“Marte: Missione Perseverance”

Missione Persecerance
Missione Persecerance

4.2% DI SHARE PER LA DIRETTA «MARTE: MISSIONE PERSEVERANCE»

SULLA RETE TEMATICA MEDIASET “FOCUS”

OLTRE 1.100.000 SPETTATORI E PICCO DI 1.738.000

ALL’AMMARTAGGIO DEL ROVER ALLE ORE 21.56

Ottimi ascolti per la diretta dell’ammartaggio del rover «Perseverance» – in onda giovedì 18 febbraio in prima serata – su “Focus”: 1.102.000 spettatori con una share individui del 4.2% (4.88% sul pubblico di riferimento) e picchi di 1.738.00 spettatori con il 6.7% di share nel momento in cui il lander ha toccato il suolo di Marte.

“Focus” è stata la rete tematica più vista nella fascia di prime-time (1.011.000 spettatori con il 3.72% di share). Per il canale diretto da Marco Costa, un successo confermato da una copertura pari a 3.342.000 spettatori e da una permanenza del pubblico del 33%.

Bene anche il dato delle 24 ore: 1.56% di share individui e 1.8% sul pubblico di riferimento.

“Focus” è stato lanciato da Mediaset il 17 maggio 2018.

“Il favoloso mondo della Fisica Quantistica”

Gabriella Greison
Gabriella Greison

Sheldoniani di tutto il mondo: imperdibile!
Gabriella Greison, con gli youtuber Spazi Attorcigliati e Polinerdeya,
racconta la Fisica Quantistica senza tecnicismi e ampollosità.

VENERDÌ 18 DICEMBRE DALLE ORE 21.15
«IL FAVOLOSO MONDO DELLA FISICA QUANTISTICA»

Sheldoniani di tutto il mondo: imperdibile! Venerdì 18 dicembre, a partire dalle 21.15, la Quantistica debutta su Focus con lo speciale inedito «Il favoloso mondo della Fisica», per la prima volta raccontata in TV senza tecnicismi e ampollosità.

Dalle sale del Museo della Tecnica Elettrica di Pavia, che per un breve periodo ha ospitato un giovane Albert Einstein, Gabriella Greison* – con due giovanissimi youtuber di grande talento, a loro volta esperti di Fisica e abili divulgatori, Davide De Biasio di Spazi Attorcigliati e Costanza Polastri di Polinerdeya – delinea i fondamenti della materia e tratteggia i ritratti degli scienziati protagonisti di quella rivoluzione: il precursore Planck, il geniale Einstein, il suo sodale Shrödinger, l’avversario di entrambi Bohr, con i suoi allievi Pauli e Heisenberg.

Un percorso di scoperta per il quale è prima necessario tornare indietro di un secolo, partendo dalle conoscenze e delle convinzioni che allora si avevano sull’atomo.
L’espressione Quanto è stata usata per la prima volta nel laboratorio di Max Planck. Di Albert Einstein, il programma illustra il contributo che gli valse il Nobel. Studi poi portati avanti dalla Scuola di Copenaghen, con Niels Bohr e i suoi due giovani e acutissimi assistenti, Wolfgang Pauli e Werner Heisenberg. Infine, il lungo duello tra il gruppo di Bohr e quello di Einstein, supportato dal bizzarro e talentuoso Erwin Shrödinger. E sono proprio Shrödinger ed Einstein, convinti che «Dio non potesse giocare a dadi», ad opporsi a ogni lettura probabilistica del funzionamento dell’atomo.

Dei grandi Fisici dell’epoca, però, lo speciale racconta anche gli aspetti poco accademici. Einstein e Shrödinger, per esempio, erano dei grandi viveur: famosi come due rockstar, adoravano le donne e facevano strage di cuori. Stupefacente, invece, l’ossessione di Bohr per Einstein, che fino alla morte si arrovellò con la Teoria del tutto, pur di dare un senso alle bizzarrie del mondo subatomico e armonizzare la visione del molto piccolo, con quella dell’infinitamente grande e lontano.

La Meccanica Quantistica, comunque, è parte del nostro quotidiano attraverso le sue infinite applicazioni: computer, bancomat, TAC, pannelli fotovoltaici, telecomandi… E sono Spazi Attorcigliati e Polinerdeya a mettere in atto con semplici dimostrazioni e spiegazioni, non solo delle scoperte di un secolo fa, ma anche delle ricadute che queste hanno sulle nostre vite attraverso invenzioni di uso comune.

