Regia di Asghar Farhadi
Con Sareh Bayat, Sarina Farhadi, Peyman Moadi, Babak Karimi, Ali-Asghar Shahbazi
Drammatico IRAN
20 Aprile 2012, di Elisa Zini – Nader e sua moglie Simin hanno deciso di divorziare. Simin, con in mano il permesso di espatrio in scadenza, vuole partire per offrire un futuro migliore alla sua famiglia e all’adorata figlia undicenne.
Nader però non vuole partire: suo padre è gravemente ammalato di Alzheimer e non vuole separarsi da lui. La moglie, se vuole, può andarsene. Simin decide di tornare a casa dei suoi genitori mentre la figlia resta con il padre. Nader deve cercare una badante per suo padre in grado di occuparsi di lui quando è al lavoro. La sua vita cambierà drasticamente quando l’incarico verrà dato ad una donna incinta che ha una figlia di cinque anni. All’insaputa del marito la donna accetta il lavoro ma la situazione si complica. Un giorno la donna lega al letto il vecchio e si assenta senza permesso. Nader lo scoprirà e da qui la sua vita e quella della sua famiglia non sarà più la stessa
Asghar Farhadi, con il suo quinto lungometraggio, passa dall’orso d’argento del 2009 per “About Elly” all’Orso d’Oro del 2011 “A separation” (Una separazione). Continua l’esigenza di dar voce alla vita attuale in Iran. Un percorso neorealista, simile a quello italiano, molto crudo, diretto, a volte violento, che mette in luce le contraddizioni sociali e religiose del Paese. Le incomprensioni e le tensioni familiari vengono acuite dalle differenze sociali ed economiche, presenti e radicate nel territorio iraniano, mischiate a forti tradizioni religiose integraliste che rendono difficili le relazioni. La mediazione sembra a portata di mano ma non si riesce mai a raggiungere.
Faradhi, regista in un Paese dove la censura non sempre garantisce la libertà di espressione, è capace di proporre una storia che, dietro alla facciata di un conflitto familiare, incoraggia una serie di domande senza darne però risposte.




