
Cosa significa “Canzoni che balzano attraverso i secoli” e quali sono ?
Il bellissimo titolo di questo altrettanto bello spettacolo l’ho preso da questa poesia:
Belve che balzano attraverso i secoli
di Charles Bukowski
Van Gogh che scrive al fratello mandami dei colori
Hemingway che prova il fucile da caccia
Coline medico fallito
l’impossibilita’ di essere umani
Villon bandito da Parigi perche’ e’ un ladro
Faulkner sbronzo nelle fogne della sua citta’
l’impossibilita’ di essere umani
Burroughs che ammazza la moglie con la pistola
Mailer che la accoltella
l’impossibilità di essere umani
Maupassant impazzito mentre fa canottaggio
Dostoevskij messo al muro per la fucilazione
Crane gettato dalla poppa di un battello addosso all’elica
l’impossibilita’
Sylvia con la testa dentro al forno come una patata arrosto
Harry Crosby che salta dentro il Sele Nero
Lorca assassinato per la strada dalla milizia spagnola
l’impossibilita’
Artaud seduto sulla panchina di un manicomio
Chatterton che beve veleno per topi
Shakespeare scopiazza
Beethoven con un cornetto acustico nell’orecchio
l’impossibilita’ l’impossibilita’
Nietzsche completamente pazzo
l’impossibilità di essere umani
troppo umani
questo respiro
dentro e fuori
fuori e dentro
questi degenerati
questi vigliacchi
questi campioni
cagnacci matti della gloria
spostano questa briciolina di luce verso di
noi
nel modo piu’ impossibile.
Ecco, mi sembra di poter dire che anche alcune canzoni, belle, brutte, edificanti, sporche, divertenti o irritanti che siano, hanno la capacita’ di “spostare questa briciolina di luce verso di noi”. In compagnia di un manipolo di amici musicisti siamo percio’ partiti alla ricerca di questi esemplari e ne abbiamo trovati parecchi in epoche e stili anche molto lontani tra loro.
Qualche vecchissima canzone di prima che scoppiasse la guerra, qualche pezzo beat degli anni ’60, qualche ballata di cantautori piu’ o meno conosciuti, e anche qualche pezzo in dialetto, quelli che si cantavano in osteria…perche’ anche il dialetto, se non viene usato per creare muri, e’ una lingua che balza attraverso i secoli.
Partecipare alla festa democratica, significa ancora farsi conoscere o e’ piu’ un suonare tra e con amici ?
Suonare alla festa di Osnago e’ una di quelle occasioni che io chiamo “tornare a casa”; perche’ l’hai gia’ fatto tante, tante volte, perche’ sai gia’ le sensazioni, gli odori e il paesaggio che troverai, e perche’ sai gia’ che ti fara’ stare bene, molto bene.
A voi il compito di aprire il Festival. E’ un piacere o una responsabilita’ ?
Mah, direi che non fa molta differenza, prima o dopo….basta che si suoni. Speriamo di regalare un buon rientro dalle vacanze a chi partecipera’.
Intervista a cura di Davide Falco



