Dialogo con Trifone

San Giustino

IL MEMORIALE DELLA PASSIONE NEL DIALOGO CON TRIFONE: UN MODO DI VIVERE IL “SABATO” CRISTIANO

di Cinzia RANDAZZO

INTRODUZIONE

 Rifacendoci al motivo di fondo della dichiarazione conciliare sulle relazioni della chiesa con le religioni non cristiane – in particolare con l’ebraismo – cogliamo, nel presente lavoro, l’occasione per rilanciare tale rinnovamento anche per quanto riguarda il memoriale della passione e della risurrezione, i quali, fin dai primordi della comunità cristiana e anche tuttora, erano e sono vissuti nella liturgia cristiana in netta separazione con quelli che erano e sono ancora oggi i concetti fondamentali del giudaismo, tra i quali il sabato.

A partire da tale quadro riteniamo opportuno, sull’orma del rinnovamento conciliare, rilevare che il memoriale della passione, come quello della risurrezione, non sia separato dal sabato, ma che, in unione con esso, venga rivissuto dal cristiano di oggi come momento fondamentale di un nuovo culto spirituale.  

L’intento di questo lavoro è dunque quello di spiegare in che modo i due memoriali abbiano a che fare col concetto del sabato, il quale non è agli antipodi con questi, in quanto esso sta alla base della  realizzazione del primigenio culto spirituale nell’oggi della nostra storia, permettendo così al cristiano di vivere più pienamente questa nuova rinascita cultuale, ovvero il “sabato” cristiano.

           

. La cena pasquale nel Dialogo con Trifone: dalle sue prefigurazioni alla sua      nnriproposizione nel sabato soteriologico 

Giustino presenta l’immagine del fior di farina: “Anche l’offerta di fior di farina, amici, – continuavo – che è stato tramandato di presentare per coloro che sono stati purificati dalla lebbra”. Giustino si rifà al rituale levitico della purificazione e riabilitazione del lebbroso (Lev 14,1-32). Il lebbroso doveva versare tre decimi di un efa di fior di farina per il sacrificio di riparazione in quanto egli non aveva adempiuto i compiti relativi al servizio nel santuario. Questo rituale, che durava otto giorni, era finalizzato alla consacrazione a Dio da parte del lebbroso. Egli veniva così abilitato a svolgere servizi sacri a Dio in quanto era il mediatore tra Dio e il popolo di Israele. Questa sua mediazione era avvertita come una diretta espressione del culto sabbatico: attraverso tale culto egli manifestava la sua piena appartenenza al popolo di Israele, divenendo egli stesso segno concreto e tangibile dell’alleanza con Dio sulla terra.

Giustino si avvale dell’immagine del fior di farina per riferire a Trifone che questa “era figura del pane dell’eucaristia, che il Signore nostro Gesù Cristo ci ha trasmesso di fare in memoria della passione”.2 La polemica di Giustino con Trifone verte sulla convinzione di Giustino che l’uomo non si purifica attraverso le offerte di fior di farina o attraverso i sacrifici materiali ma attraverso il pane dell’eucaristia. Per Giustino il pane eucaristico è, come precisa, sempre in 41,1, il memoriale del corpo di Cristo che Egli ha offerto al Padre nell’ora della sua passione per liberare l’uomo dal peccato.3

È sottintesa in Giustino la polemica anti-cultuale dello Ps. Barnaba, per il quale a Dio non è accetta l’offerta di fior di farina e  i sacrifici materiali, i noviluni e i sabati perché la nuova legge di Cristo non soggiace alle offerte di natura umana, ma a Dio è gradito il sacrificio spirituale che pone fine a tutte le pratiche rituali, compresa l’osservanza della legge sabbatica:

“Infatti per mezzo di tutti i profeti il Signore ci ha manifestato che non ha bisogno né di sacrifici, né di olocausti, né di offerte, quando dice: “Che m’importa della moltitudine dei vostri sacrifici? – dice il Signore. Sono sazio di olocausti (…). È inutile che mi portiate fior di farina: l’incenso mi disgusta; non sopporto le vostre neomenie e i vostri sabati”. Dunque ha rifiutato tutte queste cose affinché la nuova legge del nostro Signore Gesù Cristo (…) non avesse un’offerta di natura umana (…)”. Per il Signore è sacrificio un cuore contrito”

