di Cinzia Randazzo
In questo contributo cercheremo di illustrare le altre regioni che saranno percorse da Paolo nei suoi viaggi missionari.
Provincia formatasi nel tempo man mano che l’influenza di Roma prendeva corpo sulle unità politico-sociali stanziali di stirpe celtica calate, specialmente nella Galazia verso la metà del terzo secolo a.C., dalla Balcania. L’operazione di assorbimento, più che alle armi, fu conseguente a rapporti di alleanze, ora per interessi militari, ora per tolleranza reciproca, dove, però, a poco a poco Roma si impose col suo peso imperiale. Sotto Augusto divenne provincia romana e tale rimase sino ai tempi di Vespasiano.
La Galazia
La regione, accanto a scarsa presenza romana, aveva un insieme eterogeneo formato da Celti-Galli, Frigi e Greci. La designazione di regione galatica si riportava originariamente al territorio occupato dai galati, cioè dalla parte settentrionale della provincia. I frigi ed i greci mescolati con i celti-galli è una realtà polietnica del tempo, tanto da essere messa in rilievo dal termine “Gallogrecia” (Strabone) o “Grecogallia” (Livio). Tuttavia non si può parlare di profonda ellenizzazione se con Girolamo, nel IV sec. d.C. si poteva asserire che nella Galazia era in uso una lingua particolare molto affine a quella che si parlava a Treviri in Gallia.
La Licaonia
Regione a sud della Galazia, altopiano a circa 1000 metri fra la Frigia e l’Isauria; altopiano limitato a sud dal Tauro ed a nord dalla Cappadocia. Varie sono le vicissitudini della capitale Iconio, oggi Conia, città questa ora attribuita alla Frigia ed ora alla Licaonia (Luca negli Atti sembra considerarla della Frigia). L’importanza di Iconio è tarda. Scarsa la penetrazione ellenistica, stante la permanenza predominante delle usanze indigene. Ai tempi di Paolo, all’interno di Iconio, si parlava ancora il “licaonio“, antica lingua anatolica (Atti 14,11).
Altre città della regione degne di ricordo sono Listra, alle falde del Kan Dagh: vulcano spento, e Derbe, piccolo centro fornito di presidio militare.
La Pisidia e l’Isauria
Piccole regioni montagnose, molto le conche lacustri presenti, che si estendevano fra la Licaonia, la Frigia e la Caria. La Pisidia ad occidente e l’Isuria ad oriente. Gli abitanti, specialmente della Isauria, avevano fama di singolare ferocia, tanto che, prima i romani e dopo i greci, vi stabilirono posti di sorveglianza per difendere i valichi obbligatori.
Fra le città della Pisidia si annovera anche Antiochia detta di Pisidia o Pisidica onde non confonderla con Antiochia di Siria. Questa città ebbe molta importanza per Roma che, dichiarata libera, i romani se ne servirono come avamposto di frontiera. Augusto vi stabilì una colonia di veterani (Colonia Cesarea Antiochia). Scavi hanno riportato alla luce traccie del primitivo culto al Dio lunare Men (Lunus in latino) e di altre divinità frigie, particolarmente Cibele.
Considerazioni varie sull’Asia minore
La distribuzione della popolazione nell’Asia Minore, prevalentemente indigena all’interno, è cosmopolita lungo le coste e nell’immediato retroterra. Di conseguenza, influenza ed affermazione dell’ellenismo si manifestarono in modo differenziato. All’interno l’elemento greco si trovò a misurarsi con l’indigeno tenacemente attaccato alle proprie tradizioni ataviche, da ciò la scarsa penetrazione; diversamente lungo le coste e nell’immediato retroterra ed in genere nei centri importanti quali Sardi, Laodicea, Filadelfia, Efeso, ecc.; questo per l’accennato cosmopolitismo e per il fatto che in tempi lontani chi aveva gettato le basi di questa città era stato in prevalenza l’elemento greco, da cui l’ellenizzazione pressochè totale. Notevole la presenza di popolazioni di stirpe ionica, certamente superiore a quelle di stirpe dorica ed eolica che pure erano anch’esse presenti.
Da evidenziare, oltre a quanto sopra, che in tanta eterogeneità di popolazione era pure presente e largamente infiltrata la Diaspora giudaica. Paolo, nei suoi viaggi, trova giudei dappertutto ai quali, sempre, si rivolge prima che ai pagani. La metodologia di rivolgersi prima ai giudei e dopo ai pagani, si può dire e lo vedremo in seguito, è una costante nell’azione missionaria di Paolo. Da buon giudeo e da buon cristiano apostolo prima la sinagoga e dopo l’Areopago.




