La Momola Menardi con Alessandra Faiella

Ogni volta che ci avviciniamo ai “mostri sacri” e Franca Valeri è un mostro sacro, abbiamo mille dubbi, mille paure, mille domande. E’ possibile oggi godere solo della sua scrittura e non della sua presenza in scena? Franca Valeri è stata la prima che in ogni suo giorno della vita erige, o fa erigere, una piramide di famiglia. Non preoccupatevi: nessun morto. Tutti vivi. Vivi e vividi. Pagliacci, pupazzi e ragazzi di ogni età che partecipano al coro senza stonare. “Cuore di pancia” è il diario di un carrozzone e di due maternità. E’ un romanzo e un’opera teatrale in cui autoironia e disagio convivono felicemente sino al nono mese, nel suo caso anche meno, di gestazione di una creatura. Due creature che rispondono al nome di Andrea e Angelica. Se ne hanno voglia. Federika ha la kappa (perché negarlo?).

La kappa di Pinketts, una kappa che contiene il mondo “in un guscio di noce” direbbe Heine. Però Heine sosteneva che non si può contenere il mondo in guscio di noce. (E’ una delle mie frasi preferite, la cito anche quando non c’entra una mazza. Insieme a

“Sono un predicatore vestito da saltimbanco” di G. B. Shaw, ma in tante donne un’unica donna contemporanea. I vari personaggi convivono e si contraddicono in un’unica anima. Alla straordinaria staticità interpretativa della Valeri, proviamo a contrapporre una donna in movimento sulla sua palla, sul suo mappamondo “chapliniano”. Parla, si racconta, attende, telefona, canta e ci fa ridere e sorridere. Libellula felice evocatrice di “tutti da Fulvia il sabato sera” (personaggio tratteggiato dai bravissimi Pericoli e Pirella), ma anche corpo immobile, perplesso nella sua divertente follia beckettiana. Alessandra Faiella con la sua acuta ironia e la sua intelligente comicità, mi ha permesso di lavorare la complessità dell’animo femminile, restituendo la scrittura di Franca Valeri immutata nel tempo, comica, ironica, graffiante, moderna. Eterna.   

Milvia