“100 giusti del mondo” di Jean Blanchaert

COVER Blanchaert 100 giusti del mondo
COVER Blanchaert 100 giusti del mondo

Il prossimo 6 marzo sarà la GIORNATA dei GIUSTI

Un piccolo libro d’artista per il Giorno dei Giusti, 6 marzo.
“Chi salva una vita salva il mondo intero” (ispirato dal Talmud)

Giusti tra le Nazioni è il termine usato, dopo la Seconda guerra mondiale, per indicare quegli eroi, rimasti per lungo tempo anonimi, che non esitarono a mettere a rischio la loro vita per aiutare gli ebrei.

Giusto era un non ebreo che aveva salvato la vita di un ebreo. Da questa idea, nata al memoriale di Yad Vashem di Gerusalemme, il concetto di Giusto si è evoluto fino a comprendere tutti coloro che si sono battuti e ancora si battono, in tutto il mondo, in
difesa della dignità umana.

I Giusti sono quindi esempi di virtù per tutta l’umanità, indistintamente dalla fede e dalle origini etniche. Salvare vite in Africa, in Asia, in Sudamerica o in Europa durante la Shoah, soccorrere gli armeni perseguitati, testimoniare il genocidio in Rwanda, la dittatura sovietica o la pulizia etnica in ex Jugoslavia, battersi contro la mafia o il regime di apartheid: sono gesti di  grande valore che possono dare insegnamento a
tutti.

I cento Giusti di questo libro sono stati selezionati tra quelli decretati dallo Yad Vashem di Gerusalemme e le molte storie universali raccolte in diciassette anni con un imponente lavoroapprofondito da Gariwo, la foresta dei Giusti di Milano.

I disegni a inchiostro, calligrafici, di Jean Blanchaert, come moderne icone di “santi”, danno vita a una galleria di personaggi da ricordare, non solo nomi noti come Gino Bartali, Nelson Mandela, Papa Giovanni XXIII, ma anche nomi sconosciuti,“messaggeri del Bene” che non ci fanno perdere lasperanza nell’umanità.

 

Una luce quando è ancora notte


Una luce quando è ancora notte
Valentine Goby
228 pag. 16 euro
Guanda Editore

7 marzo 2015, di Elisa Zini – Mila, militante politica nella Resistenza francese, incinta di quattro mesi giunge nel campo di concentramento di Ravensbruck, novanta chilometri a nord di Berlino, dopo circa cinque giorni di viaggio, in condizioni disumane, all’interno di un “carro bestiame”.
Valentine Goby, vincitrice del Prix des Libraires assegnato dalle librerie francesi, miscela storia e finzione in una cruda e magica alchimia.
“Si entra nelle baracche dalle finestre, impossibile individuare volti già visti, le vive e le morte si avvicendano senza interruzione e la tenda del Block 25, sul terreno fangoso dove pullulano i vermi, si riempie di prigioniere prima che siano portati via i cadaveri. E’ come un’enorme poltiglia, dice Teresa, i corpi, i visi conosciuti si alterano talmente che non riesci più a collegarli all’immagine che ne avevi il giorno prima, nel giro di qualche ora perdi letteralmente la faccia”.
Vent’anni, prigioniera politica per semplice senso del dovere, nessun eroismo. Non verrà fucilata e questo la rincuora. Ignora cosa sia Ravensbruck, la quarantena, l’inverno gelido che sembra non finire mai, il tempo perché non possiede più l’orologio e la Kinderzimmer, la camera dei neonati.
Il libro è dedicato a Jean-Claude Passerat, Guy Poirot, Sylvie Aylmer, bambini di Ravensbruck e a Marie-Jo Chombart de Lauwe, puericultrice della Kinderzimmer di Ravensbruck, militante infaticabile.
Un racconto umano, da respirare a pieni polmoni.
Una storia che penetra nelle ossa come il vento gelido d’inverno, senza dare tregua.
Un romanzo per non dimenticare.