“Boomers”, esperimento riuscito. Non avevamo dubbi dei singoli potenziali, era più che altro la voglia e la curiosità di vederli su un palco insieme.
Non è stato uno degli spettacoli di Paolini che siamo soliti a vedere. Di simile ha una storia ben definita e la sua grande capacità comunicativa, di saper coinvolgere il pubblico.
Questa volta è aiutato da due musicisti bravi e soprattutto da Patrizia Laquidara che è riuscita veramente ad esprime le sue capacità di professionista della canzone, in modo importante, nonostante alcune delle musiche siano pubblicità di tempo passato.
Un percorso condiviso, di racconto e musica, in cui si intrecciano i ricordi attraverso questo dialogo, un po’ particolare tra padre e figlio che ritrovano, nel punto fermo del bar della Iole , un cassetto dei ricordi, dei sogni e dei desideri che si intrecciano.
Ci sono momenti in cui si ride e momenti lo spettatore viene costretto a riflettere, su come stanno correndo i tempi, come quelle che per noi erano sensazioni vere che devono essere per forza vissute e vissute dal vivo a contatto con le altre persone, e che adesso invece, vengono replicate, vengono gestiti in ambienti che non sono reali e che si adattano poi alle proprie aspirazioni ai propri sogni.
Marco Paolini, come sempre, riesce a trovare una chiave di lettura per i tempi che passano, facendoci riflettere anche su quello che perdiamo, nell’andare così veloci in avanti e come si suole dire, non è detto che qualcosa di nuovo o più moderno, sia per forza migliore
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