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venerdì, Luglio 10, 2026

Manlio Cancogni, Toro delle meraviglie

IL LIBRO

 

Italia, 1946. Le tracce della guerra sono ancora profonde, ma nel Paese si avverte l’allegria di un mondo che, dopo tanto orrore, si scopre ancora vivo e ha voglia di ricominciare. E il Toro, il grande Toro capitanato da Valentino Mazzola, è uno dei simboli di quel fermento. Capace di scatenare forti entusiasmi, passioni intense, come quella che spinge il giornalista trentenne Manlio Cancogni a farsi centotrenta chilometri in bicicletta, da Fiumetto all’Ardenza, andata e ritorno, per veder giocare il Torino delle meraviglie, la più bella squadra mai vista. Livorno- Torino: zero a tre. Indimenticabile.

Quel viaggio su due ruote oggi è l’occasione per lo scrittore, grande amante del calcio, di rievocare l’Italia del dopoguerra: il silenzio e la solitudine della città di Pisa ferita dalle bombe, la base americana, il campo dei prigionieri tedeschi di Tombolo e il devastato centro storico di Livorno contrapposti al fragore dello stadio dove la squadra granata, con le sue prodezze, riesce a far dimenticare tutte le miserie.

Poi gli anni di Roma, quando Cancogni è al settimanale Mondo d’Oggi, e con lui ci sono il direttore Giorgio Bassani, Carlo Laurenzi e il pittore Valentino, e tutti, chiuso l’ufficio, andavano a Villa Borghese a tirare due calci al pallone con i ragazzi del quartiere.

Una storia dove vita e calcio s’intersecano, diventano l’una lo specchio dell’altro, per raccontare un Paese che non c’è più. Un mondo fatto di bravi ragazzi, educati, senza divismo, dove undici giocatori, grandi uomini e grandi campioni, stanno così bene insieme che insieme rimangono fino alla fine: Superga, 4 maggio 1949. E diventano leggenda.

L’AUTORE 

Manlio Cancogni, nato a Bologna, classe 1916, dopo una breve parentesi da insegnante di filosofia, ha intrapreso la carriera di giornalista e scrittore. Ha lavorato per i più importanti giornali italiani tra cui il Corriere della Sera, La Stampa, L’Europeo, l’Espresso. Dagli anni Sessanta agli Ottanta ha ottenuto numerosi riconoscimenti letterari, tra cui il Premio Strega nel 1973 con il romanzo Allegri, gioventù e il Premio Viareggio nel 1985 per Quella strana felicità. Nel 2010 si è aggiudicato il Pen Club italiano.

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Davide Falco

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