FATZER FRAGMENT / GETTING LOST FASTER

La vocazione internazionale del Teatro Stabile di Torino, grazie soprattutto ai festival Prospettiva e Torinodanza, si è consolidata nel corso degli ultimi anni e anche nella nuova Stagione costituirà un segno distintivo dell’attività, che si svilupperà sia attraverso l’ospitalità di spettacoli di chiaro interesse europeo, sia con un nuovo progetto di coproduzione e con la presenza di due spettacoli prodotti dallo Stabile torinese sui palcoscenici di importanti città estere.

Rientra nell’ambito di questi scambi internazionali il debutto a Parigi, al Théâtre des Abbesses (31, Rue des Abbesses, Paris 18) il 6 e il 7 giugno 2012, dello spettacolo prodotto dallo Stabile FATZER FRAGMENT / GETTING LOST FASTER di Bertolt Brecht, con la regia di Fabrizio Arcuri, ospite del Théâtre de La Ville, nell’ambito della rassegna Chantiers de l’Europe.

La pièce è andata in scena in prima assoluta a Berlino, alla Volksbühne am Rosa-Luxemburg Platz il 20 gennaio 2012 ed è stata poi rappresentata in prima italiana a Torino il  6 febbraio 2012, alla Cavallerizza Reale/Maneggio.

Tra gli spettacoli di punta della stagione teatrale 2011/2012, Fazter Fragment/ Getting Lost Faster è il risultato di un ambizioso progetto che ha riunito la Fondazione del Teatro Stabile di Torino e la Volksbühne am Rosa-Luxemburg Platz, con il sostegno del Goethe-Institut e della Kultustiftung des Bundes. Fabrizio Arcuri ha diretto la prima versione italiana del testo incompiuto di Brecht, al quale il drammaturgo lavorò tra il 1927 e il 1932 cercando di sviluppare una nuova drammaturgia in cui agisse uno sguardo insieme stupefatto e conflittuale. Heiner Müller, che per primo realizzò la raccolta di tutte le centinaia di pagine di appunti legati al testo, Fatzer è il «testo del secolo» per la densità linguistica e la libertà sperimentale che l’autore si è concesso, alla stregua di Goethe con il Faust. Per questa prima edizione italiana la traduzione è stata affidata a Milena Massolongo e la drammaturgia a Magdalena Barile.

«Affrontare il Fatzer Fragment di Bertolt Brecht – dichiara Fabrizio Arcuri – significa scontrarsi con una vera e propria palestra di scrittura: cancellature, aggiustamenti, frammenti irrisolti. Brecht scrisse cercando una nuova forma drammaturgica, stratificata ed aperta, ma questo suo percorso si spinse tanto in profondità da condurlo alla scrittura di un’opera che, per sua stessa ammissione, finì per diventare, pagina dopo pagina, irrappresentabile. A questo vanno poi aggiunti i naturali vincoli imposti dagli eredi del drammaturgo tedesco, che ne tutelano con severo amore filologico le opere e gli scritti – ed in particolare il Fatzer – impedendo ogni contaminazione esterna o libero adattamento. Si tratta dunque di recinti naturali, che consolidano e tutelano il valore di un’opera importante come il Fatzer, ma hanno rappresentato inevitabilmente il primo e fondamentale punto di partenza del nostro lavoro.

