Tratro alla Scala: ” Simon Boccanegra”

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Dall’8 febbraio al 4 marzo torna in scena per otto rappresentazioni Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi con la direzione del Maestro Myung-Whun Chung nella ripresa dell’allestimento del 2010 firmato da Federico Tiezzi; nella parte di Simone canta Leo Nucci, Krassimira Stoyanova è Amelia mentre Fabio Sartori è Gabriele Adorno e Dmitry Belosselskiy Fiesco.

Il Maestro Chung è tra i più autorevoli interpreti di quest’opera umanissima e disperata, che dopo le recite alla Scala del 2016 ha portato con grande successo in tournée al Teatro Bol’šoj di Mosca e, in forma di concerto, a Seoul e Shanghai facendone un manifesto della cultura italiana.

 

“Simon Boccanegra” di Giuseppe Verdi – in scena al Teatro alla Scala

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Dall’8 febbraio al 4 marzo torna in scena per otto rappresentazioni Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi con la direzione del Maestro Myung-Whun Chung nella ripresa dell’allestimento del 2010 firmato da Federico Tiezzi; nella parte di Simone canta Leo Nucci, Krassimira Stoyanova è Amelia mentre Fabio Sartori è Gabriele Adorno e Dmitry Beloselskiy Fiesco.

Il Maestro Chung è tra i più autorevoli interpreti di quest’opera umanissima e disperata, che dopo le recite alla Scala del 2016 ha portato con grande successo in tournée al Teatro Bol’šoj di Mosca e, in forma di concerto, a Seoul e Shanghai facendone un manifesto della cultura italiana. Il M° Chung tornerà sul podio dal 18 giugno per un altro capolavoro “politico”: Fidelio di Beethoven nella messa in scena di Deborah Warner con cui si è inaugurata la Stagione 2014/2015.

E a Simon Boccanegra è dedicato il secondo appuntamento del ciclo di incontri “Note di Storia”, frutto della collaborazione fra Teatro alla Scala e Fondazione Feltrinelli: il 26 gennaio – alle 18.30 presso la sede della Fondazione in Viale Pasubio 5 a Milano – il regista Federico Tiezzi (che in questi giorni è presente a Milano anche con Freud al Piccolo Teatro) dialogherà con Olivia Guaraldo, docente di Filosofia Politica presso l’Università di Verona e studiosa delle questioni legate alla teoria del genere e alla differenza sessuale.

Come per gli altri appuntamenti, il confronto sarà moderato da Alessandra Tedesco, giornalista culturale di Radio 24.

Teatro alla Scala : “Simon Boccanegra”

scala milano
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Dal 18 giugno all’8 luglio il M° Myung-Whun Chung dirige Simon Boccanegra di Verdi nella ripresa dell’allestimento del 2010 firmato da Federico Tiezzi; nella parte di Simone cantano Leo Nucci e, il 5 e 8 luglio, Plácido Domingo, in quella di Amelia Carmen Giannattasio e, il 5 e l’8, Krassimira Stoyanova, mentre Giorgio Berrugi è Gabriele Adorno e Dmitry Beloselskiy Fiesco.

Myung-Whun Chung – il cui debutto alla Scala risale al 1989 sul podio della Filarmonica e al 1992 in buca per una sensazionale Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Šostakovič, cui sono seguite Salome, Madama Butterfly e Idomeneo – è un direttore di lunga esperienza verdiana: la sua incisione di Otello con Plácido Domingo è del 1994, ma in anni più recenti sono numerosi i titoli affrontati con autorevolezza e sensibilità impressionanti, in particolare alla Fenice di Venezia: ricordiamo La traviata, Rigoletto, Otello e Simon Boccanegra, per cui il M° Chung ha ottenuto il premio Abbiati della Critica Musicale Italiana come miglior direttore d’orchestra del 2014. Il M° Chung non aveva tuttavia mai diretto un titolo di Verdi alla Scala finora: con Simon Boccanegra si apre un percorso che proseguirà nel 2017 con Don Carlo nella versione in cinque atti (a 40 anni dall’edizione Abbado/Ronconi).

 

Scala Amici della Scala – Prima delle Prime: “Simon Boccanegra”

Prima delle Prime
Prima delle Prime

Ritorna alla Scala, dopo le rappresentazioni dell’autunno 2014, la stessa applaudita produzione di Simon Boccanegra, opera ora amatissima rimasta per lungo tempo nel dimenticatoio.

Si sa, non ebbe un debutto felice nel 1857 alla Fenice di Venezia, fu applaudita poco dopo a Napoli e fischiata alla Scala nel 1859, poi il silenzio.

“Credevo di aver fatto qualcosa di possibile, ma pare che mi sia ingannato, vedremo in seguito chi abbia torto.” Così Verdi scriveva alla contessa Maffei dopo l’insuccesso veneziano.

No, Verdi non s’ingannava. Certamente qualcosa nell’edizione del 1857 non convinceva: era un’opera tutta avvolta nel buio, “un’opera al nero”. Con la prima versione del Simone si apriva per Verdi un periodo di sperimentazione, di necessità di rinnovamento. Il libretto, abbozzato dal compositore, che si era ispirato a un dramma di A. García Gutiérrez, era stato poi affidato a Francesco Maria Piave per la versificazione.

