“La nuova scuola genovese”

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“La nuova scuola genovese”, In uscita nel 2021 il docufilm sull’incontro tra cantautorato e rap

Negli ultimi anni in Liguria si è sviluppata una scuola hip hop dalle liriche profonde e poetiche, legata da un filo rosso alla prima grande scuola, quella del cantautorato. Per la prima volta un progetto cinematografico e culturale, con un cast senza precedenti, fa incontrare i protagonisti di questi due mondi.

C’è un filo rosso che unisce i grandi cantautori della “scuola genovese” come Gino Paoli, Luigi Tenco, Umberto Bindi e Fabrizio De André ai rapper nati in Liguria che oggi dominano le classifiche italiane: la capacità unica di esprimersi attraverso parole profonde e di denunciare le mutazioni della società, mettendo in luce un forte senso di appartenenza mischiato a una voglia di rivalsa, a volte intesa come riscatto sociale, altre come crescita personale. E non è un caso che siano tutti figli della stessa città: Genova, un tempo madre della canzone d’autore, oggi culla del rap.

Il docufilm “La nuova scuola genovese”, in uscita nei cinema nel 2021, scritto e ideato da Claudio Cabona con la regia di Yuri Dellacasa e Paolo Fossati, indaga su questo rapporto magico e su questi due mondi solo in apparenza distanti. Prodotto da Gagarin Film e Format, con la produzione esecutiva di App Eventi e Lucerna Films e la distribuzione di Zenit Distribution, il docufilm, vincitore di un bando Filse per Regione Liguria, è in lavorazione e vede illustri protagonisti, per la parte cantautorale, come Gino Paoli, Vittorio De Scalzi, Cristiano De André, Dori Ghezzi, Max Manfredi, Federico Sirianni, Gian Piero Alloisio, Gian Franco Reverberi, Giua e altri. Sul fronte rap ci saranno le stelle Tedua e Izi, oltre a Bresh, Vaz Tè, Nader, Guesan, Disme, Ill Rave, Demo, Cromo, altri nomi e tante nuove leve cresciute nel mito della Wild Bandana e della Drill Liguria, crew rap famose in tutta Italia. A chiudere il cast due ospiti speciali: Ivano Fossati e Marracash, mostri sacri nei rispettivi campi, la canzone d’autore e il rap, che racconteranno le loro esperienze e analizzeranno il legame e le differenze tra queste due forme di linguaggio nel corso della storia e al di là dei confini territoriali. Il film è impreziosito da una colonna sonora firmata dai pluripremiati Pivio e Aldo De Scalzi in collaborazione con il visionario produttore del mondo urban Chris Nolan. La consulenza storica è a cura di Laura Monferdini di Viadelcampo29rosso.

Nel docufilm “La nuova scuola genovese”, tra scorci mozzafiato, onde del mare, palazzi nobiliari e case popolari, i protagonisti di ieri e di oggi si racconteranno con interviste e momenti musicali, dando vita a un incontro senza precedenti.

Il team di lavoro: Claudio Cabona (autore e ideatore), Yuri Dellacasa e Paolo Fossati (regia), Gagarin Film e Format (produzione), Andrea Binelli e Beppe Platania (produzione esecutiva per App Eventi e Lucerna Films), Franco Bocca Gelsi (produttore delegato Gagarin Film), Zenit Distribution (distribuzione), Valentina Marini (organizzatore generale per App Eventi), Andrea Larosa (DoP & Editor per Lucerna Films), Laura Monferdini Viadelcampo29rosso (consulenza storica e documentale), Omar Yakine Frungillo (graphic designer), Chiara Tasso, Anis Hafaiedh e Matteo Pulina (comunicazione), Matteo Bosonetto (foto e camera), Gabriele Pallanca (audio presa diretta), Aron Aboukhalil (collaboratore per le musiche), Marco Logatto (assistente di produzione).

