Legame inquinamento/COVID-19

arpa lombardia
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Arpa Lombardia in prima linea con ENEA, Istituto Superiore di Sanità (ISS) e Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (SNPA), nell’ambito del progetto di ricerca congiunto denominato PULVIRUS. Obiettivo del progetto:
-approfondire il legame fra inquinamento atmosferico e diffusione della pandemia,
-eventuali interazioni fisico-chimiche-biologiche fra polveri sottili e virus
– gli effetti del “lock down” sull’inquinamento atmosferico e sui gas serra.

“Vogliamo mettere a disposizione il nostro know-how – sottolinea il direttore generale di Arpa Lombardia – Fabio Carella – a favore di tutto il Sistema e del Paese. La nostra Agenzia, in questi anni, ha sviluppato una conoscenza tale, sulle tematiche della qualità dell’aria, che ci ha permesso di diventare un punto di riferimento non solo della Regione Lombardia, ma anche dell’Italia e dell’Europa”.

“I nostri tecnici – prosegue il direttore generale, oltre a fare analisi scientifica, giornalmente sono a disposizione dei principali organi di ricerca e di informazione per diffondere le competenze acquisite sul campo e i risultati non tardano ad arrivare”

Già dalla metà di aprile, infatti, Arpa Lombardia ha diffuso uno studio realizzato al termine della stagione fredda 2019-2020. Nel documento, è stata fatta un’analisi dello stato della qualità dell’aria in Regione Lombardia, durante il semestre invernale, rispetto all’andamento di PM10, PM2.5 e NO2. L’analisi dei dati raccolti ha evidenzia che il periodo da ottobre 2019 a marzo 2020 è stato caratterizzato da concentrazioni di PM10 e PM2.5 complessivamente inferiori a quelle dell’anno precedente, confermando il trend in diminuzione su base pluriennale.

Su questo risultato hanno influito la variabile meteorologica e l’andamento delle emissioni, influenzate dai diversi interventi attuati a livello locale, regionale e nazionale, oltre che, nel mese di marzo, dai provvedimenti legati all’emergenza coronavirus.

Il progetto PULVIRUS, che si svilupperà sull’arco di un anno, utilizzerà per lo studio di interazione fra particolato atmosferico e virus sia analisi “in silico”, ossia la riproduzione dell’interazione fra virus e particolato atmosferico mediante la simulazione matematica al computer, sia un modello biologico rappresentativo delle caratteristiche di SARS-CoV-2.

Già fra qualche mese, comunque, saranno disponibili alcuni risultati significativi, fra i quali l’analisi di fattibilità di un sistema di rivelazione precoce da attivare possibilmente prima della prossima stagione autunnale. Inoltre, dati, modelli ed elaborazioni, rapporti e pubblicazioni verranno resi disponibili al pubblico e alla comunità scientifica nazionale attraverso un apposito sito web, costituendo una formidabile base di dati per gli studi successivi.

“Ciò che si è verificato con il lockdown – spiegano ENEA, ISS e SNPA – è un evento eccezionale che rappresenta un involontario esperimento di blocco delle sorgenti emissive, altrimenti non attuabile, che può dimostrare l’ampiezza e l’intensità delle misure da porre in essere per rispettare i limiti alle concentrazioni e fornire indicazioni per affrontare le cosiddette ‘emergenze smog’”.

Come già dimostrato anche da Arpa Lombardia, PULVIRUS parte dall’evidenza che l’introduzione delle misure di contrasto al COVID-19 ha causato riduzioni delle concentrazioni di alcuni inquinanti atmosferici, riscontrata dai dati delle reti di monitoraggio della qualità dell’aria.

L’analisi preliminare indica che le concentrazioni degli inquinanti non seguono gli stessi andamenti, come è inevitabile che sia per fenomeni complessi e non lineari.

La diminuzione delle concentrazioni di alcuni inquinanti come il biossido di azoto (NO2) sembra interessare maggiormente le stazioni di monitoraggio vicine al traffico veicolare e meno quelle lontane dalle sorgenti. Gli andamenti altalenanti della concentrazione del particolato dipendono dal ruolo che la variabilità meteorologica e le reazioni chimiche in atmosfera giocano nella sua formazione e dispersione.

L’obiettivo è quindi quello di effettuare un’analisi seria e approfondita su queste tematiche, fondata su protocolli scientifici verificabili, così da fornire a istituzioni e cittadini informazioni attendibili utili per la migliore comprensione dei fenomeni e l’assunzione delle opportune decisioni.

“Sulla correlazione fra Covid 19 e inquinamento – conclude Fabio Carella – sono state dette tante cose, spesso non supportate dall’evidenza scientifica. Arpa Lombardia, nel suo ruolo tecnico, è storicamente focalizzata a porre in evidenza i dati che emergono, dalla sua attività, mettendoli a disposizione dei decisori che poi dovranno intervenire legiferando in merito alle politiche relative alla qualità dell’aria”.

