
Tratto da Ieri di Agota Kristof
Vincitore Premio In-Box 2015 – Selezione Visionari Kilowatt Festival 2015
23 luglio – Bando Visionari – Kilowatt Festival 2015 – San Sepolcro
27 agosto – Operaestate Festival – Bassano del Grappa
Prossimi appuntamenti
Benevento Festival, Festival Concentrica di Torino, Teatri di Vetro Roma
drammaturgia RAFFAELE REZZONICO, CLAUDIO AUTELLI
regia CLAUDIO AUTELLI
con ALICE CONTI, FRANCESCO VILLANO
scene e costumi MARIA PAOLA DI FRANCESCO
luci SIMONE DE ANGELIS
suono FABIO CINICOLA
tecnico luci GIULIANO BOTTACIN
assistenti alla regia PIERA MUNGIGUERRA, ANDREA SANGALLI
voce registrata PAOLA TINTINELLI
organizzazione CAMILLA GALLONI, MONICA GIACCHETTO
co-produzione CRT Milano/Centro Ricerche Teatrali e LAB121
(durata 70 minuti)
Nel maggio 2015 L’Insonne vince il Bando Visionari e il 23 luglio 2015 sarà in scena al Kilowatt Festival 2015 (San Sepolcro).
Nello stesso periodo, lo spettacolo vince il Premio In-Box 2015, una tournée che attraverserà 18 piazze in tutta Italia nella stagione 2015/2016.
Lo spettacolo nasce dal desiderio di restituire scenicamente la potenza della scrittura di Agota Kristof e di indagare i temi a lei cari e che hanno un forte legame con la sua storia personale: il ricordo dell’infanzia, il rapporto tra fratelli, la memoria, la solitudine, la condizione dell’esule in terra straniera, l’amore per la scrittura. Ma soprattutto: il senso di straniamento vissuto nel tempo presente.
Lo stile della scrittura di Agota Kristof è essenziale e chirurgico nell’aprire ferite senza farle sanguinare nella mente dell’ignavo lettore. Anche il teatro è continuamente alla ricerca di un linguaggio esatto. Svincolato dall’imitazione della quotidianità, un linguaggio che riveli anziché descriva. L’interrogazione di questo paradosso è l’inizio del viaggio dentro la sua scrittura. Quest’autrice rappresenta un vademecum dell’essenzialità.
Agota Kristof ha lasciato il suo paese d’origine durante la rivoluzione ungherese contro il regime sovietico. Fuggita in Svizzera con il marito e la figlia in fasce, ha lavorato per anni in una fabbrica di orologi. Qui ha imparato il francese e cominciato a scrivere i suoi romanzi nella nuova lingua. Ha sempre definito la sua scrittura una menzogna, un tentativo fallito di scrivere la propria storia, troppo insopportabile da raccontare.
La storia di Sandor è il suo ultimo romanzo.
Note di regia
Una coppia di fratelli/amanti, figura archetipica dell’autrice.
Figura ricorrente, microscopico nucleo di famiglia da conservare o recuperare, o ancora almeno da immaginare.
Sono i fratelli/amanti a visitare la stanza dell’autrice, accompagnandone i pensieri e guidando la sua immaginazione nel comporre questa “storia d’amore impossibile”.
Sandor aspetta l’arrivo di una donna, Line, che appartiene al suo passato. Un giorno lei arriva e la sua vita non sarà più la stessa.
Quello che avviene in questa composizione è un dialogo tra queste figure di fratelli e la loro autrice, loro prestano il loro corpo e la loro voce all’evocazione delle figure emerse dalla sua memoria, in un continuo salto tra rappresentazione e pensiero dell’anima che sta concependo questo mondo.
Ogni pertugio in questa stanza contiene una memoria, una via d’accesso dentro la testa dell’autore condannato a ricevere i suoi spettri.
Alcuni ricordi sono stampati per sempre nella nostra memoria.
Altri rimangono sepolti per anni in posti impensabili del cervello per poi riaffiorare all’improvviso, per chissà quale associazione, cristallini come non ce ne fossimo mai liberati. Altre volte ancora, invece, rimane soltanto una sensazione, un colore, un gusto o un’immagine sgranata. In questi casi la nostra immaginazione comincia a colmare i vuoti della memoria, attraversa la soglia del passato, entra dentro un’immagine del passato, la contempla, la particolareggia, capita che si perda in questo gioco di riviviscenza, o meglio, che si abbandoni a rivivere certi istanti. Involontariamente si costruisce un altro tempo, una pausa nel normale fluire dal passato al presente. Come in un autunnale pomeriggio d’infanzia chiusi nel salotto di casa a guardar fuori dalla finestra, impalpabilmente ci si concede una seconda possibilità.
Claudio Autelli
Dalla rassegna stampa
“L’insonne, una messinscena onirica e visionaria di alcune pagine di Ieri, l’ultimo romanzo di Agota Kristof. […] Lo spettacolo di Autelli è molto raffinato, a partire da quella scena-scatola che fa pensare a un’opprimente gabbia mentale. Il regista toglie consistenza agli avvenimenti, ne cancella ogni precisa connotazione spaziale o temporale, giocando unicamente sulle ombre, sui controluce, sulle vecchie fotografie proiettate, sui suoni amplificati che creano lividi effetti spettrali. Renato Palazzi – Delteatro
“Con lodevole impegno, gli interpreti Alice Conti e Francesco Villano danno corpo agli sdoppiamenti della voce narrante, impersonando Sandor e Line, su quella sottile linea di confine dove gli eventi del passato e gli incubi del presente convivono insidiosi tra memoria e amnesia.” Roberto Barbolini, Il Il Giorno
“L’ambiguità è strumento linguistico (…) che amplifica l’isolamento e la solitudine dei protagonisti sdoppiandoli, interscambiandone le voci, facendoli entrare e uscire dalla quarta parete usata per proiettare un’altra immagine, come una seconda prospettiva, una possibile altra vita immaginata a partire dalla rievocazioe dei ricordi.” Martina Melandri, KLP



