È tempo di introdurre linee di indirizzo omogenee per la presa in carico dei pazienti a livello regionale
Un Documento di Posizione presentato dall’Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare (APMARR) delinea possibili strategie e soluzioni per la gestione dei pazienti con fragilità in Lombardia
Oggi è stato presentato alla stampa lombarda, su piattaforma VINCent Onair di proprietà di MA Provider, il Documento di Posizione realizzato da APMARR, Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare con il contributo non condizionato di Amgen dal titolo “Quale migliore percorso in Regione – Lombardia per i pazienti con fragilità”. Il lavoro degli esperti mette in evidenza quali piani d’azione e possibili strategie la Regione Lombardia stia passando al vaglio per migliorare cura e presa in carico dei pazienti con osteoporosi.
L’osteoporosi è una malattia che indebolisce la densità e la qualità del tessuto osseo, determinando un aumento del rischio di fratture. Esistono due forme principali di osteoporosi: primaria, associata all’invecchiamento fisiologico della massa ossea, che colpisce donne in post-menopausa o anziani; secondaria, se è causata dall’uso di farmaci o da altre condizioni o patologie. Si stima che il numero di persone colpite da osteoporosi in Italia nel 2017, a fronte di 560.000 nuovi casi annuali di fratture ossee, ammontava a 4.316.107, di cui più del’80% donne.
La patologia si sviluppa silenziosamente in maniera asintomatica per poi manifestarsi in una prima frattura da fragilità in maniera spontanea o in seguito ad un evento traumatico scatenante, anche lieve, come cadute o traumi minori. La comparsa di una frattura da fragilità (FF) presenta numerosi fattori di rischio e causa un maggiore rischio di una frattura successiva in un altro sito. La zona maggiormente colpita dall’osteoporosi è la colonna vertebrale. Le fratture da fragilità costituiscono un importante problema di salute pubblica di proporzioni sempre crescenti, dato che, tra la popolazione over 50, più del 30% delle donne e del 20% degli uomini ne presenteranno una nel corso della loro vita. Dato preoccupante se si considera che il “treatment gap”, la percentuale di individui affetti che non ricevono una cura farmacologica, in Italia si aggira intorno al 73% delle donne ed il 30% degli uomini.
In termini di presa in carico del paziente da parte del sistema sanitario nazionale si calcola che il costo medio annuo per paziente con osteoporosi a livello di costi diretti è 8.688,00 euro; circa l’81% di questa media è imputabile ai ricoveri (cioè all’ospedalizzazione), mentre circa il 16% e il 3% sono imputabili rispettivamente al trattamento farmacologico ed alle visite ambulatoriali. Il costo totale per il sistema sanitario nazionale, pari a 9,4 miliardi di euro, è previsto che aumenterà del 26% (raggiungendo 11,9 miliardi di euro) entro il 2030.
La condizione di fragilità collegata all’osteoporosi secondaria può essere provocata anche dai farmaci che vengono somministrati durante la terapia ormonale mirata contro i tumori, in particolare nei pazienti con carcinoma mammario e nei pazienti con carcinoma della prostata. Tale condizione è definita come CTIBL (Perdita di massa ossea indotta dalla terapia mirata contro il cancro) e rappresenta una condizione di aumentato rischio fratturativo che si verifica in maniera precoce all’inizio della terapia ormonale ed indipendente dal valore di massa ossea.
L’obiettivo del sistema sanitario è quello di implementare un modello coordinato di percorsi diagnostico-terapeutici all’interno delle strutture sanitarie e di creare una rete di ambulatori del metabolismo osseo sul territorio. La creazione di una rete assistenziale darebbe la possibilità di garantire la continuità assistenziale, migliorare l’identificazione dei pazienti a rischio, l’appropriatezza prescrittiva e l’aderenza alla terapia nei pazienti, oltre che di evitare duplicazioni di servizi. La costituzione di équipe multiprofessionali e multidisciplinari (mobile team) sarebbe parte integrante della creazione della rete. Accanto a ciò potrebbe essere sfruttata la telemedicina che senz’altro è un altro strumento utile per ovviare alla sottovalutazione da parte del paziente dell’importanza del trattamento anti-osteoporotico, spesso causata dalla mancanza di segni e sintomi che possano far evidenziare nel breve termine i benefici terapeutici.
Infine, è bene ricordare che l’osteoporosi spesso porta con sé anche gravi ricadute psicologiche poiché la fragilità ossea può provocare una forte sensazione di debolezza psicologica, creando limitazioni nella vita di tutti i giorni e causando il timore della perdita di autonomia nel futuro. La depressione causata dall’osteoporosi è stata fino ad ora una conseguenza in gran parte trascurata, che deve essere contrastata attraverso un maggior coinvolgimento delle persone nel processo di cura.

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