Antropologia nell’A Diogneto: Cenni introduttivi (prima parte)

A diogneto

di Cinzia Randazzo

È questo il tema che ci siamo dati e che intendiamo svolgere con il presente elaborato. A ciò siamo stati sollecitati dal rinnovato interesse che, particolarmente nel periodo conciliare e post-conciliare, il mondo culturale cattolico in genere, ha dimostrato e dimostra verso la letteratura patristica e apologetica, greca e latina, prodotta nei primi cinque secoli dell’era cristiana. Letteratura che tra l’altro, specialmente l’apologetica, toccò anche vertici di accesa polemica e di opposizione nei confronti dei filoni culturali dell’epoca, sostanzialmente pagani e degli stessi poteri politici, sociali e religiosi, che di questi filoni ne erano la diretta conseguenza.

Letteratura alla quale si è largamente ispirato anche lo stesso concilio Vaticano II per la formulazione di base delle sue Costituzioni, dei suoi Decreti e delle sue Dichiarazioni che pure, fondamentalmente ed ovviamente dovevano guardare, necessariamente, alla prima fonte costituita dall’A.T. e N.T.: Parola viva di Dio.

Si tratta di autori, alcuni noti altri no, di anonimo è l’A Diogneto, le cui pagine trasudano d’intensa vitalità cristiana, teologicamente basata e vissuta, pastoralmente aperta al mondo contemporaneo, dottrinalmente ortodossa, spesso non priva di spessore dialettico, di rigoroso e tenace confronto, nei riguardi di quanto poteva offrire in idee e costumanze la società del tempo moralmente lassiva e lasciva.

Non esclusi da ciò motivi di difesa della nuova fede cristiana minacciata al suo interno da filoni dottrinalmente devianti ed eretici e dall’esterno da interventi, spesso persecutori e cruenti, nei riguardi di coloro che questa fede avevano accolta e privatamente la praticavano, della autorità politica romana: autorità che pure era largamente tollerante verso altre  fedi o culti di altra provenienza che non dal pantheon greco-romano ufficialmente riconosciuto. È documentato che all’epoca dell’imperatore Ottaviano Augusto si contassero oltre tremila credenze religiose, le cui origini di provenienza si collocavano in ambiti territoriali qua e là sparsi nell’intero dominio politico della Roma imperiale, dal bacino del Mediterraneo alle zone del nord d’Europa.

Altro motivo di scelta del tema, non meno importante del primo, è stato il bisogno di visitare e di approfondirne la conoscenza, nei limiti della sufficienza concessa dal presente elaborato, di un momento particolare e significativo del cristianesimo ai suoi albori, altamente produttivo sul piano della riflessione sulla fede, allorchè, superata la fase della predicazione apostolica e la formazione redazionale del Nuovo Testamento, si dovette, con l’opera di autori, veri uomini di Dio, adeguatamente e culturalmente preparati, elaborare e omogeneizzare tra loro i temi che il kerigma apostolico offriva, via via, copiosamente.

 Questo per realizzare una cultura cristiana capace di reggere il confronto con la cultura del tempo sia sul piano intellettuale che su quello pratico della fede applicata alla vita di tutti i giorni e che, di questi temi ne fosse anche, e appunto, una spiegazione sistematica, moralmente valida, razionale, proporzionale e conveniente alle esigenze e alle aspettative dell’uomo: certamente la creatura più complessa fra le creature in quanto dotata d’intelligenza e di volontà, soprattutto capace di riflettere su se stessa, di mettersi in discussione, di porsi domande sulla sua ragione d’essere e sul misterioso senso delle proprie azioni. Tutto questo oltre a promuovere anche una riflessione di natura didattica volta a favorire quel capovolgimento di valori, tanto caro alle pagine evangeliche, per la riacquisizione antropologica dell’origine, resa precaria e carente dalla caduta (cfr. peccato) originale, miticamente, ma con senso rigoroso e cosciente di cosa e di fatto reali e concreti, protostoricamente narrata dall’ignoto autore nel secondo e nel terzo capitolo della Genesi. È chiara a noi oggi, pur a distanza di tanti secoli, la volontà di questi antichi autori cristiani di promuovere, negli ascoltatori e nei lettori del tempo, un apprendimento dei valori e dei misteri cristiani intelligente e cosciente, tale, per adattamento ed accoglienza culturale e psicologica, da costruire un vicolo per l’instaurarsi di nuove convinzioni rimuovendo le vecchie, pagane od ebraiche che fossero, soggettivamente appassionate e appassionanti, foriere quindi e anche di conversioni alla nuova fede predicata; ivi l’accettazione di quei rischi, non escluso il martirio, generalmente da tutti, nelle varie circostanze storiche, politiche e sociali del tempo, conosciute e paventate