“Andate a lavorare”

Dams Bologna
Dams Bologna

“Andate a lavorare” – Un docufilm di Ambrogio Lo Giudice e Cristiano Governa per celebrare i 50 anni del DAMS

Nel 2021 il DAMS compie 50 anni. Il regista Ambrogio Lo Giudice e lo scrittore e giornalista Cristiano Governa stanno lavorando alla sceneggiatura e alla pre-produzione del docufilm “Andate a lavorare” prodotto da Giorgio Ciani, per la Genoma Films di Paolo Rossi Pisu. L’opera farà parte del programma di celebrazioni che l’Alma Mater sta organizzando con il contributo della Regione Emilia-Romagna e la partecipazione del Comune di Bologna e della Cineteca di Bologna. Prima assoluta prevista per il prossimo 17 giugno in Piazza Maggiore a Bologna.

“Andate a lavorare”, questo è il titolo del docufilm di Ambrogio Lo Giudice e Cristiano Governa prodotto da Giorgio Ciani con Paolo Rossi Pisu e la sua Genoma Films.

Il lungometraggio ripercorre, sempre in bilico tra finzione e realtà, l’avventura del Dams di Bologna. Il “Corso di laurea in discipline delle Arti della Musica e dello Spettacolo” nato nel 1971 da un’intuizione del grecista Benedetto Marzullo, compirà quest’anno 50 anni e il film farà parte del prestigioso programma di celebrazioni che l’Alma Mater sta organizzando per la primavera-estate prossima

Un’opera, per raccontare un’idea che avrà fra i suoi pionieri Renato Barilli, Furio Colombo, Umberto Eco, Giuliano Scabia, Gianni Celati, Luciano Anceschi, Ezio Raimondi, Tomás Maldonado, Paolo Fabbri, Luigi Squarzina… E studenti, diventati protagonisti della vita culturale del nostro paese e non solo, dai compianti Andrea Pazienza e Roberto “Freak” Antoni, a Roberto Grandi, Eugenia Casini Ropa, Pino Cacucci, Patrizio Roversi, Enrico Scuro, Paolo Soglia, Igor “Igort” Tuveri, Paolo Fresu, Fabio Testoni, e tanti altri, fino ad alcuni protagonisti del DAMS del presente. Un’opera di ricerca storica e di indagine sull’attualità, legate dalla fiction, che vuol rispondere sostanzialmente a due domande:

Cosa c’era di speciale in quell’idea? E perché tutto è accaduto a Bologna?

Cristiano Governa (sceneggiatore):

“Si frequentano le cose perché parlano di te” ci ha detto uno degli intervistati. Scoprirete chi.

A quanti ragazzi e ragazze ha parlato il DAMS? E cos’ha detto di così speciale? Essere ascoltati senza dover aprir bocca, poter finalmente accettare la sfida dei propri sogni e fare di essi un lavoro. Questa è la storia che volevo raccontare e il cuore della sfida stava nella sua stessa contraddizione.

Il sogno che sbatte contro la realtà. Quelli che ce l’hanno fatta e quelli perduti per strada. Salvo poi scoprire che se c’è un merito nell’avventura che racconteremo è quello di aver reso inutili le due categorie attraverso le quali guardiamo la vita: quelli che ce l’hanno fatta e quelli che non ce l’hanno fatta.

Vivere dei propri sogni.

Cercavo un titolo che fosse una fotografia di questa eterna contraddizione. Solo Bologna riesce, allo stesso tempo, a intercettare le aspirazioni di migliaia di ragazzi e, mentre li osserva inseguire quei sogni, pensare di loro “Andate a lavorare”. A Bologna, per sopravvivere, bisogna imparare ad ascoltare gli sguardi.

La cosa buffa è che quei ragazzi speravano esattamente questo: andare a lavorare. In quante altre città la stessa frase rappresenta un invito a smettere di sognare e – al contempo – la forza per proseguire a farlo?

Mi piaceva che il Dams avesse una voce sua, come un amico che una sera ti telefona e ti racconta i suoi primi cinquant’anni. E in quella chiacchierata prova fare luce su un po’ di cose, per esempio quello che di lui non hai capito ma soprattutto ciò che credi di avere capito.

Il DAMS è stata una fune per acrobati, solo che invece di percorrerla uno alla volta, erano tutti insieme in equilibrio sui loro sogni.

Quella fune c’è ancora, è passata da Strada Maggiore a Via Guerrazzi per finire in Via Barberia.

Studiando e ripercorrendo quegli anni provo una strana forma di nostalgia; mi manca quello di cui, pur vivendo qua, non mi sono accorto. Con questo lavoro provo a risarcire me stesso di quella distrazione, soprattutto ora che – in qualche modo – su quella fune da acrobata ci sono anch’io.

