Serata Jazz a Novate

6 febbraio 2012, di Elisa Zini. Serata musicale di qualità al Centro Soci COOP di Novate Milanese. “Il jazz è nato quando era pop, ora il pop diventa jazz” questo il titolo e l’anima dello spettacolo presentato sabato sera, 4 febbraio,  a Novate.

Un’idea, quella della fusione tra jazz e pop che Eleonora, voce graffiante e Claudio Pozzi, pianista, offrono nei loro spettacolo in giro per l’Italia. Pozzi, classe ’67, ha frequentato il terzo anno della Scuola Civica di Jazz a Milano e suona piano dall’età di sedici anni. Soli sul palco, voce e pianoforte funzionano talmente bene che non fanno sentire la mancanza di altri strumenti: da subito si crea un clima avvolgente, caldo, che conquista il pubblico, purtroppo non numeroso.

Ironia sul palco: ogni canzone viene presentata con anedotti divertenti che fanno sorridere gli spettatori. Ancora una volta la qualità approda a Novate.

Alex Britti

Festival Villa Arconati, 21 giugno - 21 luglio 2011

Villa Arconati, 18 luglio 2011, di Elisa Zini L’attesa per il concerto di Alex Britti è allietata dalla bella voce di Vusi Mahlasela Ka Zwane. In Sudafrica a 44 anni è gia considerato un’istituzione. Per i suoi testi contro l’emarginazione, le ingiustizie e le discriminazioni è stato ribattezzato il Bob Dylan del movimento antiapartheid. Poeta, musicista e cantante miscela sapientemente folk, jazz africano e mbube, parola africana per indicare la musica a-cappella. I racconti di Mahlasela parlano di lotte e speranze del suo Paese che, nonostante le difficoltà, non ha mai abbandonato.

Le luci si spengono, il palco è buio, i tecnici preparano gli strumenti per la nuova band. Applauditissimo entra Alex Britti accompagnato dai suoi musicisti ed è subito gran musica: preziose doti nelle mani di Alex che pizzica le corde della sua chitarra con la leggerezza di un amante. A chi gli chiede se preferisce definirsi un musicista blues, jazz o pop Alex risponde: “Chi sono io? Io sono Alex e suono la mia musica”.

Britti affonda le sue radici musicali nell’amato blues. All’età di otto anni i suoni metallici, stridenti, nostalgici della chitarra acustica lo affascinano e a diciassette anni fonda il suo primo gruppo blues. Inizia così a lavorare nei locali romani portando presto il suo blues in giro per l’Italia. Grande passione e straordinaria tecnica sono doti che non passano inosservate: Britti viene avvicinato da bluesman del calibro di Buddy Miles e Billy Preston, fino a partecipare alla tournèe europea con Rosa King nel 1990. Alex decide di prendere parte alla manifestazione del 1° maggio a Roma, la sua città: sarà sul palco nel 1994 e nel 1995. E’ questo il periodo in cui Alex sente il bisogno di allargare i suoi orizzonti. Compone due colonne sonore da film per “Uomini senza donne” di A. Gassman e G. Tognazzi, e “Stressati” di G. Tognazzi. Nasce la voglia di portare la sua musica in forma di canzone e ha inizio la ricerca di una casa discografica. L’Universal Music nel 1996 pubblica, in successione, due singoli: “Quello che voglio” e “Solo una volta (o tutta la vita)”. Grande e immediato il successo di pubblico: alla fine dell’estate ’98 entra in classifica, rimanendoci per molte settimane, diventando l’evento musicale italiano dell’anno. Il 23 ottobre esce l’attesissimo album “It.pop” che conferma l’efficacia commerciale della proposta di Britti. Nel 1999 Alex vince Sanremo, categoria nuove proposte, con il brano “Oggi sono io” mettendo d’accordo critica e pubblico.

