Vinicio Capossela a Villa Arconati

Vinicio Capossela

La XXVI edizione del Festival di Villa Arconati presenta in apertura un evento unico e imperdibile: VINICIO CAPOSSELA salirà sul palco il 26 giugno per dare vita al “Carnevale degli animali e altre bestie d’amore”, con la straordinaria partecipazione di PAOLO ROSSI, voce narrante.

Lo spettacolo è un vero e proprio concertato di musica, letteratura, canzoni e recitativi che comprende l’esecuzione del Carnevale degli animali, una suite composta da Camille Saint-Saens nel 1886, articolata in quattordici brani di breve durata ispirati ad altrettanti animali o personaggi e una serie di canzoni di Vinicio Capossela, in parte edite (“La Cicogna”, Zarafà”) e in parte inedite, cucite insieme in un racconto che conduce il pubblico tra le storie di animali celebri, simbolismi e bestiari. Bestie cantate per farci un giro da “bestie incantate”, come venivano chiamate le bestie che si esibivano con i saltimbanchi. Soltanto che le bestie sotto incantesimo siamo noi, come ben scrive James Hillman in “Animali del sogno”.

Durante il concerto si alternano canzoni che attingono alla più svariata letteratura, da “L’usignolo e la rosa” di Wilde a “Bestiario d’amore” di R. De Fournival. Animali classici e animali cantati di Vinicio Capossela, rivisti e riorganizzati dal Trio Amadei composto da tre fratelli (Antonio, Liliana e Marco, rispettivamente al violoncello, al violino e al pianoforte) per l’orchestra da camera composta dai Solisti della Vianiner Philarmoniker a cui si unisce la formazione composta da Vincenzo Vasi al theremin, Asso Stefana alle chitarre, Zeno de Rossi ai tamburi, e Giuseppe Frana (specialista di strumenti a plettro medievali e orientali). Durante lo spettacolo l’attore Paolo Rossi interverrà sulla scena attraverso incursioni narranti.

Per presentare il concerto Capossela ha scritto: “Bestiari… gli animali… maschere d’enigma… maschere d’accesso al sacro…deita’ misteriche con cui dividiamo il creato. I bestiari medievali studiavano gli animali, seppur non in senso zoologico o scientifico, ma per uscire dal reale ed entrare nel vero. Le nature degli animali rappresentano le tante nature dell’uomo, dell’amore, del peccato. La signoria dell’uomo, trasformata man mano in indifferenza, cecità, non conoscenza. Gli animali sono usciti dalle nostre vite e sono entrati nei cartoni animati e nei documentari, oppure sulla tavola, dove si consuma il nostro principale rapporto con loro: mangiarli. Stanno lì’, grandi sfingi di pietra, custodi di templi, accompagnatori di deità, o forse Dei essi stessi. Come non si siano organizzati per scacciare l’uomo, resta un mistero. Rinunciare agli animali è amputarsi dell’accesso alla natura che, come dice Psarantonis, è il Dio. Dunque l’animale è la manifestazione del divino, di un’altra lingua che si parla sulla terra, quella che fa dire a Céline, ammirato, per la morte del suo cane: “Se ne e’ andata dopo tre piccoli rantoli, senza lamentarsi… in posizione davvero bellissima, come in pieno slancio, in fuga […] senza trallalà, la messa in scena che nuoce sempre agli uomini.”

Il bestiario d’amore è lo zoo che conteniamo in noi stessi, quando la passione apre le gabbie.