Ma da vecchi o si cade o si fa ridere”.

Ambrogio Lo Giudice (regista):

“Per me il Dams non è mai stato un’istituzione accademica, ma un “luogo”. Nel mio caso via Guerrazzi. Un luogo dove incontrare persone, sogni, desideri, utopie, follie, arte, scritte sui muri, esami di gruppo e professionalità prestigiose.

Un luogo che mi ha consentito un’esperienza di conoscenza, una vera e propria immersione in quel mondo, affascinante e misterioso, che era l’arte e lo spettacolo. Una dimensione che già mi attraeva ma che fino a quel momento non ero riuscito ad avvicinare e comprendere come volevo.

Un luogo dove imbattermi in materie che non sapevo nemmeno che esistessero come la semiotica.

Un luogo che allargava l’orizzonte culturale di chiunque fosse disponibile a mettersi in gioco.

In qualche modo posso dire che il Dams ha saziato e al contempo nutrito la mia sete di conoscenza.

Perché è importante raccontare questa storia?

Per trasmettere una novità che ha cinquant’anni. E’ importante raccontare questa storia alle nuove generazioni e a chi non ha conosciuto l’energia e la vitalità del Dams, direi quasi che importa più raccontarla a loro questa avventura che a quelli che hanno realmente frequentato il Dams.

Da quelle stanze infatti è uscita una ventata di freschezza e di innovazione, se si vuole anche di punzecchiatura a un mondo accademico, in fondo abbastanza vetusto sotto diversi aspetti.

Il Dams ha elaborato ed emesso segnali circa un nuovo modo di insegnare e anche di essere studenti.

Spesso l’iconografia con la quale lo abbiamo voluto rappresentare, sempre in bilico fra il bohemien e il fancazzista, ci ha tratti in inganno.

Con questo docufilm vogliamo ricordare una cosa che forse non a tutti è chiara; il DAMS era ed è un posto serio dove si fanno cose serie.”

Giorgio Ciani (produttore):

“Quando Cristiano Governa mi ha proposto di celebrare il 50° del DAMS con un docufilm non ho avuto alcun dubbio e ho accettato immediatamente la sfida, enorme per me che ho sempre considerato il Dipartimento una entità mitologica, una eccellenza pura, un luogo dove si insegnava a mettere la creatività al servizio dell’arte, in un secolo nel quale il marketing e la comunicazione cercavano di fare esattamente il contrario.

Ho chiamato Paolo Rossi Pisu che ha benedetto immediatamente l’idea lanciando il suo consueto grido di battaglia “Genoma Films c’è!” A questo punto mancava il regista, e chi meglio di Ambrogio Lo Giudice, peraltro damsiano doc? Un primo incontro con Roberto Grandi e poi con Giacomo Manzoli, direttore dell’attuale Dipartimento delle Arti, che assieme ai colleghi ci ha fatto l’onore di inserire il progetto fra le celebrazioni del 50°. La fase attuale è quella della ricerca e assemblaggio materiali di repertorio, e di interviste ai protagonisti della storia; le riprese e il montaggio saranno fra aprile e maggio”.

Giacomo Manzoli (direttore Dipartimento delle Arti):

“Il DAMS non è solo un corso di Laurea. Il DAMS è un’idea che nasce a Bologna e si irradia su tutto il territorio nazionale, dando vita a una costellazione di corsi triennali e magistrali, di master, scuole di specializzazione, insegnamenti legati alle discipline artistiche e alle loro molteplici e mutevoli configurazioni. E’ un’idea di Università che si confronta col presente, mettendo a disposizione l’accademia per formare e valorizzare i talenti e la creatività, al servizio di una società che non evolve se non ha un’industria culturale vitale, aperta e in continua trasformazione. Siamo grati a Ambrogio Lo Giudice, a Cristiano Governa e a Genoma Films per aver voluto raccontare questa storia utilizzando quel linguaggio audiovisivo che meglio di ogni altro rappresenta l’epoca in cui viviamo.”

