Studente arrestato in Egitto: Zaki “andrà tutto bene”

Patrick-Regeni
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Studente arrestato in Egitto: Zaki “andrà tutto bene”

-L’ultima opera della Street Artist Laika per la libertà di Patrick George Zaki –

Libertà per Patrick George Zaki

Verità per Giulio Regeni

Roma, 11 febbraio. La scorsa notte a Roma in via Salaria, sul muro che circonda Villa Ada, a pochi passi dell’Ambasciata d’Egitto, è apparsa l’ultima opera della Street Artist Laika che ritrae Giulio Regeni che abbraccia lo studente arrestato in Egitto Zaki, con indosso una divisa da carcerato. Davanti alle due figure campeggia la parola “Libertà” scritta in lingua araba.

Nell’opera, Regeni rassicura Zaki, dicendogli: “Stavolta andrà tutto bene”.

Il giovane dottorando dell’università di Cambridge, ucciso all’inizio del 2016, si rivolge con queste parole a Patrick George Zaki, ricercatore dell’Alma Mater di Bologna, noto per il suo impegno nel campo dei diritti umani e LGBT, arrestato venerdì scorso mentre si trovava in Egitto e, stando a quanto riferito dal suo avvocato, sottoposto a torture da parte della polizia egiziana.

Note dell’Artista

“Questa frase ha un doppio significato, serve a rassicurare Patrick, ma soprattutto a mettere davanti alle proprie responsabilità il governo egiziano e la comunità internazionale. Non si può permettere che quanto accaduto a Giulio Regeni e a troppi altri, avvenga di nuovo. Stavolta DEVE andare tutto bene.

Mi auguro che questa vicenda vada a finire bene e che Zaki venga liberato il prima possibile. Spero anche che, pur non essendo un cittadino italiano, il nostro paese possa vigilare su quanto sta accadendo.

Vorrei che questo mio piccolo gesto fosse da stimolo ai media per accendere ancora di più i riflettori sulla vicenda di Zaki”.

“Fratelli traditi”

fratelli traditi - libro
fratelli traditi – libro

Dal 2011 a oggi l’Europa e l’Occidente hanno assistito inerti e indifferenti al dramma dei cristiani di Siria, perseguitati dall’Isis e dalle altre formazioni jihadiste. Il tradimento inizia con la miope illusione della Primavera Araba, descritta e raccontata come un insieme di rivolte democratiche e liberali.

Dietro quelle sollevazioni si nasconde l’ascesa dei Fratelli Musulmani e delle altre forze islamiste a capo dell’insurrezione contro il regime di Bashar al-Assad. Così quell’insurrezione – appoggiata dall’America di Barack Obama e da gran parte delle nazioni europee, Italia compresa, – si trasforma ben presto nel tentativo di consegnare il Paese al fondamentalismo.

I cristiani di Siria, come testimonia questo libro, sono i primi a denunciarlo, i primi a raccontare le nefandezze e i massacri compiuti da queste formazioni. Ma non vengono né ascoltati, né creduti. Nella narrazione – condivisa da gran parte dei governi occidentali e rilanciata dai media generalisti – i nostri “fratelli nella fede” diventano semplicemente i complici e i sostenitori del regime del dittatore Assad.

Prigioniero di questa grande mistificazione, l’Occidente assiste senza muovere un dito alla persecuzione dei cristiani da Homs ad Aleppo, da Raqqa alla periferia di Damasco, dove ininterrottamente da tremila anni si parla anche l’aramaico, la lingua di Gesù. Intrecciando l’analisi degli eventi con le voci raccolte nei numerosi reportage realizzati dal 2012 a oggi, Gian Micalessin ci racconta il conflitto siriano dal punto di vista dei cristiani.

Ma ci spiega anche come il sostegno e gli appoggi garantiti ai gruppi jihadisti nella speranza di spazzare via il regime di Bashar al-Assad abbiano permesso la nascita dell’Isis e facilitato gli attentati che hanno colpito il cuore dell’Europa. Perché tradendo i cristiani di Siria abbiamo, alla fine, tradito noi stessi.

«Dobbiamo dirlo con chiarezza, e vergognarci di noi stessi, perché noi europei non abbiamo mai pensato ai milioni di cristiani della Siria, dell’Iraq, dell’Egitto o dell’Etiopia come ai nostri padri, come ai nostri antenati spirituali, non abbiamo mai visto in loro le radici storiche e culturali della civiltà cristiana, un mondo prezioso di cui essere orgogliosi e da difendere.»
Dall’Introduzione di Francesco Alberoni

L’AUTORE
Gian Micalessin, giornalista, inviato di guerra, autore di reportage e documentari, docente al Master di Giornalismo dell’Università Cattolica di Milano, scrive per Il Giornale e collabora con numerose testate televisive in Italia e all’estero. Ha seguito più di trenta conflitti dall’Africa al Sudest Asiatico, dal Medio Oriente alla ex Jugoslavia e dal 2012 è stato numerose volte in Siria. È anche autore di Afghanistan solo andata. Storie dei soldati italiani caduti nel Paese degli aquiloni (Cairo, 2012).

