24/28 MAGGIO
PSYCHO
BATES MOTEL/ CASA NORMAN/ INTERNO NOTTE
liberamente ispirato al cinema di Alfred Hitchcock e all’omonimo romanzo di Robert Bloch
scritto e diretto da Giovanni Franci
con Giuseppe Claudio Insalaco e Alessandra Muccioli
assistente Fabio del Frate
elaborazioni digitali Nuvole Rapide Produzioni
Fondamenta Teatro e Teatri
Uno scontro feroce tra universo femminile e maschile all’ombra di Hitchcock. Un corto circuito tra linguaggio teatrale e cinematografico, che tiene sempre alta la tensione.
Gli ingredienti del famosissimo film sono noti: tensione, suspense, sensualità, un pizzico di humor nero, sconcerto, spavento e la struggente malinconia di un amore impossibile. Ma in questo spettacolo il pubblico ritrova solo in parte la storia che già conosce, perché Giovanni Frangi, talentuoso autore e regista trentacinquenne, ci porta a scoprire angolazioni distopiche, nuovi punti di vista e inaspettati colpi di scena.
L’incubo nel quale ci trascina prende avvio nell’ospedale psichiatrico di San Francisco, dove è ricoverato Norman Bates, cinque anni dopo aver ucciso la giovane Marion Crane. Anche chi non dovesse ricordare la trama di Psycho scopre presto che Norman soffre di un ‘disturbo dissociativo dell’identità’. Dopo aver subito abusi emotivi e fisici da parte di sua madre, la Signora Bates, Norman ha sviluppato una seconda identità che le assomiglia in tutto. La psichiatra che ha in cura il ragazzo, la dott.ssa Marie Bloch non si dà per vinta. Ma il suo destino si sgretola davanti ai nostri occhi.
6/10 GIUGNO
FAME
O DELL’AVERE I CRAMPI ALL’ANIMA
di e con Alice Redini
collaborazione alla drammaturgia Matteo Luoni
Alice Redini & BUSTER
con il sostegno di MiBACT , Regione Umbria – CURA – URA – Centro Teatrale Umbro,
Fondazione Claudia Lombardi per il Teatro, Teatro di Sardegna – Teatro Eliseo Nuoro
Un monologo comico, esilarante, a tratti grottesco. Un continuo cortocircuito tra il personaggio del romanzo Fame, punto di partenza di questo lavoro, e il personaggio che sulla scena lo narra. Un flusso di coscienza, il delirio solitario del protagonista che, senza soluzione di continuità, diventa quello dell’attrice in scena: una riflessione disperata, ma estremamente ironica. Un modo per indagare il nostro tempo e chiederci di cosa siamo ‘affamati’ oggi.
Il capolavoro del premio Nobel norvegese Knut Hamsun, scritto nel 1890, narra con naturalismo visionario di un giovane scrittore perdigiorno che cerca di sopravvivere vendendo articoli per pochi spiccioli, in attesa di mostrare il suo genio letterario. Finché si ritrova senza niente: senza casa, senza cibo, solo con un paio di occhiali, una logora coperta e un mozzicone di matita. Ormai emarginato dalla società e assillato da una fame fisiologica e metaforica, vaga per la città oscillando tra feroci depressioni, lisergiche euforie e deliri solitari e ostentando un orgoglio che sfocia in un’ostinazione autolesionistica e tragicomica.
Proprio nello scarto tra disperazione e comicità risuonano temi sempre attuali: come si sente un’artista? Quale ruolo ha nella società?
E per l’attrice in scena, che ha scelto di portare in teatro questo personaggio e di confondersi con lui, la domanda oggi è: sono ancora affamata del mio lavoro? È la fame che dà un senso al mio lavoro?
14/18 GIUGNO
KASSANDRA
di Sergio Blanco
regia, scene e costumi Maria Vittoria Bellingeri
con Roberta Lidia De Stefano
musiche originali Roberta Lidia De Stefano
luci Andrea Sanson
assistente alla regia Greta Bertani
ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione
Microfono e synth alla mano, questa profetessa iper-contemporanea compone sonorità in cui si fondono il lirismo del verso greco e la musica elettronica: la sua performace è totale, fisica e sonora. Con lei in scena, un’automobile che è casa, palcoscenico, rifugio, memoria, pietra tombale.
Il fascino del teatro di Sergio Blanco, drammaturgo franco-uruguayano tra i più interessanti del panorama internazionale, sta nell’adottare con intelligenza la formula dell’auto-finzione. Nella sua scrittura dimostra una capacità colta e sfacciata di raccontare il lato oscuro della nostra anima, ci chiede di dare per vero ciò che vero non è e per falso ciò che alla fin fine potrebbe essere plausibile.
Con Kassandra decide di esplorare una donna ‘in transito’, senza un’identità fissa, né indirizzo, né paese. Una clandestina. E ambienta la vicenda in un sordido bar ai confini della periferia di una città.
Kassandra vende sigarette e il suo corpo, si perde nelle parole di una lingua non sua. Con la strafottenza dei visionari accoglie il pubblico, lo seduce e a lui si dona raccontandosi senza filtri.
