“Nonnasballo” di Mirko Zullo

nonnasballo,copertina libro
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«Nonnasballo, settantacinque anni e una collezione di scarpe e smalti con necessità annua di censimento, è senza dubbio la nonna più bellissima che si possa desiderare, e lo so che “più bellissima” non si dovrebbe dire, ma di lei si può dire ogni cosa. Specie ciò che non si può.».

Michelle ha poco più di vent’anni, non riesce a guardarsi nuda allo specchio e non ha mai avuto una storia d’amore. Vive in un piccolo paese di provincia e ha rinunciato all’università per aiutare la madre nella trattoria di famiglia. Ha una nonna, “la Milvia” – come la chiamano in paese –, che è sempre stata “una di quelle che difficilmente tenevi ferme” e che più di ogni altra cosa ama ballare.

Per questo Michelle l’ha soprannominata Nonnasballo. Una nonna chiassosa, irruente, a volte scurrile, sempre straordinaria. Impossibile non volerle bene.
È lei, la nonna, ad averla cresciuta quando il padre se n’è andato da un giorno all’altro senza un’apparente spiegazione.

Una fuga che nasconde un doloroso segreto che Michelle, per la vergogna, non è mai riuscita a confidare a nessuno.

Poi un giorno, Nonnasballo inizia a non essere più la stessa. E la diagnosi del neurologo è una sentenza: Alzheimer.
Per Michelle è il dramma, si sente sola e abbandonata.

Nonnasballo non potrà più essere il suo punto di riferimento, forte e coraggiosa, fonte inesauribile di consigli. I ruoli si sono invertiti: ora è nonna la sua bambina, tocca a lei starle vicino come una mamma.
Una storia che, con delicatezza e ironia, affronta il tema della malattia e dei rapporti famigliari.

L’AUTORE
Mirko Zullo, nato a Verbania, vive e lavora a Milano. Laureato in Filosofia, è scrittore, regista, autore e produttore televisivo. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia e narrativa breve. Nonnasballo ha vinto il Premio Zanibelli 2017 per la narrativa inedita.

Bollate: Biotestamento

dat-biotestamento
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Si chiama DAT ed è la Dichiarazione anticipata di trattamento, più comunemente nota come Biotestamento. In altre parole, grazie alla nuova legge entrata in vigore dal 31 gennaio 2018, ogni cittadino italiano può dichiarare le proprie volontà in tema di trattamenti sanitari, accertamenti diagnostici e scelte terapeutiche che lo riguardano. Ecco le regole.

Che cosa sono le DAT? La legge 22 dicembre 2017, n 219 (entrata in vigore il 31 gennaio 2018) ha previsto che ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso le DAT, esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari. Ha inoltre, il diritto di modificarle o revocarle in qualsiasi momento.

Come possono essere redatte le DAT? Ci sono tre modalità diverse: in forma di atto pubblico, davanti a un notaio; in forma di scrittura privata autenticata dal notaio; in forma di scrittura privata non autenticata, consegnata personalmente presso le strutture sanitarie (solo nel caso in cui le Regioni abbiano adottato modalità telematiche di gestione della cartella clinica o fascicolo sanitario
elettronico); in forma di scrittura privata non autenticata, consegnata personalmente all’Ufficio di Stato Civile del Comune di residenza.

LE REGOLE A BOLLATE
Ecco come consegnare la DAT in Comune. Data la delicatezza del documento e del suo contenuto, l’ufficiale di Stato Civile non può redigere il modulo né dare informazioni in merito al contenuto; deve solo verificare i presupposti (identità e residenza) e ritirare il plico. Ecco la procedura da seguire:
1. Scrivere la propria Dichiarazione Anticipata di Trattamento (DAT), sottoscriverla e inserirla in una busta chiusa.
2. Inserire nella busta copia del proprio documento di identità.
3. Scrivere sulla busta la dicitura “Dichiarazione Anticipata di Trattamento” e i dati anagrafici del disponente (nome, cognome, data e luogo di nascita e residenza).
4. Fissare un appuntamento tramite lo Sportello Polifunzionale e presentarsi personalmente per la consegna della DAT, munito di documento d’identità valido.

Lilt : “Non facciamocene un baffo!”

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Insegnare agli uomini a prendersi cura della propria salute, sottoponendosi a controlli periodici per una diagnosi precoce del tumore della prostata.
È questo lo scopo della campagna “Non facciamocene un baffo!” promossa dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – LILT, sezione provinciale di Milano.

