Miss Italia: La Giuria

Miss Italia Giuria
Miss Italia Giuria

Raoul Bova, Mara Venier, Vincenzo Salemme, Anselma Dell’Olio: è una giuria artistica da “serie A” – come l’ha definita Francesco Facchinetti – quella dell’edizione 2016 di Miss Italia.

Volti noti del mondo dello spettacolo e del giornalismo sono arrivati questa mattina a Jesolo, dove si è svolto un incontro con la stampa a poche ore dalla serata finale. Presenti Patrizia Mirigliani, Francesco Facchinetti, il produttore Vincenzo Russolillo ed il sindaco di Jesolo Valerio Zoggia.

“L’edizione 2016 del Concorso porta la firma dei grandi nomi della giuria artistica che quest’anno abbiamo l’onore di avere con noi. Non poteva essere diversamente per i 70 anni di Miss Italia”, ha detto la Patron.

“Possiamo contare su una giuria da serie A e su una scaletta di 78 punti. Nemmeno le ‘Domenica In’ di Mara Venier ne avevano così tanti – ha scherzato Francesco Facchinetti – sono felice di vedere qui ‘zia Mara’; sono molto legato a lei, fu la prima persona a credere in me e ad invitarmi come ospite, nel suo programma, per presentare la mia canzone, quando ancora nessuno mi conosceva”.

“Sono legata in modo particolare a Jesolo, ho passato qui tutta la mia infanzia”, racconta Mara Venier, veneziana di nascita, vissuta a Mestre. “In estate, mamma e papà affittavano una piccola casetta proprio qui, per trascorrere le vacanze. A 16 anni scappai da Jesolo per raggiungere quello che divenne poi il mio primo marito, venni denunciata, ma cosa potevo fare, ero innamorata – ricorda la conduttrice – a Jesolo sono rimasta affezionata e mi hanno persino dedicato un tratto di lungomare, un gesto che mi onora”.

Torna a Miss Italia dopo 23 anni in veste di giurato Raoul Bova: l’attore, protagonista di tanti successi in tv e al cinema, arrivò a Miss Italia per la prima volta nel ’93, anno in cui vinse Arianna David.

“I nomi che compongono la giuria di quest’anno mi hanno convinto a tornare, so che sarò in buona compagnia. Anche la presenza di Ivana Sabatini, tra gli autori del programma, ha fatto sì che decidessi di tornare dopo tanti anni – racconta -. Non ho canoni femminili prestabiliti, anzi: parlare di un ideale è restrittivo e sbagliato. Sono felice di vedere qui Mara, che incontrai nel 1992 nella prima edizione di ‘Domenica In’. Mara avrebbe dovuto fare un film insieme a me, ma rinunciò proprio per condurre il programma televisivo”.

Per Vincenzo Salemme la nuova Miss Italia deve essere “’na bella guagliona, che a Napoli significa una ragazza bella in senso complessivo, per luminosità, intelligenza e spirito” dice l’attore. “È sbagliato pensare che la a bellezza sia data da un paio di gambe o di occhi – continua – la bellezza è fatta di chimica, di gestualità, di sguardi, di colori, e arriva piano piano al cuore”.

Per la prima volta in giuria a Miss Italia anche la giornalista Selma Dell’Olio, femminista storica, protagonista delle battaglie per i diritti civili negli Stati Uniti durante gli anni sessanta e settanta. “Perché sono qui? Perché è la cosa più anticonformista che si potesse fare – dice sicura – quando si vuole denigrare un uomo, si attacca la sua virilità; quando invece si vuole denigrare una donna, si attaccano il suo aspetto fisico e la sua età. Dal palco di Miss italia voglio sfatare tutto questo. Il mio modello di donna? Simone de Beauvoir”, ha concluso.

Al termine della conferenza stampa, la giuria artistica ha incontrato per la prima volta le 40 finaliste tra cui si eleggerà la nuova Miss Italia.

