K. il processo

dal romanzo di Franz Kafka

regia Paolo Giorgio coreografia/movimento scenico Lara Guidetti

testi Carolina De La Calle Casanova e Sarah Chiarcos  con Federico Bonaconza, Linda Caridi, Francesca Debri, Mario Fedeli, Dario Merlini, Francesco Pacelli, Valentina Scuderi e Alessandro Vasta

musiche originali di Marcello Gori assistente alla regia Cristina Belgioioso per Totoro allestimenti maschere realizzate da Federica Ponissi e Giada Masi all’interno del Progetto PUL – Compagnie in Residenza in collaborazione con Tieffe – Teatro Stabile d’Innovazione con il patrocinio della Città di Sesto San Giovanni

con il contributo di Être un progetto di Fondazione Cariplo

K. Il Processo è parte di Rete delle Residenze di Associazione Être

Lei non deve prendersela troppo a cuore. Che cosa non capita nel mondo…

La giustizia e i suoi significati, l’interiorizzazione della colpa, l’assurdità dell’inesorabile macchina burocratica, la percezione della realtà in una parabola visionaria che attraversa lo straordinario e claustrofobico romanzo di Franz Kafka, la più imponente metafora novecentesca sull’idea di diritto e di colpa, in un inedito modello di coproduzione, fondato non sulla suddivisione dei mezzi, ma sul mescolarsi delle competenze e delle poetiche.

Dopo tre anni di residenza presso lo Spazio MIL di Sesto San Giovanni, il percorso delle Compagnie BabyGang, Sanpapié e Band à Part si chiude con la presentazione dello spettacolo “K. Il Processo” che esplicita il lavoro comune, fatto di confronti, discussioni e sperimentazioni e che sarà poi ospitato al Festival Luoghi Comuni 2012 di Bergamo.

E proprio il fascino dello Spazio MIL, area un tempo occupata dalla Breda, pregna di un’atmosfera un po’ straniante, ha suggestionato il lavoro delle compagnie per allestire uno spettacolo che possa abitare spazi inediti e per provare a immaginare percorsi differenti di distribuzione.

A vent’anni  da Tangentopoli, in un’era di facili accuse e di sovra esposizione mediatica, capaci di rendere sempre più insignificante e banale il concetto di legge, perfino quella morale, le tre giovani compagnie tentano di stravolgere il significato de “Il processo”: e se l’oggetto dell’accusa mossa a K. fosse K. stesso, la sua incapacità di aprire la porta della Giustizia a lui destinata?

Un viaggio che mescola la tragedia inspiegabile a quel vuoto grottesco, in perfetto stile “kafkiano”, attraverso codici espressivi differenti, dalla danza, alla musica, alla prosa, fusi in un inedito amalgama unitario.

Note di regia

Ah piccolo ingenuo, Joseph! Devi ancora mordere la terra per capire il mondo!

Io so tutto di te e del tuo processo!

E non devo nemmeno alzarmi da questo letto per lavorare!

E’ la giustizia che viene da me! Le conoscenze sono tutto in questo mestiere!

Devi conoscere la casta!

Devi saper essere paziente e cordiale nei salotti del potere! Joseph, la legge è uno strano essere fatto d’acqua e ferro. Come l’acqua s’adatta, s’infila, muta forma o colore a seconda della luce, può essere profonda e immensa come il mare o piccola e effimera come una goccia di rugiada sulla foglia al mattino. Come il ferro è eterna, solida, soprattutto resiste al freddo e al caldo, così bene da raggelare o bruciare noi piccole anime. Quante volte la legge pulisce l’uomo in una pioggia di verità e giustizia e quante altre invece lo colpisce brutalmente! La legge, mio caro Joseph, è uno strano essere. Bisogna portare pazienza e scegliere bene da che parte stare.

                                                                                                                                          L’avvocato de Il processo

Sono anni che non passa giorno senza che la parola Giustizia invada i giornali, i mass media e la vita quotidiana delle persone. Inseguendo il significato reale di questo termine, ci è sembrato naturale rileggere la più nota metafora letteraria della Giustizia, il romanzo di Franz Kafka. Dopo un lungo lavoro di analisi delle sue pagine, abbiamo scoperto che il Tribunale, nei cui gorghi si perde il protagonista K., è un mondo, e che questo mondo è un mondo di oggetti a cui si aggrappano i corpi. Inseguendo la metafora della Giustizia, siamo incappati nella concretezza di chi esiste nel mondo.

A questa visione abbiamo voluto dar voce sul palco.

Ricevuto il segno dell’accusa, K. si muove in una città di topi, che alterna nei suoi confronti l’attrazione pulsionale per il presunto crimine alla repulsione per chi è stato eletto socialmente fra i capri espiatori del sistema giudiziario. In questo percorso K. vivrà nel Tribunale per poco più che un’udienza preliminare, ma il Tribunale entrerà nella sua vita come se le sue pareti fossero la stessa aria che respira. Ogni gesto, ogni azione, ogni ricordo di un accusato viene ricomposto in un ordine che conduce direttamente alla condanna, come se il procedimento fosse la colpevolezza in sé stessa. Una volta varcata la soglia del Tribunale, niente potrà più essere come prima.

Lo spettacolo parte dalla suggestione dell’archivio, spazio indistinto in cui viene catalogata la vita, i ricordi, il lavoro, le amicizie, gli amori e i desideri. Uno spazio di carte e immagini che prende via via la forma di una città, di una birreria, di un ufficio di banca, delle cancellerie del tribunale, di una chiesa. Un archivio in movimento dal quale fuoriescono oggetti e immagini che costruiscono il mondo, e che è sempre pronto di nuovo a divorarlo da capo fino a che tutto sia al suo posto estremo, sotto la polvere estrema.

Alla fine potremmo dire che il processo, più che un atto giudiziario, è un atto psicoanalitico, un estremo tentativo di porre la persona di fronte alla propria vita, ai frammenti delle proprie azioni, per scoprire se avrà il coraggio di rimettere in fila la propria esperienza o se preferirà perdersi nell’assurdità di un procedimento indefinito. Lo spettacolo è costruito come una macchina per le apparizioni, dove il gioco delle semplici scene produce contesti in cui appaiono personaggi, visioni, incarnazioni di desiderio o di colpa. Molto del lavoro nasce da uno stare di fronte alla pagina del romanzo, cercando di ascoltare precisamente quali immagini produca inconsciamente la sua visione.

Se l’oggetto dell’accusa mossa a K. fosse K. stesso, la sua incapacità di aprire la porta della Giustizia a lui destinata (secondo il famoso apologo che conclude il romanzo), allora il Processo, da dramma dell’assurdo, passerebbe ad essere una descrizione dell’esistenza dispersa e priva di consapevolezza che tanti oggi attraversano, noi per primi.

Un invito a non stare nella vita come semplici spettatori di un gioco condotto da altri, ma a cercare di attraversare quello spazio angusto che, in ogni caso, è destinato a noi.

Un invito a non avere paura, in questi tempi scuri.

INFO E PRENOTAZIONI

Da lunedì 28 Novembre a domenica 4 dicembre 2011  – ore 21.00

Spazio MIL / PUL – Compagnie in Residenza

via L. Granelli, 1 – 20099 Sesto San Giovanni (MM1 Sesto Marelli o MM1 Sesto Rondò)

Biglietteria: 345 6216226 – biglietteria.pul@gmail.cominfo@tieffeteatro.it – www.kilprocesso.com

(da Lunedì a Venerdì dalle ore 15.00 alle ore 19.00) – Prezzi: 10 euro