Giustino, rifacendosi all’immagine del fior di farina, vuole mostrare a Trifone che questa era prefigurazione del pane dell’eucaristia, perché l’alleanza tra Dio e l’uomo non viene più fondata sull’offerta oblativa, ma sulla fede nella passione di Cristo. Dio non gradisce l’antica offerta come tale ma si deve vedere in essa la figura del pane eucaristico che il Signore Gesù ci ha ordinato di spezzare in memoria della sua passione, per renderci liberi dai peccati e per vivere questo culto spirituale gradito a Dio; culto che dà al cristiano la forza di vivere pienamente durante la sua vita la dimensione relazionale-cultuale del sabato eterno, prototipo immanente del sabato economico-soteriologico. Ciò che per Giustino redime o meglio purifica l’uomo perché egli possa entrare nella sfera sacrale del culto sabbatico divenendo, in quanto tale, mediatore tra Dio e la terra, non è l’offerta del fior di farina ma è la fede nella passione di Cristo, commemorata nel pane dell’eucaristia. A partire da tale ottica Giustino vuole far intuire a Trifone che sia il lebbroso come il fedele hanno lo stesso fine, che è quello della purificazione e consacrazione a Dio, ma diverso ne è il mezzo: il lebbroso ebreo arriva a tale fine mediante l’offerta del fior di farina, mentre il cristiano arriva al medesimo fine solo attraverso la piena disposizione del suo cuore all’accoglimento del mistero pasquale di Cristo.

    In 117,1-4 Giustino ricorre alla profezia di Malachia per affermare di nuovo che Dio gradisce solamente i sacrifici spirituali che i cristiani compiono nella preghiera di ringraziamento sul pane e sul calice, sacrifici che Cristo ci ha ordinato di fare nella cena pasquale in memoria della sua passione.5       

mmIn 116,3 Giustino ancora una volta adduce la citazione di Malachia 1,11 come prova del fatto che i cristiani sono la vera stirpe dei sommi sacerdoti che rendono a Dio un sacrificio puro, in


5              Ed. crit. M. MARCOVICH, Iustini Martyris Dialogus, pp. 271-272. Trad. di G. VISONÀ, Dialogo con  Trifone, pp. 334-336: “Dio dunque attesta in anticipo che gli sono graditi tutti i sacrifici fatti in questo nome e che Gesù Cristo ci ha trasmesso di fare, quelli cioè dell’eucaristia del pane e del calice, sacrifici che i cristiani offrono in ogni luogo della terra. Egli rifiuta invece quelli presentati da voi e dai vostri sacerdoti, dicendo: “Non accetto dalle vostre mani i vostri sacrifici, poiché da oriente ad occidente il mio nome è glorificato, dice, tra le genti, mentre voi lo profanate”.Voi tuttora sostenete per spirito di contesa che sono i sacrifici offerti a Gerusalemme da quelli che allora vi abitavano ed erano chiamati israeliti che Dio non accetta, mentre avrebbe detto di accettare le preghiere dei membri di quella stessa razza che si trovavano nella diaspora, e queste preghiere le chiama sacrifici. Che le preghiere e le azioni di grazie fatte da chi ne è degno siano gli unici sacrifici perfetti e graditi a Dio, sono il primo a dirlo. Questi soltanto, infatti, i cristiani hanno avuto consegna di fare, tra l’altro nella memoria che fanno col pasto in cui mangiano e bevono e in cui ricordano anche la passione che per loro ha sofferto il Figlio di Dio, il cui nome i sommi sacerdoti e i maestri del vostro popolo fanno in modo che sia profanato e bestemmiato su tutta la terra”.

quanto credono che Dio nel Figlio ha creato ogni cosa e per mezzo del Figlio Dio ci ha liberato dai peccati.6

    

1.2.  Il pane e l’acqua: prefigurazioni del nuovo culto spiritualel n

 

        Giustino in 70,2-3 mostra a Trifone le immagini del pane e dell’acqua che Isaia menziona nella sua profezia in 33,15-16:

“15. Colui che cammina nella giustizia, che parla di una retta via, che odia l’iniquità e l’ingiustizia, che ha le mani libere da regali, che si preme le orecchie per non udire l’ingiusto e cruento giudizio, che chiude gli occhi per non vedere l’ingiustizia. 16. Costui abiterà in una grotta elevata di pietra dura. 3. Gli sarà dato pane, la sua acqua è sicura.  (Is 33,15-16)”.7

Giustino riprende da Isaia le immagini del pane e dell’acqua perché queste erano indice, secondo la profezia di Isaia, della sovrabbondanza dei beni materiali, beni che Dio elargisce a chi segue la retta via, in modo tale da essere gradito a Dio. Egli vive in piena alleanza con Dio perché egli è benedetto da Dio e, in quanto tale, egli è immagine vivente del culto sabbatico perché tutta la sua vita è tesa ad onorare nella prassi il creatore.

        Giustino si avvale dell’immagine del pane e dell’acqua, per riferire a Trifone che queste erano prefigurazione, sia del corpo che Cristo ci ha ordinato di consumare in memoria della sua incarnazione e passione, che del calice che egli ci ha comandato di bere in memoria del suo sangue:

“È chiaro che nella profezia si parla del pane che il nostro Cristo ci ha “trasmesso di fare in memoria” (1Cor 11,23-24) della sua incarnazione, avvenuta per coloro che credono in lui, per i quali ha anche sofferto, e si parla del calice che ci ha trasmesso di offrire con rendimento di grazie in memoria del suo sangue”.

