Norden – Prima parte –

Recensione di Cinzia RANDAZZO
E. NORDEN (a cura di C.O. TOMMASI MORESCHINI), Dio ignoto, Ricerche sulla storia della forma del discorso religioso, Brescia 2002.

Il presente saggio di Eduard Norden si inserisce nel solco dei suoi precedenti studi letterari che si estendono nell’ambito delle scienze dell’antichità; studi che hanno dato adito a una vasta produzione letteraria, volta a  esaminare, a proposito delle scienze dell’antichità,  non solo gli aspetti filologici e letterari, ma anche le problematiche connesse alla filosofia e alla storia delle religioni, con particolare riferimento al cristianesimo antico, indagato dallo stesso  nel contesto del crocevia delle religioni e delle culture relative alla prima età imperiale.
        
Questo saggio inizia con una breve premessa, nella quale la curatrice esprime la difficoltà di “scrivere parole introduttive”; difficoltà causata non solo dal fatto che tale saggio racchiude in sé una eccessiva mole di temi riconducibili al romanticismo tedesco e alla formulazione delle sue idee circa il mondo antico, ma anche dalla complessità dell’opera e da una prolifica produzione di contributi critici, scaturenti in parte dalle diverse metodologie che si sono rinnovate nell’arco di quasi un secolo dalla data di pubblicazione dell’opera e in parte dalle scoperte che si sono susseguite nell’ambito della letteratura intertestamentaria e gnostica, alle quali l’autore fa preponderante riferimento. Per questo motivo sono stati tralasciati dalla curatrice i debiti aggiornamenti sia della letteratura primaria che secondaria, con lo scompenso di non averne citato né i nomi né i lavori, ma al contempo vengono spiegate le ragioni per cui tale scritto conserva la sua importanza nel tempo.

Esso, secondo la curatrice, alla pari di un classico, merita di essere consultato perché l’autore ha saputo coniugare le scienze filologiche alla cultura storica e filosofica, dando un effettivo slancio non solo alle lingue e alle tradizioni classiche, ma anche alle radici della cultura europea, nate dall’unione tra l’Oriente e l’Ellenismo.
 A tale premessa segue, sempre da parte della curatrice, una valutazione critica della stessa opera del Norden; valutazione formulata a partire dai convegni, dagli studi biografici e dalla pubblicazione delle raccolte epistolari che hanno permesso una maggiore inquadratura della figura di Norden, ritenuto un brillante filologo, il quale, fu costretto dal regime nazista, in virtù delle sue origini ebraiche, all’esilio, dove si concluse la sua vita. Benchè erede di una famiglia di medici, decise di dedicarsi alla filologia classica e “sodale poi di quel Kreis gottinghese straordinariamente erudito e brillantemente dogmatico che impresse un’impronta decisiva agli studi di storia delle religioni antiche nella Germania della prima metà di questo secolo, a pieno titolo Norden può figurare come un personaggio di primo piano al crocevia tra filologia classica e orientalistica, tra storia culturale antica e teologia”. 

Sebbene egli abbia avuto una minuziosa sensibilità per i “valori fonici e ritmici del discorso” che rappresentano il fulcro della produzione letteraria greca e latina, egli seppe conciliare la filologia con il contesto storico e culturale. Da questa stretta conciliazione “nacquero i lavori della maturità, in cui parimenti prevalente sarebbe rimasta l’attenzione per il dato formale, ma al quale sarebbe stato affiancato  un interesse costante per i problemi della religione antica e tardoantica, nelle sue valenze cultuali come anche escatologiche e profetiche”.