A seguire, prima visione assoluta di «Perché Hitler non ebbe l’atomica».
Nel documentario vengono descritti i grandi progressi della Fisica Nucleare in Francia e Germania, durante gli anni Trenta; la possibilità che i tedeschi potessero sviluppare la bomba atomica già a inizio anni Quaranta; l’azione spionistica e militare, con cui Inghilterra e Francia, insieme alla resistenza norvegese, impedirono a Hitler di far approvvigionare la Germania dell’acqua pesante, indispensabile per lo sviluppo del programma atomico.

“Gladiatori: tra storia e leggenda” su Focus

Gladiatore
Gladiatore

LUNEDÌ 16 E 23 NOVEMBRE ALLE 21.15 SPECIALE
«GLADIATORI: TRA STORIA E LEGGENDA»

L’antichista Laura Pepe racconta i veri divi dell’epoca degli Antichi Romani,
atleti venerati come Ronaldo, spettacolari come wrestler, vegetariani come Venus Williams

“Focus”, la rete tematica Mediaset diretta da Marco Costa, lunedì 16 e 23 novembre, alle ore 21.15, propone la produzione inedita e originale «Gladiatori: tra storia e leggenda», a cura Laura Pepe. Con l’antichista e docente all’Università degli Studi di Milano, numerosi storici e archeologi, tutti coinvolti in un viaggio che va da Pozzuoli al Colosseo, per dare conto di come vivessero, si allenassero e combattessero questi lottatori dell’Antica Roma.

Il documentario rilegge quel mondo, documentando – a partire dalle fonti storiche più sicure – l’origine dei giochi gladiatori, e come e perché i Romani abbiano assegnato loro valenza sociale, politica e culturale, facendone uno svago tra i più popolari: con un tifo organizzato e appassionato, a tratti violento, paragonabile a quello odierno per il calcio.

Molte informazioni storicamente fondate – però – risultano in contrasto con le convinzioni che un po’ tutti hanno sui gladiatori. L’inchiesta di Laura Pepe rivela che innanzitutto non erano schiavi, se non raramente. Che non erano soldati, semmai ex soldati fatti prigionieri. Che di fatto erano atleti contrattualizzati e con obblighi precisi di condurre una “vita da atleta”. Che erano assistiti da medici capaci e seguivano una dieta prevalentemente vegetariana.

I gladiatori, poi, non dovevano darsi la morte nelle arene. Potevano morire, ma erano incidenti. Erano molto simili ai nostri wrestler, solo che la loro funzione sociale andava ben oltre lo spettacolo e aveva implicazioni religiose, identitarie e politiche. Per certi aspetti, funzioni più assimilabili a quelle del nostro calcio. Erano veri divi: i loro allenamenti erano seguiti dal pubblico e sui loro incontri fiorivano le scommesse.

Dittatura del novecento

Muammar_Gheddafi
Muammar_Gheddafi

Il sabato sera (televisivamente) diverso di Focus, propone l’ultimo appuntamento con «Dittatori del Novecento», la serie documentaristica inedita prodotta da World Media Rights con ZDF Enterprises, che per la prima serata del 7 novembre è incentrata sulle figure di Gheddafi e di Saddam Hussein.

Il racconto delle vite e della conquista del potere di questi due tiranni viene ricostruito evidenziandone le azioni spietate condotte per mantenere la supremazia, avvalendosi del contributo di storici e psicologi.

Un lavoro che delinea veri e propri profili criminali, il cui punto di forza è il connubio tra il serio impianto storiografico e la rigorosa rappresentazione in fiction dei momenti chiave del percorso di questi figuri.

La rete tematica dedicata al divulgazione diretta da Marco Costa, al 35 del telecomando, inizia parlando di Mu’ammar Muhammad Abu Minyar ‘Abd al-Salam al-Qadhdhafi.