Festival Internazionale del Giornalismo

Conferenza_ijf16
Conferenza_ijf16

Si è conclusa la X edizione del Festival Internazionale del Giornalismo, 5 giorni in cui la città di Perugia è diventata un luogo di incontro e di confronto per le tante voci di chi fa giornalismo, dei professionisti dell’informazione, dei cittadini che vogliono contribuire, del pubblico che vuole partecipare. Il bisogno di raccontare e condividere storie è da sempre la cifra distintiva del Festival che ormai è il più importante media event nel panorama internazionale.

55-65mila il numero di presenze stimate per l’edizione 2016.
259 gli eventi, tutti a ingresso libero, dei quali 85 in traduzione simultanea – tra incontri-dibattito, talk, interviste, serate teatrali, premiazioni, presentazioni di libri, case history, startup, nuove realtà e tendenze editoriali – in 17 luoghi del centro storico di Perugia.
14 gli alberghi prenotati a Perugia solo dall’organizzazione del Festival per speakers e accompagnatori, per un totale di 1850 camere nei 5 giorni.

549 i relatori provenienti da 34 paesi diversi, più di 2000 i giornalisti accreditati, oltre 170mila le visite al sito internet (il sito in inglese ha registrato un incremento del 20%).

Youtube > i dati sono aggiornati fino all’9 aprile, mancano ancora i dati dell’ultimo giorno: 35mila gli accessi per i video del canale youtube; 7mila ore di visualizzazione dal vivo e on demand.
12mila le visualizzazioni in diretta streaming e 23mila visualizzazioni globali on demand. Sono stati trasmessi in diretta streaming tutti gli eventi in 10 diverse sale.

Per la grande affluenza di pubblico, tre incontri sono stati replicati, grazie alle disponibilità degli speaker: Alberto Angela, Lirio Abbate ed Enrico Mentana.

Twitter > l’hashtag #ijf16 ha prodotto circa 50mila tweet dal 6 al 10 aprile, provenienti da circa 10mila utenti diversi (e da 4 continenti).

 Picco di tweet raggiunto: 1.724 tweet in un ora alle ore 12.00 di sabato 9 aprile.
L’hashtag #ijf16 è entrato tra i trending topics per tutti 5 i giorni in Italia, Svizzera, Germania e Stati Uniti.

L’account @journalismfest ha guadagnato attorno ai 1400 follower dal 6 al 10 aprile.
La Card (annuncio evento) dell’evento Frontiere: giornalisti, fotografi, scrittori raccontano la tragedia dei migranti ha raggiunto 14mila impressions.

Il tweet più condiviso è stato quello del video dell’evento Raqqa is Being Slaughtered Silently: il coraggio di raccontare la Siria sotto l’ISIS, twittato mezz’ora dopo il termine dell’incontro, raggiungendo circa 20.700 visualizzazioni.
I tweet dell’account ufficiale @journalismfestival hanno raggiunto una media di 100.000 visualizzazioni al giorno.

Gli eventi più seguiti su Twitter sono stati Raqqa is Being Slaughtered Silently: il coraggio di raccontare la Siria sotto l’ISIS e i Talk di Iyad El-Baghdadi e di Peter Greste, dimostrando una particolare attenzione del pubblico per le problematiche legate al Medio Oriente e ai diritti umani.

Facebook > 440mila sono state le visualizzazioni dei contenuti del festival, 120mila tra ‘mi piace’, clic sui post, commenti e condivisioni durante i 5 giorni.
1500 nuovi ‘mi piace’ sulla pagina.
50mila le visualizzazioni dei video nativi su facebook. Il video più visto, caricato direttamente sulla piattaforma facebook, è stato quello relativo l’inaugurazione della scultura Anything to Say? con 20mila visualizzazioni.
La Card più visualizzata: la pubblicazione sulla pagina fan del Festival di una frase pronunciata da Alberto Angela nel corso del suo incontro, visto da 122mila persone.

Curiosità: la fascia di pubblico più ampia che interagisce con la pagina fan ufficiale del Festival, comprende le donne tra i 25 e i 34 anni (il 24% dei fan).
La maggior parte degli utenti si è connessa ed ha interagito con il Festival da dispositivi mobile.

