Bollate: il Car pooling cresce sempre più

salvatore-leone
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Al via la nuova campagna di iscrizioni al servizio di car pooling voluto dall’Amministrazione e attivato nelle scuole Rosmini e Montessori con l’obiettivo di facilitare e migliorare la gestione dei viaggi casa – scuola, e viceversa, di studenti e famiglie. E’ di questi giorno l’avvio della nuova ricerca di volontari e la formazione degli equipaggi vecchi e nuovi del progetto partito ufficialmente lo scorso anno e cresciuto notevolmente in questi 12 mesi.

Il progetto si chiama Scuol@BISed è gestito da Agenda 21 Consulting. Utilizza il sistema di condivisione delle auto dei genitori, che spesso viaggiano con posti vuoti, per trasportare più bambine e bambini, in “equipaggi” costituiti tra vicini di casa e formati in base alle esigenze e alle disponibilità delle famiglie stesse. Il servizio è gratuito e volontario, e prevede più genitori-autisti che si alternano alla guida.

Ma vediamo i numeri:
Ad oggi sono stati organizzati 20 equipaggi per un totale di 56 alunni e si prevede un incremento nelle prossime settimane grazie all’avvio della campagna di inizio anno scolastico. Ricordiamo che lo scorso anno il progetto era partito con 8 equipaggi confermati e altri 7 in attesa di conferma che si sono aggiunti nel corso dell’anno, per un totale di 35/40 bambini accompagnati nelle due scuole Montessori e Rosmini.

“Si tratta – spiegal’Assessore Salvatore Leone, ideatore del progetto – di una bella iniziativa che ha pochi pari in Italia e che richiede un grande impegno civico. Ringraziamo le famiglie per l’adesione a un progetto innovativo che rappresenta un grande passo avanti per Bollate”.

Al fine di incentivare la disponibilità di alcuni genitori a svolgere il compito di autisti degli equipaggi e per premiare e ricompensare la loro disponibilità, l’Amministrazione comunale concede alcuni benefici i cui costi saranno a totale carico del Comune:
1. parcheggio gratuito, in tutti giorni della settimana, nei parcheggi pubblici cittadini;
2. pass parking di accesso diretto nelle isole pedonali delle due scuole coinvolte e nei parcheggi adiacenti dato che i genitori autisti devono anche accompagnare a piedi il gruppo di alunni loro affidato fino all’ingresso a scuola. Lo stesso avviene a fine lezione, per il recupero dei piccoli.
3. seggioloni o alzatine a norma per i genitori conduttori degli equipaggi che ne faranno richiesta.

Che cos’è il CAR POOLING scolastico?
Il “Car pooling” consiste nella creazione di “equipaggi” con bambini dello stesso quartiere accompagnati a scuola da genitori autisti che, anche a rotazione, mettono la propria auto a disposizione di più bambini per il tragitto da casa a scuola e viceversa. I gruppi vengono organizzati in modo autonomo attraverso una mappa interattiva e una piattaforma digitale che saranno messe a disposizione dall’Amministrazione comunale in caso di attivazione del progetto.

Quali i VANTAGGI?
• riduzione delle spese familiari per il trasporto scolastico;
• contenimento degli sprechi e del numero di auto circolanti nelle ore di punta;
• diminuzione dei pericoli stradali e dell’inquinamento acustico e atmosferico;
• incremento della sensibilità ecologica tra i cittadini e maggiore cura dell’ambiente soprattutto da parte dei più giovani;
• sviluppo di una rete di mutuo aiuto e di solidarietà tra i cittadini.

“Ma soprattutto, conclude l’Assessore Leone– un’apertura mentale alla disponibilità e condivisione e un’attenzione alla sostenibilità ambientale. Oltre a una non trascurabile ottimizzazione, per le famiglie, dei tempi quotidiani”.

I giovani preferiscono la famiglia, ai social

Andrea pandolfi
Andrea pandolfi

Il 43% degli under 20 (su un panel di 300 intervistati nel corso degli incontri formativi), ha dichiarato che passerebbe volentieri più tempo con i genitori, riducendo quello trascorso sul web e sui social network.

Un dato davvero significativo, soprattutto, perché emerge dalla compilazione di domande su base anonima, somministrati nel corso di incontri formativi nelle scuole e fuori. E non si tratta di giovani con famiglie particolarmente difficili o distratte. Oltre il 30% afferma, poi, che anche i genitori, a loro avviso, “trascorrono troppo tempo sul web o sui social”.

“Nel corso dei nostri incontri sulle tematiche familiari, abbiamo voluto capire, realmente, il cosa vogliono i giovanissimi, comprendere meglio le dinamiche, che possono portare a forme di scarsa comunicazione all’interno dei nuclei familiari.

Il dato emerso, non ce lo aspettavamo, anche perché, erano di norma, i genitori, che denunciavano la poca predisposizione alla comunicazione dei figli ma, anche, all’interno della coppia – ha dichiarato Andrea Pandolfi, Consulente Olista specializzato, anche, nelle dinamiche familiari – Sia chiaro: i “social” non hanno colpe e sono solo una rappresentazione simbolica di un problema più profondo.”.