È stato la guida ideologica del colpo di stato militare che il 1º settembre 1969 porta alla caduta della monarchia del re Idris I e, per i successivi 42 anni, è la massima autorità della Libia. All’inizio instaura una dittatura militare e in seguito proclama la Repubblica delle masse, basata su un’ideologia da lui stesso teorizzata, detta la Terza Via Universale. Tra il febbraio e l’ottobre del 2011, la Libia vede opposte le forze lealiste di Gheddafi e quelle dei rivoltosi. Il Paese, dopo una prima fase di insurrezione popolare sull’onda della cosiddetta primavera araba, precipita nel conflitto civile. Cui seguono la cattura e la morte del Colonnello, per mano dei ribelli del CNT.

E conclude la serata raccontando la parabola di Saddam Hussein.

L’uomo, ritenuto più sadico di Hitler, è stato a capo dell’Iraq con totale disprezzo per l’umanità per 23 anni. Il documentario esamina l’estremo piacere che Saddam traeva dalla sua crudeltà illimitata e come questo elemento abbia avuto un ruolo significativo nella sua trasformazione da giovane e violento delinquente di strada, a uno dei più famosi dittatori del Medio Oriente. Di Saddam si ricorda infine l’assoluta megalomania, caratteristica che lo ha condotto a conflitti diretti con quasi tutti, nel mondo.

 

«Automobili: le grandi fabbriche» su Focus

maserati_quattroporte
maserati_quattroporte

VENERDÌ 30 OTTOBRE E 13 NOVEMBRE, DALLE ORE 21.15,

«AUTOMOBILI: LE GRANDI FABBRICHE» + «SPIRITO ITALIANO»

Due documentari originali e inediti per gli amanti di ingegneria e restauro

delle quattroruote, tra leggenda, velocità, lusso, prototipi e numeri uno.

Doppio appuntamento – il 30 ottobre e il 13 novembre, dalle ore 21.15 -, su Focus, con «Automobili: le grandi fabbriche» e «Spirito italiano», imperdibili documentari per gli amanti di ingegneria e restauro delle quattroruote.

Leggenda, velocità, lusso, prototipi, numeri uno: il primo doc è firmato Endemol Shine Group per ITV; il secondo è un prodotto originale e inedito, realizzato dal canale tematico diretto da Marco Costa.

«AUTOMOBILI: LE GRANDI FABBRICHE» | ore 21.15

Ingegneria automobilistica, dalla progettazione, all’assemblaggio fino al collaudo di autovetture da sogno. Dai mostri sacri del lusso e prestazioni su strada, come la Maserati Quattroporte, l’Aston Martin DBS Superleggera e la Bentley Continental GT. Ad auto sportive meno note, come la Morgan Plus Six (inglese, motorizzata BMW). A veri e propri miti, come il leggendario cab londinese, fino a prototipi sperimentali come l’auto razzo, in grado di raggiungere i 1.000 km/h.

La visita degli stabilimenti ripercorre tutta la filiera produttiva, settore per settore: progettazione, carrozzeria, assemblaggio, verniciatura, controllo finale, messa su strada. In ciascun reparto, resta fondamentale l’incontro tra la precisione assoluta della robotica più avanzata e l’insostituibile sapienza delle manifatture specializzate. Maestranze in grado di dare all’autovettura l’attenzione al dettaglio unicamente frutto dell’esperienza umana. L’unica capace di trasformare un’auto in un sogno. Infine, tecniche innovative e personalizzazioni inimmaginabili: come quella di un proprietario in possesso di un frammento di Luna, che ha voluto che la sua supercar fosse verniciata con un pigmento ispirato a quella rarissima pietra.

«SPIRITO ITALIANO» | ore 23.15

Restauro di auto d’epoca da collezione, con Corrado Lopresto – imprenditore e collezionista d’auto di fama internazionale, specializzato in auto italiane e, in particolare, in numeri uno (i primi pezzi di modelli storici) – in veste di host del programma.

Opere d’arte, più che automobili, mostrate allo spettatore con rispetto, passione e curiosità, come per il racconto della rinascita di quattro modelli simbolo della motoristica italiana: CisItalia del 1948, Alfa Romeo 1900 La Flèche del 1955, Lamborghini Miura del 1968, Alfa Romeo 6C del 1939.

Il restauro conservativo di un’auto d’epoca, infatti, non significa solo restituirla all’antico splendore. Comporta una ricerca filologica tra archivi e documentazioni rare e l’essere in grado di trovare il giusto pezzo, quello che non tradisce il progetto originale.

Cologno Monzese, 29 ottobre 2020

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