Lombardia: qualità aria durante Covid-19

arpa lombardia
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Sono stati pubblicati oggi i risultati di un’indagine svolta da Regione Lombardia e da Arpa Lombardia sulla variazione dei fattori di pressione e sull’andamento dati di qualità dell’aria generato dalle misure di restrizione introdotte per contrastare la diffusione del virus.

A partire dallo scorso 23 febbraio, la progressiva adozione di misure di contenimento del contagio da Coronavirus ha determinato in Italia, e nella nostra regione, una variazione delle attività antropiche repentina e ben superiore a quanto possibile in condizioni ordinarie. Una situazione che, sotto l’aspetto scientifico, rappresenta un laboratorio – auspicabilmente unico – per comprendere e prevedere quali possano essere nella realtà le conseguenze di alcuni provvedimenti finalizzati a migliorare la qualità dell’aria.

Pur tenendo conto del limite rappresentato da dati raccolti tra fine inverno e l’inizio primavera, periodo dell’anno generalmente meno critico per l’inquinamento atmosferico, e da una variazione dei fattori di pressione graduale e progressiva a causa delle azioni di contenimento via via più restrittive, lo studio ha individuato due periodi distinti: il primo, compreso tra il 23 febbraio e l’8 marzo 2020, caratterizzato dalle prime misure su aree più limitate e il secondo, a partire dal 9 marzo, caratterizzato da misure più incisive estese a tutto il territorio nazionale. I dati disponibili sono stati analizzati fino alla data del 29 marzo 2020.

RIDUZIONE DEI FATTORI DI PRESSIONE
L’analisi è partita dalla stima della riduzione dei fattori di pressione nei principali settori, quali traffico veicolare, consumi energetici, riscaldamento e attività agricole/zootecniche.
Le misure messe in atto dal Governo e dalle ordinanze regionali per far fronte all’emergenza Coronavirus hanno comportato modifiche alle modalità di vita delle persone e alle attività produttive e commerciali, che si riflettono sui flussi di traffico, sulla produzione e sui consumi energetici, in modo particolare, nelle regioni settentrionali d’Italia.
Riguardo al settore riscaldamento, si osserva che, nel primo trimestre del 2020, le temperature medie giornaliere sono state generalmente superiori alle medie del periodo (su base ventennale);
Per le attività agricole, non limitate dalle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria nemmeno, a partire dal 24 febbraio, rispetto allo spandimento dei liquami zootecnici, si sono stimate emissioni in linea con quelle tipiche del periodo.

QUALITÀ DELL’ARIA
Relativamente alla qualità dell’aria, per il biossido di azoto (NO2) e ancora più per il monossido di azoto (NO) e per il Benzene le concentrazioni rilevate si sono sensibilmente ridotte e, in alcune stazioni, risultano perfino inferiori ai valori più bassi registrati in ciascun giorno di calendario nel periodo di osservazione nei dieci anni precedenti. In questo caso è quindi più evidente l’effetto della riduzione delle emissioni connessa alla riduzione dei flussi di traffico, che in ambito urbano è certamente la prima fonte di ossidi di azoto.

Riguardo ai valori di PM10 e PM2.5, i dati indicano in maniera evidente la stagionalità di questi inquinanti, che registrano tipicamente i valori più elevati nei mesi più freddi dell’anno. L’analisi dei dati del mese di marzo 2020, pur collocandosi nella fascia bassa della variabilità del periodo, evidenzia un alternarsi di giornate con concentrazioni più alte e altre con valori inferiori. Alcuni episodi, come quello del 25 febbraio, con un valore di PM10 pari a 82 µg/m³ registrato a Codogno, già in piena “zona rossa”, hanno evidenziano l’importanza del fenomeno di trasporto del particolato e il fatto che le concentrazioni non sono solo influenzate dalle emissioni di prossimità, ma da tutte quelle del bacino di riferimento. Così come, invece, quando dal 18 al 20 marzo si è registrato un incremento significativo di polveri sottili in gran parte della regione, nonostante la riduzione dei flussi di traffico e di parte delle attività industriali, è risultato chiaro il contributo della componente secondaria e della situazione meteorologica più favorevole all’accumulo. Infine, anche l’episodio del 28 e 29 marzo – quando a causa del trasporto di particolato di origine desertica dalle regioni asiatiche (come confermato dal modello globale “Copernicus Atmosphere Monitoring Service”), le concentrazioni di PM10 sono risultate molto elevate a fronte di un aumento inferiore delle concentrazioni di PM2.5 – mostra in modo chiaro la complessità dei fenomeni correlati alla formazione, al trasporto e all’accumulo di particolato atmosferico.