L’iniziativa rientra tra quelle di MOVEMBER (da “Moustache”, parola inglese per baffi, e “November”), campagna di sensibilizzazione che, dal 2003, invita gli uomini di tutto il Mondo ad un gesto simbolico contro il tumore della prostata: radersi il volto ad eccezione dei baffi nei 30 giorni del mese di novembre.

Il tumore della prostata è la neoplasia più frequente tra i soggetti di sesso maschile e rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partire dai 50 anni di età. In Italia, colpisce circa 42.000 persone l’anno, con una sopravvivenza che si attesta intorno al 91% a 5 anni dalla diagnosi. L’anticipazione diagnostica resta il principale fattore che porta ad un trattamento tempestivo della neoplasia. Purtroppo, però, la percentuale di italiani che si sottopone a visite urologiche periodiche è ancora molto basso.

Per questo motivo, LILT Milano promuove la campagna “Non facciamocene un baffo!” che, per tutto il mese di novembre, avrà lo scopo di sensibilizzare i cittadini ad un’educazione sanitaria consapevole, una maggiore conoscenza e una diagnosi precoce del tumore alla prostata. In dettaglio, l’Associazione invita tutti gli uomini a sottoporsi a visite gratuite presso i propri Spazi Prevenzione di Viale Caterina da Forlì 61, Via Neera 48 e Via Viganò 4 a Milano e di Sesto San Giovanni, Cernusco sul Naviglio, Concorezzo e Novate Milanese (maggiori informazioni sul sito www.legatumori.mi.it).

I principali fattori di rischio per la comparsa di questa neoplasia sono «la familiarità di primo grado e l’invecchiamento – spiega ancora Alloisio -. Sono co-fattori, invece, una dieta ricca di grassi e uno stile di vita sedentario. Presso i nostri Spazi Prevenzione, i cittadini, oltre a sottoporsi gratuitamente ad una visita urologica, potranno ricevere informazioni utili sullo stile di vita da adottare per prevenire efficacemente la comparsa di questa neoplasia».

Momento clou della campagna, sarà la serata di raccolta fondi “Movember rock”, organizzata da LILT Milano in collaborazione con Janssen Italia e Bridgestone. L’evento, che si terrà presso la Casa della Musica in via Ascanio Sforza 81 a Milano, sarà animato dalla JC Band, il gruppo rock composto dai dipendenti di Janssen Italia, che si esibisce a scopo esclusivamente benefico.

GESTIONE DEL DOLORE, ISTRUZIONI PER L’USO

La guerra contro la sofferenza inutile in Italia non è ancora vinta. Da un pool di esperti arriva un manuale di indicazioni operative rivolto a chi rappresenta, nel quotidiano, il primo riferimento per i pazienti con dolore. Obiettivo: diffondere sul territorio una reale appropriatezza di diagnosi, prescrizione e consiglio.

 

Firenze, 29 giugno 2012 – Un attento esame del profilo clinico globale del paziente, la valutazione costante e sistemica del dolore in tutte le sue dimensioni (origine, intensità e durata) e, sulla base di queste caratteristiche, la prescrizione e la dispensazione di una specifica terapia personalizzata e multimodale.

 

Questi alcuni dei contenuti del manuale presentato oggi a Firenze “Dolore in Italia. Analisi della situazione e proposte operative, messo a punto da un gruppo multidisciplinare di esperti* per guidare l’operato del medico di famiglia e del farmacista nell’approccio al paziente che soffre. Il volume, realizzato con il grant non condizionante di Angelini, ha visto il coinvolgimento di diverse Società Scientifiche attive nell’area dolore. Secondo alcuni dati riportati nel documento, attualmente in Italia il 21,7% della popolazione convive con la sofferenza inutile, circa 13 milioni di persone, e il 41% considera inefficaci le terapie ricevute.

 

A più di due anni dall’approvazione della Legge 38, in Italia esistono ancora dei margini di miglioramento nella misurazione del dolore e nel trattamento antalgico”, afferma Guido Fanelli, fra i componenti della “cabina di regia” che ha redatto il manuale e Presidente della Commissione Terapia del Dolore e Cure Palliative del Ministero della Salute. “L’obiettivo di questo volume è contribuire al necessario cambiamento culturale nella gestione del dolore sul territorio, partendo dalla corretta diagnosi per arrivare all’appropriatezza prescrittiva in medicina generale e all’appropriatezza di consiglio in farmacia. Abbiamo voluto sviluppare uno strumento che fungesse da supporto decisionale, applicabile dal primo approccio diagnostico fino alla dispensazione dell’analgesico più opportuno. Nell’ottica di realizzare quel modello di continuità assistenziale auspicato dalla Legge, medici di famiglia e farmacisti dovranno svolgere un ruolo di crescente importanza, poiché sono le prime figure di riferimento per il paziente che soffre. Il documento presentato oggi è solo il primo passo di un percorso articolato, che proseguirà con specifiche iniziative formative rivolte a queste figure professionali, chiamate a contribuire con il loro impegno a un importante progresso nella qualità delle cure”.

