L’influenza nemica del diabete

prof.angelo avogaro
prof.angelo avogaro

L’influenza rappresenta un fattore di rischio per tutti i pazienti diabetici. Parliamo sia dei pazienti con diabete di tipo I che in Italia sono circa 150.000 che il diabete di tipo II che coinvolge il 5% della popolazione, circa 3.000.000 di soggetti.

Nella vita quotidiana di un diabetico ci sono dei fattori che minano il suo compenso glicemico in maniera significativa come ad esempio le infezioni. Ogni qualvolta si è in presenza di un’infezione si manifesta un aumento della resistenza all’azione dell’insulina.

Un banale raffreddore, una bronchite o una gastroenterite contribuiscono ad incrementare il fabbisogno di insulina nell’organismo e per far fronte a questa necessità si deve ricorrere ad una terapia integrata.

“L’influenza è molto frequente nei pazienti diabetici, soprattutto anziani over 65 anni – Afferma ilro, Prof. Angelo Avogaro Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Malattie del Metabolismo dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova – e rappresenta una causa di morbidità e mortalità importantissima. La relazione tra diabete e sindrome influenzale è molto stretta e pericolosa.

Negli ultimi due mesi il 70% dei ricoveri dei pazienti con diabete era determinato dalle conseguenze dell’influenza: broncopolmoniti, gastroenterite acuta e conseguenti disidratazione, insufficienza respiratoria e scompenso cardiaco.”

La vaccinazione influenzale per questi pazienti rappresenta una tutela importante per la salute, anche se purtroppo non è sempre in primo piano nelle raccomandazioni del diabetologo.

“Lo specialista diabetologo dovrebbe svolgere un ruolo più incisivo nel sostenere la validità della vaccinazione. Non si deve dimenticare infatti che i pazienti hanno frequentemente un quadro clinico molto complesso e la vaccinazione si può inserire in modo integrato nel percorso terapeutico non semplice di questi pazienti, molto spesso affetti da importanti comorbidità. Conclude il Prof. Angelo Avogaro.”

“Le stagioni influenzali variano molto tra loro per entità e incidenza epidemiologica. Rimane importante agire attraverso una copertura vaccinale idonea per tutte quelle popolazioni che il Ministero della Salute indica come categorie a rischio. Sensibilizzare tutti i medici a tutelare i propri pazienti, inserendo la raccomandazione del vaccino è un obiettivo fondamentale da perseguire – Conclude Fabrizio Pregliasco virologo presso il Dipartimento Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano e Responsabile scientifico di www.osservatorioinfluenza.it.”

Rischio influenza per pazienti con broncopneumopatia cronico ostruttiva

claudio.micheletto
claudio.micheletto

La bronco pneumopatia cronico ostruttiva (BPCO) è una malattia cronica invalidante caratterizzata da lenti e progressivi mutamenti strutturali dell’apparato respiratorio con una conseguente limitazione al passaggio dell’aria attraverso i bronchi, il che conduce gradualmente alla sensazione di difficoltà respiratoria fino ad una vera e propria “fame d’aria.

In questi pazienti sussiste una perenne ostruzione e infiammazione bronchiale. Nella storia naturale della malattia giocano un ruolo fondamentale le riacutizzazioni, ossia gli eventi acuti caratterizzati da peggioramento dei sintomi respiratori, che possono incidere sulla progressione della malattia.

“E’ dimostrato che chi ha frequenti riacutizzazioni, rispetto a coloro che ne hanno di meno, ha un declino della propria funzionalità respiratoria più accentuata. Afferma il Dr. Claudio Micheletto direttore dell’UOC di Pneumologia Ospedale di Legnago, Verona. Le conseguenze sono un incremento delle ospedalizzazioni, degli accessi al pronto soccorso, del ricorso ad antibiotici e steroidi, ma soprattutto un aumento del rischio di mortalità di almeno quattro volte rispetto a coloro che non sono ospedalizzati per riacutizzazione. Le cause delle riacutizzazioni nei pazienti con BPCO possono essere varie. Le più frequenti sono le infezioni, in particolare quelle batteriche e virali.”

Ridurre il numero delle riacutizzazioni diventa fondamentale. Le attuali linee guida internazionali GOLD hanno dimostrato che le vaccinazioni, insieme alla terapia farmacologica inalatoria usata regolarmente, rappresentano una strategia efficace per raggiungere questo obiettivo.

