W. RORDORF, Sabato e domenica nella chiesa antica

di Cinzia RANDAZZO           

Nella precedente produzione letteraria dell’autore, relativa alla chiesa dei primi secoli, erano già presenti alcuni temi afferenti alla domenica. Il presente contributo si colloca nella stessa prospettiva dei precedenti: il sabato e la domenica nella chiesa antica. L’autore, professore di storia della Chiesa antica e di Patristica all’università di Neuchâtel tratta questo argomento con un duplice intento:

–        quello di chiarire il senso della domenica cristiana in rapporto al sabato.

–        Quello di creare un dialogo ecumenico fra i cristiani di diverso credo confessionale.

L’autore quindi affronta la questione del rapporto tra sabato e domenica, risalendo alla loro originale prospettiva storica che copre un arco di tempo ben preciso: quello che va dalle origini del cristianesimo fino al VI secolo. Nella breve prefazione l’autore motiva la sua ricerca con il fatto che “le chiese cristiane oggi sono poste dinanzi a gravi problemi che riguardano la domenica”. Questo lavoro risponde quindi, da un lato, all’intenzione dell’autore di risolvere i problemi relativi alla domenica secondo le diverse confessioni cristiane e, dall’altro, di instaurare un dialogo ecumenico, ponendo un particolare accento sugli avventisti del Settimo giorno. Fra questi, l’autore ha prestato speciale attenzione al teologo avventista Samuele Bachiocchi, che “non condivide la visione dell’evoluzione storica del fenomeno quale è presentata nell’introduzione della nostra raccolta”, pur facendo riferimento agli stessi testi esaminati dal Rordorf. Segue quindi un’ampia introduzione in cui l’autore presenta le linee del suo lavoro. Dal momento che il libro si propone di studiare “la storia del giorno consacrato al culto e al riposo nella chiesa antica, non si può fare a meno di trattare congiuntamente i gruppi di temi concernenti il sabato e la domenica”.

L’autore si preoccupa però di sottolineare che il sabato e la domenica conservano la loro propria e specifica individualità, perché fattori indipendenti l’uno dall’altro, ognuno con una sua propria e irripetibile storia. L’autore evidenzia che il rapporto tra questi due elementi, il sabato da una parte e la domenica dall’altra, soprattutto nei primi quattro secoli non è stato sempre pacifico, anzi talvolta in aspra concorrenza fino all’epoca costantiniana, dopo la quale invece sembra che il sabato sia stato sostituito con la domenica, che viene ad essere pertanto il “sabato cristiano”.

A partire da tali premesse l’autore passa a trattare separatamente il sabato e la domenica. Dopo avere affermato che il sabato ha delle chiare ascendenze giudaiche, perché in esse affonda le sue radici, e da queste riceve la sua linfa vitale, l’autore affronta il problema del rapporto tra Gesù e il sabato, facendo emergere la polemica di Gesù verso “una pratica della legge che si limitasse a un adempimento puramente esteriore dei precetti, ma che però il suo radicalismo non era fondamentale, non investiva cioè il principio stesso della legge divina come tale”.

Lo stesso problema (rapporto di Gesù con il sabato) viene ripreso dall’autore a proposito della comunità primitiva, della intera chiesa cristiana di origine gentile e di quella giudaizzante fino al VI secolo. In sostanza per l’autore la riflessione sul sabato nella storia della chiesa, che va dalle origini fino al VI secolo, si può riassumere in uno schema triadico di tipo hegeliano: 

tesi: permanenza della festa sabbatica per i giudeo-cristiani

antitesi: l’abbandono completo della festa sabbatica da parte dei cristiani ellenizzati.

sintesi: il tentativo di reintrodurre la festa sabbatica nelle chiese d’Oriente in forma spiritualizzata.

Per quanto riguarda la situazione odierna in rapporto al sabato, l’autore sostiene che, diversamente dalle altre confessioni cristiane che rifiutano la legge sabbatica, gli avventisti del Settimo giorno la difendono sull’orma dei primitivi giudeo-cristiani. L’autore passa quindi alla domenica, la cui storia è indipendente da quella del sabato perchè singolare e distinta. Se talvolta venivano messi a confronto il sabato e la domenica, secondo l’autore, ciò aveva lo scopo di affermare la predominanza della domenica sul sabato all’interno del piano divino di salvezza.

Per quanto riguarda la domenica, l’autore si pone l’interrogativo circa l’origine della celebrazione cristiana di tale giorno, formulando due piste di soluzione:

1) la celebrazione di questo giorno deve essere fatta risalire alla setta di Qumran.

2) La celebrazione eucaristica domenicale è da ricondurre all’evento della risurrezione di Gesù, avvenuta la domenica di Pasqua. L’autore espone anche una terza pista di soluzione proposta da Riesenfeld, per il quale la celebrazione eucaristica è stata collocata la domenica per motivi pratici, più che per motivazioni di ordine cristologico.

Rordorf non condivide la tesi di Riesenfeld e propende a ritenere che la celebrazione eucaristica sia stata posta la domenica per motivi non di ordine pratico, ma di ordine cristologico-sacramentale. Quindi l’autore accenna “al problema della trasformazione della domenica in sabato cristiano”,delineando a grandi linee il periodo costantiniano. Fedele all’ordine storico-cronologico dei brani scelti, l’autore fa seguire ai testi del N.T. i testi di origine eretica di tendenza giudaizzante e, in seguito, patristici e gnostici per far sì che il lettore colga le differenze e le somiglianze riguardo al sabato e in seguito alla domenica: in tal modo è possibile scorgere un’evoluzione progressiva dal punto di vista contenutistico nei confronti della tematica del sabato e della domenica nei vari periodi storici fino al VI secolo.

Tuttavia è da segnalare nel corso della trattazione una imprecisione cronologica; l’autore infatti cita lo ps. Ignazio, che risale al I sec. d.C., dopo le Costituzioni Apostoliche che invece risalgono alla fine del IV sec. d.C. Il Rordorf motiva questo suo spostamento, che cronologicamente è ingiustificato e potrebbe sviare il lettore, a motivo del lessico e del contenuto che è affine a quello delle Costituzioni apostoliche.

Inoltre la presentazione degli argomenti, che emergono dalla traduzione dei testi citati, viene esposta in maniera troppo sintetica e generica nelle note. Le note infatti rimandano a ulteriori contributi per approfondimenti specifici e fanno riferimento anche ai passi biblici e ad alcuni codici, per rilevarne però solo le principali varianti.

In conclusione benchè questo studio non sviluppi un vero e proprio commento critico ben articolato nella sua dimensione storica, filologica e teologica, offre una griglia di materiale concettuale utile a qualsiasi studioso interessato ad approfondire alcuni argomenti, concernenti il proprio e specifico ambito di ricerca. Quanto alla bibliografia è da osservare che essa è composta solo di opere di carattere generale, mentre mancano studi specifici sui vari argomenti trattati. Ben articolati e organizzati sono i tre indici che consentono al lettore di accostarsi ai testi da tre punti di vista: per autori, biblico e analitico.