 

Cruciale è innanzitutto il problema della valutazione. Il dolore è un’esperienza complessa e, come tale, implica una diagnosi in “3D”, che tenga conto di tre parametri fondamentali: origine, intensità e durata, oltre che della situazione globale del paziente.

Il carattere soggettivo dell’esperienza dolorosa richiede l’utilizzo di strumenti diagnostici appropriati e universalmente condivisi”, dichiara Pierangelo Lora Aprile, Responsabile area Dolore di SIMG e co-autore del progetto. “In funzione delle caratteristiche del dolore, la terapia in grado di coniugare efficacia ed efficienza dev’essere personalizzata rispetto al quadro clinico generale del paziente e multimodale, associando più farmaci, a più basse dosi. Su questo fronte, il medico di famiglia si configura sempre più come un attore di primo piano: l’80-90% del problema dolore dovrebbe infatti trovare risposta nell’ambito delle Cure Primarie, con l’avvio solo dei casi più complessi ai Centri Specialistici. A tal proposito, SIMG sta sperimentando un nuovo modello formativo sul territorio, il progetto TESEO, in base al quale alcuni MMG con particolare interesse alla medicina del dolore forniscono un continuo supporto formativo a un’Aggregazione Virtuale di 20 Colleghi, tramite consulenza on-line, audit, incontri informali e affiancamento nel proprio ambulatorio”.

 

In base alla sua origine, si distinguono tre principali tipologie di dolore: neuropatico (dovuto a lesione neurologica), nocicettivo infiammatorio e nocicettivo non infiammatorio (entrambi causati da una stimolazione periferica dei sensori dolorifici). Ai fini di una scelta farmacologica appropriata, gli esperti evidenziano la necessità di promuovere l’analgesia pura, ossia paracetamolo e oppioidi, il cui impiego nel trattamento del dolore di tipo non infiammatorio andrebbe adeguato agli standard europei, limitando l’uso improprio di FANS. Per quanto riguarda, invece, il dolore acuto di natura infiammatoria, i FANS sono considerati un valido approccio terapeutico che, in base alla terapia multimodale, può essere eventualmente associato a paracetamolo o oppiacei.

 

Anche la figura del farmacista entra a pieno titolo nella rete di alleanze che la Legge vuole rafforzare sul territorio. “Le manifestazioni dolorose sono da sempre la prima causa di ricorso al professionista della salute e quindi anche al farmacista di comunità, che rappresenta il presidio più accessibile sul territorio. I farmacisti hanno dunque il dovere professionale di dedicare al dolore la massima attenzione anche in fatto di aggiornamento, sia per consigliare al meglio il cittadino che presenti un problema affrontabile con gli strumenti dell’automedicazione, sia quando si tratta di cogliere i segni di un problema più grave e, quindi, indirizzare tempestivamente al medico la persona che ha davanti”, osserva Andrea Mandelli, Presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani. “Soltanto con queste sinergie sul territorio sarà possibile sviluppare tutte le potenzialità della Legge 38. Da qui la nostra grande attenzione, anche nell’attività di formazione a distanza (pharmafad.it), al trattamento delle patologie algiche, calibrando il messaggio sulle necessità del farmacista di comunità, ma anche nell’ottica dell’integrazione con gli altri professionisti della salute a vantaggio del paziente”.

 

In sintesi – concludono gli esperti – la rivoluzione che porterà a un’adeguata gestione del dolore passa necessariamente attraverso l’appropriatezza nella diagnosi, nella terapia e nella dispensazione del farmaco, nell’ambito di una presa in carico globale del paziente. Solo così si potrà pervenire a un concreto, doppio beneficio: per il cittadino, da un lato, che riceverà una risposta assistenziale efficace e vedrà migliorare realmente la sua qualità di vita, e per il Servizio Sanitario Nazionale, dall’altro, che potrà beneficiare di un circolo virtuoso in grado di ridurre prestazioni ospedaliere non necessarie e prescrizioni di farmaci inappropriate.