Norden – Terza parte –

Nella sua indagine analitica Norden recupera tutti quegli elementi dottrinali, giovandosi del metodo comparatistico, da “Norden esemplarmente fornito, sulla scorta di personaggi del calibro di Reitzenstein, Wendland, Dieterich, Weinreich”.

L’indagine analitica del Norden non si ferma solo all’ambiente pagano, dal quale- secondo Norden- sarebbe scaturito il cristianesimo; cristianesimo “derivante dalla necessità di coprire gli spazi vuoti lasciati dal paganesimo-come il problema fondamentale del mondo tardoantico”, ma prosegue anche in quello giudaico cercando di effettuare, da un lato, una maggiore ricerca all’interno dei rapporti tra giudaismo e cristianesimo “nell’ambito della tematica escatologica da cui appare così informata la predicazione di Gesù” e, dall’altro, di attribuire una maggiore scientificità, sull’orma della scuola “storico-religiosa” agli studi neotestamentari, includendone la questione dei sinottici e, in particolar modo, la storicità di Gesù.

In poche parole Norden adottò la critica storica nella sua indagine analitica, ma ben presto si accorse che tale critica incontrò forti resistenze nel settore della teologia dogmatica, per cui egli non tralasciò quasi alcuno degli argomenti che erano stati i capisaldi dei vari interpreti gottinghesi: le forme religiose di massa e “popolari” del cristianesimo delle origini, intese anche nel loro aspetto più ampio, esotico e persino “irrazionale”, la magia e l’attenzione per il fiabesco e il soprannaturale.       

Partendo da questi presupposti, cioè applicando gli elementi della critica storico-religiosa alla sua analisi filologica, Norden focalizzò la sua ricerca sul libro degli Atti degli Apostoli e, più precisamente, sul discorso di Paolo all’areopago. Secondo la Moreschini il fatto che Norden sia giunto alla seguente conclusione, cioè di aver subordinato la stesura del discorso di Paolo alla fonte greca, direttamente riconducibile alla persona di Apollonio di Tiana, rappresentò uno dei punti più deboli di tutto il lavoro di Norden.

Il punto forse più debole di tutta la costruzione di Norden non appare tanto…….quanto piuttosto il voler a tutti i costi subordinare la stesura del discorso sull’Areopago, considerato inserzione più tarda, ad una fonte greca: donde il cimentarsi con la figura e la biografia  di Apollonio di Tiana, il santone e filosofo pagano fin dal III secolo posto in contrapposizione a Cristo, in virtù di comuni doti di vita ascetica.

Norden dà una chiave di lettura del discorso di Paolo all’areopago, prendendo le mosse da alcuni temi di origine stoica e sofista; temi che erano comuni alle predicazioni dei filosofi e che erano più o meno coevi all’apostolo. Partendo da ciò egli “individua nel carattere «biografico» dell’opera filostratea (…) il parallelo più immediato per quella che gli appariva la biografia di Paolo, fin dalla comune origine e dai viaggi di predicazione nell’Asia Minore

Rifacendoci a motivi filosofici coevi al primitivo cristianesimo Norden, secondo la Moreschini, non avrebbe fatto altro che mutare al singolare, cioè al monoteismo, le iscrizioni greche pregne di sfumature politeistiche:  la testimonianza che meglio rende ragione della mentalità pagana del periodo, nella sua formazione filosofica e retorica, con i suoi interessi per l’astrologia, con la sua conoscenza, anche se superficiale, di certe dottrine filosofiche allora diffuse presso le persone colte, è rappresentata dalle preghiere conclusive di vari libri della Mathesis (…), tra cui spicca quella al sole optimus maximus, divinità suprema, intelletto e governo del mondo.