Giustino Martire – Terza Parte –

Giustino Martire

di Cinzia Randazzo – Nella prima parte (cap. 9-47) Giustino, replicando alla affermazione dei giudei sulla durata eterna della legge mosaica, illustra a Trifone l’interpretazione tipologica delle Scritture rispetto alla loro interpretazione letterale propria di Trifone, rilevando il carattere transitorio della legge finalizzata a ricevere il suo compimento con la venuta di Cristo, nuova legge che durerà in eterno.

Nella seconda parte (cap. 48-108) è centrale il tema del mistero di Cristo. Giustino mostra a Trifone che Gesù è messia e Dio, perché in lui si sono compiute le profezie anticotestamentarie. La sua preesistenza, incarnazione, passione, morte, risurrezione e la sua venuta escatologica erano state preannunziate nell’A.T.

Nella terza parte (cap. 109-141) il tema centrale è la chiesa, denominata vero Israele. I seguaci di Cristo, cioè i cristiani, formano il nuovo Israele, il vero popolo di Dio preannunciato nelle profezie di Michea, Zaccaria e Malachia.

Nella conclusione (cap. 142) Giustino, nel congedarsi da Trifone, esorta Trifone a preferire la dottrina di Cristo ai maestri della legge di Israele, perchè questa è la via che conduce alla felicità.

Delle tante opere scritte da Giustino e andate perdute ci restano solo il titolo e alcuni frammenti.

A proposito del Dialogo con Trifone in questo lavoro delineeremo il senso peculiare del sabato a partire dalla dimensione atemporale del piano divino della salvezza, dove il sabato affonda le sue radici, prolungandosi in un’ascesa progressiva fino alla dimensione escatologica del piano divino della salvezza. La teologia sabbatica nel pensiero di Giustino si snoda in 6 punti principali:

1) il primo punto è la teologia dell’arché (principio) in relazione al piano salvifico precedente la creazione del mondo. Il principio da cui tutto ha origine viene individuato da Giustino, in un primo momento, nella generazione immanente del Verbo dal Padre e, in un secondo momento, nella funzione cosmologica del Verbo in ordine alla creazione. La preesistenza di Cristo si identifica col sabato preesistente in quanto sapienza e luce del Padre. Il sabato eterno, che è Cristo preesistente, per Giustino è denominato Sapienza del Padre e Giorno. Sapienza perché principio della creazione, in quanto in lui sono racchiusi i misteri reconditi del Padre.

Giorno perchè Dio, attraverso il Verbo, creò la luce e quindi il primo giorno; giorno in cui Dio dette la vita al mondo, allontanando le tenebre. Quindi per Giustino il principio viene identificato nel sabato eterno che è il Verbo, il quale è un’entità distinta dal Padre ma eguale al Padre per natura. Il sabato eterno perciò per Giustino viene a coincidere con l’ottavo giorno, giorno che a sua volta coincide col primo giorno in cui Cristo preesistente e risorto dai morti è principio non solo della creazione, perchè in lui sono state fatte tutte le cose, ma anche di una nuova creazione, perchè egli è la luce vera che illumina ogni uomo.

2) il secondo punto è il valore temporaneo del sabato. Per Giustino Dio ha dato al popolo di Israele i precetti sabbatici da osservare, quali segni che prefigurano la venuta del Verbo nella carne.

3) il terzo punto è la polemica contro l’osservanza legalistica dei precetti sabbatici. Per Giustino le norme da osservare nel giorno di sabato non hanno valore assoluto. Il motivo fondamentale che sta alla base di queste considerazioni per Giustino è la predisposizione del cuore a compiere la volontà di Dio, svolgendo attività sacre a lui gradite.

4) il quarto punto è il sabato pasquale. Nel contesto della teologia del Sabato Santo il sangue dell’agnello per Giustino ha valore tipologico, perchè prefigurante il sangue di Cristo, come anche la cordicella scarlatta, che la prostituta Rahab aveva legato alla finestra perchè gli esploratori fuggissero dalle mani dei nemici, era figura del sangue di Cristo. Il sangue di Cristo ha per Giustino anche valore sacramentale, perché santifica le nostre anime mediante lo Spirito. Per Giustino anche l’agnello pasquale aveva valore tipologico, perché prefigurava la morte di Cristo sulla croce. Tramite questa Cristo adempie il disegno di salvezza del Padre che è quello di riscattare il mondo dal peccato. Giustino passa in rassegna altre figure della croce; figure che egli trae da alcuni espisodi dell’A.T., quali il serpente di rame, l’albero della vita, il bastone di Mosé, il bastone di Aronne, le corna dell’unicorno, la scala di Giacobbe e la pietra.

