanno partecipato oltre 3mila atleti provenienti da tutta Italia, per ben due volte è salito sul gradino più alto del podio conquistando due ori: uno nei 110 metri a ostacoli, l’altro nel salto in alto, la sua specialità.

Alessandro fin da piccolo è sempre stato un bambino dolcissimo, racconta la sua mamma, ma non stava mai fermo, “saltava e correva dappertutto, non si fermava davanti a niente: che fosse una panchina, una sedia o una staccionata, lui doveva saltarla. Si sente libero così, attraverso il salto e la corsa”. E sono proprio quei salti che lo hanno portato in alto, conquistando uno dei due ori ai Giochi di Torino.

Come ogni atleta che si rispetti, la vittoria è arrivata grazie all’allenamento costante con il coach Daniele Gullia, tecnico Afa (Attività Fisica Adattata). “Alessandro fin da subito ha dimostrato le sue abilità sportive – ha spiegato Gullia -. Certo, è stato necessario lavorare sulla tecnica e sulla tattica perché all’inizio aveva solo voglia di correre e saltare dappertutto. Poi, poco alla volta, tutta la sua energia è stata incanalata e l’atletica è stata una scelta naturale diventando in poco tempo una delle sue attività principali”. E quindi via con gli allenamenti quotidiani in compagnia del ‘mister’: migliorando la resistenza con il trekking e con lo spinning, la coordinazione con il nuoto e l’elasticità con tante ore di esercizi in palestra.

Nel momento della proclamazione dei vincitori, a Torino, erano tutti molto emozionati, Alessandro in primis: “Continuava a saltare da una parte all’altra, era incontenibile – racconta Gullia – aveva l’argento vivo addosso e la sua gioia era contagiosa! Con le due medaglie al collo mi ha chiesto di fargli tantissime foto, voleva che le facessi vedere a chiunque”. Poi la telefonata a Francesca Di Maolo, Presidente dell’Istituto Serafico, ad Assisi: “Ho vinto! Ho vinto le medaglie” le ha gridato nella cornetta non riuscendo a contenere l’entusiasmo e facendo una delle cose che gli riesce meglio: saltare da una parte all’altra.

“E’ stata una soddisfazione enorme – continua a raccontare Gullia – perché è saltata l’ultima edizione per via del covid e allenarsi con le restrizioni dovute alla pandemia non è stato facile”. Ma se Alessandro nel salto in alto era una sicurezza, la sorpresa è arrivata dai 110 ostacoli: “Si trattava della prima volta in questa specialità ma dopo il secondo posto nei preliminari ci siamo messi al lavoro”. Alessandro si è affidato in tutto e per tutto al suo coach: “Non faceva altro che ripetermi ‘sì, ok, lo faccio come dici tu’. Ed è incredibile come abbia recepito i miei consigli in così poco tempo; da tecnico, infatti, è stato un momento unico: spiegargli come e quando doveva saltare e vederlo affrontare l’ostacolo con quella voglia…. niente da aggiungere, solo che è stata un’emozione meravigliosa” ha aggiunto Gullia.

Ma se le gare sono importanti specialmente per i ragazzi, che possono conquistare proprio come i loro beniamini le tanto agognate medaglie, in realtà sono solo il culmine di un percorso articolato e profondo, importante anche sul piano umano oltre a quello riabilitativo. Le attività che svolgono nell’ambito delle Special Olympics oltre a un allenamento atletico, utile per la loro riabilitazione fisica e posturale, permettono anche di sviluppare importanti aspetti relazionali e di socializzazione. In primo luogo imparano a rispettare regole e turni. Partecipare alle gare, poi, permette loro di confrontarsi tra pari per migliorarsi e superare il senso di frustrazione; questo perché ogni atleta partecipa alle competizioni sapendo di poter arrivare primo e di gareggiare alla pari con tutti gli altri.

Serafico di Assisi

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