Sulle orme di Don Giovanni

BoninoDonGiovanni
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In occasione dell’allestimento al Teatro Carignano di Torino dello spettacolo Don Giovanni di Molière, con la regia di Valerio Binasco, prodotto dal Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, sarà programmata al Teatro Carignano, Caffetteria Lavazza (Piazza Carignano 6) venerdì 20 aprile 2018, alle ore 17.30  la presentazione del volume
SULLE ORME DI DON GIOVANNI
a cura di Guido Davico Bonino
Nino Aragno Editore, 2017

All’incontro interverranno:
l’autore del testo e Pietro Crivellaro (Centro Studi del Teatro Stabile di Torino).

Sulle orme di Don Giovanni ripercorre il lungo (e assai ricco di sorprese) viaggio di uno dei più clamorosi personaggi-simbolo non solo della moderna letteratura europea, ma anche della musica lirica e sinfonica (da Mozart a Strauss), della pittura (francese e inglese tra Seicento e Ottocento), per non parlare del cinema, da Carmelo Bene a Joseph Losey.

Limitandosi alle testimonianze scritte, a libretti d’opera, commedie e tragedie, liriche e poemi, romanzi e racconti, Guido Davico Bonino al termine di una decennale, assidua e amorosa frequentazione di tanto complesso universo tematico, ne ha privilegiato i più fascinosi orizzonti.

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti in sala

Teatro Giuditta Pasta di Saronno: “Il Principe Ranocchio”

Il Principe Ranocchio a La Contrada di Trieste
Il Principe Ranocchio a La Contrada di Trieste

Venerdì 12 gennaio alle ore 21, il musical della Compagnia Bit “Il Principe Ranocchio” sarà sul palco del Teatro Giuditta Pasta di Saronno per emozionare e divertire grandi e piccini!

Produzione interamente italiana con testi e musiche originali, candidata agli Oscar Italiani del Musical 2016, “Il Principe Ranocchio” fin dalla prima scena ci condurrà in un magico mondo coloratissimo, che ci farà commuovere, divertire ma anche riflettere sul valore della diversità.

Come nel celebre racconto dei fratelli Grimm incontreremo un principe trasformato in ranocchio dall’incantesimo di una perfida strega, una bellissima principessa, una palla d’oro e uno stagno…
“Il Principe Ranocchio” è un musical appassionante come una favola vera, ricco di straordinari effetti speciali, costumi e luci, per ricordarci che l’amore, alla fine, può vincere su tutto.

Nel riadattamento della fiaba in musical Melina Pellicano, regista e autrice del libretto, ha riscritto la storia dandole uno sviluppo più ampio e inserendo personaggi inediti non presenti nella fiaba originale. “Nel riscrivere la storia – dichiara Melina Pellicano – ho voluto dare una caratterizzazione particolare ai personaggi inventati, tanto da pensarli come dei caratteri da film d’animazione, con una forte personalità, caricaturali, ironici e con un tocco di follia che li rendesse meno umani e più eccentrici, come se fossero disegnati”.

L’ironia è infatti uno degli elementi ricorrenti in questa produzione che cerca però di sottolineare con leggerezza un tema di importanza sociale quanto mai attuale: la diversità come valore e come ricchezza e non come qualcosa di cui avere timore.
La regista Melina Pellicano firma anche le coreografie mentre le musiche sono di Marco Caselle, Stefano Lori, e Gianluca Savia; le liriche sono di Marco Caselle.

Il cast dei protagonisti è composto da: Marco Caselle nei panni del Principe FROG; la Principessa LILIAN sarà interpretata da Valeria Camici; Umberto Scida sarà GERARD mentre Lucrezia Bianco sarà l’incredibile strega BASWELIA. Completano il cast Saulo Lucci nei panni del RE e Marianna Bonansone in quelli di SYBILLE. Corpo di Ballo della Compagnia Bit.

I biglietti (posto unico € 30, ridotto gruppi organizzati €25, pacchetti famiglia da € 70 a € 90) sono in vendita on line sul sito del Teatro www.teatrogiudittapasta.it
e presso la biglietteria del Teatro tel. 02.96.70.21.27.

Tutti gli aggiornamenti sulle varie date del Tour sono disponibili sul sito www.compagniabit.com – www.ilprinciperanocchiomusical.com e sulla pagina facebook https://www.facebook.com/ilprinciperanocchiomusical/

Mantova Jazz festival – Brad Mehldau

Mehldau
Mehldau

Dopo il primo appuntamento ‘big’ al Mantova Jazz Festival lo scorso 7 novembre con “An evening with Ron Carter & Richard Galliano” mentre proseguono con altrettanto successo i concerti dedicati alla Sezione Young, ecco in arrivo l’appuntamento tanto atteso con uno degli esponenti più significativi della scena jazz contemporanea ovvero Brad Mehldau, che si esibirà in solo al Teatro Bibiena martedì 21 novembre 2017.