Dalla ricerca e sperimentazione sul campo, i dati che emergono, dialogano con un problema centrale, determinato dall’elemento “appartenenza”.

La comunicazione elettronica, sempre più veloce, altera, in maniera esponenziale, la “mistica della partecipazione”, termine usato dall’antropologo Levy-Bruhl, per significare una connessione, a livello di psiche, di natura primitiva fra due persone, da cui deriva un forte legame inconscio.

Una proiezione identificativa, come direbbe C.G. Jung, di una parte della propria identità, su di un’altra persona, divenuta lo strumento su cui sperimentare ciò che è stato proiettato.

Un modo del tutto innaturale, che ha destabilizzato sia il rapporto di coppia, sia il rapporto tra genitori e figli, senza tralasciare l’importanza del ruolo, nella sua collocazione simbolica, della figura del marito/padre e della moglie/madre.

Nel primo caso, si è passati dal pater familias, al pater virtualis; ossia, da chi, inizialmente, imprime il suo potere mediante modelli di autorità, in chi, nella sua assenza, sparisce come punto di riferimento. E, lo stesso fenomeno, si riscontra, anche, nella figura della “madre” che, seppure meno indebolita, inizialmente, oggi, sembra destinata alla stessa “virtualità”.

“La Famiglia e i genitori, non sono solo una organizzazione sociale, ma un riferimento simbolico essenziale, inciso nel nostro inconscio collettivo, fin dal concepimento, riferimento per millenni di tradizione religiosa e, non solo. È, quindi, evidente, che il suo indebolimento non si limita a conseguenze pratiche immediate, pure gravi, come il senso di solitudine e la mancata guida dei figli. La venuta meno del “simbolo” famiglia, incrina il senso di se stessi, lasciando i ragazzi ma, anche, la coppia, in uno smarrimento esistenziale, di cui stiamo vedendo solo l’inizio. – ha continuato Andrea Pandolfi.

“Se il simbolo e il concetto di “Famiglia”, non sono più ereditati e, compresi, spontaneamente, come accaduto per secoli occorre, nuovamente, farli conoscere e, comprendere nella loro essenza e, subito dopo, diffonderli mediante un insegnamento scevro da qualunque forma di condizionamento e interesse di tipo speculativo. Nei numerosi incontri che svolgo, per il mio lavoro, appare evidente che, i legami familiari, per quanto indeboliti, sono ancora, potenzialmente, forti. Ecco perché, il “simbolo”, può essere ricostruito attraverso un percorso di consapevolezza. E, i più consapevoli del problema ma, anche, i più predisposti al suo superamento sono proprio loro: i giovanissimi, ossia, quelli che, paradossalmente, scontano, di più, questa mancanza.”

La sindrome del “nido vuoto”

Sindrome-del-nido-vuoto
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La sindrome del “nido vuoto” è un fenomeno in crescita nell’Italia delle grandi partenze giovanili. Si stima che 48.600 giovani italiani compresi tra i 18 e i 34 anni abbiano lasciato la propria famiglia per trasferirsi all’estero nel 2016, oltre 9.000 in più rispetto al 2015 con un aumento pari al 23,3% (fonte: Rapporto Migrantes 2017).

In Italia gli studenti che scelgono di intraprendere gli studi da ”fuorisede“ rappresentano circa il 30% della popolazione studentesca (Settima Indagine dell’Eurostudent 2015). Club-50plus (www.club-50plus.it), la prima community europea dedicata a incontri e amicizie per gli ultracinquantenni, ha deciso di approfondire come i genitori italiani (spesso over 50) affrontino la separazione dai propri figli e come riescano a superare uno tra i passaggi più significativi nel corso della vita familiare.

Un fenomeno che sembra interessare l’Italia in maniera particolare rispetto al resto dell’Europa, proprio per il ruolo molto importante che la cultura familiare e genitoriale riveste all’interno della nostra società. A rendere più difficile la separazione per i genitori, si aggiunge il fatto che gran parte dei nuclei familiari tradizionali o monoparentali sia ormai costituita da un figlio unico.

Club50-Plus ha voluto raccogliere le testimonianze dei propri utenti che hanno già vissuto questo delicato momento di passaggio, fornendo alcuni consigli utili per vivere serenamente la separazione dalla propria prole e, nello stesso tempo, riappropriarsi della propria individualità al di fuori delle competenze genitoriali.

