Teatro Duse di Bologna: Ballet Flamenco Español

flamenco spagnolo
flamenco spagnolo

Arrivano al Teatro Duse di Bologna il Ballet Flamenco Español, creato da Juanma Carrillo nel 1998 come Compañía Flamenca Juanma. Da allora per la qualità tecnica e interpretativa dei suoi compatenti è divenuto punto di riferimento di questo particolare repertorio.

Dopo il tour in Medio Oriente, il corpo di ballo formato dai solisti appartenenti alle migliori Compagnie di flamenco al mondo, si esibisce in tour in Italia. Diretti da Tito Osuna e accompagnati da musicisti dal vivo, ci conducono attraverso tutti gli stili della danza spagnola.

Un balletto unico per la sua capacità di raccontare e ripercorrere un’arte antica e affascinante, tipica delle culture gitane, che sul cammino dei popoli nomadi è giunta fino a noi. Il flamenco è danza, musica e canto.

Tre espressioni artistiche che si fondono in un linguaggio autentico inserito dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità. Il corpo stesso diventa strumento musicale al battere delle mani e dei piedi sul tablao.

Un crescendo ritmico accompagnato dalla voce della mujer, passionale e sfrontata, melanconica e armoniosa.

Il corpo di ballo sarà accompagnato da alcuni dei più famosi musicisti della scena flamenca madrilena: ospiti d’eccezione il pianista Manolo Carrasco e il chitarrista Antonio Sanchez discendente della famiglia De Lucia insieme a Paco Soto seconda chitarra, Pedro Esparza flauto e sax e alle voci di Paz De Manuel e Desire Paredes.

Martedì 24 aprile, ore 21
Al Teatro Duse di Bologna, via Cartoleria 42

BIGLIETTI
Platea intero € 33 ridotto € 30 mini € 27
Prima galleria intero € 27 ridotto € 24,5 mini € 22
Seconda galleria intero € 23,5 ridotto € 21,5 mini € 20

Informazioni e prenotazioni
Ufficio di biglietteria
Via Cartoleria, 42 Bologna
051 231836 – biglietteria@teatrodusebologna.it
teatrodusebologna.it

Elettronoir

Elettronoir - foto
Elettronoir – foto

“Mia nonna si laureò in medicina. Truccava il viso, poco a dire il vero… usciva con le amiche ed indossava la minigonna ed i tacchi, acquistandoli per corrispondenza. Profumava il seno con il gelsomino. Io ho avuto altre possibilità, il burka o il kalashnikov… e sono salita sui monti”. Soldatessa YPG

Questo è un passo significativo di un’intervista rilasciata ad Al Jazeera da una delle tante soldatesse YPG impegnate a combattere l’Isis e da cui ha preso spunto “Postalmarket”, videoclip del secondo brano estratto dal quinto album in studio degli Elettronoir (“Suzu”, in uscita il 31 ottobre

“Postalmarket” è un brano che parte dalla new wave per arrivare alla musica ambientale delle sale d’attesa (Erik Satie o Brain Eno) e ad una coda che richiama l’aria finale dei “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo. Parla di equilibri alterati, dinamiche spezzate, esistenze e vite sconfitte, da recuperare:

“Avevo letto vari articoli, testi, “Cobane Calling” di Zerocalcare, e le interviste, le storie delle soldatesse che in Kurdistan combattono frontalmente l’ISIS” – racconta Marco Pantosti, voce e pianoforte della band romana che si completa con Georgia Lee (voce) e Maurizio Sarnicola (basso e campionamenti e co-produttore artsitico) -. “Lo fanno con un fucile impugnato con la mano destra, mentre col braccio sinistro tengono stretto il proprio bambino. Con il sorriso, un’ombra di rossetto che tradisce una leggera civetteria, ed il turbante in testa pronto a calare sul viso mentre montano la guardia o si devono mobilitare per un’azione di difesa improvvisa”.

“Le loro nonne erano nate libere. – prosegue Marco – Sotto scià a capo di assemblee parlamentari e laiche. Negli anni ’50/’60/fino ai primi ’70 rappresentarono il faro dei diritti femminili. Ragazze all’università, in minigonna, psichedeliche, colorate, serene, giovani, belle. La Rivoluzione sessuale prima della rivoluzione di costume europea, prima dei Beatles, dei Rolling Stone, del ’68 e del ’69: istruzione, rotocalchi, gruppi musicali, cinema, avanguardie, riunioni, feste, mostre, sfilate, cultura, cataloghi, foto, assemblee, amori, sessualità, politica. Non vi era al mondo nulla di simile. L’Occidente ha schiacciato tutto questo ed imposto regimi tetri, di terrore, oscuri, integralisti con cui fare affari. “La “nipote” ora combatte per recuperare il campo che fu della propria nonna. La “nipote” combatte perchè il burka, la condizione del burka, non può diventare la regola”.

Nel video (regia di Robeat) il tema del cambiamento radicale avvenuto in Medio Oriente, viene rappresentato attraverso le immagini del catalogo Postalmarket iraniano, di pochi decenni fa, che diventa così un album di “foto di famiglia” da tramandare alle future generazioni, per resistere, per non arrendersi, per sapere che tutto è ancora possibile. Ma anche con un video di uno sciamano che danza nel deserto iraniano e che è uno dei simboli, dei colori di quella società. Il filmato è difficilmente databile con precisione, ma le riprese sono state effettuate tra il 1966 ed il 1972.