Brad Mehldau è senza ombra di dubbio il più folgorante e compiuto pianista jazz a ermatosi negli ultimi decenni di ricombinazioni e di rivalutazioni. Lo è sia quando ripercorre la tradizione post-evansiana del trio pianistico, sia quando lascia che le sue apparentemente inesauribili intuizioni si organizzino in una solitudine piena di meraviglia e di prospettive. Il suo dialogo, volutamente non ampli cato, con il gioiello settecentesco di Antonio Bibiena, tenuto a battesimo da un Mozart quattordicenne nel gennaio 1770, promette un’intimità e un’autenticità che gli estimatori del pianista statunitense non vorranno lasciarsi sfuggire.

Si può dialogare con altri musicisti, ma si può dialogare anche con uno spazio architettonico ed acustico, specie se questo è carico di bellezza e di storia.

Una delle voci più liriche e intime del pianoforte jazz contemporaneo, Brad Mehldau ha forgiato un percorso unico che incarna l’essenza dell’esplorazione del jazz, del romanticismo classico e del fascino pop. Dal riconoscimento della critica come musicista di spicco alla grande vetrina internazionale in collaborazione con musicisti del calibro di Pat Metheny, Renee Fleming e Joshua Redman, Mehldau continua a raccogliere numerosi consensi sia dai puristi jazz che dagli appassionati di musica.

Le sue incursioni in differenti idiomi musicali, sia in trio (con Larry Grenadier al basso e Jeff Ballard alla batteria) sia come solista, hanno visto brillanti riprese di canzoni contemporanee come quelle dei Beatles, Cole Porter, Radiohead, Paul Simon, Gershwin e Nick Drake; il tutto accanto al respiro in continua evoluzione del proprio catalogo di composizioni originali. Con il suo affetto auto-proclamato per la musica popolare e la formazione classica, “Mehldau è il pianista jazz più influente degli ultimi 20 anni” (The New York Times)

Teatro Bibiena ore 21.00 – Ingresso da 25 a 30 euro
(apertura teatro ore 20.30)

Prevendite su www.vivaticket.it e dalle 16.00 vendita dei biglietti in Teatro

“Liriche”, prima registrazione delle liriche da camera di Niccolò Van Westerhout

liriche
liriche

Affinità e contrasti, parallelismi imprevisti e sorprendenti esplorazioni sonore, sono questi i peculiari tratti che caratterizzano il progetto “Scelsi Bach”, in uscita per l’etichetta pugliese Digressione Music, e firmato dalla sassofonista Isabella Fabbri e dal clarinettista Rocco Parisi, i quali hanno unito le forze per dar vita ad un album che mette in relazione le opere per strumento solo composte da Johann Sebastian Bach e Giacinto Scelsi, due figure emblematiche della storia della musica, che sebbene vissuti in epoche differenti sono legati da numerosi tratti comuni.

Una scrittura oscillante tra il monodico ed il polifonico che elabora stesse cellule motiviche in un linguaggio coerente, fluido ed essenziale dalla semplicità apparente. L’improvvisazione come punto di partenza del processo compositivo e come forza istintiva generatrice di strutture, celata da una scrittura finemente costruita e curata in ogni dettaglio. L’interesse quasi ossessivo per le figure geometriche ed i numeri, presenti in tutta la loro opera.

Lo spirituale come ispirazione prima della musica, la musica come riflesso del trascendente. Il suono alla base di tutto. Da questo punto di vista nasce “Scelsi Bach”, dove la musica di Bach e quella di Scelsi dialogano a distanza nel presente attraverso la voce di due strumenti a fiato, anch’essi simili tra loro.La volontà dei due interpreti è poi quella di far incontrare infine i due autori, in composizioni estemporanee dove i due linguaggi si fondono per creare qualcosa di inaspettatamente nuovo.

Curiosa l’idea di accostare due musicisti – Johann Sebastian Bach e Giacinto Scelsi –tanto lontani nel tempo, nello spazio, nella concezione del suono. Eppure, a ben guardare, siano essi per affinità o per contrasto, i parallelismi emergono plurimi. Per affinità, certamente, per quella propensione a toccare lo strumento, ad esplorarne le possibili e più recondite sonorità.

E ancora, per quella propensione all’improvvisazione che, seppur concepita in modo assai diverso, caratterizza entrambi. Non mancano i contrasti, primo fra tutti quel sistema temperato assiduamente frequentato da Bach e rifuggito da Scelsi interessato invece, un paio di secoli dopo, ad esplorare proprio quegli spazi intervallari racchiusi fra i tasti bianchi e neri del klavier bachiano.

Artisti di grande intelligenza artistica e sensibilità interpretativa – quali Isabella Fabbri e Rocco Parisi – hanno saputo cogliere tali e tante intersezioni per accompagnaci in un viaggio sonoro del tutto peculiare.