Prepararsi alla partenza in maniera graduale. Paola, socia di Club-50 plus, racconta come gli intervalli di tempo fuori casa della figlia siano stati fondamentali per prepararsi negli anni a quella separazione più lunga e duratura che sarebbe avvenuta successivamente. Dai primi tempi in cui seguiva con apprensione il percorso di viaggio della figlia via internet, è poi gradualmente passata ad apprezzare il ritrovato maggior tempo libero e il ridimensionamento delle incombenze quotidiane;

Utilizzare i nuovi mezzi di comunicazione per superare al meglio la sindrome del “nido vuoto”. Internet, i social network, gli smartphone aiutano a rimanere collegati e a sentirsi coinvolti nei momenti più importanti della vita di chi si ama, anche a distanza. Come riporta Elisabetta, utente Club-50plus, le video chiamate l’hanno aiutata a sentirsi accanto al figlio e le hanno permesso di partecipare attivamente alle diverse tappe del suo nuovo percorso di vita;

Non cadere nella tentazione di cristallizzare sé stessi e la propria casa nel passato come “quando c’era lui/lei”. La paura del cambiamento, spesso repentino, può essere davvero tanta, ma è fondamentale reagire. Come? Marco, utente Club-50plus, l’ha affrontata trasformando la camera del figlio in uno studio per sé già una settimana dopo la sua partenza, evitando così che diventasse un nostalgico cimelio da mostra;

Usare il tempo libero ritrovato attivamente, senza viverlo come un vuoto incolmabile. Per molti intervistati, questo nuovo tempo per sé stessi può inizialmente essere vissuto con ansia. È invece opportuno convogliare le proprie energie e dare spazio ai propri hobbies e alle proprie passioni;

Vivere la separazione come una nuova avventura, riscoprendo la propria individualità e le proprie esigenze, indipendentemente dal proprio ruolo genitoriale. Un’occasione per ogni mamma e papà per riprendere quei sogni e quelle ambizioni rimaste nascoste nel cassetto e dar loro nuova vita;

Riscoprire il proprio rapporto di coppia che spesso è rimasto accantonato a causa della frenesia familiare. L’uscita dal “nido” dei figli può essere vissuta come una entusiasmante opportunità per ritrovarsi e riscoprire il proprio partner iniziando un nuovo percorso di coppia;

Aprirsi all’esterno e trovare nuove compagnie può essere un ottimo metodo per i genitori single, e non solo, nell’affrontare questa fase di separazione.
In questo senso internet e le diverse piattaforme social rivestono un ruolo importante per fare nuove conoscenze che esulino dal solito giro di amici consolidati. Il sito di incontri Club-50plus, ad esempio, viene incontro alle esigenze dei propri iscritti offrendo un ampio spettro di strumenti per favorire l’interazione e gli incontri tra i soci anche al di fuori del mondo virtuale.

Campagna informativa a tutela dei minori

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Riparte da Roma e da Trieste il tour promosso da Lottomatica, Moige e Fit per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla prevenzione del gioco per i minori Dopo aver coinvolto più di 100mila adulti e aver contattato oltre 200mila genitori con le campagne di sensibilizzazione delle passate edizioni, riparte da Roma e da Trieste il tour informativo per la prevenzione del gioco minorile che per l’edizione 2015/2016 si trasforma nel progetto “Facciamo girare la voce”.

A certificare il successo fin qui riscosso dall’iniziativa è soprattutto la percentuale di coloro che, in visita agli stand, ha dichiarato di conoscere la Legge 111/2011 che vieta il gioco ai minori di 18 anni, passata dal 50% del 2014 al 53% del 2015. Il tour, realizzato da Lottomatica attraverso la partnership consolidata con Moige (Movimento Italiano Genitori) e Fit (Federazione Italiana Tabaccai), vuole illustrare gli interventi realizzati negli anni attraverso il

Programma di Gioco Responsabile di Lottomatica: tutte azioni mirate a prevenire le problematiche legate al gioco dei minorenni incentivando altresì la tutela dei giocatori contro i rischi connessi ad un approccio scorretto al gioco. Una “voce” che si alzerà sabato 21 e domenica 22 novembre dal Centro Commerciale Parco Leonardo di Roma e dal Centro Commerciale Montedoro di Trieste. La novità di questa edizione, infatti, oltre ad una veste grafica completamente rinnovata ed una campagna pubblicitaria di supporto, è che ogni tappa del tour toccherà due città diverse nello stesso fine settimana.

Da novembre 2015 a febbraio 2016, per 12 weekend, il tour “Facciamo girare la voce”, attraverserà tutta Italia raggiungendo 24 città con l’obiettivo di diffondere l’esistenza del divieto in modo sempre più capillare grazie ad attività di informazione e sensibilizzazione organizzate all’interno di centri commerciali. La “voce” che deve girare non restando inascoltata, vuole informare le famiglie sul tema del divieto di accesso ai giochi con vincita in denaro per i minori di 18 anni, invitare i genitori ad un dialogo costruttivo con i propri figli sulla normativa esistente e sensibilizzare tabaccai e rivenditori al rispetto di tale divieto.

All’interno di ogni centro commerciale interessato dall’iniziativa, sarà distribuito del materiale informativo e si avrà la possibilità di effettuare un corso di e-learning con specifiche sessioni dedicate alla legge, ai campanelli d’allarme e ai consigli pratici per i genitori. L’eventuale propensione al gioco patologico verrà poi valutata tramite un apposito test. Per restare sempre aggiornati sul progetto è possibile consultare le pagine social dedicate all’iniziativa (Facebook – facciamogirarelavoce, Twitter – @18tourmoige2015, Instagram – 18tourmoige2015). ***