MG – Informare e divulgare

Mauro Merlino - Presidente MG Informare e divulgare

Sono Mauro Merlino, sono un padre separato, “annullato” come mi sembra più corretto definirmi, a seguito di una separazione coniugale “selvaggia”. Ho condotto per anni una battaglia per difendermi da accuse strumentali e prive di alcun fondamento, a lottare in aule di tribunale per vedere riconosciuto il mio ruolo di poter prendere parte alla crescita di mia figlia. Dopo anni di questa “vita”, dopo un lungo periodo di  inutili tentativi e di continui soprusi psicologici e non, l’anno scorso feci un video, che trasmisi su You tube, un video da cui iniziò un lungo percorso di condivisione della mia storia e del mio dolore, con molti altri padri e madri separati attraverso il social network Facebook.  Il contatto diretto e quotidiano con quanti soffrivano come me, tante persone bisognose di supporto, di una parola, di conforto che io sapevo e mi sentivo in dovere di dover dar loro mi spinse a dedicare il mio tempo e le mie forze in un progetto: la costituzione di un’associazione a tutela delle famiglie separate.

Oggi sono il Presidente di quest’associazione “MG Informare e divulgare” il nostro obiettivo è quello di sostenere i genitori vittime di separazioni difficili, i punti cardini del messaggio che vogliamo trasmettere a chi si trova in difficoltà sono: dialogo e mediazione. Non sono un obiettivo impossibile da perseguire e certamente sono l’unico mezzo per tutelare i figli: principali vittime innocenti delle controversie tra gli ex coniugi. Quello che affermo può sembrare lapalissiano, ma credetemi se posso affermare con certezza che le mie parole non sono così ovvie. Questo periodo di osservazione ed intervento nel campo dei separati, mi ha dato modo di avere un’ulteriore conferma di una realtà che già avevo sperimento nel corso della mia vicenda personale. Troppo spesso attorno ad un genitore separato ruotano messaggi devianti e rappresentativi di una finta realtà, si parla di cifre sconsiderate di padri ridotti alla fame ad opera di madri malvagie e prive di scrupolo non entrando minimamente nel merito delle ragioni e delle dinamiche che sono alla base e alle spalle di ogni singola storia, si parla di servizi sociali avversi al benessere dei soggetti dei quali sono preposti alla tutela, si identificano costantemente dei nemici in tutti gli attori (avvocati , giudici etc..) che inevitabilmente entrano a far parte del percorso di una separazione. Vediamo nei media raccontate storie di separazioni che danno l’idea di essere “forzatamente” colorate di tinte drammatiche. E la domanda che io da padre prima e da presidente ora mi pongo è : perché avviene tutto questo? Perché un uomo o una donna che già si trovano loro malgrado a convivere con il crollo della vita che avevano costruito devono essere bersagliati da un clima di paure? Perché ci sono padri che giungono ad incatenarsi fuori dai Tribunali, a minacciare od intraprendere lo sciopero della fame convinti che quella sia l’unica via di soluzione dei loro problemi?

La disperazione, la solitudine portano a scelte avventate ed irrazionali, ma comunque comprensibili, ma chi attorno a queste persone ha la capacità di agire e ragionare in maniera distaccata ed esterna perché spesso non pare consigliare una reale via di uscita meno drastica e più efficace? Questi genitori perdono l’obiettivo principale e da tutelare che sono i loro figli, il motivo per cui dicono di lottare, ma sui quali poi sembra non comprendano le ricadute dei loro comportamenti forti contro il sistema o contro l’altro genitore. Crediamo davvero che un bambino si senta amato se vede il padre ridotto alla fame o incatenato? Se lo vede fare la guerra alla propria madre? O forse sarà un bambino spaventato, impaurito a volte addirittura timoroso di essere la causa di tanta violenza e dolore attorno a sé? Io invito solo i genitori separati a riflettere su queste mie parole ed imparare ad avere una posizione più obiettiva di fronte a certi fatti, a certe storie, a certe manifestazioni che vengono promosse ma che poi concretamente non hanno mai portato ad un risultato tangibile. Non è contrapponendo un muro ad un muro già esistente che si può risolvere un problema, ancor più se come spesso avviene dall’altra parte ci si schiera contro un servizio sociale, che può talvolta si essere dormiente e perdersi in inutili lungaggini, ma certamente è volto a tutelare l’interesse dei nostri figli laddove noi non siamo più in grado di vederlo.

Anche i servizi sociali hanno delle difficoltà oggettive dovute a problemi interni di organizzazione, risorse e casi da seguire, collaboriamo tutti insieme per comprendere le rispettive posizioni e difficoltà: forse la soluzione di certi problemi non è poi così irraggiungibile. Facilitiamo il dialogo, il confronto, l’incontro questo è il giusto canale che un separato deve seguire e chi attorno a lui, si riveste del ruolo di sostegno, deve promuovere. Questo è sintesi il messaggio che è mio intento promuovere nell’ambito dell’operato dell’associazione che rappresento, ringrazio l’occasione concessami da questo giornale di poterne dare diffusione in concomitanza di eventi e manifestazioni promossi, che a mio parere contrastano con una via pacifica e costruttiva di risoluzione delle controversie a favore delle quali chiedono alle persone comuni di partecipare. Manifestare è un diritto legittimo garantito ma non è l’unica via per ottenere ascolto, ancor più su tematiche delicate e complesse come quelle legate ai problemi di una famiglia e dei minori coinvolti. Si tratta di vicende difficili, di attriti e di dissapori frutto di anni di convivenza, di diversi soggetti coinvolti: dove risiede la verità, se di una sola si può parlare? Possibile che ci siano da un lato solo vittime e dall’altro solo carnefici? Invito tutti: soggetti coinvolti e persone estranee che vengono a contatto con queste realtà: a maggiore obiettività, a maggiore conoscenza degli avvenimenti, ma soprattutto a non arroccarsi nelle proprie convinzioni ma di sforzarsi ad ascoltare per poi eventualmente controbattere nel rispetto e nella tutela dei nostri figli e di ciò che è meglio nel loro primario interesse.