Di particolare importanza è la vaccinazione influenzale. Nei pazienti con BPCO, soprattutto negli stadi più gravi della patologia come ad esempio chi ha una severa ostruzione o è già in ossigenoterapia, l’influenza rappresenta un evento severo.

Vaccinarsi contro l’influenza riduce la mortalità di questi pazienti come numerosi studi evidenziano da diversi anni. Maggiore protezione, inoltre, si raggiunge se accanto alla vaccinazione influenzale si aggiunge la vaccinazione anti-pneumococica in modo da unire una protezione dai virus ad una batterica (pneumococco). Il vaccino anti-pneumococcico ha dimostrato di ridurre l’incidenza di polmonite acquisita in comunità nei pazienti con BPCO severa.

“Un aspetto importante da non sottovalutare è il ricorso alla vaccinazione influenzale anche per i famigliare che convivono con un paziente BPCO. – Conclude Fabrizio Pregliasco virologo presso il Dipartimento Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano e Responsabile scientifico di www.osservatorioinfluenza.it. – La protezione deve avvenire a livello di comunità per garantire l’abbattimento dei rischi di contagio. Per questo motivo non si dovrebbe mai dimenticare che la vaccinazione influenzale è importante per tutelare la salute della popolazione a 360°.”

Per informazioni www.osservatorioinfluenza.it

Influenza:importante sapere quando è stato isolato il virus

virus influenza
virus influenza

Con grande anticipo rispetto al periodo epidemico, è stato identificato qualche giorno fa il primo caso di influenza stagionale. Il virus influenzale di tipo A/H3 è stato isolato su un bambino di 3 anni e 5 mesi proveniente dalla Libia, ricoverato al Dipartimento materno-infantile dell’Azienda ospedaliero -universitaria di Parma.

La notizia non deve però suscitare preoccupazione, questo non vuol dire che sia arrivata prima l’influenza. L’epidemia comincia così, con casi sporadici soprattutto in soggetti più deboli come i bambini, per poi fare il suo normale corso quando le temperature fredde si stabilizzano.

“Aver già isolato il virus – afferma Fabrizio Pregliasco virologo presso il Dipartimento Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano e Responsabile scientifico di www.osservatorioinfluenza.it. –

è solo la dimostrazione di una buona capacità di individuare precocemente i casi sporadici che anticipano di molto la vera e propria stagione epidemica invernale. Il che è importante, in quanto sapere in anticipo che virus circola ci permette di confermare, come in questo caso, la validità della scelta degli stipiti vaccinali e quindi l’efficacia della campagna vaccinale che comunque non va anticipata”.

Temperature basse e rientro vacanze favoriscono il picco dell’influenza

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Le calde temperature sopra la media stagionale che ci hanno accompagnato fino a Natale, hanno contribuito a limitare il numero dei casi dell’influenza. Al rientro siamo stati accolti da temperature rigide e il ritorno al lavoro e a scuola renderà più facile la circolazione del virus influenzale.

Afferma Fabrizio Pregliasco virologo presso il Dipartimento Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano e Responsabile scientifico di www.osservatorioinfluenza.it

E’ probabile un picco nelle prossime settimane. A farne le spese le categorie più a rischio se non vaccinate.
Da ricordare per rendere più bassa la probabilità di ammalarsi di evitare sbalzi di temperature, vestirsi adeguatamente e seguire l regole di igiene (lavarsi le mani ad esempio dopo essere stati su mezzi pubblici o in luoghi affollati dove è più facile venire a contatto con i virus)

Influenza: preparare il sistema immunitario

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Influenza: preparare il sistema immunitario a difendersi con il gruppo delle vitamine B, zinco, Echinacea e Acerola

L’influenza merita attenzione non solo da parte delle categorie a rischio (bambini, anziani, immunodepressi, obesi, adolescenti, malati cronici e personale sanitario) ma di ciascuno di noi.

Fondamentale è la vaccinazione: in Italia dal 2009 è in atto un calo continuo della copertura vaccinale antinfluenzale che lo scorso anno, per motivi di varia natura,e in particolare il timore di effetti collaterali, ha registrato un’ulteriore riduzione complessiva del 5,5% rispetto a quella del 2013-2014 (più contenuta in Lombardia 3,3%; massima in Abruzzo, dove ha toccato il 28%).