LE CONCLUSIONI
Lo studio ha evidenziato che il trend di generale riduzione delle concentrazioni degli inquinanti che si sta osservando in questo periodo deve essere attribuito, in proporzioni non quantificabili in modo preciso e comunque dipendenti dalle singole giornate e dal singolo inquinante, all’insieme di 3 fattori: riduzione delle emissioni (in particolare dal settore trasporti), variazione delle condizioni meteorologiche (comunemente meno favorevoli all’accumulo in questo periodo dell’anno) e condizioni ambientali che influiscono sulle reazioni chimico-fisiche in cui sono coinvolti gli inquinanti.

Dall’analisi dei dati di qualità dell’aria risulta che le misure messe in atto per fronteggiare l’emergenza hanno certamente determinato una riduzione delle emissioni derivanti in particolare dal traffico veicolare, che sono più evidenti analizzando le concentrazioni degli inquinanti legati direttamente al traffico – NO, benzene e in parte NO2.
Nel bacino padano, la riduzione rilevata per il particolato è influenzata in modo significativo dalla presenza della componente secondaria. Infatti, si è osservato che le drastiche riduzioni di alcune sorgenti non sempre hanno impedito il superamento dei limiti, pur contribuendo a ridurne l’entità. Ciò evidenzia in modo chiaro la complessità dei fenomeni correlati alla formazione, trasporto e all’accumulo di particolato atmosferico e la conseguente difficoltà di ridurre in modo drastico i valori presenti in atmosfera in situazioni ordinarie.

Tavolo Lavori su Acqua e Agricoltura

Tavolo-Lodi
Tavolo-Lodi

Più sinergia tra gestori idrici, consorzi di bonifica, istituzioni, enti di controllo e agricoltori, per trovare insieme soluzioni davvero condivise ai problemi comuni – dai cambiamenti climatici all’inquinamento – che minacciano il rapporto tra acqua e agricoltura. È quanto emerso, al termine dell’incontro ospitato a Lodi e organizzato da Anci Lombardia e Water Alliance, la rete delle otto aziende pubbliche del servizio idrico lombardo.

Attorno al tavolo, nella sede della Provincia di Lodi, sono stati coinvolti i delegati e rappresentanti regionali di Regione Lombardia, Ersaf, Arpa, Anci Lombardia, dei Consorzi di Bonifica, delle organizzazioni agricole (Coldiretti, Confagricoltura, Cia), degli ATO (le autorità d’ambito che regolano il servizio idrico), insieme con docenti universitari ed esponenti di associazioni ambientaliste, oltre ai gestori idrici.

All’ordine del giorno questioni complesse come l’inquinamento delle falde e dei corsi d’acqua, la diminuzione della quantità d’acqua disponibile, la gestione delle “bombe d’acqua”, le innovazioni possibili per garantire acqua e agricoltura di qualità.

“Oggi, da Lodi, abbiamo lanciato l’idea di un patto virtuoso tra le aziende pubbliche dell’idrico di Lombardia, le istituzioni del territorio e le realtà agricole e zootecniche in modo tale da rendere possibile una riduzione dei consumi idrici, senza penalizzare le necessità e la produzione del settore agricolo”,  ha concluso Enrico Boerci, presidente e amministratore di BrianzAcque, che ha sintetizzato l’esito dell’incontro.”

Oltre alla gestione dei fanghi, si è parlato di come garantire sempre meglio il riuso in agricoltura delle acque depurate, e di come intensificare la collaborazione tra gestori idrici e consorzi di bonifica per prevenire i danni causati dalle “bombe d’acqua” canalizzando e intercettando l’acqua piovana.

Organizzato da Water Alliance-Acque Lombardia, la rete delle 8 aziende pubbliche lombarde che gestiscono il servizio idrico (Gruppo CAP, BrianzAcque, Lario Reti Holding, Padania Acque, Pavia Acque, SAL, Secam e Uniacque) e da ANCI Lombardia, l’associazione che rappresenta i 1.500 comuni lombardi, il ciclo di incontri ha l’obiettivo di riunire i principali protagonisti del settore idrico e le istituzioni sul piano nazionale e regionale, per assicurare un’acqua sempre più controllata e di qualità e per tracciare una strategia condivisa sul futuro e la gestione dell’oro blu, in un percorso di dialogo e confronto tra i principali stakeholder.

Il percorso prevede altre tre tappe nelle prossime settimane, con focus su Acqua Educazione e Cultura (a Cremona), Acqua e Innovazione (a Monza) e Acqua e Cambiamenti climatici (a Bergamo).

Amsa: Nuovi automezzi per raccolta differenziata

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Sono entrati nel parco aziendale di Amsa 43 nuovi automezzi alimentati a metano per la raccolta differenziata. Si tratta di automezzi Iveco dalla capacità di 10 metri cubi utilizzati principalmente per la raccolta dell’umido e della plastica.

