Il balletto dedicato a Virginia Woolf -Woolf Works

Continua su oltre 1500 schermi cinematografici di tutto il mondo la stagione 2016-2017 del cartellone della Royal Opera House di Londra al cinema, con la proiezione degli spettacoli dal prestigioso palcoscenico di Covent Garden.

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 Il settimo appuntamento, previsto per mercoledì 8 febbraio in diretta via satellite alle ore 20.15 (elenco sale a breve su www.nexodigital.it), è con Woolf Works, il trittico ballettistico acclamato dalla critica e vincitore del Sir Lawrence Olivier Award.

 Il pioneristico stile letterario di Virginia Woolf fornisce a Wayne McGregor l’ispirazione per il brillante trittico da lui coreografato, considerato dal The Guardian “esilarante ed espressivo in modo estasiante”.

McGregor è da tempo un innovatore del balletto ed è riuscito a stupire il pubblico e la critica con la sua produzione stupefacente in cui combina i temi di tre dei romanzi più importanti della Woolf – Mrs Dalloway, Orlando e Le Onde – con estratti della vita della scrittrice: lettere, saggi e diari.

 Alcune qualità e aspetti pregnanti dell’esistenza di quest’icona della letteratura emergono in modo straordinario e vengono evidenziati dalla colonna sonora di Max Richter. Il noto compositore britannico, infatti, crea per il balletto una partitura ad hoc che incorpora elettronica e musica dal vivo. L’orchestra della Royal Opera House è diretta da Koen Kessels.

 Wayne si confronta con collaboratori provenienti da tutto il mondo artistico e sceglie, per interpretare il ruolo di Virginia Woolf, la ballerina Alessandra Ferri, che torna trionfalmente a danzare col The Royal Ballet.

Assieme a lei danzeranno eccellenti professionisti tra cui Sarah Lamb, Natalia Osipova, Akane Takada, Francesca Hayward, Federico Bonelli, Steven McRae e Edward Watson.

AUTOBIOGRAFIE DI IGNOTI

Giovedì 19 marzo gennaio debutta AUTOBIOGRAFIE DI IGNOTI, ultimo spettacolo della stagione VADO AL MIL 2012, in scena una straordinaria Elena Bucci interseca autobiografia e biografia, tra Pessoa, Virginia Woolf e Proust. Ad accompagnarla il suono del pianoforte di Andrea Agostini che, attraverso la musica, trasforma le storie biografiche in ballate. Scivolando dalla poesia al canto, dalla danza al piccolo gesto quotidiano, ogni sera si crea tra attrice e pianista un’alchimia nuova, con le improvvisazioni, i rimandi e le ripetizioni tipiche della musica jazz.

Tutti i lavori sono ambientati in un bar, che sembra attraversare epoche diverse e luoghi lontanissimi tra loro. Potrebbe stare in un paese di Romagna come a Sidney, Singapore o Parigi. L’ora è sempre notturna e i personaggi che abitano il locale si perdono nelle biografie altrui come nella continua reinvenzione della propria.

In un luogo apparentemente neutro e casuale come un bar, dove anche il contatto più profondo si trasforma in nulla e dove anche attraverso un gesto breve e insignificante ci si può imbattere in qualche verità svelata per distrazione si assiste allo scorrere di tante vite, ci si perde ci si ritrova.

Nello spettacolo si intersecano l’autobiografia dell’attrice e le storie delle tante persone che ha conosciuto o sfiorato, l’opera di Pessoa, i pensieri di Virginia Woolf, la riflessione sulla trasformazione della memoria biografica realizzata da Proust.

Ferdinando Pessoa, maestro nella creazione di eteronimi e nelle moltiplicazioni del sentire e delle identità, ha il posto d’onore in questo bar: sta seduto al bancone con il suo cappello, il suo fragile cappotto e un piccolo quaderno nero

Seduta ad un tavolino di un bar, che forse è il mio e forse no, guardo la gente che passa, beve, parla, beve, tace, guarda, pensa, beve, ride, se ne va.

Nel mio bar, perché è mio, è sempre notte tarda, poco prima della chiusura, quando gli ignoti appaiono orfani o profughi, naufraghi dall’Occidente.

Fantastico sulle loro vite, su tutte le infanzie e tutte le morti.

Intravedo i sogni inquieti e i legami.In loro mi perdo, mi moltiplico, mi dimentico.

Una patologia, un difetto?

Mi sembrano re e regine, principesse e principi prigionieri dell’incanto.

Il bar somiglia al mondo d’Occidente che muore. Dove sono gli assassini?

Io sto lì come un vampiro inoffensivo, un affettuoso testimone.

Elena Bucci