“Tumori Rari: quale futuro per la Rete”

Osservatorio malattie rare
Osservatorio malattie rare

Tumori Rari: definire la Rete Nazionale a partire dai centri ERN, investire nella telemedicina e nella precision medicine

Sono queste le priorità individuate nel Quaderno “Tumori Rari: quale futuro per la Rete” promosso da Osservatorio Malattie Rare e realizzato insieme agli stakeholder del settore

I tumori rari in Italia rappresentano il 24% di tutte le nuove diagnosi di cancro, questo significa 89.000 nuovi pazienti ogni anno e circa 900.000 persone, tra le quali tanti bambini, ad oggi affette da queste patologie
Un tumore raro non necessariamente è più grave di una forma comune, ma le probabilità di guarigione sono legate alla diagnosi appropriata e alla presenza di una rete che metta a disposizione del paziente i centri di eccellenza

In Europa si definiscono “rari” i tumori con una incidenza pari o inferiore a 6 casi su 100.000/anno nella popolazione: sono 198 le patologie oncologiche che hanno avuto questa classificazione grazie al progetto RARECAREnet, supportato dalla Commissione Europea e coordinato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. In Italia rappresentano il 24% di tutte le nuove diagnosi di cancro: questo significa 89.000 nuovi pazienti ogni anno e circa 900.000 persone, tra le quali tanti bambini, che oggi lottano contro uno di questi tumori. Ma se per le malattie rare l’Italia ha strutturato reti di presa in carico, un sistema di registri e diverse specifiche normative, il ramo raro dell’oncologia soffre ancora di alcuni ritardi: per questo Osservatorio Malattie Rare ha promosso e coordinato un ampio tavolo di lavoro esitato nel Quaderno “Tumori Rari: quale futuro per la Rete”, realizzato grazie al contributo non condizionato di Advanced Accelerator Applications, GSK, Incyte e Kyowa Kirin, e che si è avvalso della collaborazione dei principali stakeholder del settore: da Agenas al mondo clinico, dalle società scientifiche a FAVO-Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia in rappresentanza dei pazienti. Il Quaderno non solo fa una panoramica scientifica e normativa della situazione dei tumori rari in Italia, ma fa emergere alcune azioni necessarie per soddisfare i principali bisogni dei pazienti e degli specialisti. Tra queste azioni, che oggi sono state sottoposte all’attenzione delle istituzioni e in particolare del Ministero della Salute, ci sono: la necessità di avviare velocemente la Rete Nazionale Tumori Rari (RNTR), di finanziare la Rete stessa, di investire nella telemedicina e quindi anche sulla rete telematica del Paese, e infine di inserire i test molecolari e i percorsi di precision medicine nei LEA.

“Il Tavolo di lavoro e il Quaderno, che ne rappresenta l’esito, sono nati con l’intento di far luce su un ambito ancora meno trattato delle malattie rare, un settore che ha poche norme specifiche, alcune delle quali non sono ancora attuate perché prevedono la realizzazione di un sistema ad oggi non ancora concretizzato. Speriamo con questo lavoro di portare all’attenzione del Ministero della Salute e alle istituzioni competenti alcuni bisogni sentiti da medici e pazienti, insieme ad alcuni suggerimenti utili per implementare un sistema, così da permettere alle persone con un tumore raro di essere prese in carico nel modo migliore e in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale”, ha affermato l’avvocato Roberta Venturi che per Osservatorio Malattie Rare ha coordinato il lavoro del Tavolo.