In “Qual è il mio nome” Alex ripropone canzoni tratte dall’intero repertorio (5 gli album incisi) divertendosi in nuovi e suggestivi arrangiamenti. Il grande virtuosismo di Alex Britti emerge, dirompente, nei concerti dal vivo che mostrano le sue rare doti. Un amore per la sua chitarra che trasuda dal palco e arriva diretto allo spettatore. Accordi, note, scale, tutto si muove, scorre, piange, emoziona. La tradizione blues è sempre presente e avvolge Alex per l’intero concerto di Villa Arconati. Britti presenta al pubblico una vera chitarra di metallo e con lei offre una musica dai suoni densi, graffianti, ascoltata in rispettoso silenzio e apprezzata dal pubblico che non smette più di applaudire e ringraziare: giovani e meno giovani in piedi a ringraziare Alex per la bella e allegra serata, che lascia tutti appagati. Con lui sul palco Stefano Sastro all’organo, fender rhodes e piano acustico, Andy Bartolucci alla batteria, Matteo Pezzolet al basso, Gianluca Scorziello alle percussioni e Alice Pelle alle tastiere.

STEFANO BOLLANI

 

Stefano Bollani

Danish Trio – Stefano Bollani piano – Jesper Bodilsen contrabbasso – Morten Lund batteria

Milano, 4 luglio 2011 – Elisa Zini – Un ritorno quello di Stefano Bollani a Villa Arconati, amato dal suo affezionato pubblico che lo accoglie nella splendida cornice della Villa, immersa nel verde, alle porte di Milano.

Pianista giovane con una grande carriera alle spalle: comincia a studiare pianoforte all’età di sei anni e a soli quindici esordisce professionalmente. Si diploma al conservatorio di Firenze nel 1993 e accosta celermente al mondo del jazz. Collabora da subito con grandi musicisti (Richard Galliano, Phil Woods, Lee Konitz, Miroslav Vitous, Han Bennink, Aldo Romano, Michel Portal, Gato Barbieri, Pat Metheny, Chick Corea, Bobby McFerrin, Franco D’ Andrea, Martial Solal, Uri Caine, John Abercrombie, Kenny Wheeler, Greg Osby…) trovando il suo mondo. Protagonista ad eventi prestigiosi quali l’Umbria Jazz, il Festival di Montreal, la Town Hall di New York, la Fenice di Venezia e non ultima la Scala di Milano, Bollani matura in un connubio di arte, tecnica e anima.

Fondamentale per la sua carriera è l’incontro con Enrico Rava con il quale collabora tuttora, promuove concerti e incidendo 13 dischi. Tra i più recenti troviamo Tati (ECM 2005), in trio con Paul Motian alla batteria, (disco dell’ anno per l’Academie du jazz francese), The third man (ECM 2007), (miglior disco dell’ anno per la rivista americana Allaboutjazz e per l’ italiana Musica jazz) e New York days (ECM 2008), in quintetto con Mark Turner, Larry Grenadier e Paul Motian (disco dell’anno per Musica jazz).

Musicista multipremiato e stimato Bollani porta sul palco di Villa Arconati tecnica e autoironia. Un concerto che mette in luce le grandi doti del pianista, ineccepibile nei ritmi e nelle melodie. Un jazz quello di Bollani che risente molto dell’influenza di Enrico Rava che lo proietta in un mondo un po’ lontano dalle tradizioni, quelle delle origini, quando si suonava con la polvere appiccicata addosso dal gran sudore, dalla forte umidità dell’aria, con un solo alito di vento: lontano da quel Jazz che affonda le sue radici nel blues.

Il jazz sobrio e contemporaneo di Bollani viene sapientemente miscelato a rivisitazioni che fanno divertire il pubblico come quella dedicata a Michael Jackson con una “Bee Jees” inedita. Ottima amalgama tra piano, contrabbasso e batteria in un cambio di ritmi che si susseguono per l’intero concerto: spesso le note sembrano andare oltre i tasti bianchi e neri a disposizione, in una sorta di magica “creazione”. Divertente il duetto con il contrabbasso sostenuto con le sole ultime note acute della tastiera, con una sola mano, mentre l’altra gesticola e intrattiene un pubblico intrigato. Finale “sospeso” dove il trio recita sul palco: bacchette e dita al rallentatore sfiorano gli strumenti senza emettere suoni in un inaspettato gioco che coinvolge il pubblico nell’accorata attesa della nota finale. Applausi meritati ringraziano e salutano Bollani e i musicisti Jesper Bodilsen e Morten Lund per la serata.