È a dir poco sconfortante il bilancio pubblicato dal Ministero della Salute che ribadisce quanto l’efficacia della vaccinazione sia subordinata alla sua estensione al maggior numero di individui e al superamento di una soglia minima che, per l’antinfluenzale, è fissata al 75% dell’intera popolazione.

Studi scientifici hanno dimostrato che il virus influenzale, al di là della propria azione patogena, predispone le vie aeree all’ingresso di altri microrganismi, tra cui pneumococco (responsabile di otiti e polmoniti), adenovirus e virus respiratorio sinciziale. Ciò comporta un maggior rischio di infezioni “collaterali” che allungano il decorso dell’influenza, possono far comparire nuovamente febbre, tosse e spossatezza e negli allergici spesso inducono l’insorgenza di episodi di bronchite asmatica.

Ogni stagione influenzale può riservare imprevisti ed è caratterizzata da virus diversi di anno in anno, ragion per cui i vaccini vengono continuamente aggiornati; il vaccino influenzale 2015-2016 contiene già una variante del virus H3N2, A/Switzerland/9715293/2013 che ha accompagnato l’ultimo periodo della passata stagione; il ceppo A/California/7/2009 (H1N1), già presente nel vaccino 2014-2015, e la nuova variante B/Phuket/3073/2013 (lineaggio B/Yamagata).

Le controindicazioni alla vaccinazione antinfluenzale sono davvero limitate: il suo consapevole rifiuto non esime da una doverosa attenzione nel mantenere in piena efficienza le difese immunitarie soprattutto in un periodo dell’anno costellato da un’ampia varietà di patogeni (adenovirus, rhinovirus, virus parainfluenzali), che possono mimare l’influenza e contro i quali non sono purtroppo disponibili vaccini.  

Anche chi si protegge dall’influenza, è comunque esposto al corteo di nemici che ci accompagna durante la stagione fredda. Una strategia efficace per combatterli consiste nel garantire al proprio sistema immunitario i componenti di cui ha particolare bisogno. Tra questi lo zinco e le vitamine del gruppo B giocano un ruolo di primaria rilevanza: il primo è determinante nella differenziazione dei linfociti e nella modulazione di numerosi mediatori (è stato dimostrato che un deficit di zinco si associa a un aumento dei processi infiammatori); le vitamine B sono fondamentali nell’organizzazione delle cellule difensive e nella regolazione del loro metabolismo energetico, inclusa la produzione di anticorpi. Altri elementi utili sono l’Echinacea e l’Acerola. La prima è una pianta originaria del Nord America le cui radici contengono principi (oli essenziali, flavonoidi, glicosidi) che stimolano le difese immunitarie, hanno azione antiossidante e inibiscono la diffusione e l’attecchimento degli agenti patogeni, favorendone la distruzione ad opera dei globuli bianchi. L’Acerola, i cui frutti sono simili alle ciliegie, è ricchissima in vitamina C, che contribuisce a ridurre gravità e durata delle infezioni, in particolare quelle delle vie aeree.

Una categoria che difficilmente si potrebbe considerare esposta, e invece risulta dalla letteratura scientifica sorprendentemente più vulnerabile, è quella degli adolescenti obesi: è stato dimostrato che il loro sistema immunitario, per quanto riguarda l’assortimento di alcune cellule (in particolare i linfociti T), è meno preparato ad affrontare le infezioni virali. A dispetto dell’aspetto florido essi subiscono le conseguenze di un regime alimentare monotono e povero di alimenti vegetali (a deficit di vitamine B, in particolare B12 e acido folico), per le loro abitudini sono posti a stretto contatto con gli agenti infettivi e, in considerazione dell’età, richiedono ancora attenzione nell’impiego dei farmaci.

Una ragione in più per proteggerli in maniera naturale e supportare le loro funzioni difensive, con l’obiettivo di potenziare i meccanismi fisiologici e, nell’auspicabile eventualità della vaccinazione, di favorire anche una pronta ed efficace risposta a quest’ultima.

Un ausilio prezioso per tutti sarà la Guida, distribuita gratuitamente in farmacia, “Influenza a 36 (0)° – tutto quello che c’è da sapere per stare bene” che, divisa in quattro capitoli per un’agevole comprensione, contiene consigli sempre utili e accorgimenti da non dimenticare.