A far uscire l’opera dai forzieri Ricordi fu certamente determinante Giulio Ricordi, editore illuminato, che propose a Verdi una collaborazione con Arrigo Boito, gettando il seme per un’altra futura collaborazione tra i due artisti che in passato erano stati separati da tempestosi malintesi. Verdi dapprima rifiutava: “È un tavolo zoppo.” Ma già pensava a una soluzione. “Chi potrebbe rifarlo? In che modo? … Bisogna trovare qualcosa che doni varietà e un po’ di brio al troppo nero del dramma. Come? … mi sovviene di due stupende lettere di Petrarca, una scritta al Doge Boccanegra, l’altra al Doge di Venezia dicendo loro che stavano per intraprendere una lotta fratricida. Sublime questo sentimento d’una patria italiana in quell’epoca ! … dico per dire”.

In realtà agiva e scriveva a Boito “… si metta immediatamente al lavoro, io intanto guarderò di raddrizzare qua e là le gambe storte delle mie note.” Boito apportava importanti modifiche al libretto, Verdi in sei settimane trasformava l’opera con tagli, sostituzioni, inserimenti (come la possente scena del Consiglio ispirata alle due lettere del Petrarca). Dramma “cupo virile” scrive Mila. È illuminato soltanto dal tremolare palpitante del mare all’ingresso di Amelia e dall’invocazione del Doge, prima di morire, a pace e libertà.

La Scala celebrava nel marzo 1881 il successo della seconda edizione del Simone che tuttavia in Italia non riusciva ancora ad avere un cammino facile. La Scala in seguito ha proposto una tardiva ampia rivelazione (con l’edizione Abbado-Strehler) quindi nuove attuali interpretazioni di quest’opera che è tra le più belle di Verdi. C’è chi dice anche la più intelligente.

Nell’incontro “L’opera del tempo che passa” con ascolti e video, parla di Simon Boccanegra Emilio Sala, musicologo, professore all’Università degli Studi di Milano, già direttore scientifico dell’“Istituto Nazionale di Studi Verdiani”.

Lunedì 13 giugno 2016 – ore 18
al Ridotto dei Palchi del Teatro alla Scala
Amici della Scala – Prima delle Prime

SIMON BOCCANEGRA di Giuseppe Verdi
“L’opera del tempo che passa” – incontro a cura di Emilio Sala
Ingresso libero fino a esaurimento dei posti

L’opera sarà in scena al Teatro alla Scala dal 18 giugno all’8 luglio 2016

direttore Myung-Whun Chung – regia Federico Tiezzi

Teatro alla Scala: “Simon Boccanegra”

Teatro-alla-Scala-esterno
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Al Teatro alla Scala, dal 18 giugno all’8 luglio il M° Myung-Whun Chung dirige Simon Boccanegra di Verdi nella ripresa dell’allestimento del 2010 firmato da Federico Tiezzi; nella parte di Simone cantano Leo Nucci e, il 5 e 8 luglio, Plácido Domingo, in quella di Amelia Carmen Giannattasio e, il 5 e l’8, Krassimira Stoyanova, mentre Giorgio Berrugi è Gabriele Adorno e Dmitry Beloselskiy Fiesco.  Opera radicalmente innovativa nella struttura drammaturgica (i fatti rappresentati nel Prologo precedono di 25 anni l’azione dell’Atto I), non del tutto trasparente nel disegno narrativo abbozzato dallo stesso Verdi e versificato dal Piave, e decisamente insolita per la cupezza del colore orchestrale, Simone cadde alla prima rappresentazione alla Fenice di Venezia nel 1857, fu applaudita poco dopo a Napoli e di nuovo fischiata alla Scala nel 1859.

“Credevo di aver fatto qualcosa di possibile, ma pare che mi sia ingannato, vedremo in seguito chi abbia torto” scriveva Verdi alla contessa Maffei dopo l’insuccesso alla prima. Il sipario si alzò nuovamente su Simone oltre vent’anni dopo, grazie all’intuizione di Giulio Ricordi che propose a Verdi una collaborazione con Arrigo Boito.

Boito apportò importanti modifiche al libretto, Verdi alla partitura: il Teatro alla Scala il 24 marzo 1881 celebrava il buon successo della seconda edizione del Simone, che tuttavia, soprattutto in Italia, non riusciva ad avere un cammino agevole. Alla Scala, Simone appare nel 1955 diretto da Francesco Molinari-Pradelli con uno spettacolo di Mario Frigerio che si avvale delle scene di Nicola Benois e delle voci di Aldo Protti e Cesare Siepi.

Dieci anni dopo Gianandrea Gavazzeni, convinto sostenitore dell’opera, la riporta in scena in uno spettacolo firmato da Margherita Wallman e ancora Benois, con Guelfi e Ghiaurov come Simone e Fiesco; ma la consacrazione agli occhi degli studiosi e nel cuore del pubblico avviene il 7 dicembre 1971 con la storica edizione Abbado-Strehler che schiera Cappuccilli, Ghiaurov, Freni e Gianni Raimondi (in disco sarà José Carreras). Lo spettacolo, immediatamente riconosciuto come un capolavoro, è ripreso nel 1973, ‘76, ‘78, ‘79, ‘81 e ‘82. Occorre poi attendere il 2010 perché Daniel Barenboim riporti il titolo alla Scala con l’attuale spettacolo firmato da Federico Tiezzi e un cast formato da Plácido Domingo, Ferruccio Furlanetto, Anja Harteros e Fabio Sartori. Barenboim si alternerà con Stefano Ranzani nella ripresa del 2014, in cui, come nelle prossime rappresentazioni, Domingo e Leo Nucci impersonavano il Doge.

Lunedì 13 giugno alle ore 18 al Ridotto dei Palchi del Teatro alla Scala Amici della Scala – Prima delle Prime, nell’incontro “L’opera del tempo che passa” con ascolti e video, parla di Simon Boccanegra Emilio Sala, musicologo, professore all’Università degli Studi di Milano, già direttore scientifico dell’“Istituto Nazionale di Studi Verdiani”.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti