Paolo Conte

Festival Villa Arconati

26 giugno – 24 luglio 2012

27 giugno 2012, di Elisa Zini – Paolo Conte torna a Villa Arconati ed inaugura la 22a edizione del Festival in una serata colma di eleganza e nostalgia: nostalgia e amore per il jazz degli anni Venti, che ha da sempre influenzato e affascinato lo stile del grande cantautore astigiano.

Giacca, maglia e pantaloni neri, mano lungo i fianchi a tenere il tempo e poi una carezza al pianoforte, saluta così Conte il suo pubblico mentre si diffondono le prime note dal palco. Pianoforte che per il concerto di Villa Arconati è rivolto verso il pubblico, inconsueto per Conte la cui timidezza lo porta a volte a dare le spalle. Dieci musicisti di rara bravura e molti strumenti a loro disposizione: chitarre, sax alto, sax soprano, clarinetti, contrabbasso, batteria, tastiera, violino, pianoforte, xilofono, vibrafono, percussioni e fisarmonica. Un ensemble che avvolge il seducente scenario della villa e lo trasporta fuori dal tempo.

Alle prese con una verde milonga, Blue Tangos, Dancing, Vieni via con me, Bartali, Diavolo Rosso, Gioco d’azzardo, sono solo alcuni dei brani che Conte regala al Festival, in una serata davvero indimenticabile. In Gioco d’azzardo ascoltando le parole “c’era tra noi un gioco d’azzardo ma nulla ormai nel nostro sguardo” non ci si accorge che poi a parlare restano solo i fiati: in uno splendido assolo continuano a raccontare le note di un amore finito, con un finale che strappa un lungo e meritato applauso. Anche Vieni via con me è molto apprezzata e con Bartali Conte si diverte a stravolgere la versione più conosciuta: sul palco inizia a suonare lo xilofono e lentamente, come al rallentatore, il pubblico inizia a riconoscere la melodia; a metà canzone si torna ad un ritmo incalzante, come adora suonare Enzo Jannacci, in un contrasto eccezionale.

Con Diavolo Rosso Conte rievoca le sue origini attraverso la musica. Astigiano, nato nel giorno dell’Epifania, nel 1937, da una famiglia borghese. Il padre, notaio, nutre un’autentica passione per la musica jazz e durante i suoi viaggi a Parigi riesce a comprare dischi il cui ascolto è proibito dal regime fascista, tronfio di nazionalismo. Ed è proprio ascoltando i dischi del padre che Conte muove i suoi primi passi nel meraviglioso mondo del jazz, facendo scorta di sapori, odori, sospiri, melodie che riaffioreranno con forza negli anni a venire.

Una serata magica, di atmosfera, d’altri tempi.