Esce “L’innocenza spezzata”, il nuovo libro di Antonella Napoli

cover innocenza spezzata
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La nuova opera dell’autrice del best seller “Il mio nome è Meriam”, edito da Piemme, tradotto in sei lingue e pubblicato in otto paesi, vive sotto sorveglianza dopo aver ricevuto ripetute minacce da estremisti islamici

Una storia vera raccontata da una delle penne più conosciute del giornalismo di politica estera in Italia. “L’innocenza spezzata”, Edizioni Gorée, di Antonella Napoli è stato presentato questo fine settimana nell’edizione 2019 di BookCity, al Museo delle culture di Milano.

La giornalista, che vive sotto sorveglianza e ha ricevuto la Medaglia di rappresentanza della Presidenza della Repubblica, ha dedicato il suo nuovo libro a Giulio Regeni, il giovane ricercatore friulano ucciso in Egitto nel 2016 e sul cui omicidio non è stata fatta ancora piena luce.

La Napoli nella sua ultima opera racconta la storia di Suleya, una bambina di 12 anni che ha perso i propri genitori, il padre ucciso e mutilato sotto i suoi occhi e la madre stuprata e fatta sparire dai ribelli del Lord’s Resistance Army (Esercito di liberazione del Signore) arrivati un giorno nel suo villaggio per fare razzie. Rapita e portata in una scuola di addestramento nella jungla tra Uganda e Congo sarà destinata alla vita di bambina – soldato e di schiava sessuale.

La sua esistenza si intreccia a quella di altre centinaia di vittime del reclutamento forzato nei conflitti. Strappati a vite semplici, ma felici fino a quando non sono state stravolte dall’irruzione di un commando di guerriglieri nel loro villaggio. Gli adulti mutilati e uccisi sotto gli occhi dei propri figli, il principale obiettivo dei ribelli, i piccoli rapiti e portati in una scuola di addestramento destinati a trasformarsi ben presto in bambini – soldato e schiavi sessuali. Le loro missioni, spesso pericolosissime perché costretti a infiltrarsi in territorio nemico, erano finalizzate ad avere informazioni essenziali sulle postazioni militari governative affinché potessero lanciare gli attacchi a cui loro stessi prendevano parte.

Ancora oggi, migliaia di fanciulli vivono la stessa drammatica condizione in diversi Paesi africani. Particolarmente vulnerabili al reclutamento e all’impiego nelle situazioni di guerra a causa della loro immaturità fisica ed emotiva, questi piccoli predestinati a una esistenza fatta di violenza e soprusi, vengono separati dalle loro famiglie, drogati, torturati, violentati, costretti ad uccidere. Questo libro, realizzato con contributi raccolti in Sudan, Uganda e Repubblica Democratica del Congo, propone resoconti tragici e crudi di realtà troppo spesso ignorate.

L’utilizzo dei bambini soldato è una delle più crudeli violazioni dei diritti dell’infanzia. Dietro al dramma dei piccoli combattenti si agita un fenomeno di dimensioni planetarie: dallo sfruttamento delle risorse naturali (petrolio, diamanti, oro, coltan) da parte di oligarchie locali e potenze straniere, alle guerre per il controllo di questi traffici fino al business legato alla vendita delle armi.

Il profilo dell’autrice

 Editorialista e analista di questioni internazionali per importanti testate nazionali, come Repubblica, L’Espresso, Left e molte altre, Antonella Napoli ha realizzato reportage in Libano, Siria, Birmania, India, Botswana, Uganda, Congo, Sudan, Repubblica Centrafricana e altri stati africani e mediorientali. Dal 2019 dirige ‘Focus on Africa’, il primo magazine italiano dedicato al continente africano. Dal 2016 coordina la campagna “Free Turkey Media” in Italia ed è stata nella delegazione di osservatori internazionali che hanno seguito i processi ai giornalisti turchi arrestati con false accuse di propaganda del terrorismo.

Nel 2013 ha ricevuto la Medaglia d’oro di Rappresentanza della Presidenza della Repubblica per il libro reportage, divenuto una mostra itinerante, “Volti e colori del Darfur”. Nel 2018 le è stato assegnato il premio Freelance international press.

È membro dell’ufficio di presidenza di Articolo 21, di cui fa parte dal 2006.

Autrice di quattro libri, tra cui il best seller “Il mio nome è Meriam” che racconta la vicenda di una giovane cristiana condannata a morte in Sudan per apostasia, pubblicato nel 2015 da Piemme e tradotto in sei lingue e pubblicato in otto paesi, ha ricevuto ripetute minacce da estremisti islamici per le sue inchieste in paesi africani e del Medio Oriente. Lo scorso gennaio a Khartoum, capitale sudanese dove si era recata per raccontare le rivolte contro il regime del presidente Bashir, poi deposto da un golpe, è stata anche fermata e trattenuta per alcune ore dalle autorità locali per impedirle di documentare quanto stesse avvenendo.

È stata l’unica giornalista occidentale a realizzare un reportage sulle ricolte in Suda, “Bashir, la resa dei conti” andato in onda su Tv2000 nell’aprile 2019, con il quale ha anticipato quanto poi avvenuto con la destituzione del presidente dittatore.

Lo scorso giugno, attraverso una lettera recapitata alla Federazione nazionale della stampa i Fratelli Musulmani sudanesi, facendo esplicito riferimento alla sua attività professionale, le hanno intimato di non tornare più in Sudan: “Pensi di essere al sicuro ma fratelli musulmani sudanesi sono anche in Italia e ti conoscono bene. Stai attenta perché la prossima volta non ci limiteremo a una lettera” l’esplicita minaccia contenuta nella missiva per la quale è stata disposta nei confronti della giornalista una sorveglianza quotidiana.

Anche dal fronte interno Antonella Napoli è stata più volte raggiunta da insulti e da minacce sui social da ambienti neo fascisti – nazisti e razzisti per il suo vibrante ruolo pubblico su Twitter e Facebook.

Sugli episodi di intimidazione e lesivi della dignità della giornalista, a seguito delle sue denunce, sono stati avviati dei procedimenti giudiziari.

La sua ultima opera, “L’innocenza spezzata”, pubblicata nel 2019 da Edizioni Gorée, parla della piaga devastante dei bambini soldato.