«Il punto sta per Fatzer». Fatzer è un punto, dotato solo di posizione, senza dimensione. Non è un personaggio vero e proprio, ma un’identità, che riunisce in sé molteplici funzioni, proprio come accade ad Ulisse nell’Odissea; i suoi ruoli identitari appaiono e scompaiono, rendendo impossibile rintracciare unità psicologiche. Fatzer è un punto, un testo che parla di se stesso e dialoga con le sue parti. La sua natura incompiuta e frammentaria ha quindi favorito un approccio più teorico e meta-testuale, che si adatta alla portata rivoluzionaria non solo dei contenuti ma della forma stessa. Abbiamo deciso quindi di eliminare i riferimenti storici più precisi e lasciato che ci si riferisse ad un concetto di guerra più generale: volevamo restituire il dialogo con la contemporaneità che è alla base dell’opera di Brecht. Certo, il periodo storico che fece da sfondo e contrappunto alla scrittura del testo, ebbe una sua innegabile importanza – a quell‘epoca la democrazia in Europa era già esplosa nei risultati più estremi e le speranze di realizzare «quella semplice cosa così diffi cile da realizzare» erano ridotte quasi a zero – ma ciò che abbiamo ritenuto importante era far emergere l’ineludibile sconfitta che pervade ogni frammento. Quel medesimo senso di fallimento vive ancora oggi, nel vuoto tutto da colmare, che separa l’individuo e lo Stato, ed è per questo che il panorama dentro al quale si presenta il nostro Fatzer è quello degli ultimi vent’anni: piazza Tienanmen, Twin Towers, la morte di Carlo Giuliani, gli scontri di Genova, quelli di Roma e quelli della prossima manifestazione in qualche angolo del mondo. Il fallimento dell’Uomo. Questa è la verità e viene espressa molto chiaramente: «l‘Uomo deve cessare di esistere». Sembra l‘Apocalisse, ma in realtà è solo una speranza. Quella di non fallire, ancora».

 

 

IL PICCOLO TEATRO DI MILANO SI RACCONTA

La Scuola di Teatro dello Stabile quest’anno  si è rinnovata ampliando i propri orizzonti progettuali e confini territoriali:  il nuovo corso è costituito da un anno propedeutico partito già dal gennaio scorso, per preparare gli allievi tra i 17 e i 28 anni alla selezione nelle Scuole e Accademie Nazionali italiane (progetto didattico di Nicoletta Robello). Il percorso della propedeutica è dedicato esclusivamente ad allievi giovanissimi che vogliano intraprendere il mestiere del teatro attraverso lo studio nelle scuole di recitazione nazionali nelle sezioni di recitazione, regia o drammaturgia. A questo fine il Teatro Stabile delle Marche ha come punti di riferimento di progetto le più importanti Scuole italiane: Milano Teatro Scuola Paolo Grassi, la Scuola di Recitazione del Piccolo Teatro di Milano, la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova, la Scuola di Teatro dello Stabile di Torino, l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma.

Gli allievi della Scuola del Teatro Stabile delle Marche, Il mestiere dell’attore, al lavoro già da alcuni mesi, stanno seguendo corsi e lezioni e parteciperanno ad un ciclo di seminari con diversi insegnanti provenienti dalle Scuole di recitazione nazionali. Dopo Alessio Romano del Teatro Stabile di Torino, sabato 14 aprile è la volta del seminario con Laura Pasetti, docente della Scuola del Piccolo Teatro di Milano, dalle ore 10 alle ore 14 e dalle 15 alle 19 presso il Teatro alla Mole – il seminario si terrà con gli allievi del 1° e 2° anno della Scuola dello Stabile delle Marche. La crociata  dei ragazzi di Bertolt Brecht  è il testo sul quale gli allievi lavoreranno durante il seminario.

Domenica 15 aprile al Teatro alla Mole dalle ore 11 alle 13 Laura Pasetti terrà un incontro aperto alla città sulla poetica della Scuola del Piccolo Teatro di Milano.

Seguono altri due seminari: sabato 5 maggio seminario con Francesco Manetti, docente di recitazione dell’Accademia Silvio d’Amico, dalle ore 10 alle ore 14 e dalle ore 15 alle 19 presso la Sala Melpomene – il seminario si terrà con gli allievi del 1° e 2° anno, domenica 6 maggio incontro aperto al pubblico  invitato, allievi ed ex allievi, dalle ore 11 alle ore 13 sempre presso la Sala Melpomene.

Lunedì 21 e martedì 22 maggio seminario e incontro con Anna Laura Messeri, direttrice della Scuola del Teatro Stabile di Genova