[Sognatóre s. m. e agg. (f. -trice) [der. di sognare; cfr. lat. somniator -oris]. – Chi sogna, che sogna. Com. soltanto in senso fig., di persona che è portata alla fantasticheria, che non ha spirito pratico: sei un s.; quel ragazzo è troppo sognatore.]

“… poi ti sei fatta seria e mi hai dato del sognatore… Dal tuo sguardo non mi pareva intendessi una cosa positiva. Ma sai perché i sogni funzionano? Perché hanno un grande montaggio che passa da un desiderio all’altro senza preoccuparsi di giustificarlo. Io, per esempio, ho vissuto così…” (tratto da Andate a lavorare)

 

“Grazie Ragazzi” – Davide Van De Sfroos

Davide Van De Sfroos_ph Luca Bernasconi
Davide Van De Sfroos_ph Luca Bernasconi

È disponibile su tutte le piattaforme streaming e in digital download “GRAZIE RAGAZZI”, il nuovo brano del cantautore e scrittore DAVIDE VAN DE SFROOS (https://lnk.to/pYjN33Ds).

“Grazie Ragazzi” è la sigla finale di “R.U.G.B.Y.”, docufilm dedicato al rugby vissuto nelle società dilettantistiche che racconta l’anima e l’essenza di questo sport.

Nel videoclip del brano, visibile al link https://youtu.be/aCzt2yZfvq4, immagini e momenti estratti dal docufilm si alternano alla figura del cantautore lariano che canta accompagnato dal solo suono della sua chitarra.

«Sono stato invitato a partecipare a un documentario che partendo dalla realtà della squadra del Seregno Rugby intraprende un viaggio interessante e sincero nel mondo di questo sport che per tanti nasconde ancora parecchi misteri. È stato un piacere cantare nel film il mio brano “Grazie Ragazzi” che da spettatore stupito, seguendo le partite del Delebio Rugby, avevo scritto qualche anno fa» spiega Davide Van De Sfroos.

Il film, regia di Filippo Grilli insieme alla società sportiva Seregno Rugby, è visibile sul canale YouTube di Gpg Film (casa produttrice indipendente e no-profit) al link: https://youtu.be/jiWgC_8Iv00.

L’artista tornerà live il 22 e 23 febbraio 2021 dal Teatro Dal Verme

Le prevendite dei due concerti sono disponibili su Ticketone.it.

Focus: docufilm «Lili Marlene»

scena
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10 Giugno 1940 – 10 giugno 2020

80° Anniversario dell’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale

“Focus” ricorda l’evento con «Lili Marlene»

Docufilm originale e inedito di videonews firmato Pietro Suber

In onda il 10 e 11 giugno in prima serata

Con le testimonianze di Giorgio Napolitano, Eugenio Scalfari, Gianni Letta,

Dacia Maraini, Renzo Arbore, Pippo Baudo, le Gemelle Kessler, Pupi Avati.

80 anni fa, il 10 giugno 1940, si consuma un evento che resta scolpito nella nostra Storia: l’ingresso dell’Italia nel Secondo conflitto mondiale. “Focus”, rete tematica diretta da Marco Costa al 35 del telecomando, dedica due serate all’anniversario proponendo la prima visione assoluta del docufilm «Lili Marlene – La guerra degli italiani», in onda mercoledì 10 e giovedì 11 giugno, alle ore 21.15.

160 minuti intensi e dirompenti, di un prodotto originale VideoNews firmato da Pietro Suber, con la collaborazione di Amedeo Osti Guerrazzi, storico del fascismo, collaboratore della Fondazione Museo della Shoah di Roma, e Donatella Scuderi, autrice di soggetti e sceneggiature.

Storie poco conosciute, eventi drammatici, quelli di «Lili Marlene», composti in un racconto che parte dal basso, attraverso vicende straordinarie di cittadini comuni, e le testimonianze di figure autorevoli come Giorgio Napolitano, Eugenio Scalfari, Gianni Letta, Dacia Maraini, Renzo Arbore, Pippo Baudo, le Gemelle Kessler, Pupi Avati.