Esposto a Palazzo Marino lo striscione della campagna “Verità per Giulio Regeni”

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“Verità per Giulio Regeni”: con lo striscione esposto sulla facciata di Palazzo Marino il Comune di Milano aderisce alla campagna lanciata da Amnesty International Italia per chiedere che sia fatta chiarezza sull’omicidio del giovane ricercatore in Egitto.

“È importante tenere alta l’attenzione sull’omicidio di Giulio Regeni e per questo il Comune di Milano ha aderito all’appello della famiglia e alla campagna di Amnesty International Italia. L’uccisione in Egitto di questo giovane ricercatore coinvolge tutti noi direttamente. Oggi Milano e i milanesi, con l’esposizione dello striscione su Palazzo Marino, esprimono la propria vicinanza ai familiari, agli amici e ai colleghi di Giulio, ribadendo con forza che non saranno lasciati soli nella richiesta di verità e giustizia”, afferma il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

La famiglia Regeni ha inviato un ringraziamento al Comune di Milano per la vicinanza e l’impegno nella richiesta di verità. “Verità per Giulio non è solo uno slogan ma una imprescindibile istanza di giustizia per tutti i cittadini”: così si legge nel messaggio che i famigliari hanno fatto pervenire al Comune di Milano.

Anche Amnesty International Italia, attraverso il Presidente Antonio Marchesi, ha voluto ringraziare il Comune e i Consiglieri: “Amnesty International Italia ringrazia profondamente il Comune di Milano e i suoi Consiglieri che hanno proposto e votato l’adesione alla campagna ‘Verità per Giulio Regeni’. Siamo felici che una città così importante sostenga la richiesta di conoscere come e da chi sia stato ucciso Giulio. Lo dobbiamo a lui, ai suoi straordinari genitori, agli altri familiari, ai suoi amici e colleghi. Continueremo a chiedere Verità per Giulio Regeni anche quando il tempo dell’indignazione e dell’emozione rischierà di scadere e siamo certi che il Comune di Milano sarà al nostro fianco. Grazie ancora”.

Per aderire alla campagna, oltre all’esposizione dello striscione su Palazzo Marino e al supporto attraverso il sito internet www.comune.milano.it, il Comune ha anche stampato 5mila cartoline e 200 locandine, che sono state distribuite in tutte le sedi dell’Anagrafe, nelle biblioteche, nei musei, nei Consigli di Zona e all’Urban center.

Per maggiori informazioni sulla campagna: www.amnesty.it/Verita-per-Giulio-Regeni-la-campagna-di-Amnesty-International-Italia

Il Toro cozzante del Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide al Museo Egizio di Torino

Il Toro cozzante del Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide al Museo Egizio di Torino
Il Toro cozzante del Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide è giunto nei giorni scorsi a Torino per essere esposto al Museo Egizio in occasione della mostra Pompei e l’Egitto, che si terrà dal 1° marzo al 4 settembre 2016.

Il reperto in bronzo raffigura un toro in atto di caricare, appunto “cozzante”, ed è il simbolo della colonia di Thurii, riprodotto come emblema sulle monete della città.
Realizzato con tecniche a fusione e databile tra la fine del V e gli inizi del  IV secolo a.C., presenta integrazioni di restauro che ne attestano l’utilizzo anche in età romana.

La pregevole fattura artistica traspare dalla raffinata cura della resa dei dettagli anatomici, che esprimono la grande capacità del modellato degli artigiani dell’epoca.
I restauri effettuati sul manufatto in epoca romana documentano una persistenza nella Sibaritide della koinè culturale greca, che sarà, per un lungo arco di tempo, tratto distintivo e caratterizzante dell’intero territorio.

Il bronzetto è stato rinvenuto in località Casa Bianca, nel Parco Archeologico di Sibari in Cassano allo Ionio (Cosenza), nel corso della campagna di scavi del 2004, diretta da Emanuele Greco, direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene.
La presenza del Toro cozzante all’esposizione torinese pone al centro dell’attenzione il Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, guidato da Adele Bonofiglio e sancisce la bontà delle scelte del Polo Museale della Calabria, diretto da Angela Tecce, mirate alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e archeologico della nostra regione.