“La rarità non rende il tumore incurabile o con minori aspettative di guarigione. Alcune neoplasie rare hanno percentuali di guarigione o controllo della malattia superiori a tumori molto più diffusi – ha spiegato il prof. Francesco De Lorenzo, Presidente di FAVO – Il fatto che siano poco frequenti però genera difficoltà nella diagnosi e presa in carico, soprattutto dove non sono presenti strutture in grado di valutare correttamente la condizione dei pazienti”. A conferma di questo un dato dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM): le neoplasie rare registrano un peggior tasso di sopravvivenza a 5 anni rispetto ai tumori “frequenti”: il 55% contro il 68% dei tumori comuni, soprattutto perché la diagnosi corretta arriva tardi, anche dopo trattamenti non ottimali, e perché i pazienti fanno fatica ad arrivare velocemente al centro di maggiore expertise. “Bisogna rendere i servizi uniformi sul territorio nazionale e collegarli tra loro attraverso una rete riconosciuta e collegata in via telematica, così da favorire lo scambio di informazione. In questo modo – ha concluso il prof. De Lorenzo – a viaggiare saranno sempre meno i pazienti e sempre più le competenze”. Un enorme passo avanti in tal senso è legato alla immediata attuazione della Rete Nazionale dei Tumori Rari sostenuta da un finanziamento dedicato che ne permetta il funzionamento e lo scambio di flussi informativi attraverso una idonea rete di telemedicina.

LA RETE NAZIONALE TUMORI RARI

Per la concreta attuazione della Rete Nazionale Tumori Rari (RNTR) la difficoltà risiede nel fatto che, pur essendo stato conferito due anni fa il coordinamento dei lavori di definizione ad Agenas (Decreto del Ministero della Salute del 01/02/2018), questa rete non è stata ancora deliberata: un ritardo in parte attribuibile alla pandemia, la quale però ha anche aumentato le difficoltà e i bisogni dei pazienti. “Al momento la rete che esiste è di tipo informale e si fonda sulla collaborazione tra i singoli professionisti i quali cercano di indirizzare i pazienti presso le strutture più adeguate e poi di condividere i casi per quanto necessario e possibile”, ha spiegato il prof. Paolo Casali, Direttore della S.C. Oncologia Medica 2 della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori. L’impegno dei professionisti, per quanto importante, non può però sopperire al ruolo che avrebbe una Rete riconosciuta, omogenea sull’intero territorio nazionale e chiara anche per i pazienti, che invece ancora oggi patiscono le conseguenze di una presa in carico difforme e di una circolazione delle informazioni inefficiente e disorganizzata. Il destino di una paziente con un tumore raro oggi può dipendere da dove e da chi viene fatta la diagnosi e dalla possibilità di indirizzarlo a un centro con elevata expertise. “È tempo di avviare la rete – ha quindi ribadito il prof. Casali – e si potrebbe partire velocemente utilizzando l’embrione di questa, cioè utilizzando i primi Centri che sono già stati formalmente riconosciuti come eccellenze europee e che per questo fanno parte delle 3 ERN oncologiche”.

In Italia sono 32 i centri che per la loro expertise sono stati inclusi in almeno una delle 3 diverse ERN (European Reference Network) che si occupano di tumori. Le tre reti sono: Euracan, che si occupa di tumori rari solidi dell’adulto, EuroBloodNet, che si occupa di tumori ematologici e PaedCan, che si occupa dei tumori pediatrici. Secondo gli stakeholder che hanno partecipato alla definizione del Quaderno “Tumori Rari: quale futuro per la Rete” promosso da Osservatorio Malattie Rare dunque questi 32 centri potrebbero diventare subito i primi “Nodi” della Rete nella quale centri “Provider” fornirebbero il loro expertise in telemedicina ai centri “User”, che opererebbero in collaborazione con loro ma che dovrebbero comunque essere dotati anch’essi di competenze specifiche sui tumori rari.

“Agenas ha già concluso la prima fase di lavoro – ha spiegato nel corso dell’incontro Simona Gorietti dell’Ufficio Revisione e Monitoraggio delle Reti Cliniche e Sviluppo Organizzativo dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari – Per prima cosa abbiamo realizzato un’indagine tramite un questionario rivolto alle Regioni e Province Autonome, al fine di identificare i Centri ‘User’ e ‘Provider’ per le tre famiglie di tumori rari (tumori ematologici dell’adulto, tumori rari solidi dell’adulto, tumori pediatrici) e acquisire elementi descrittivi sull’assetto organizzativo di ciascuna rete regionale. Su 21 Regioni e Province 18 hanno risposto e solo 3 – Sardegna, Calabria e Puglia – non hanno partecipato. Dall’analisi dei questionari pervenuti si rileva che i centri ‘User’ individuati per tumori ematologici dell’adulto sono complessivamente 28, quelli per i tumori rari solidi dell’adulto sono 29, mentre quelli per i tumori pediatrici sono 13. Successivamente bisognerà indagare i diversi modelli organizzativi, identificando i requisiti e le specifiche competenze di tali Centri, così da definire la costruzione della Rete”. Un lavoro, quello di Agenas, che richiede ancora tempo ma che potrebbe intanto essere anticipato dalla definizione della rete embrionale dei centri identificati nelle ERN, così da non dilatare ulteriormente i tempi.

