Un video è diventato virale di recente sulla piattaforma del social media cinese Weibo e sembra mostrare la crescente frustrazione della popolazione cinese con l’intransigente politica di zero – covid del suo governo.
La donna è stata in quarantena per sei mesi da quando è tornata dall’università in estate, e urla ai lavoratori sotto il suo edificio, nuovamente isolato. Loro, guardano indietro, apparentemente impassibili.
Sembra si stiano registrando nuovi casi Covid con un nuovo ceppo, ma non pericoloso come quello del 2019 .
Ieri inoltre, sempre 13 ottobre è apparso, in un quartiere di Pechino, uno striscione durato molto poco ma comunque rimasto ben visibile per gli scatti divenuti anch’essi virali con scritto:
“Dì no alla prova del Covid, sì al cibo. No alla reclusione, sì alla libertà. No alla menzogna, sì alla dignità. No alla rivoluzione culturale, sì alla riforma. No al grande leader, sì al voto. Non essere uno schiavo, sii un cittadino”, dice lo striscione.
Sempre la piattaforma Weibo (simile a Twitter), ha immediatamente censurato i risultati di ricerca per “Sitong Bridge”, il sito di protesta.
In breve tempo, la ricerca di parole chiave come “Pechino”, “Haidian”, “guerriero”, “uomo coraggioso” e persino “coraggio” è stata limitata.
Numerosi account su Weibo e WeChat, la super app essenziale per la vita quotidiana in Cina, sono stati vietati dopo aver commentato o alluso alla protesta.
Il direttore dell’OMS, in un importante intervento pubblico, ha voluto sottolineare quanto sia insostenibile la modalità del governo cinese di mantenere isolati alcune comunità, considerando che il il virus è mutato e rispetto a due anni fa, vi sono strumenti e vaccini che attenuano la diffusione pericolosa dello stesso, definendo la loro politica sanitaria “inammissibile”.
Sebbene la maggior parte dei paesi asiatici ha assunto nuove strategie per la ripresa della loro economia, abbandonando le durissime restrizioni dell’era pandemica, le autorità in Cina sono ancora entusiaste delle loro attuali disposizioni.
Sarebbe saggio, a volte, vedere oltre la propria visione territoriale e riconoscere di avere certi benefici che altre popolazioni, si sognano.
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