Posti in piedi in paradiso

Regia di Carlo Verdone

Con Carlo Verdone, Marco Giallini, Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti

LEZIONI DI CINEMA CON CARLO VERDONE AL LO SPAZIO CINEMA ANTEO, MILANO

29 febbraio 2012, di Elisa Zini – Grande successo di pubblico per il nuovo film di Carlo Verdone, proiettato in anteprima ieri pomeriggio all’Anteo spazio Cinema di Milano. A partire dalle 15.45 il cinema Anteo ha omaggiato il suo pubblico con la proiezione del film “Posti in piedi in paradiso” seguita da un’intervista a Carlo Verdone condotta da Paolo Mereghetti, esperto critico cinematografico.

Tre uomini, separati dalle loro mogli e alle prese con assegni di mantenimento, decidono di condividere un appartamento per sostenere i costi dell’affitto. Verdone è proprietario di un negozio di vinili, ancora legato al suo passato di produttore discografico di successo, Pierfrancesco Favino è un critico cinematografico in declino e Marco Giallini è un agente immobiliare che non riesce a vendere case. La convivenza costringerà i protagonisti a condividere, intrecciare le loro vite insieme a quelle dei loro figli. Una commedia divertente, capace di trattare temi importanti come la precarietà a livello economico e familiare con leggerezza e ironia, lasciando un messaggio di speranza in mano alle nuove generazioni.

Molto atteso l’incontro con il regista Carlo Verdone alla fine della proiezione. Sul palco dell’Anteo salgono Carlo Verdone, Marco Giallini e Paolo Mereghetti.

Come hai scelto le professioni dei tuoi protagonisti, oltre al tuo che conosciamo?

Serviva un trascinatore per farci incontrare e Marco Giallini andava bene come agente immobiliare capace di fare una tac a me e Favino. Ho pensato subito a lui dopo “Io, loro e Lara”. Il mio sceneggiatore ha pensato ad un ruolo da intellettuale. Uno scrittore? Ma no, meglio un critico cinematografico. Favino è stato l’ultimo ad unirsi al cast.

Che i figli siano meglio dei genitori è un tema che ti sta a cuore, che c’è in altri tuoi film vero?

Si, mi sta a cuore. I ragazzi cercano qualcuno che li possa guidare ma non sanno chi scegliere, non hanno riferimenti importanti. La nostra società è molto vecchia, non dà un ricambio; i giovani hanno voglia di fare, ma chi li allena?

Una delle caratteristiche del film è la sincerità, insolita nel cinema italiano. Il tuo personaggio ti assomiglia nel film, sembri proprio tu, senza maschere…

Ho sentito la necessità di fare un passo indietro, senza l’uso di gesti eclatanti. Questo film ha una regia teatrale: non c’è la nevrosi di oggi nelle riprese. Gli attori si muovono attorno alla macchina ferma, è un film “largo” dove non compaiono primi piani, facile soluzione, ma le inquadrature comprendono sempre due se non tre attori alla volta e tutti si muovono insieme. I miei attori li tratto sempre con molta cura e in questo film viene fuori la loro forte capacità di recitazione.

Come lavori con gli attori? Sei un regista autoritario?

Gli attori dei miei film li conosco tutti prima di sceglierli. Conosco Marco Giallini, è un amico, conosco Micaela Ramazzotti, usciamo insieme, chiacchieriamo, l’ho ritrovata matura, più bella, estremamente ironica e conoscendoli comincio a cucirgli addosso la parte. Mi mancava Favino, che non conoscevo, infatti è l’unico per il quale ho modificato un po’ la sceneggiatura pensata inizialmente. E’ stato l’ultimo attore ad arrivare nel cast. Scrivo sul temperamento essenziale dei miei attori, sul DNA dei protagonisti. Con Micaela ad esempio lavoro sui lati forti, potenti che ha e tralascio quelli dove può essere meno convincente. E’ il modo migliore per non farli sbagliare. Il cast deve essere un salotto, sereno dove regna la calma, ci si diverte e non si urla. Nei miei set è sempre quasi nata un’amicizia. Non sono un regista dittatoriale.

Alle 18.30 Verdone prende una pastiglia con un bicchiere d’acqua e il pubblico applaude divertito. Verdone risponde: ”E’ ora dell’…., una pastiglia per l’esofagite da reflusso, una malattia di noi attori di cinema”.

Quanto provate prima di girare una scena?

Nessuna prova, il primo ciak è quasi sempre il migliore. Non voglio che gli attori provino prima, ripassano solamente le battute altrimenti diventano meccanici.

Pensi di fare in futuro un film solo da regista?

Se ci fosse un produttore con coraggio mi piacerebbe dirigere un film solo da regista, ma ci vuole un soggetto, magari tratto da un libro. Ho anche pensato di uscire con uno pseudonimo. Ho paura che a Roma possano dire: “Ma non fa ride?”

Domani esce il tuo libro “La casa sopra i portici”?

Si è la storia della casa materna e paterna dove ho vissuto per molti anni. Una casa piena di poesia. E’ una celebrazione di quella casa che a me insieme ai miei fratelli ci ha protetto, ascoltato, accarezzato. Ogni cosa che ricordo l’ho raccontata stanza per stanza. Fellini e De Sica erano amici dei miei genitori, ho dei ricordi anche dedicati a loro.