Quello che è emerso dalla relazione tenuta da Agenas nel corso dell’evento è anche che 6 Regioni non hanno ancora recepito l’Intesa Stato – Regioni del 2017 che prevede tra l’altro l’istituzione del Centro Organizzativo per i Tumori, e che la metà delle regioni non ha ancora previsto il coinvolgimento delle associazioni pazienti nella Rete.

Per quanto riguarda invece la definizione di PDTA (Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali) al momento solo Liguria, Lombardia, PA Bolzano, Piemonte, Veneto, Campania, Toscana e Valle D’Aosta ne hanno formalizzati alcuni specifici (8 Regioni/PA su 18 partecipanti al questionario).

LA TELEMEDICINA

Una Rete così strutturata dovrebbe essere supportata, secondo i firmatari del Quaderno “Tumori Rari: quale futuro per la Rete” promosso da Osservatorio Malattie Rare, dalla realizzazione di un portale, una piattaforma web di riferimento per i tumori rari, con una funzione informativa per i centri, per i pazienti e per le loro Associazioni rappresentative e per i Medici di Medicina Generale. Tale portale svolgerebbe, inoltre, funzioni di teleconsulto, raccolta e integrazione di dati, ma è chiaro che per poter effettivamente funzionare avrà bisogno di risorse adeguate. La richiesta che emerge dal Quaderno è dunque quella di prevedere un finanziamento destinato ai principali nodi della rete, i centri “Provider”. Lo stanziamento consentirebbe in particolar modo di implementare lo strumento della telemedicina e la crescita di una adeguata rete telematica, strumenti di cui se ne è sentita forte l’esigenza durante questo periodo di pandemia.

I TEST MOLECOLARI

Tra i temi che il tavolo ha affrontato c’è anche quello dei test molecolari, che possono essere sia strumento di approfondimento diagnostico, per caratterizzare con precisione la malattia, sia mezzo per individuare eventuali familiari a rischio di sviluppare la stessa forma tumorale rara. La difficoltà è che oggi non tutti i centri eseguono di routine questa tipologia di approfondimento, quando invece sarebbe importante – secondo quanto viene riportato nel Quaderno – anche promuovere campagne di sensibilizzazione e ricordare che la continua scoperta di nuove mutazioni associate alla formazione e allo sviluppo di condizioni neoplastiche, anche rare, consente di mettere a punto test molecolari che possano individuarle e consentire una diagnosi precoce e precisa. Questi test – questa è la richiesta contenuta nel Quaderno – dovrebbero essere accessibili tramite il Servizio Sanitario Nazionale a tutta la popolazione in maniera equa e omogenea: la medicina di precisione incarna una sfida per il futuro del paziente oncologico, e in modo particolare per il paziente con tumore raro: includere i test molecolari, oggi essenziali per disegnare percorsi efficienti di cura basati sulla precision medicine, tra i Livelli essenziali di assistenza potrebbe essere un ulteriore passo avanti per migliorare tutto il percorso di presa in carico.