Tre eventi del Festival sono stati trasmessi in diretta dall’account facebook ufficiale del Guardian: #ThisIsACoup: come l’Unione Europa ha distrutto il primo governo Tsipras con 167mila visualizzazioni, Può un robot fare il giornalista? raggiungendo 3mila visualizzazioni e Giornalismo e Silicon Valley con 3mila utenti in diretta.
Inoltre, l’account del Guardian ha realizzato un video della scultura Anything to Say?, trasmesso in diretta su facebook con 2700 visualizzazioni.

Tra la novità di quest’anno il Festival ha offerto un servizio di informazioni in tempo reale sulla nuova piattaforma di messaggistica Telegram, con un BOT creato per l’occasione che ha ricevuto un totale di 2500 richieste.

L’edizione 2017 del Festival si svolgerà a Perugia dal 5 al 9 aprile.
L’hashtag ufficiale: #ijf17

Donata al Comune di Milano la Biblioteca dell’Associazione Walter Tobagi

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Ci sono volumi sul giornalismo di guerra degli anni Settanta, quando ancora i reporter dovevano sperare in inaffidabili linee telefoniche di paesi lontani per trasmettere i propri pezzi. E ci sono tesi sulla comunicazione digitale dei giorni nostri, quando un semplice click basta ad essere aggiornati in tempo reale su quanto avviene all’altro capo del mondo. Studi sulla libertà di stampa nelle dittature medio orientali ed analisi sul pluralismo dei media italiani, riviste e monografie, tesi di laurea e saggi specializzati.

Sono circa 3mila i libri e le pubblicazioni che compongono il Fondo Walter Tobagi appartenuto all’Istituto per la formazione al giornalismo, che l’Associazione intitolata al giornalista del Corriere della Sera, ucciso in un attentato terroristico nel 1980, ha deciso ora di donare al Comune di Milano.

I volumi andranno ad arricchire la collezione già esistente presso la Biblioteca Centrale Sormani sui temi della stampa e del giornalismo, affinchè siano offerte agli studiosi interessati più ampie opportunità di consultazione e documentazione. “Siamo molto felici di accettare questa importante donazione da parte dell’Associazione Tobagi – commenta l’assessore alla Cultura di Palazzo Marino, Filippo Del Corno – perché siamo convinti che un’informazione approfondita e di qualità sia essenziale ad una cultura civica democratica, soprattutto in un’epoca di grandi cambiamenti tecnologici e mediatici come quella che stiamo vivendo. Questi libri andranno infatti a costituire il primo nucleo di una sezione della Biblioteca Centrale tutta dedicata al giornalismo e alla libertà d’informazione”.

L’Istituto per la formazione al Giornalismo (Ifg) di Milano, fondato nel 1977, è stata la prima scuola professionale di categoria aperta in Italia. Nel corso di circa trent’anni di attività l’Istituto, dedicato in origine a Carlo De Martino e poi intitolato a Walter Tobagi, ha formato centinaia tra i migliori professionisti nazionali. Dal 2009 la sua eredità è stata raccolta dalla Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell’Università degli Studi di Milano.

Maria Pia Ammirati, Le voci intorno

le voci intorno

IL LIBRO

 

Maria Pia Ammirati ridà vita ai personaggi di Se tu fossi qui – finalista al Premio Campiello 2011 – in un romanzo intenso e commovente.

 

La tragedia di una ragazza imprigionata oltre il confine tra la vita e qualcosa che vita non è. 

Alice, diciassette anni ancora da compiere, è una ragazza come ce ne sono tante, alle prese con la sfida di crescere. Una sorella minore, un padre con cui parla poco, un fidanzato, le amiche sono il suo mondo. Una madre che non c’è più, la grande assenza.

Una serata in discoteca, però, diventa per lei l’inizio di un’altra storia, di un’altra vita. Alice si ritrova immobile in un letto d’ospedale, intorno a sé percepisce solo delle presenze, delle voci lontane, ovattate. Non sente più il suo corpo, non è più in grado di comandare un solo muscolo, un solo nervo. Neppure le lacrime riescono a sgorgare. Deve affrontare una nuova realtà, fatta di sospensione, ore che non passano mai, medici e infermiere che si avvicendano, ombre lontane. Voci intorno.

