La doppia vita dei numeri

Autore: Erri De Luca

Editore: Feltrinelli

69 pagine, 8,00 euro

22 gennaio 2013, di Elisa Zini – E’ un omaggio al teatro l’ultimo libro di Erri De Luca, sensibile scrittore napoletano dal cuore grande, poeta di romanzi. Con “La doppia vita dei numeri” Erri De Luca apre uno scrigno e permette al lettore di guardaci dentro: un romanzo autobiografico che permea i ricordi, i pensieri di una vita. Scrive Erri De Luca:”Le storie che racconto affiorano all’orecchio, prima di ridursi al fruscio della penna sul quaderno a righe”.

Nella notte di capodanno fratello e sorella, sessantenni, decidono di passare insieme l’ultimo dell’anno cenando e giocando a tombola in attesa della mezzanotte: lui, ostile alle feste, vorrebbe che passassero in fretta, lei amante delle tradizioni non perderebbe un istante tra scambi di auguri, un’ottima cena e una tombolata. A fare da cornice una finestra con lo sguardo su Napoli. Il fratello però non riesce a intravedere la città:” E’ scuro, non si vede il Vesuvio. E poi per me i suoni contano più di quello che vedo. Un rumore solo basta a darmi una visione. A Mostar est, la zona musulmana, durante la guerra i bambini giocavano in mezzo alle macerie. I loro strilli mi trasportavano a Napoli, tra i bambini di Montedidio. E qua stasera sento i colpi che sentivo là. Il fischio di una granata, prima che esploda in un cortile”.

Nella stanza i due protagonisti si preparano ad estrarre i numeri della tombola ma le cartelle sul tavolo sono sistemate per quattro persone: al gioco sono idealmente invitati anche i loro genitori.

Arrivano in silenzio, sono giovani, vestiti anni Cinquanta, salutano e siedono al tavolo insieme ai propri figli: lei un cappellino dell’epoca, lui un cappello di paglia tipo panama. E il gioco può iniziare.La tombola narrata insieme ai numeri estrae una storia. Un viaggio che prende corpo a poco a poco, che si fa strada nell’immaginario e guida i giocatori a vivere insieme un racconto.

 “I numeri siamo noi e veniamo estratti ogni volta che uno si ricorda di noi e ci nomina”.

Il torto del soldato

Autore: Erri De Luca

Edizione: Feltrinelli

11 luglio 2012, di Elisa ZiniIl torto del soldato, il nuovo libro di Erri De Luca, è un tuffo nel cuore e nell’anima più profonda dello scrittore napoletano. Una storia emozionante, ruvida, in parte autobiografica e traboccante di poesia quella che ci regala Erri De Luca.

Con la semplicità e l’eleganza di sempre Erri racconta i sentimenti profondi di una figlia che poco più che ventenne scopre di avere un padre criminale di guerra. Un padre convinto che l’unico vero torto di un soldato sia la sconfitta. Incapace di spiegare la disfatta del Terzo Reich, nell’ultima parte della sua vita crede, in modo ossessivo, di poter trovare risposta nella Kabbalà ebraica, antica scienza che permette di prevedere il futuro attraverso profezie dedotte da numeri. L’infanzia di Erri De Luca, i sentimenti della sua maturità intellettuale e i pensieri della protagonista si rincorrono con forza spingendosi, abbracciandosi, tenendosi per mano. Un racconto commovente intriso di poesia da respirare e assaporare: una storia che lascia traccia sulle labbra come le gocce di acqua del mare.

Quel mare che è molto caro a Erri De Luca:”Per lui il vento era un sistema di comunicazione. Si bagnava il corpo per sentirlo meglio…si spruzzava il mare sulla pelle per raccogliere le notizie in corsa dentro l’aria”.

E’ disarmante Erri De Luca quando ricorda gli orrori della guerra: ”Gli insorti del ghetto di Varsavia spararono per un mese prima di essere vinti…Passai per via Krochmalna, dove abitavano i Singer, e per via Sliska, dove c’era l’orfanotrofio diretto da Janus Kortzhak, che s’incamminò con i suoi centonovantadue bambini allineati verso i vagoni aperti di Umschlagplatz. Se riferiti a persone, i numeri vanno scritti per me in lettere. Le cifre vanno bene per ogni contabilità, tranne che per le vite umane. Per loro ci vogliono le lettere: centonovantadue bambini”.

De Luca diventa così un personaggio, insieme al vecchio soldato nazista e alla figlia austriaca, capace di emozionare profondamente: “Feci una passeggiata per smaltire il desiderio sballato di un’ora di sazietà. I fogli con i caratteri ebraici, tenuti tra il gomito e le costole, facevano la giusta supplenza del braccio di una donna che non c’era. Andavo accompagnato da loro, mi davano il calore di un fianco”.

Un bellissimo racconto, da leggere in un fiato.

In nome della madre

  

Erri De Luca, Edizione Feltrinelli

8 febbraio 2012, di Elisa Zini – E’ un libro di rara bellezza il romanzo di Erri De Luca “In nome della madre”. Un dialogo con Miriàm/Maria che poco più che bambina si dona al Signore e ne diventa servitrice.