Il Quaderno “Tumori Rari: quale futuro per la Rete” è stato realizzato grazie al contributo non condizionato di Advanced Accelerator Applications, GSK, Incyte e Kyowa Kirin. All’incontro di presentazione hanno partecipato Sandra Zampa, Sottosegretario di Stato, Ministero della Salute, Sen. Annamaria Parente, Presidente Commissione XII “Igiene e Sanità”, Senato della Repubblica, Sandra Petraglia, Area Pre-Autorizzazione AIFA, Franca Fagioli, Presidio Infantile Regina Margherita di Torino, Marco Vignetti, Presidente Fondazione Gimema Onlus, Sabino De Placido, Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia, Università degli Studi di Napoli, Claudio Ales, ePAG Representative ERN Genturis, Sen. Paola Binetti, Presidente Intergruppo Parlamentare per le Malattie Rare – XII Commissione Senato della Repubblica, “Igiene e Sanità”, On. Fabiola Bologna, Commissione XII “Affari Sociali”, Camera dei Deputati, On. Roberto Novelli, Commissione XII “Affari Sociali”, Camera dei Deputati, On. Paolo Siani, Commissione XII “Affari Sociali”, Camera dei Deputati, Sen. Maria Domenica Castellone, Commissione XII “Igiene e Sanità”, Senato della Repubblica, Luca Polastri, Market Access Director Italy Kyowa Kirin Italy, Onofrio Mastandrea, General Manager Incyte Biosciences Italy e Valentina Chiarini, Country Head of Market Access, Advanced Accelerator Applications, a Novartis Company.

 

La Telemedicina soddisfa i pazienti

Telemedicina
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TELEMEDICINA: LA CURA A DISTANZA SODDISFA I PAZIENTI.

I NUMERI DEL PROGETTO ‘SMARTDOC’

I primi risultati del progetto pilota dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, realizzato in collaborazione con l’Associazione Il Tulipano Bianco APS

Sperimentare le potenzialità della telemedicina per assicurare la continuità delle cure ai pazienti nonostante l’emergenza sanitaria e le difficoltà negli spostamenti. Inaugurato a fine giugno dalla Struttura Complessa di Chirurgia Toracica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT), SmartDoc traccia un primo positivo bilancio: il progetto di teleconsulto – realizzato con il contributo dell’Associazione Il Tulipano Bianco APS – ha fornito prestazioni a favore di un totale di 35 pazienti,suddivise rispettivamente in visite di controllo (90%) e prime visite (10%). Nei primi tre mesi di attività, il progetto ha quindi consentito lo svolgimento di circa 12 visite al mese, mostrando in proiezione futura la potenzialità di assicurare 150-180 visite l’anno. Alto il grado di soddisfazione degli assistiti, che nel corso del monitoraggio hanno valutato in modo positivo o molto positivo il servizio nel 96% dei casi. “Siamo molto soddisfatti dei risultati sinora ottenuti”, sottolinea Ugo Pastorino, Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. “L’adesione da parte dei pazienti assume una valenza particolare soprattutto alla luce del periodo che stiamo affrontando. Il nostro auspicio però è che questo tipo di modalità rimanga anche quando la crisi attuale sarà alle spalle, e possa diventare un’opzione in più da offrire per integrare le visite di persona con quelle a distanza”.

“La visita a distanza si avvicina in tutto e per tutto a un consulto di persona, grazie alle strumentazioni che permettono di prendere visione di immagini e documenti come se si fosse seduti di fronte al medico curante. In particolare, ci preme sottolineare che si tratta di un’opportunità offerta dal Sistema Sanitario Nazionale, ovvero di un servizio a disposizione di tutti e realizzato anche grazie al nullaosta arrivato in tempi molto rapidi dalla Regione Lombardia.”, spiega Alessandro Pardolesi, Dirigente Medico della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica di INT, ideatore e responsabile del progetto.

“Abbiamo deciso di sostenere il progetto SmartDoc con la fornitura di dispositivi per la telemedicina perché abbiamo compreso la sua potenzialità di dare risposte immediate a bisogni urgenti. Dopo poco più di tre mesi di attività, il primo bilancio conferma la bontà della scelta e ci incoraggia a proseguire nel nostro impegno per far conoscere questa possibilità ai potenziali beneficiari in tutta Italia. L’auspicio è che dalla crisi che stiamo vivendo possano nascere nuove modalità per sostenere in particolare quanti si trovano in condizioni di svantaggio sociale ed economico”, dichiara Francesco Giordani, presidente del Tulipano Bianco Aps.