Sempre nel contesto del sabato pasquale Giustino colloca sia la cena pasquale che il battesimo. Per quanto riguarda la cena pasquale egli prefigura nell’immagine del fior di farina il pane eucaristico. Nel pane e nell’acqua Giustino prefigura il corpo di Cristo che egli ha ordinato di consumare in ricordo della sua passione e il calice che ci ha ordinato di bere in memoria del suo sangue. Giustino, riferendosi agli elementi del pane e del vino, vuole farci comprendere che questi divengono il corpo e il sangue di Cristo attraverso la preghiera di invocazione dello Spirito, detta durante la celebrazione eucaristica. Per Giustino Dio gradisce questo sacrificio spirituale, consumato in ricordo della passione di Cristo, mentre non gradisce i sacrifici materiali e le offerte come se Dio ne avesse bisogno.

Per Giustino nella cena pasquale viene commemorata, attraverso gli elementi del pane e del vino, anche la risurrezione di Cristo, come nella prassi romana. Secondo tale prassi l’eucaristia veniva consumata in ricordo della risurrezione di Gesù il giorno dopo il sabato, mentre per i quartodecimani, che si rifanno alla tradizione pasquale di tipo asiatico, l’eucaristia veniva consumata in ricordo della passione di Cristo. Importante per Giustino è la simbologia dell’ottavo giorno, giorno in cui Cristo risorto dai morti salì al cielo.

Per quanto riguarda il battesimo Giustino elenca le prefigurazioni dell’acqua battesimale in alcune immagini che egli riprende dall’A.T., quali l’albero piantato lungo i corsi d’acqua, i settanta salici e le dodici sorgenti, l’acqua scaturita dalla roccia, ecc. Per Giustino l’acqua del battesimo detiene valore purificatorio in forza della croce di Cristo e del suo sangue, mediante il quale siamo stati purificati. Tale purificazione è resa possibile mediante l’azione dello Spirito Santo, per mezzo del quale Gesù purifica coloro che credono in lui. Strettamente correlata all’acqua del battesimo, che purifica dai peccati il neofita dopo che si è pentito interiormente, è la circoncisione del cuore.

Giustino oppone la circoncisione spirituale a quella carnale che diviene necessaria per i giudei a motivo della loro iniquità; per il fatto che si sono allontanati da Dio la circoncisione carnale diviene necessaria per i giudei, mentre invece non è necessaria ai giusti. La circoncisione è stata data ad Abramo come segno, ma non come giustificazione. La circoncisione carnale era un’istituzione temporanea che Dio aveva dato al popolo d’Israele, in vista dell’avvento di Cristo.

Con l’espressione “coltelli di pietra” Giustino si riferisce alla seconda circoncisione non più fatta col ferro, mediante il quale viene asportata la membrana che avvolge il membro virile, bensì fatta col sangue di Cristo, pietra angolare. Coloro che accolgono le sue parole sono stati circoncisi da ogni forma di male. La circoncisione del cuore quindi in Giustino assume un significato spirituale; significato che lo stesso Paolo chiarì alla comunità della Galazia. Infatti egli ammonisce i galati che la circoncisione del cuore non è frutto della norma umana, ma della fede; fede che chi crede in Cristo ha in virtù dello Spirito Santo (Gal 5,2-6).

5) Il quinto punto è la concezione del riposo millenario in Giustino. Egli afferma che dopo la risurrezione della carne ci sarà un periodo di mille anni, dove Cristo, insieme ai suoi santi, regnerà a Gerusalemme in una terra di rinnovata fertilità. Questo regno millenario per Giustino non tende a materializzarsi, ma a spiritualizzarsi. La concezione millenaristica in Giustino tende verso la teologia spirituale del riposo sabbatico. Questo, venendo a coincidere col settimo giorno, nel quale i santi che vivono nel regno millenario instaurato da Cristo non generano perché riposano, si contraddistingue, a differenza della concezione asiatica che privilegiava la fecondità dell’azione vivificante di Dio nel regno terrestre millenario, per la cessazione dell’attività creatrice di Dio.

6) Il sesto punto è la concezione del riposo escatologico. Secondo il pensiero di Giustino Cristo darà dopo la risurrezione dei morti il regno eterno che sarà appannaggio esclusivo dei giusti. Connessa alla scelta individuale di compiere la volontà di Dio è, secondo Giustino, la promessa del regno eterno. Per Giustino quindi gli empi non avranno parte alla vita eterna, mentre i santi, che hanno fede in Gesù, avranno parte al riposo eterno. Giustino ha inteso il riposo escatologico in riferimento al settimo giorno; giorno in cui Dio si riposò dalle sue opere, conciliando in tal modo, sulla linea della lettera agli Ebrei 4,4-11, il riposo escatologico con quello protologico. Per Giustino quindi Dio darà il riposo escatologico a coloro che hanno creduto in lui. Egli in tal senso collega il riposo escatologico a quello protologico che il primo uomo viveva prima del peccato nel paradiso terrestre. Questo riposo trae il suo motivo in base al fatto che Dio si riposò nel settimo giorno.