«Lili Marlene» si distingue, inoltre, per rigore storiografico e intensità dei fatti narrati. Tre, gli aspetti fondamentali che ne fanno un prodotto esemplare:

· la rievocazione di molti e poco noti casi, eppure estremamente significativi per capire la guerra degli italiani in tutta la sua varietà e complessità;

· l’aver realizzato un racconto privo di retorica, crudo e, proprio per questo, struggente della guerra civile, con la carica d’odio inestinguibile che ha generato;

· l’aver provato a documentare le ragioni di tutti, vittime e carnefici, vincitori e vinti, ma con un effetto finale che non è quello dell’elisione, bensì del senso del tragico, della consapevolezza della complessità della storia, che non permette di girare pagina e andare avanti, ma obbliga a coltivare tenacemente la Memoria.

«Lili Marlene – La guerra degli italiani» è anche un nuovo e originale tentativo di tenere aperto un dialogo su eventi che ancora oggi dividono, ma stando alla larga da facili scorciatoie, da frasi fatte e slogan, usati da chi strumentalizza la storia per fare propaganda.

 

 

Italia 1: “Resistiamo” diari dalla quarantena

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“Resistiamo” diari dalla quarantena

Mercoledì 10 giugno in prima serata su Italia 1 la prima produzione in cui nessuno si è mai incontrato dal vivo:

Il docufilm che racconta il lockdown attraverso le storie di tutti noi

Persone comuni con vite normali rese eccezionali da un momento storico unico riprese dai protagonisti con video autoprodotti

Mercoledì 10 giugno in prima serata su Italia 1 andrà in onda “rEsistiamo – diari dalla quarantena”, il docufilm prodotto da EndemolShine Italy che racconta, attraverso le storie e le emozioni di persone comuni, il momento unico vissuto negli ultimi mesi dal nostro Paese a causa del Coronavirus.
“rEsistiamo” è un racconto corale, intimo, realizzato direttamente dai protagonisti dalle loro case, senza alcuna mediazione, attraverso dei video-diari che aprono una finestra sulla loro quotidianità, stravolta durante la quarantena.
Storie di vite normali, diverse tra loro, che raccontano la storia di tutti noi. Di chi ha vissuto l’#iorestoacasa in famiglia, solo, in coppia o lontano dagli affetti più cari. Di chi si è trovato senza lavoro e di chi ha combattuto il virus in prima linea ogni giorno, vicino ai malati. È il racconto dei sentimenti provati in questi mesi. La paura, la rabbia, i momenti di debolezza, la tristezza per la perdita di una persona cara. Ma anche la felicità per la nascita di una nuova vita, la scoperta di nuovi giochi con i bambini e la creatività che si scatena per andare avanti. È il racconto di quello che è successo nelle case di tutti, dalle difficoltà per fare la spesa, alla passione per la cucina fino alle problematiche con la scuola a distanza. È il racconto di quella che è diventata la “normalità” in un momento che di “normale” aveva ben poco.
“rEsistiamo” nasce da un’idea di Simone Mele, montatore, che insieme a Fabrizio Montagner e Susanna Paratore ne ha curato tutti gli aspetti. È la prima produzione in cui nessuno si è mai incontrato dal vivo, né chi ci ha lavorato – tutti da remoto – né i protagonisti, chiusi ovviamente in casa per il lockdown. Le uniche interazioni avute tra redazione, autori, produzione e protagonisti sono avvenute in via telematica. Nel corso dei due mesi di isolamento, il team composto da autori, produzione e redazione ha raccolto, selezionato e montato il materiale arrivato dai vari protagonisti che è stato caricato, di volta in volta, su un cloud condiviso, in modo che tutti potessero vedere l’avanzamento della lavorazione simultaneamente e lavorarci day by day.

LE STORIE:

FAMIGLIA DE MEDICI
NAPOLI, 45 ANNI-1 ANN0, LA REPUBBLICA DEI BAMBINI
La pandemia, con la conseguente chiusura delle scuole, ha cambiato le abitudini di tutte le famiglie. Non è stato facile per nessuno. Ancor meno per chi ha 6 figli.
Gli appuntamenti della giornata appesi al muro, i compiti di ognuno, un tablet per tutti, esigenze diverse e 8 posti a tavola. Così Carmen (35 anni) e Giuliano (45 anni), hanno organizzato la vita dei loro 6 figli, Giulia (11), Flavia (9), Diana (8), Claudio (6), Daniele (4), Simone (1). Carmen racconta le difficoltà di una mamma che, all’improvviso, si trova senza scuola, senza attività pomeridiane, senza la possibilità di mettere il naso fuori casa. Tutti dentro, giorno e notte.