L’età media dei pazienti assistiti grazie a SmartDoc è di 62 anni e il 67% di loro proviene dal Sud. Il nuovo servizio ha permesso di evitare spostamenti onerosi, che nell’attuale periodo sarebbero stati ulteriormente complicati dalle misure di sicurezza imposte dall’emergenza sanitaria. L’80% dei pazienti è riuscito a effettuare la visita con l’aiuto del caregiver o di un familiare, mentre il 29% dichiara di preferire la visita in presenza ma la ripeterebbe volentieri anche a distanza.

In questa fase il progetto è gestito dalla segreteria del Dipartimento di Oncologia polmonare dell’INT. che cura l’organizzazione degli appuntamenti. Le prenotazioni per le visite si possono effettuare attraverso il numero dedicato 02/23902384, disponibile dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 12 e dalle 13 alle 17.

SmartDoc intende favorire la diagnosi ed il follow-up clinico/radiologico post-operatorio nei pazienti affetti da tumore al polmone, la seconda neoplasia più frequente negli uomini (15%) e la terza nelle donne (12%). Il trend è in calo negli uomini (-1,6%) grazie a una disassuefazione dal fumo, e in aumento nelle donne (+2,2%) a causa di un incremento delle fumatrici. Il fumo di sigaretta rappresenta il principale fattore di rischio ed è responsabile di circa nove casi su dieci di malattia.

Video disponibile al seguente link: https://fil.email/rNTbgEru

Immagini disponibili al seguente link: https://we.tl/t-Pi0R7QQT7B

 

Diabete: richiesta proroga piani terapeutici

Diabete: AMD, SID, SIE e SIEDP favorevoli all’appello di FNOMCeO. Prorogare la durata dei piani terapeutici.

Alla vigilia della stagione influenzale, in epoca di Covid19, puntare anche sul potenziamento della teleassistenza e su MMG in tutte le patologie croniche

L’Associazione Medici Diabetologi (AMD), la Società Italiana di Diabetologia (SID), la Società Italiana di Endocrinologia (SIE) e la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP) esprimono il loro pieno sostegno all’appello della Federazione degli Ordini dei Medici – al quale si è associata anche Cittadinanzattiva – che ha chiesto al Ministro della Salute, On. Roberto Speranza, l’urgente estensione della proroga della validità dei piani terapeutici per le persone con diabete, già prevista per far fronte all’emergenza Covid19.

Le principali associazioni scientifiche e professionali della Diabetologia italiana, alla vigilia della prossima stagione influenzale e del concomitante rischio di una nuova ondata pandemica, tornano a ribadire l’urgenza di un avanzamento complessivo del sistema di gestione delle persone con malattie croniche. Un’evoluzione che dovrebbe consistere in primo luogo in un’implementazione più estesa e omogenea, in tutte le regioni, di innovativi modelli di presa in carico della persona con diabete che comprenda anche la teleassistenza e la telemedicina.

Per quanto riguarda più in particolare le procedure di proroga dei Piani terapeutici già richiesti – quanto mai opportuna per non generare nei prossimi giorni un pericoloso sovraffollamento nelle sale di attesa dei servizi specialistici, con conseguente rischio di diffusione del contagio – AMD, SID, SIE e SIEDP, oltre a caldeggiare l’adozione di meccanismi normativi che proroghino la vigenza dei piani terapeutici appena scaduti, ritengono anche opportuno l’allargamento della prescrivibilità dei farmaci innovativi ai Medici di Medicina Generale, nell’ambito di modelli di gestione integrata della persona con diabete.

Telemedicina

dottor-nternet-
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“Pronta una piattaforma di telemedicina che permette alle unità operative di oncologia della Sicilia una serie di nuove soluzioni con cui il paziente può usufruire di una televisita o di un teleconsulto con notevoli vantaggi per il singolo e per gli specialisti” spiega la professoressa Giuseppina Campisi Ordinario Medicina orale presso l’Università di Palermo

 Internet e medicina spesso non vanno d’accordo. Il paziente infatti è diventato un navigatore web e cerca su internet informazioni mediche sulla base della sua presunta malattia. Questo crea un’alterazione del rapporto medico-paziente, in quanto il secondo si ritiene pronto ad una relazione “alla pari” (in gergo “orizzontale”) con lo specialista. Tuttavia, pur essendo informato, non è formato.