Un viaggio insieme a colei che fu prescelta con l’annuncio dell’angelo in terra di Galilea. Una storia d’amore. La fede di un uomo, Iosef, che contro tutto e tutti sceglie di stare al fianco della sua promessa sposa, senza rimpianti. Un viaggio e una gravidanza avventurosa. Un censimento in pieno inverno, il parto in una stalla e la nascita di Ieshu, Gesù di Nazaret, il Salvatore. Commuove il racconto di Erri De Luca: una profonda poesia rende indimenticabili i versi narrati. I testi sacri risplendono di una luce nuova.

Erri De Luca ci regala lo spessore umano di una donna che genera grazia e amore in ogni gesto, in ogni respiro, in ogni sguardo. “Miriàm, sai cos’è la grazia?” “Non di preciso” risposi. “Non è un’andatura attraente, non è il portamento elevato di certe nostre donne bene in mostra. E’ la forza sovrumana di affrontare il mondo da soli senza sforzo, sfidarlo a duello tutto intero senza neanche spettinarsi. Non è femminile, è dote di profeti. E’ un dono e tu l’hai avuto. Chi lo possiede è affrancato da ogni timore. L’ho visto su di te la sera dell’incontro e da allora l’hai addosso. Tu sei piena di grazia”.

Un racconto intenso, che lascia il segno.

E disse

Erri De Luca

Edizione: Feltrinelli, 2011

10 Gennaio 2012, di Elisa Zini – E’ una vera e propria poesia narrativa il romanzo di Erri De Luca “E DISSE”.

Con delicata gentilezza, di cui è maestro, racconta la storia di Mosè in ascesa sul Monte Sinai in un sottile equilibrio tra terra e cielo, regione di confine tra l’uomo e la divinità: “Una cima raggiunta è il bordo di confine tra il finito e l’immenso. Lì arrivava alla massima distanza dal punto di partenza. Non è traguardo una cima, è sbarramento…Lì sulla cima percepiva la divinità che si accostava. Lassù si avvolgeva il vento. Una sommità senza urto di masse d’aria addosso è spaventosa. Perché l’immenso trattiene il fiato”.

Come in altri romanzi Erri De Luca sceglie un personaggio dei testi sacri e lo rende protagonista, insieme alla sua storia, del suo racconto, sottolineandone i lati umani con rispetto e devozione. Con una delicata e amorevole inventiva Erri De Luca immagina le fatiche incontrate da Mosè durante la salita sul Monte Sinai con la sofferenza, lo stupore, il desiderio di infinito di un uomo che ha avuto il compito di guidare il suo popolo verso la terra promessa, dopo la fuga dall’Egitto. Trasuda una grande cultura dal romanzo di Erri De Luca che ne conferma le grandi doti letterarie: eleganza e raffinata sensibilità si fondono in un ensemble che avvolge, travolge, riempie il cuore.

Con grazia Erri De Luca racconta dettagli trasformandoli in perle preziose: “Premio per l’acqua nuova era stato il sorriso di una donna. C’è un rapporto tra la felicità, tra uno zampillo che si allarga a terra e una bocca di donna che scopre i denti e sparge il bianco intorno”. Un libro da leggere tutto in un fiato.

I pesci non chiudono gli occhi

Erri De Luca

Edizione Feltrinelli, 2011

Elisa Zini – E’ una poesia l’ultimo lavoro di Erri De Luca, uno degli autori più sensibili e profondi del nostro tempo. Un romanzo scritto in prima persona, nel ricordo di un età trascorsa, quella dei dieci anni, quando per la prima volta si scrive la propria età a due cifre, in un turbine di speranze, desideri, scoperte, voglia di crescere. A parlare è un bambino di città amante del mare che trascorre l’estate sull’Isola, probabilmente Ischia, in compagnia dei pescatori, passando i pomeriggi ad osservarli. Un bambino scalzo, in canottiera bianca e pantaloncini blu che puzza ancora di città. L’estate regala vento, sole e gite in barca con i pescatori.

Sulla spiaggia uno scambio di sguardi e la curiosità nei confronti di una bambina del nord, amante della lettura e divoratrice di libri gialli. Un incontro che farà conoscere l’amore, quello dei grandi, regalando sensazioni di felicità impagabili insieme, inevitabilmente, al primo forte dolore. Frammenti d’infanzia: il permesso di passeggiare per la prima volta, dopo cena, in riva al mare, i soldi spesi per comprare un ghiacciolo, i capelli bagnati asciugati al sole. “A dieci anni si sta dentro un involucro che contiene ogni forma futura. Si guarda fuori da presunti adulti ma stretti in una taglia minima di scarpe”.

Erri De Luca è un autore molto amato, schivo, con gli occhi pieni di passato, colmi di storie vissute che ammalia i lettori con delicata profondità. Con i suoi racconti entra nel cuore in punta di piedi e rompe gli argini: frasi semplici, disarmanti, che fanno riflettere e rimandano al senso profondo delle cose. Pagine dolci e salate traboccanti di colori e profumi: un mare che lascia la salsedine addosso.

Con il nuovo romanzo “I pesci non chiudono gli occhi” Erri De Luca ha l’occasione di rivivere emozioni passate con un sguardo nuovo, quello della maturità, cercando di ricordare gli odori, i colori e i suoni che hanno lasciato un solco nell’anima e nel cuore. La voglia di passare ancora un po’ di tempo con l’amata madre, scomparsa da poco, in compagnia dei ricordi, di quegli attimi trascorsi insieme, trascina Erri De Luca in una nuova avventura letteraria, da leggere in un fiato.