FEDERICA E LUCA
MILANO, ENTRAMBI 30 ANNI, NEO-GENITORI
Tra ansie e gioie, diventare genitori è un grande cambiamento. Cosa succede, però, quando il tuo primo figlio nasce durante una pandemia?
Luca e Federica sono in attesa della loro prima figlia quando scoppia la pandemia. Il parto è previsto dopo pochi giorni. Federica è spaventata, ma felice che la parola “mamma” torni a riempire la sua casa, visto che lei la mamma l’ha persa da diversi anni. Nasce Elena. Finalmente sono tutti e tre a casa, ma arrivano anche i primi problemi burocratici. Nonostante tutto, il sorriso non manca mai. La loro gioia più grande, Elena, è ormai con loro.

IVAN E SHIR
LEGNANO-MILANO, 27 E 25 ANNI, FIDANZATI A DISTANZA
L’amore ai tempi del Covid-19. Cosa succede quando all’improvviso, nonostante ti separino solo pochi km, ti ritrovi a condividere coccole, abitudini e incontri solo via videochiamata?
Ivan e Shir sono due fidanzati divisi dalla quarantena. Lui è rimasto bloccato casa del cugino, a Legnano. Lei è a Milano. Sono distanti pochi km ma hanno dovuto “reinventare” i loro appuntamenti, a cominciare dalla colazione, da fare comunque insieme, in videochiamata. Entrambi aspettano con trepidazione la conferenza del Presidente del Consiglio del 26 aprile per capire se potranno rivedersi. E tanta è la rabbia quando si rendono conto che il termine “congiunti” per loro non vale.

FAMIGLIA PACIOSELLI
PERUGIA, 60-17 ANNI, SETTE SOTTO UN TETTO
Una famiglia numerosa che, a causa della pandemia, si trova a condividere tutto, tutti i giorni. E a dover andare avanti con un solo stipendio.
Vitaliano (60 anni) e Francesca (49 anni) hanno 5 figli – Sara (25), Andrea (23), Lucia (21), Matteo (19) e Giovanni (17) – che vivono con loro. Sono una famiglia allegra, ma la convivenza forzata di sette mondi diversi, 24/24h, ha creato qualche momento di tensione. Con Vitaliano in cassa integrazione, sono stati alle prese con la richiesta del bonus di 600 euro e hanno avuto solo lo stipendio di Francesca per andare avanti. Ma la fede, visto che sono tutti molto credenti, li ha aiutati a non scoraggiarsi. Sara, la più grande dei figli, ha sofferto molto la mancanza del suo fidanzato Alessio, che, durante la quarantena, ha preso però una decisione importante.

RICCARDO ED EMANUELA
SIENA, ENTRAMBI 21 ANNI, FUORISEDE
Cosa succede quando sei un fuorisede e all’improvviso il mondo si interrompe?
Riccardo ed Emanuela sono due studenti fuorisede. Entrambi siciliani, amici dalle elementari, vivono e studiano a Siena, e qui hanno deciso di condividere il lockdown, senza tornare a casa. Per Pasqua, ricevono i pacchi dalle famiglie, con cui possono sentirsi solo telefonicamente. Momenti di debolezza e nervosismo non mancano. E di tristezza, per Emanuela, quando riceve la notizia della scomparsa della nonna.

ILARIA E PAOLO
FIRENZE, 40 E 38 ANNI, NEO-GENITORI
La gravidanza ai tempi del Covid-19, con le famiglie di origine lontane e le visite in ospedale da sola per la futura mamma.
Paolo e Ilaria sono una coppia che vive a Firenze, in attesa della loro prima bambina, tanto cercata. Sono alle prese con i preparativi prima della nascita: dall’apertura dei pacchi con i vestitini all’allestimento della stanza. Ilaria sente la mancanza della madre, che è in Sardegna, e non può raggiungerla. Anche in ospedale, per alcuni controlli prima e per il parto poi, Ilaria è sola. Paolo non può entrare e deve limitarsi a aspettare con gli altri padri fuori, tutti distanziati. Ma Paolo trova comunque il modo per esserle “vicino”. E ora possono essere felici in tre.