È necessario limitare i rischi del paziente digitale, che ha l’informazione ma non la conoscenza. Ma allo stesso tempo il web ha enormi potenzialità e anche i professionisti del settore sanitario ne possono beneficiare. Anzitutto, devono cercare le fonti più referenziate (Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, società scientifiche italiane e straniere) per guidare il paziente, che altrimenti si perde nella savana di internet.

“Noi medici dunque abbiamo il dovere di informarci e di studiare per guidare il cittadino nel mondo del web” afferma la professoressa Giuseppina Campisi ordinario di patologia speciale odontostomatologica e Responsabile dell’ambulatorio di medicina orale del Policlinico Universitario di Palermo.

“Un’altra grande opportunità che abbiamo a disposizione è l’insieme di tutti i dati del paziente, di tipo clinico, radiologico, ematochimico: anche così il paziente diventa digitale. Fissando delle regole di comportamento e di organizzazione, può diventare un grande vantaggio gestionale”.

Tra le principali novità, c’è quindi la cartella dematerializzata, di cui tutte le strutture sanitarie si devono necessariamente dotare. “Il paziente non deve più portare con sé per esempio gli esami radiologici o gli esami ematochimici, una volta registrati i suoi dati e le sue immagini cliniche, sempre salvaguardando naturalmente la sua privacy, si gestirà meglio la sua malattia in collaborazione con tutte le figure mediche competenti” spiega la professoressa Campisi.

Un altro esempio di digitale al servizio del paziente è l’App “Prontoral”, che gratuitamente offre in geolocalizzazione il centro del servizio sanitario più vicino dove eseguire una visita per la diagnosi precoce del cancro orale e la modalità di prenotazione. Quindi più prevenzione e buona salute orale per il cittadino.

 La telemedicina velocizza notevolmente la diagnosi attraverso immediati rapporti tra diversi operatori sanitari. Il paziente ottiene molteplici benefici, poiché con un clic può consultare da una banca dati un medico specialista di qualsiasi disciplina e di ogni area geografica. A differenza di altri campi, l’odontostomatologia è al suo primo esperimento italiano in Sicilia.

Questo modello siciliano propone una forma di telemedicina applicata all’oncologia e in particolare al cancro orale, che in Italia colpisce circa 4 persone ogni 100mila abitanti, e alle lesioni orali di pazienti ammalati di altre neoplasie (es. cancro alla mammella, alla prostata, al polmone).

“Con questo Piano Sanitario Nazionale siamo i primi ad aver sviluppato una piattaforma di telemedicina che permette alle unità operative di oncologia della Sicilia una serie di nuove soluzioni al servizio di strutture dove non sono previste unità di personale dedicate alla medicina orale” spiega la professoressa Giuseppina Campisi.

“Grazie a questa piattaforma (sviluppata con fondi del Piano Sanitario Nazionale per l’Assessorato Regionale alla Salute), il paziente potrà fruire di una “televisita in diretta” con lo specialista negli slot orari concordati; altrimenti, questi stessi specialisti possono fornire un “teleconsulto in differita”, una visita digitale mediante le foto cliniche, scatti e video del paziente, oltre ad eventuali altri referti o imaging”.

Il paziente guadagna così in termini di tempo con una logistica di gran lunga semplificata e velocizzata, mentre gli ambulatori non si affollano; si risparmia tutto il tempo del ritardo diagnostico, con la struttura che prenota direttamente uno slot e il paziente che non ha più necessità di recarsi nelle strutture ospedaliere per la visita.

“Altro risultato importante della piattaforma è l’alleanza terapeutica, in quanto conduce all’interdisciplinarietà” aggiunge la professoressa Campisi. “Il sapere integrato e il lavoro in team, specie in oncologia, riescono a raggiungere la migliore diagnosi e il migliore trattamento, senza pensare alla qualità di vita migliore del paziente e del caregiver”.

La piattaforma è già attiva in Sicilia occidentale e stanno partendo le convenzioni anche per la parte orientale.
Tra le forme tumorali messe sotto osservazione, particolare attenzione è riservata al carcinoma squamocellulare nei pazienti giovani, legato all’abuso di alcolici e di fumo di sigaretta in entrambi i sessi, e, nel caso dell’HPV (per il cancro orofaringeo e tonsillare), legato a pratiche sessuali a rischio, come elevato numero di partner e inizio precoce di rapporti sessuali completi; alta l’attenzione anche per lesioni orali associate ai farmaci antineoplastici.