Uno spettacolo ironico e graffiante ma profondamente toccante, un dramma umano dell’oggi raccontato attraverso le tensioni del mito.
20/24 GIUGNO
BIANCANEVE E I SETTE NAZI
un progetto di FanniBanni’s
regia e drammaturgia Nicoletta Nobile
con Gabriele Anzaldi, Rocco Ancarola, Giorgia Iolanda Barsotti, Giorgia Favoti
dramaturg Giulia Trivero
costumi Rossana Gea Cavallo
progetto sonoro Gabriele Anzaldi
illustrazioni Claudia Bumbica
consulenza alla scenografia Marta Solari
un ringraziamento speciale a Rita Frongia
Artisti Drama
con il contributo del MiC
Finalista a Premio Scenario 2021
Che fine ha fatto Biancaneve? Vive rinchiusa dal giorno in cui è stata scritta. La ritroviamo in compagnia della Regina cattiva. Dei cari sette nani (che sono due). La tengono al sicuro. Fanno tutto per il suo bene. Le danno una casa, la fanno mangiare (un po’, in ognuno dei loro sette piattini) e la fanno dormire (un po’, in ognuno dei loro sette lettini). Perché lei se lo merita. Ha il ‘pedigree’ della brava principessa, modello sul quale sono stati scritti tutti i personaggi femminili più ammirati dalla società, quello a cui si ispirano le pubblicità e le eroine delle commedie romantiche che ci piacciono tanto.
È la migliore. La più bella.
È il compleanno di Biancaneve, ma ha l’aria di essere una resa dei conti, fra tentativi di giochi, incidenti, falsi soffocamenti e prove di ballo. La storia vera di Biancaneve (chi è Biancaneve?) incombe e minaccia di avere dei risvolti tragici.
Cosa sappiamo della storia originale di Biancaneve? Cosa sappiamo delle varie versioni che ne sono state scritte? Cosa rimane di Biancaneve oggi, nelle storie, nelle pubblicità, nelle notizie di cronaca?
27 GIUGNO/1 LUGLIO
PINOCCHIO
da Carlo Collodi
adattamento e regia Matteo Spiazzi
performer Miha Bezeljak
assistente alla drammaturgia Metka Damjan
costumi Mojca Bernjak
puppet e scenografia Primož Mihevc
puppet dipinti da Darka Erdelji
Maribor Puppet Theatre
Pinocchio è una metafora di come gli errori siano necessari per diventare umani. Gli errori non sono per forza qualcosa di sbagliato, ma spesso sono l’unico modo per evolvere e cambiare forma.
«C’era una volta… Un re! Diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno».
Questo Pinocchio non ripercorre pedissequamente la storia tradizionale, ma racconta la storia di un pezzo di legno che diventa uomo, tralasciando la morale e la ‘pedagogia’ ottocentesca. È una performance che si immerge nel mondo dei puppet, dai burattini alle marionette, all’animazione degli oggetti. Il principio è nel legno, nella materia grezza, quando il ‘burattino’ non è ancora un oggetto interamente realizzato. La metamorfosi di Pinocchio è una ricerca inconsapevole di forma di identità, di umanità.
4/8 LUGLIO
LA MACCHIA
scritto e diretto da Fabio Pisano
con Francesca Borriero, Michelangelo Dalisi, Emanuele Valenti
scene Luigi Ferrigno
costumi Rosario Martone
luci Cesare Accetta
Liberaimago
con il contributo del Campania teatro Festival 2022
Premio drammaturgia Nuovesensibilità 2.0
Un ragazzo, un giovane, forse straniero, bussa al primo piano della palazzina di periferia in cui vive, per parlare con i proprietari di casa. Il fatto è che il loro bagno perde, da qualche parte. Perde acqua. E questo ha provocato la formazione di una macchia di umido proprio sul suo soffitto. È lì per farlo presente, per trovare una soluzione insieme alla coppia, marito e moglie.
Il dialogo tra i tre è un dialogo violento, in totale (dis) ascolto, in cui i due proprietari non hanno nessuna intenzione di far controllare i tubi del loro bagno anzi, sembrano infastiditi dalla richiesta.
Il testo vive di una profonda incomunicabilità tra i protagonisti. Un’incomunicabilità al limite dell’assurdo: i dialoghi sono stretti, brevi, freddi e si alternano a monologhi che sembrano rivolgersi più ad un ‘altrove’ che all’interlocutore di turno. Ognuno dei tre protagonisti vive una propria condizione ‘confinata’, nessuno in quell’appartamento è a proprio agio; né i proprietari, né l’ospite, giunto lì per un preciso e banale motivo.
Elfo Puccini, sala Bausch
corso Buenos Aires 33
MILANO
Biglietteria: tel. 02.0066.0606
biglietteria@elfo.org
whatsapp 333.20.49021
Orario spettacoli: ore 19.30
Biglietti
intero € 33
ridotto <25 anni >65 anni € 17.50
online a partire da € 16.50
Abbonamento 5 spettacoli € 65
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