Percepisce la presenza di suo padre accanto che non la lascia mai sola, sente tutto il suo amore, le parole di speranza che le sussurra. E sente sua sorella, che ogni giorno le legge pagine del suo diario quotidiano – fatto, quello sì, di tante giornate normali.

Da quando Alice ha varcato la sottile linea rossa, non è altro che un barlume di pensiero sperduto in una dimensione parallela, fuori dallo spazio e dal tempo. E anche se si chiama Alice, il luogo dove si trova non è il Paese delle Meraviglie. Ha attraversato lo specchio per vagare senza scampo in un’eterna notte. E aspetta, aspetta una possibilità. Qualunque sia.

 

 

L’AUTRICE

 Maria Pia Ammirati, scrittrice, giornalista e dirigente televisiva, ha esordito nel 1991 con Il vizio di scrivere, un saggio sul romanzo italiano degli anni ’80. Ha collaborato e collabora alle pagine culturali di giornali e riviste. Nel 2000 pubblica il suo primo romanzo, I cani portano via le donne sole (selezionato al Premio Strega). Nel 2005 esce Un caldo pomeriggio d’estate (Premio Grinzane-Cavour Calabria). Con il romanzo Se tu fossi qui (Cairo, 2010) ha vinto il Premio Selezione Campiello 2011, il Selezione Rapallo, e i premi Procida-Isola di Arturo- Elsa Morante, Basilicata, Vincenzo Padula e Città di Penne. Tra gli altri libri ricordiamo: Madamina: il catalogo è questo (1995), Femminile plurale: voci della poesia italiana dal 1968 al 2002 (2003).

 

 

Per chi suona la banana

 

Il suicidio dell’Unione Brancaleone e l’eterno ritorno di Al Tappone

Autore: Marco Travaglio

Edizione: Garzanti, 2011

 21 novembre 2011, di Zini Elisa – E’ diventato un best seller il libro di Marco Travaglio “Per chi suona la banana” (prima edizione dicembre 2008). Un memorandum da conservare con cura: un insieme di eventi raccontati con ironia e accuratezza da uno dei più onesti giornalisti italiani. Marco Travaglio riesce a far riflettere regalando ai suoi lettori sdegno e buon umore in un miscuglio tutto da assaporare.

Raffinato e acuto giornalista Travaglio ricostruisce un pezzo di storia italiana semplicemente raccontando con lealtà disarmante gli intrighi “di corte” a partire dal marzo 2007 quando governava ancora, barcollando, Romano Prodi. Questo libro è una raccolta di articoli che raccontano le peripezie dell’ultimo governo di centro sinistra, capeggiato da Prodi, fino alla nuova presa di potere da parte di Berlusconi. Un percorso, un tuffo nella memoria, per non dimenticare, per non ripetere gli stessi errori: uno sguardo non solo politico ma esistenziale, culturale, in un Italia sempre più arrendevole, scoraggiata, incapace di reagire. Una voglia di regalare agli italiani una sorta di antidoto, capace di risvegliare quelle doti che hanno reso grande il nostro Paese: qualità che ora sembrano celate, incapaci di tornare con forza a farsi sentire e ascoltare.

Marco Travaglio si contraddistingue da sempre per la sua libertà, per la minuziosa e voluta ricerca dei fatti, per l’indipendenza dai poteri e dai partiti, e per la sua intransigente ed estenuante ricerca di verità e giustizia. Nel precedente libro «La scomparsa dei fatti» Marco scrive: «Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto». Questo è lo spirito che accompagna Marco nel suo lavoro minuzioso, di ricostruzione della verità e della corretta informazione. Il libro di Marco Travaglio rappresenta un prezioso archivio storico-letterario per non dimenticare una parte del nostro cammino, una parte della nostra storia politica, economica, sociale, una parte di noi.

La penna di Marco dà voce, mettendo nero su bianco, a tutte quelle verità nascoste che i telegiornali spesso non denunciano, che i lettori non sempre trovano ma che rese note permettono riflessioni, critiche, considerazioni, suscitano stupore, consensi o dissensi, tutto quello che è di fondamentale importanza per una sana vita democratica, il tutto mischiato da una poderosa forza satirica sparsa qua e là come zucchero a velo su una torta.