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mercoledì, Ottobre 28, 2026

Enrico Melozzi

Per molti artisti poliedrici, il bello è il momento della creazione. Dopodichè il resto è il “momento” di chi ascolta, vede, perché l’artista sta già lavorando a qualcosa di nuovo… anche per te è così?

 Assolutamente si, sono al lavoro costantemente. E soprattutto su mille progetti diversi perché soffro tanto di noia artistica, e quindi mi stufo quasi subito di uno stile o un progetto. Sono quindi portato a cambiare molto, generi e stili, dalla musica classica, al rock, dal jazz alla musica sacra e spirituale. Elettronica, dal vivo in studio. E quindi mentre la gente ascolta la mia sinfonia, io sono al lavoro su un brano Techno.

Anche la musica classica ha avuto la sua evoluzione, pensi che sia stata un’evoluzione in meglio o in peggio ?

 Sicuramente in peggio se consideriamo il problema delle accademie e delle attuali stagioni liriche. Cosa è accaduto nella storia? Mentre prima i vari Bach, Mozart e Beethoven non avevano affatto un diploma, e scrivevano perfettamente perché si imparava la musica come un mestiere di bottega, oggi siamo arrivati piano piano ai diplomifici (conservatori), dove si pensa solo al pezzo di carta e pochissimo all’apprendimento di un mestiere, perché la musica prima di essere un arte deve essere considerata un lavoro. Inoltre la cosa ridicola è che oggi nelle stagioni di lirica e di musica classica si eseguono brani composti 300, 200, 100 anni fa come se nulla fosse. Per carità! Mi nutro quotidianamente di musica classica e ne rispetto il  valore. Solo che quando Mozart propose il “Flauto Magico” all’epoca (1791) si trattava di musica “contempoaranea”, e non assolutamente di musica “classica”. Il pubblico impazziva e usciva dal teatro con le mani spellate e fischiettando i temi che aveva appena sentito. Poi nel secondo dopoguerra in particolare ci siamo trovati a dover per forza sviluppare un linguaggio nuovo, un linguaggio che, per quanto l’esigenza di esprimersi in maniera diversa fosse grande, ci ha portato ad una distanza siderale dal pubblico, che oggi è sfiduciato e non si fida dei nuovi compositori. Troppe ore ha trascorso il pubblico a cercare di indovinare il linguaggio così ermetico e dissonante di troppi compositori. E diciamoci la verità: in quella musica si nasconde moltissima immondizia, tanto più si è lontani dal nostro comune linguaggio, tanto più ci si riesce a confondere nell’incomprensibilità.

Il ‘900 ha avuto dei grandissimi maestri, intoccabili e indimenticabili (Stockhausen, Ligeti, Varese, Cage, Zappa), ma solo in pochi sono riusciti ad imporre un linguaggio  al grande pubblico, forse Ligeti è stato l’unico, coadiuvato dalle immagini di Kubrick. Quindi il pubblico è esausto. E continuiamo a replicare opere composte più di 100 anni fa, e dove sono le opere originali? Dove sono i grandi successi?

Io per umiltà ho deciso di ritornare indietro sui passi del classicisimo, sia perché è uno stile che mi appaga a livello interiore, sia perchè ritengo che il pubblico riesca a capirmi di più. Non pretendo di creare un linguaggio nuovo. Spero solo di riuscire a comunicare il maggior numero di emozioni possibili al mio pubblico e basta. Ogni stile musicale dal 500 ad oggi è per me un colore sulla mia tavolozza da pittore di suoni. Il mio linguaggio è aperto alle altre lingue. Non ho inventato niente. Voglio solo trasmettere emozioni. E basta.

 Quali sono i valori e gli obiettivi della tua etichetta indipendente?

La Cinik Records è una giovanissima etichetta nata soli 4 anni fa, di cui i primi due li abbiamo spesi a capire come si cablava uno studio e a combattere con i fornitori. In pochissimo tempo abbiamo prodotto quasi 30 album e diverse colonne sonore per il cinema. Il nostro obiettivo è quello di premere il più possibile sulla uqalità, e di non rinunciare a questa a favore di questioni economiche o commerciali. Cerchiamo di fare prodotti belli, raffinati, progetti seri, e speriamo inoltre che la tendenza cambi e che un domani la qualità possa tornare a vendere tanti dischi, come succedeva una volta.

Intervista a cura di Davide Falco

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