La piattaforma siciliana rappresenta un esperimento inedito per l’Italia e per questo un modello esportabile anche in altre regioni: esempio di un Meridione produttivo e propositivo.

L’iniziativa siciliana è stata presentata dalla professoressa Campisi a Viareggio (Lucca) in occasione del 5° Congresso dell’Istituto Stomatologico Toscano. La salute del cavo orale è sempre più al centro dell’attenzione per le numerose patologie che provoca.

“L’intenzione è quella di analizzare i rapporti delle infezioni orali con le malattie sistemiche e contestualmente dare chiare indicazioni per la diagnosi e il trattamento delle patologie orali più frequenti, in particolare quelle infiammatorie e quelle neoplastiche” ha sottolineato il Prof. Ugo Covani, Direttore dell’Istituto Stomatologico Toscano.

Il tema di quest’anno è stato dunque quello della patologia orale: un approccio pratico per identificare una serie di indicazioni concrete per la pratica di tutti i giorni.

Telemedicina, partito a Bangui il progetto di “Amici per il Centrafrica”

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È partito il progetto di telemedicina al Centro “Joie de vivre” gestito a Bangui dall’Associazione “Amici per il Centrafrica” onlus. “Qualche giorno fa è partito il primo teleconsulto dal nostro centro sanitario di Bangui per un problema dermatologico e i medici italiani hanno prontamente risposto segnalando le cure appropriate per la soluzione del caso”, annuncia il vicepresidente dell’Associazione Pier Paolo Grisetti esprimendo orgoglio e felicità per il risultato raggiunto.

Il progetto di telemedicina – il primo attivo in tutto il Centrafrica – nasce dalla collaborazione dell’Associazione con le onlus Nico i Frutti del Chicco e Global Health Telemedicine (GHT), le cui strutture operative fanno riferimento alla Comunità di Sant’Egidio.

La postazione si chiama “Nicolò”, dal nome di una delle tre onlus che ha contribuito alla realizzazione del progetto, ed è ospitata nel nuovo dispensario pediatrico del centro, a fianco del laboratorio di analisi. Il progetto consente attualmente di tenere sotto controllo i 450 bambini che frequentano la scuola ma potrebbe essere esteso alle mamme e ai bambini di altre scuole.

 “Attualmente – spiega da Bangui l’infermiera professionale Lucie Peters – stiamo monitorando lo stato di salute dei ragazzi che frequentano il Centro. La nostra infermeria scolastica dispone ora del materiale medicale e informatico per effettuare teleconsulti con medici specialisti in Italia: un bel sistema che comincia già a permettere una presa di carico di qualità per i nostri bambini, per la maggior parte dei quali non è mai stato fatto uno screening sanitario approfondito”.

Il consulto di telemedicina fatto partire da Lucie e riguardante un problema dermatologico ha raggiunto Roma e la postazione di Ght, dove un medico ha analizzato i documenti e inviato subito un referto in Centrafrica.

“La novità è che questo sistema di telemedicina – evidenzia Michelangelo Bartolo, segretario generale di Ght, – è tutto sul web e non ha bisogno di installare alcun programma sul posto. Il sistema a breve potrà funzionare anche senza Internet”.

Una notizia non da poco per luoghi dove la fornitura di elettricità è spesso discontinua. Attivi sulla telemedicina per Ght, prosegue Bartolo, “ci sono circa 80 specialisti volontari afferenti a 13 branche mediche, pronti a refertare esami strumentali come elettrocardiogrammi, radiografie, fotografie e dare indicazioni diagnostiche e terapeutiche a distanza. È un nuovo modo di fare cooperazione ad alto impatto e costi contenuti”.

Per il futuro la collaborazione tra Amici per il Centrafrica e Ght potrebbe ampliarsi anche in merito alla realizzazione del programma Dream, così anche a Bangui potranno nascere bambini sani da madri hiv positive.