Salgono così a 146 gli automezzi alimentati a metano destinati alla raccolta differenziata su 313 utilizzati nella città di Milano, ovvero il 47% della composizione del parco Amsa per la raccolta dei rifiuti.

Ogni autocompattatore per la raccolta differenziata ogni giorno percorre una media di 50 km per svuotare i cassonetti condominiali per l’umido, la carta o il vetro e ritirare i sacchi gialli per la plastica, oltre 15.000 chilometri all’anno.

L’investimento in automezzi a basso impatto ambientale di Amsa è uno degli obiettivi del Piano di Sostenibilità del Gruppo A2A, che scaturiscono dalle priorità dell’Agenda ONU al 2030, tra i quali gestire in modo sostenibile i rifiuti durante tutto il ciclo di vita e contribuire al raggiungimento degli obiettivi nazionali e comunitari di riduzione delle emissioni di gas effetto serra.

“La città è a una svolta significativa nelle sue politiche contro l’inquinamento. Per questo è importante che non solo i cittadini ma anche i servizi della città facciano uso di veicoli più sostenibili. – dichiara l’Assessore alla Mobilità e Ambiente Marco Granelli – Siamo felici che anche Amsa accetti la sfida. Ora è fondamentale che i costruttori ci vengano dietro rapidamente e sviluppino celermente tecnologie non inquinanti come stanno chiedendo tutte le città”.

“Amsa ha già investito più di 5 milioni di euro e nel 2019 entreranno nella flotta aziendale più di 30 nuovi automezzi alimentati a metano – ha dichiarato Mauro De Cillis, Direttore Operativo di Amsa, società del Gruppo A2A – La motorizzazione a metano è una tecnologia indispensabile e immediatamente disponibile per ridurre al minimo le emissioni derivanti dai servizi ambientali, basti pensare che ogni mattino dalle prime luci dell’alba sono circa 250 le squadre dedicate alla raccolta differenziata che circolano nelle vie di Milano”.

Entro la fine dell’anno Amsa inaugurerà un nuovo impianto di rifornimento metano nel dipartimento di via Olgettina, che si aggiungerà ai due distributori a metano installati nelle sedi Amsa di via Zama e di via Silla.

Ampliamento Centro Arese

Emanuela Evi - Michaela Piva
Eleonora  Evi – Michaela Piva

“A pochi giorni dall’avviso della multa che l’Italia riceverà per i continui sforamenti dei limiti di smog, l’Europa lancia un altro monito sulla qualità dell’aria nel nostro Paese e in particolare nel Nord Milano: il progetto di allargamento del centro commerciale di Arese è pericoloso perché farebbe raddoppiare traffico e inquinamento, con inevitabili ripercussioni negative sulla salute dei cittadini”

Esprime soddisfazione l’eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Eleonora Evi, all’invio della lettera da parte della commissione Petizioni del Parlamento europeo alle autorità italiane per chiedere di abbandonare il progetto di allargamento del centro commerciale di Arese, un progetto che Bruxelles bolla come “assurdo”, animato da logiche miopi e meramente speculative che insistono sul già congestionato territorio lombardo.

“La lettera – ha spiegato Evi – da seguito a quanto deciso lo scorso 21 febbraio, dopo l’audizione della petizione sottoscritta da oltre 900 cittadini e presentata da Michaela Piva – Candidata sindaco del Movimento 5 Stelle ad Arese per le prossime elezioni amministrative – e raccoglie le critiche presentate dai cittadini: il raddoppio della circolazione di macchine attorno al mega-centro commerciale peggiorerebbe inevitabilmente l’aria, con ripercussioni negative sulla salute degli abitanti della zona. Non dimentichiamoci – ha continuato Evi – che il Nord Milano è attualmente una delle zone dove la qualità dell’aria è tra le peggiori d’Europa, con connessi alti livelli di malattie respiratorie e tumori. Non possiamo permettere che la salute delle persone sia messa ulteriormente a rischio da questi progetti sovradimensionati”.

Ora, dunque, la palla passa alle autorità italiane che, ad ogni livello, dovrebbero dare risposte ai cittadini e a Bruxelles: “Regione Lombardia dovrebbe agire, anche con fondi UE, per favorire piani e progetti che rispettino le regole europee sull’aria e riducano l’inquinamento” – afferma Michaela Piva – “Ciò che accade è invece il contrario: Questi progetti vanno in tutt’altra direzione e la denuncia dei cittadini ha messo in evidenza queste incoerenze, riconosciute anche da Bruxelles. Si tratta di un problema politico. Andremo avanti ad incalzare gli enti coinvolti su questi progetti che ipotecano la salute di tutti”.