Quindi in 70,4 Giustino afferma che il pane e l’acqua, menzionati nella profezia di Is 33,13-19, prefiguravano il corpo che Cristo ci ha ordinato di consumare in memoria della sua incarnazione e passione, e il calice che ci ha comandato di bere in memoria del suo sangue, abbeverandosi al quale

il cristiano diviene tempio del Dio vivente e immagine del sabato eterno perché egli esercita quotidianamente questa forma di culto gradito a Dio.

      A partire da tale quadro Giustino vuole chiarire a Trifone che, solo attraverso la vita virtuosa, l’uomo non può tributare un culto gradito a Dio ma attraverso la preghiera di lode e di ringraziamento compiuta sui doni del pane e del vino, prefigurati nell’acqua e nel pane. Così il cristiano entra nella nuova sfera sacrale del settimo giorno, perché attraverso la preghiera di lode e di ringraziamento a Dio sui doni del pane e del vino egli rinnova l’alleanza con Dio.

Per Giustino, pertanto, il culto spirituale che si esplica nella lode di Dio e nel compiere tutto ciò che è a Lui gradito, diviene agli occhi di Dio un vero e proprio culto sabbatico.

 

 

   1.3. Dalla commemorazione dell’origine del sabato soteriologico alla sua permanenza     nnnnn nella storia dell’umanità.

 

       Come abbiamo visto precedentemente i doni del pane e del vino, prefigurati da Giustino nelle specie del pane e dell’acqua, simboleggiano il corpo e il sangue di Cristo: quel corpo e quel sangue che, secondo l’insegnamento di Gesù, si rendono presenti e vengono commemorati nella cena eucaristica, in sintonia con la tradizione evangelica (1Cor 11,23-27). Tramite l’offerta del pane e del vino, il cristiano commemora nel suo tempo storico l’origine di un nuovo tempo di salvezza (sabato soteriologico), originatosi non solo con la passione del Signore ma anche con la risurrezione di Cristo nell’ottavo giorno.9 In tal modo il cristiano ripete nella storia questo eccelso e unico evento di salvezza con la celebrazione liturgica della domenica, nella quale egli commemora non solo la passione e la morte, ma anche, come vedremo più avanti, la risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. Questa commemorazione liturgica nella domenica rende presente e operante nella storia tale evento di salvezza, fondante in germe il sabato soteriologico. Per questo motivo Giustino precisa a Trifone in 41,1 che l’evento eucaristico fondato da Gesù Cristo non viene solamente ricordato dai fedeli alla stessa stregua di un reperto archeologico, ma viene rivissuto, reso attuale e vivo nella vita di ogni cristiano attraverso il memoriale della passione e, in forza di questo memoriale, il cristiano trova la forza di rendere grazie a Dio per tutto quanto Egli ha creato, per aver liberato l’uomo da ogni forma di male e per tramandare tutto ciò nel suo tempo storico: “che il Signore nostro Gesù Cristo ci ha trasmesso di fare in memoria della passione”, mediante la quale Dio ha dato all’uomo la possibilità di rendergli grazie per tutto ciò che

ha creato: “In memoria della passione che ha subito per purificare nell’anima gli uomini da ogni nequizia, e affinché rendiamo grazie a Dio per aver creato per l’uomo il mondo e tutto ciò che contiene, per averci liberati dal male in cui ci trovavamo e per aver definitivamente distrutto principati e potenze per mezzo di colui che ha patito in conformità al suo volere”.10

    Anche la contemplazione della natura è un render grazie a Dio: questo è un altro modo per il cristiano di perpetuare questo nuovo tempo di salvezza nella prassi quotidiana. Ritornando al memoriale della passione, il cristiano, per Giustino, diviene nella storia un sabato vivente perché, trasformato dal corpo e dal sangue di Cristo, vive nella sua persona l’apertura fondamentale e primigenia al mistero di Dio, propagando nel mondo questo nuovo tempo di salvezza (sabato soteriologico): nutriti del pane che è il corpo di Cristo e bevendo il vino che è il sangue di Cristo, i cristiani vivono questa nuova spiritualità sabbatica. Quindi i cristiani, per Giustino, compiono questa forma di culto spirituale nella mensa eucaristica: in essa si riflette la dimensione spirituale del sabato storico-soteriologico, vissuto dai cristiani nella lode e nella preghiera di ringraziamento per i doni del pane e del vino offerti al Padre, in memoria della passione del Figlio.

 L’intento di Giustino è stato dunque quello di mostrare a Trifone che, mediante il pane e il vino, viene commemorata, nel contesto della celebrazione della cena pasquale, la morte redentrice di Cristo;  evento che è all’origine del sabato soteriologico. Allo stesso modo il cristiano, attraverso il memoriale della passione di Cristo, rivive tale evento nel tempo storico: egli, dedicandosi a questo culto spirituale, perpetua in questo suo tempo storico il sabato soteriologico, originatosi dal mistero pasquale di Cristo.