Il Toro cozzante del Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide
al Museo Egizio di Torino

Polo Museale della Calabria
Direttore: Angela Tecce

 

L’ANTICO EGITTO A VENEZIA:

Un percorso inedito e unico al mondo, un intero sito archeologico egizio aperto al pubblico con reperti rari e mai visti in Italia, foto e riproduzioni: ha aperto i battenti la mostra “Il Tempio di Osiride svelato – L’Antico Egitto nell’Osireion di Abydos” allestita alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista di Venezia fino al 21 ottobre 2012. Un evento culturale senza precedenti.

Per la prima volta, infatti, viene proposta al pubblico la ricostruzione in dimensioni reali della “stanza del sarcofago” con il soffitto astronomico raffigurante la Dea Nut. L’operazione è stata resa possibile grazie alle immagini scattate dal fotografo Paolo Renier, ideatore della mostra organizzata dall’associazione Friends Of Abydos e con il patrocinio della Regione Veneto, dell’assessorato alle Attività Culturali della Città di Venezia e dell’Università Ca’ Foscari.

Il soffitto della “stanza del sarcofago” all’interno dell’Osireion di Abydos – sito archeologico tra i più antichi e importanti dell’Egitto meridionale – si sta sgretolando e già oggi è in gran parte perduto. Le immagini sono state realizzate non senza difficoltà a causa della particolarissima disposizione della “stanza del sarcofago” e costituiscono una testimonianza unica del valore storico, artistico e archeologico di un patrimonio straordinario oggi praticamente inaccessibile, soprattutto a causa dell’usura del tempo. 

Sul soffitto della “stanza del sarcofago”, inoltre, saranno riprodotti i bassorilievi originali, realizzati rispettando criteri filologici e archeologici, che testimoniano la storia dell’astronomia e della religione egiziana e che, allo stato attuale, rischiano di rimanere compromessi. 

L’esposizione di un sarcofago proveniente dal Museo Egizio di Firenze, appositamente restaurato ed esposto per la prima volta al pubblico, darà

dunque ai visitatori la possibilità di effettuare un viaggio nel tempo per immergersi in un luogo carico di fascino e mistero come l’Osireion di Abydos.

La mostra “Il Tempio di Osiride svelato – L’Antico Egitto nell’Osireion di Abydos” comprende anche l’esposizione di foto originali e di 23 reperti, tutti provenienti dal Museo Egizio di Firenze. Il percorso, che attraversa l’antica storia egizia dalle prime dinastie dei faraoni fino agli splendori dell’epoca di Ramses II, si dipana tra gigantografie e scenografie che ricostruiscono gli ambienti dei templi di Abydos; la mostra ospiterà inoltre incontri, conferenze e seminari con studiosi ed egittologi di fama internazionale.

Il Progetto Abydos è un’iniziativa culturale nata dalla volontà di Paolo Renier di far conoscere il sito archeologico di Abydos, che in passato ha goduto di una notevole importanza e ancora oggi è altamente considerato dal punto di vista prettamente artistico. “Abydos era un luogo di notevole importanza religiosa e politica nella storia dell’Antico Egitto – spiega Paolo Renier -. Con le sue tombe delle prime dinastie, le grandi mura di Sun el Zebib, il tempio di Osiride, quello di Ramses II e quello di Sethi I – che ospita al suo interno bassorilievi tra i più belli di tutto l’Egitto -, fino all’incredibile e misterioso Osireion. Alla base di questa mostra e di tutto il progetto condiviso con l’Associazione “Friends of Abydos” ci sono tre fondamentali principi: la conoscenza dell’antichità egizia, il suo rispetto e l’apprezzamento del suo valore storico immutato nel tempo”.

Paolo Renier, colpito dalla bellezza di Abydos fin dal 1989, data del suo primo viaggio in Egitto insieme all’egittologo Sergio Pernigotti, ha fondato l’Associazione “Friends of Abydos” e si è interamente dedicato a questo progetto, con pubblicazioni di libri e di mostre in tutta Italia. Il suo lavoro di documentazione fotografica ha suscitato molteplici interessi, tra cui quella dell’ex Ministro della Cultura egiziano S.E. Farouk Honsy e dell’Accademia d’Egitto di Roma, che ha definito Renier “il più appassionato e determinato divulgatore che Abydos abbia mai conosciuto”.

La mostra sarà aperta fino al 21 ottobre 2012 dal martedì alla domenica (9.30-13.30 e 15.00-19:00, lunedì chiuso). 

 tel. 041 718234 – info@scuolasangiovanni.it www.progetto-abydos.it